Nell'antica Roma un poeta consigliava di sedersi accanto alla ragazza giusta al circo e di toglierle la polvere dal vestito, anche se la polvere non c'era. Ai tempi di Jane Austen una lettera spedita al momento sbagliato poteva far pensare a un fidanzamento. Oggi può bastare un dito che scorre su uno schermo.
Il modo di conquistare qualcuno è cambiato moltissimo nei secoli, insieme alle regole della società, alle tecnologie e al potere delle famiglie. Una cosa, però, è rimasta uguale, ed è la più sorprendente.
Indice
- Nell'antica Roma: matrimoni combinati e i consigli di Ovidio
- Nel Medioevo: l'amor cortese e il desiderio a distanza
- Ai tempi di Jane Austen: balli, chaperon e regole ferree
- Nell'Ottocento: visite in salotto, lettere e il linguaggio dei fiori
- Nel Novecento: nasce l'appuntamento
- Dagli SMS allo swipe: il corteggiamento oggi
Nell'antica Roma: matrimoni combinati e i consigli di Ovidio
A Roma il matrimonio era un affare di famiglia. Lo decidevano i padri, sulla base di alleanze, patrimoni e prestigio, e le ragazze potevano sposarsi già a dodici anni. L'amore non era per niente requisito: se arrivava, tanto meglio.
Fuori dal matrimonio, però, la seduzione era un gioco raffinato. Lo racconta il poeta Ovidio nell'Arte di amare, scritta intorno all'inizio della nostra era: un vero manuale di conquista in versi, con consigli su dove incontrare qualcuno e come farsi notare. Al circo, per esempio, conviene sedersi accanto alla persona a cui siamo interessati, approfittando dei posti stretti. Poi si attacca discorso chiedendo per quale squadra di cavalli fa il tifo, e se le cade un po' di polvere sul vestito gliela si toglie con delicatezza. Se di polvere non ce n'è, consiglia Ovidio, la si toglie lo stesso.
Il libro ebbe un successo enorme, ma all'imperatore Augusto, impegnato a riportare Roma alla moralità, non piacque affatto. Nell'8 d.C. Ovidio fu esiliato sulle rive del Mar Nero, dove morì. Tra le cause del suo esilio, scrisse lui stesso, c'era una poesia. Quasi certamente proprio quella.
Nel Medioevo: l'amor cortese e il desiderio a distanza
Tra l'XI e il XII secolo, nelle corti della Provenza, i trovatori inventano un modo nuovo di raccontare l'amore. È l'amor cortese: il cavaliere si mette al servizio di una dama, spesso sposata e di rango più alto, come un vassallo con il suo signore. Le dedica versi, combatte in suo onore, aspetta un suo sguardo. Il desiderio cresce proprio grazie alla distanza.
Quell'amore non porta quasi mai alle nozze, che restano una questione di famiglie e di patrimoni. Anzi, secondo il De amore, un trattato scritto alla fine del XII secolo da Andrea Cappellano, il fatto di essere sposati non è una scusa valida per non amare.
In Italia questa idea dà vita ad alcune delle pagine più famose della letteratura. Dante racconta di aver visto Beatrice per la prima volta a nove anni, e di aver ricevuto il suo primo saluto solo a diciotto. Petrarca dice di essersi innamorato di Laura il 6 aprile 1327, in una chiesa di Avignone, e di averla cantata per tutta la vita. Due amori fatti di sguardi e di saluti, senza parole.
Ai tempi di Jane Austen: balli, chaperon e regole ferree
Nell'Inghilterra dei primi dell'Ottocento, quella dei romanzi di Jane Austen, trovare marito era per una ragazza di buona famiglia una questione di sopravvivenza economica: spesso non poteva ereditare le proprietà di famiglia, e un buon matrimonio era l'unica sicurezza. Non a caso Orgoglio e pregiudizio, del 1813, si apre con una frase ironica rimasta famosa: "È una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un'ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie".
I ragazzi si conoscevano ai balli, durante le visite di cortesia e nelle passeggiate, quasi mai da soli. Accanto alla ragazza c'era sempre uno chaperon (un accampagnatore, un'accompagnatrice), di solito una parente più anziana. E ogni gesto aveva un significato preciso. Ballare troppe volte con la stessa persona nella stessa serata bastava a far parlare tutta la sala. Chiamarsi per nome era un'intimità riservata ai parenti e ai fidanzati: in pubblico si restava "signor Darcy" e "signorina Bennet".
Il confine più delicato era la scrittura. Un ragazzo e una ragazza che non erano fidanzati non potevano scriversi. In Ragione e sentimento, del 1811, quando Marianne manda delle lettere a Willoughby, tutti danno per scontato che i due siano promessi sposi. Una lettera era quasi una dichiarazione ufficiale.
Una curiosità: il celebre "linguaggio dei ventagli", con i suoi messaggi segreti in codice, all'epoca di Austen probabilmente non esisteva. Secondo gli storici è in gran parte un'invenzione successiva, nata anche per vendere ventagli.
Nell'Ottocento: visite in salotto, lettere e il linguaggio dei fiori
Con il crescere della borghesia il corteggiamento si sposta in salotto. Il pretendente fa visita alla ragazza a casa sua, sotto lo sguardo dei genitori, e lascia il proprio biglietto da visita. Ma l'Ottocento è anche il secolo delle lettere: nel 1840 il Regno Unito introduce un francobollo dal prezzo unico e bassissimo, e spedire biglietti d'amore e cartoline di San Valentino diventa alla portata di tutti.
Dove le parole erano rischiose, parlavano i fiori. Nell'Inghilterra vittoriana si diffonde la floriografia, il linguaggio dei fiori: ogni pianta e ogni colore avevano un significato, e un mazzo ben composto poteva dire quello che non si poteva scrivere.
Negli Stati Uniti, tra i giovani delle classi popolari, circolavano invece dei bigliettini da porgere alla ragazza. Uno dei più famosi recitava più o meno così: posso accompagnarti a casa stasera? Se la risposta è sì, tieni questo biglietto; se è no, restituiscimelo.
E in Italia? Si "faceva la corte" sotto la finestra, magari con una serenata, e il fidanzamento era una faccenda da sbrigare in casa, con i parenti. Quando le famiglie si opponevano, al Sud restava una via d'uscita estrema: la fuitina, la fuga dei due innamorati, che di fatto costringeva i genitori ad accettare le nozze.
Nel Novecento: nasce l'appuntamento
La vera rivoluzione arriva dagli Stati Uniti. Alla fine dell'Ottocento, in un giornale di Chicago, la parola date compare per la prima volta nel senso di appuntamento romantico. Nei decenni successivi, con la crescita delle città, il lavoro femminile, il cinema, le sale da ballo e le automobili, i giovani cominciano a uscire insieme fuori di casa, lontano dagli occhi dei genitori.
Il cambiamento è più profondo di quanto sembri. Prima era la famiglia della ragazza a decidere chi poteva farle visita; con l'appuntamento l'iniziativa passa al ragazzo, che invita e paga la serata. All'inizio la novità fa scandalo: una donna che usciva con un uomo che le offriva da mangiare o il biglietto del cinema poteva essere scambiata per una prostituta. Negli anni Venti, l'epoca del jazz, l'appuntamento diventa invece la normalità.
In Italia i tempi sono più lenti. Per buona parte del Novecento il fidanzamento resta lungo e ufficiale, con le visite in casa e i genitori a vigilare. Il telefono fisso, quando arriva, sta in corridoio, e ogni chiamata si fa davanti a tutta la famiglia. Le cose cambiano davvero tra gli anni Sessanta e Settanta, con le balere, le discoteche e una libertà che le generazioni precedenti non avevano conosciuto.
Dagli SMS allo swipe: il corteggiamento oggi
Il primo SMS della storia fu inviato nel 1992, e diceva soltanto "Buon Natale". Pochi anni dopo i messaggini erano diventati lo strumento principe del corteggiamento: pochi caratteri per dire tutto, e in Italia perfino uno squillo, senza rispondere, poteva voler dire "ti penso".
Poi sono arrivati i siti di incontri, a metà degli anni Novanta, e nel 2012 Tinder, l'app che ha reso celebre il gesto che ha cambiato tutto: far scorrere il dito a destra o a sinistra sulla foto di uno sconosciuto (il cosiddetto "swipe"). Oggi molte storie cominciano così, prima ancora di un incontro dal vivo.
Eppure i luoghi di sempre resistono. Secondo il sondaggio di Skuola.net "Amore e App di dating - San Valentino 2025" di gennaio 2025, il 33,5% dei 953 studenti che hanno risposto alla specifica domanda ha dichiarato di aver conosciuto il partner attuale a scuola o all'università, mentre il 17,3% se l'è fatto presentare. Invece le app di incontri si fermava al 3,1%.
E resiste anche un'altra cosa, forse la più sorprendente. Negli anni Ottanta la psicologa americana Monica Moore osservò più di duecento donne in bar, locali e altri luoghi d'incontro. Scoprì che spesso a fare davvero la prima mossa erano le donne, con sguardi, sorrisi e piccoli gesti, e che gli uomini si avvicinavano soprattutto a chi mandava più segnali. Dai circhi di Ovidio alle app, gli strumenti sono cambiati tutti. Lo sguardo che dà il via a tutto, invece, è rimasto lo stesso.