Illustrazione di Barbanera
Illustrazione generata con l'IA

Di Barbanera, il dettaglio che resta in testa è il suo look da battaglia: prima di ogni arrembaggio si accendeva micce nella barba o sotto il cappello, e il volto spariva in una nuvola di fumo e scintille. Era una messinscena studiata per spaventare le prede ancora prima dello scontro.

Dietro il soprannome c'era Edward Teach, pirata inglese del Settecento attivo nel Mar dei Caraibi e lungo le coste del Nord America. La sua carriera durò pochissimo, ma bastò a costruire una leggenda arrivata fino a manga, film e videogiochi.

Indice

  1. Le micce accese e la guerra psicologica di Barbanera
  2. Chi era davvero Edward Teach
  3. La nave ammiraglia e il blocco di Charleston
  4. La fine di Barbanera a Ocracoke

Le micce accese e la guerra psicologica di Barbanera

Le micce servivano a trasformare un uomo in un demone. Il soprannome veniva dalla sua barba lunga, nera e intrecciata, così lunga, si racconta, da poterla attorcigliare dietro le orecchie. In battaglia ci infilava, insieme ai capelli, pezzi di miccia a lenta combustione: una volta accesi sprigionavano fumo e scintille attorno alla faccia.

Il resto del costume completava l'effetto. Le cronache dell'epoca lo descrivono così: "durante le azioni indossava una fascia intorno alle spalle con appese tre paia di pistole nelle loro fondine a modo di bandoliera". A questo si aggiungono un cappello largo, stivali alti e un lungo cappotto nero.

Lo scopo era pratico. Barbanera voleva che le navi si arrendessero senza combattere: in genere, se l'equipaggio si consegnava pacificamente, lui saccheggiava il carico e poi lasciava andare la nave. Le eccezioni c'erano, come i mercantili inglesi e le navi in arrivo da Boston, città dove alcuni pirati erano stati impiccati da poco.

Ecco il paradosso. Barbanera è forse il pirata più celebre di sempre, eppure non fu il più crudele del suo tempo: preferiva una violenza psicologica e moderata. Non risultano rapporti in cui abbia maltrattato o ucciso i suoi prigionieri, e con i suoi uomini si comportava con benevolenza.

Attorno a questa immagine sono fiorite altre storie difficili da verificare. Si dice che bevesse rum mischiato a polvere da sparo e che una volta abbia riempito la stiva di fuoco e zolfo per sfidare la ciurma a resistere nel fumo, vincendo lui.

Il risultato è uno stereotipo ancora vivo, quello del "pirata cattivo". Lo ritrovi in One Piece di Eiichirō Oda, dove ispira il personaggio di Marshall D. Teach, in Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare con Ian McShane e perfino in una parodia italiana, Franco, Ciccio e il pirata Barbanera (1969).

Chi era davvero Edward Teach

Sul pirata più famoso della storia le certezze sono poche. Perfino il nome è discusso: la maggior parte degli storici dice Teach, ma circolano anche Thatch, Thach, Thack e ipotesi alternative come Drummond.

Incerta anche la nascita. L'ipotesi prevalente la colloca intorno al 1680, a Bristol, in Inghilterra, oppure in Giamaica, a Port Royal; qualcuno indica la Carolina del Sud. Una ricostruzione più dettagliata lo vuole nato come Edward Thache Jr. verso il 1683, a Bristol, figlio di un capitano di mare che trasferì la famiglia in una piantagione giamaicana.

Il passato prima della pirateria passa quasi sempre dalla guerra di Successione Spagnola, conosciuta in America come guerra della regina Anna. Teach avrebbe navigato su una nave corsara inglese. Ma cos'è un corsaro? Un marinaio autorizzato dal proprio governo ad attaccare le navi di un Paese nemico.

Finito il conflitto, le potenze europee ritirarono molte di queste autorizzazioni e diversi corsari restarono senza lavoro. Alcuni passarono alla pirateria vera e propria, e Teach fu tra loro. Si stabilì a New Providence, nelle Bahamas, l'isola dove i pirati avevano messo in piedi una sorta di repubblica indipendente.

Da lì cominciò una carriera rapidissima: Barbanera operò principalmente tra il 1716 e il 1718, in piena età d'oro della pirateria. Meno di due anni sono bastati a renderlo una leggenda.

Buona parte di quello che sappiamo arriva dalla Storia generale dei pirati, pubblicata nel 1724 con la firma del capitano Charles Johnson. Dietro lo pseudonimo ci sarebbe Nathaniel Mist, ex marinaio diventato stampatore e giornalista a Londra. Si basò su atti processuali e giornali dell'epoca, aggiungendo però parecchio colore in alcuni episodi.

La nave ammiraglia e il blocco di Charleston

La fama di Barbanera nasce in mare, a colpi di arrembaggi. Nel 1716 entrò nella ciurma di Benjamin Hornigold, pirata che imperversava nei Caraibi, e ottenne il comando di uno sloop, una piccola nave a un solo albero. Insieme assaltarono circa 20 navi in 18 mesi.

Poi arrivò Stede Bonnet, proprietario terriero passato alla pirateria con una nave chiamata Revenge. Il problema? Era inesperto, e Barbanera finì per prendere il comando della sua nave. Sull'uscita di scena di Hornigold le versioni divergono: c'è chi parla di ritiro e chi di esonero perché rifiutava di attaccare navi inglesi.

Il colpo grosso arrivò il 28 novembre 1717, con la cattura della nave francese La Concorde, che trasportava schiavi dall'Africa. Barbanera la ribattezzò Queen Anne's Revenge, cioè "la vendetta della regina Anna", e ne fece la sua ammiraglia.

La armò con circa 40 cannoni, anche se un'altra ricostruzione arriva a oltre cinquanta, e le affiancò un equipaggio di trecento uomini. Con altre navi catturate la flotta continuò a crescere. Le sue incursioni contro i possedimenti spagnoli gli valsero un altro soprannome: "gran diavolo".

Nel maggio 1718 firmò l'azione più famosa: il blocco del porto di Charleston, nella Carolina del Sud. Catturò diverse navi e prese in ostaggio un amministratore della città insieme al figlio di quattro anni. Il riscatto chiesto era insolito, una fornitura di medicinali per la ciurma.

Ottenuto quanto voleva, restituì le navi, non prima di averle svuotate di ogni bene di valore. A giugno, a Beaufort, nella Carolina del Nord, la Queen Anne's Revenge si arenò e venne abbandonata. Il relitto è stato individuato nel 1996 al largo della Carolina del Nord, e da allora gli archeologi ne hanno riportato in superficie migliaia di reperti, tra cui decine di cannoni.

La fine di Barbanera a Ocracoke

Il perdono reale, per Barbanera, durò pochissimo. Dopo l'abbandono dell'ammiraglia si stabilì a Bath, nella Carolina del Nord, e accettò l'amnistia concessa da re Giorgio I d'Inghilterra. Il governatore della colonia, Charles Eden, gli avrebbe garantito impunità in cambio di una parte del bottino.

Bastarono poche settimane, già in estate Barbanera era di nuovo in mare con lo sloop Adventure. La sua base preferita era l'isola di Ocracoke.

A quel punto intervenne il governatore della Virginia, Alexander Spotswood. Affidò al tenente della Marina inglese Robert Maynard un ordine preciso: catturare Barbanera vivo o morto. Maynard partì con due sloop, il Ranger e il Jane.

La sera del 21 novembre 1718 Maynard raggiunse il pirata nell'insenatura di Ocracoke. La ciurma di Barbanera era ridotta: 24 uomini si trovavano a Bath con il suo primo ufficiale, Israel Hands.

All'alba del 22 novembre 1718 iniziò lo scontro. Maynard nascose i suoi uomini sottocoperta per far sembrare la nave abbandonata, e Barbanera cadde nella trappola durante l'abbordaggio. Prima dell'attacco, secondo il racconto della battaglia, aveva lanciato la sua sfida: "Che la mia anima sia dannata se vi do tregua o ne chiedo".

Barbanera morì combattendo, a 38 anni. Maynard fece esporre la sua testa sul bompresso, l'albero che sporge dalla prua. In tutta la carriera il pirata aveva catturato decine di navi (alcune fonti parlano addirittura di quasi 140 navi).

La leggenda, invece, è ancora in giro. A Ocracoke c'è un punto chiamato Teach's Hole in suo onore, e si racconta che il suo fantasma vaghi lì in cerca della testa perduta. Le micce nella barba riportano tutto al punto di partenza: erano parte della sua strategia per incutere terrore e spingere le prede ad arrendersi senza combattere.

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