È una delle scene più famose della storia: l'abbiamo vista nei dipinti, nei libri di scuola e nelle illustrazioni della Bibbia. E probabilmente, se qualcuno ci chiedesse quale frutto simbolo del peccato originale mangiarono Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden, risponderemmo senza esitazione: una mela.
Peccato che nella Bibbia la mela non venga mai nominata. Nel racconto della Genesi si parla soltanto di un frutto proveniente dall'albero della conoscenza del bene e del male, senza specificare di quale specie si tratti.
E allora com'è possibile che, per secoli, milioni di persone abbiano immaginato esattamente lo stesso frutto?
La risposta sta nell'intreccio di traduzioni, trasformazioni linguistiche e rappresentazioni artistiche che si sono susseguite nei secoli. E c'è anche un dettaglio sorprendente: una delle spiegazioni più famose sull'origine della mela potrebbe essere, a sua volta, un equivoco.
Indice
Cosa racconta davvero la Genesi sul frutto proibito
Per fare chiarezza basta aprire il terzo capitolo della Genesi. In quel racconto, Eva viene spinta dal serpente ad assaggiare il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, anche se Dio lo aveva vietato.
Eva ne mangia e poi lo offre ad Adamo, che fa lo stesso. Il momento decisivo è descritto nel versetto 6, con parole molto asciutte: "Prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò".
Rileggilo con calma: nessuna mela, nessun melo. C'è soltanto un frutto, senza aggettivi che aiutino a riconoscerlo. Il discorso vale anche per il testo originale in ebraico. Qui compare il termine peri, che significa genericamente "frutto" e non indica una specie particolare.
Per farla breve, la Bibbia lascia aperta la questione di quale frutto mangiarono Adamo ed Eva. Attenzione però a correre alla conclusione opposta: questo dettaglio non prova che fosse diverso da una mela, dice solo che mancano gli elementi per identificarlo.
È un particolare che ribalta il modo in cui siamo abituati a immaginare la scena. E apre subito una domanda: se il testo è così vago, da dove arriva un'immagine tanto precisa e condivisa da milioni di persone per secoli?
Mela e male in latino: la teoria che scricchiola
La spiegazione più diffusa punta tutto su una coincidenza linguistica. In latino mālum significa "mela" e malum significa "male": due parole molto simili nella scrittura, pur avendo origini e pronunce differenti.
Secondo una teoria molto popolare, da questa somiglianza sarebbe nato un gioco di parole capace di legare il frutto proibito al peccato. A prima vista il ragionamento sembra funzionare: dal fatto che Eva mangi il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male nasce l'associazione con una mela.
C'è però un primo intoppo, e si trova proprio nella Bibbia latina. Il frutto della Genesi, nella Vulgata tradotta dal celebre san Girolamo, è chiamato fructus, e non con il termine latino per indicare la mela.
Il secondo intoppo riguarda i documenti del passato. Le fonti medievali, però, non paiono dimostrare che il gioco linguistico tra mela e male sia stato il motivo principale della diffusione di questa rappresentazione.
A metterlo in evidenza è Azzan Yadin-Israel, storico e professore alla Rutgers University. Ha ricostruito l'origine del frutto proibito nel libro Temptation Transformed: The Story of How the Forbidden Fruit Became an Apple, pubblicato nel 2023.
Secondo la sua ricerca, la pista giusta porta altrove. La spiegazione più convincente potrebbe trovarsi nel francese medievale, più che nel latino.
La parola francese pom e il trionfo della mela nell'arte
Nell'antico francese esisteva la parola pom, derivata dal latino pomum, che indicava genericamente un frutto. Quando i testi biblici venivano raccontati o tradotti nelle lingue parlate dalla popolazione, questa parola poteva quindi descrivere ciò che avevano mangiato Adamo ed Eva.
Con il passare dei secoli, però, il significato di pom è cambiato. Da termine generico è passato a indicare specificamente la mela, come succede oggi con il francese pomme.
Il risultato è una specie di sliding door linguistica. Una frase che all'inizio voleva dire "Adamo ed Eva mangiarono un frutto" poteva essere letta, dalle generazioni successive, come "Adamo ed Eva mangiarono una mela".
Secondo Yadin-Israel, questo cambiamento ha contribuito alla diffusione della mela nelle rappresentazioni del peccato originale, soprattutto a partire dalla Francia del XII secolo. Più che una scelta imposta dalla Bibbia, è una trasformazione nel modo in cui il racconto veniva capito e tramandato.
Poi sono arrivati gli artisti. Dal Medioevo, e soprattutto durante il Rinascimento, pittori e incisori europei hanno diffuso un'immagine sempre più riconoscibile del Giardino dell'Eden.
Tra gli esempi più celebri c'è l'incisione Adamo ed Eva realizzata da Albrecht Dürer nel 1504, in cui compare un frutto spesso identificato come una mela. Un altro protagonista è Lucas Cranach il Vecchio, che in numerose opere ha raffigurato Eva mentre offre ad Adamo il frutto proibito.
Nel tempo la mela si è imposta nell'arte occidentale come il simbolo più riconoscibile della tentazione e della caduta dell'uomo. È stata riprodotta così tante volte da sembrare un dettaglio scritto nel testo originale.
Ne resta traccia perfino nel linguaggio, con il pomo d'Adamo: la sporgenza della cartilagine tiroidea nella parte anteriore del collo, di solito più evidente negli uomini.
Una leggenda popolare la spiega con un pezzo di frutto proibito rimasto incastrato nella gola di Adamo, ma è un racconto simbolico: si tratta di una normale struttura del corpo, presente in tutte le persone.
Fico, uva e melograno: le altre ipotesi sul frutto
Prima che la mela diventasse la protagonista dell'immaginario occidentale, le interpretazioni sul frutto proibito erano diverse. Tra le più antiche ci sono il fico e l'uva, presenti nelle riflessioni e nelle tradizioni interpretative ebraiche e cristiane.
Il fico ha un aggancio diretto con il racconto biblico. Subito dopo aver mangiato il frutto, Adamo ed Eva si accorgono di essere nudi e intrecciano foglie di fico per coprirsi: un dettaglio che ha portato alcuni interpreti a pensare che il frutto venisse proprio da lì.
Altri hanno proposto l'uva, attribuendo alla vite un significato simbolico legato alle conseguenze della trasgressione. Nel corso dei secoli sono comparse anche interpretazioni che chiamano in causa altri frutti, come il melograno.
Anche l'arte, del resto, ha seguito strade diverse. Nell'affresco Tentazione e cacciata dal Paradiso terrestre, dipinto da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, l'albero del peccato originale viene generalmente identificato come un fico.
Fico, uva o melograno, il punto resta lo stesso. Nessuna di queste ipotesi si può dimostrare attraverso il testo della Genesi, che non offre elementi sufficienti per stabilire con certezza quale fosse il frutto.