ragazzo nella sua comfort zone

Quante volte ti sei ripromesso di cambiare qualcosa nella tua vita, salvo poi ritrovarti esattamente al punto di partenza? Iniziare a studiare con maggiore costanza, iscriverti in palestra, conoscere persone nuove o trovare finalmente il coraggio di fare quella scelta che continui a rimandare.

Le intenzioni ci sono, la motivazione pure. Eppure, quando arriva il momento di agire, restare dove siamo sembra improvvisamente la soluzione più semplice.

È il paradosso della cosiddetta comfort zone: uno spazio fatto di abitudini, situazioni familiari e comportamenti prevedibili, nel quale ci sentiamo relativamente al sicuro. Anche quando sappiamo che uscirne potrebbe offrirci nuove opportunità.

Ma cosa c'entra tutto questo con Isaac Newton, uno dei più grandi scienziati della storia?

La risposta si nasconde nella sua prima legge del moto, conosciuta anche come principio d'inerzia. Un concetto che probabilmente hai incontrato durante una lezione di fisica e che, a prima vista, sembra avere ben poco a che fare con le difficoltà della vita quotidiana.

Ma se lo utilizziamo come metafora, può offrirci uno spunto interessante: proprio come un corpo tende a mantenere il proprio stato di moto, anche noi possiamo ritrovarci a seguire abitudini consolidate, persino quando vorremmo cambiare direzione.

Naturalmente, Newton non stava cercando di spiegare le emozioni o i comportamenti umani. La sua è una legge fisica, non una teoria psicologica.

Ma il parallelo può aiutarci a riflettere su tre aspetti fondamentali: perché il cambiamento ci mette a disagio, cosa ci impedisce di iniziare e come trovare la spinta per uscire dalla nostra zona di comfort.

Indice

  1. La prima legge di Newton: perché un corpo tende a mantenere il proprio stato
  2. La comfort zone: perché a volte preferiamo ciò che conosciamo a ciò che desideriamo
  3. Il primo passo è il più difficile? Come trasformare il cambiamento in un'abitudine

La prima legge di Newton: perché un corpo tende a mantenere il proprio stato

Per comprendere il collegamento dobbiamo tornare al 1687, quando Newton pubblica i Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, l'opera destinata a rivoluzionare la nostra comprensione del movimento. Tra i principi descritti c'è la prima legge della dinamica, nota come principio d'inerzia.

Il concetto è apparentemente semplice: un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme finché una forza risultante esterna non interviene a modificarlo.

In altre parole, un oggetto fermo non comincia a muoversi spontaneamente, mentre un corpo già in movimento continua a procedere con velocità costante e in linea retta, se non agiscono forze capaci di modificarne il moto.

Immagina un libro appoggiato sulla scrivania. Finché nessuno lo sposta, rimane fermo. Se invece pensiamo a un oggetto che si muove in assenza di forze risultanti, continuerà a mantenere la stessa velocità e direzione.

Nella vita reale, naturalmente, entrano in gioco forze come l'attrito, che possono rallentare gli oggetti.

La proprietà fisica di resistere ai cambiamenti dello stato di moto prende il nome di inerzia. Ed è proprio questo concetto che possiamo prendere in prestito per parlare delle nostre abitudini.

La comfort zone: perché a volte preferiamo ciò che conosciamo a ciò che desideriamo

C'è una differenza tra sentirsi al sicuro e sentirsi davvero soddisfatti.

La nostra comfort zone può comprendere persone, luoghi e abitudini che ci fanno stare bene. E non c'è nulla di sbagliato in questo: non dobbiamo necessariamente cambiare qualcosa soltanto per il gusto di farlo.

Il problema nasce quando la familiarità diventa l'unico criterio con cui prendiamo le decisioni, impedendoci di esplorare possibilità che potrebbero interessarci.

Immagina di frequentare una scuola che non senti più adatta ai tuoi interessi. Hai pensato più volte di cambiare indirizzo, ma l'idea di ricominciare altrove, conoscere nuovi compagni e adattarti a professori diversi ti spaventa.

Così rimandi. Ti dici che forse è meglio aspettare, che cambiare potrebbe essere un errore, che dopotutto sei riuscito ad arrivare fin qui. E intanto il tempo passa.

La paura di scegliere una strada diversa può diventare più forte del desiderio di intraprenderla.

Un meccanismo che può riguardare anche situazioni molto più quotidiane: alzare la mano per intervenire durante una lezione, parlare con una persona che ci interessa oppure provare un'attività nella quale temiamo di non essere abbastanza bravi.

In questi casi, a frenarci non è necessariamente una reale impossibilità, ma il disagio legato a una situazione che non conosciamo ancora.

È qui che la metafora dell'inerzia torna utile: se continuiamo a ripetere gli stessi comportamenti, difficilmente otterremo risultati diversi senza modificare qualcosa nel nostro modo di agire.

Questo non significa, però, che ogni paura debba essere ignorata o che uscire dalla comfort zone sia sempre la scelta migliore.

A volte la prudenza è necessaria e cambiare può comportare rischi concreti. La vera sfida sta nell'imparare a distinguere le situazioni che richiedono cautela da quelle in cui è soprattutto la paura dell'ignoto a impedirci di fare un tentativo.

Il primo passo è il più difficile? Come trasformare il cambiamento in un'abitudine

Torniamo per un momento alla prima legge di Newton.

Per modificare lo stato di moto di un corpo è necessaria una forza risultante. Ma attenzione: questa non è una formula da applicare letteralmente alla motivazione umana.

Nella nostra metafora, però, possiamo immaginare quella forza come un'azione concreta capace di interrompere un'abitudine che non vogliamo più mantenere.

Il punto è che spesso associamo il cambiamento a decisioni enormi.

Vogliamo migliorare i voti e pensiamo di dover rivoluzionare completamente il nostro metodo di studio. Desideriamo fare attività fisica e immaginiamo allenamenti quotidiani impegnativi. Vorremmo conoscere nuove persone, ma ci convinciamo che per riuscirci dovremmo trasformare la nostra personalità.

Così il cambiamento diventa talmente grande, almeno nella nostra immaginazione, da sembrare irraggiungibile. E se, invece, cominciassimo da qualcosa di più piccolo? Per cambiare una routine non è sempre necessario stravolgere la propria vita da un giorno all'altro.

Se vuoi studiare con maggiore regolarità, potresti iniziare dedicando venti minuti al ripasso prima di passare ad altro. Se desideri conoscere persone nuove, potresti partecipare a un'attività o iniziare una conversazione con un compagno con cui non hai mai parlato.

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