bere caffè fa bene al cuore

Per anni, di fronte a palpitazioni o problemi cardiaci, il caffè è stato uno dei primi indiziati.

Ora il quadro cambia: fino a 400 milligrammi di caffeina al giorno sono considerati sicuri per la maggior parte degli adulti, mentre un consumo moderato è associato a un rischio più basso di malattie cardiache, ictus e insufficienza cardiaca.

La sorpresa più grande riguarda persino la fibrillazione atriale: in uno studio clinico, i pazienti che hanno continuato a bere caffè hanno avuto meno recidive rispetto a chi lo aveva eliminato. Attenzione, però: non significa che tutti debbano iniziare a berne cinque al giorno.

Indice

  1. Quanti caffè si possono bere al giorno?
  2. Il test sui pazienti con fibrillazione atriale
  3. I benefici potrebbero non dipendere solo dalla caffeina
  4. Più caffè non significa più protezione
  5. Non vale per tutti

Quanti caffè si possono bere al giorno?

La nuova ricerca scientifica dell’American Heart Association indica come soglia generalmente sicura 400 milligrammi di caffeina al giorno, equivalenti a circa tre-cinque tazze americane da 240 millilitri.

Per un pubblico italiano, però, contare le tazzine può essere fuorviante: la quantità di caffeina cambia in base alla miscela, alla preparazione e alle dimensioni della porzione. Meglio quindi guardare ai milligrammi complessivi assunti anche attraverso tè, cola, cioccolato e altri prodotti.

Gli studi raccolti finora suggeriscono che il punto più favorevole si trovi intorno alle tre-quattro tazze al giorno.

Rispetto a chi non beve caffè, questa quantità è stata associata a una riduzione relativa del 17% della mortalità generale, del 19% di quella cardiovascolare e del 15% del rischio di malattie cardiovascolari.

Si tratta soprattutto di dati osservazionali: mostrano un’associazione, ma non provano che sia il caffè a causare direttamente il beneficio.

Il test sui pazienti con fibrillazione atriale

Il dato più interessante arriva dal trial clinico DECAF, condotto su 200 pazienti con fibrillazione atriale persistente sottoposti a cardioversione. Metà dei partecipanti è stata invitata a bere almeno una tazza di caffè con caffeina al giorno, mentre l’altra metà ha dovuto evitare caffè e caffeina.

Dopo sei mesi, la fibrillazione o il flutter atriale erano ricomparsi nel 47% del gruppo che beveva caffè, contro il 64% di chi se ne era astenuto: una riduzione del 39% del rischio relativo di recidiva.

Il risultato ribalta l’idea che il caffè provochi automaticamente aritmie, ma non permette di prescriverlo come terapia. Lo studio riguardava persone già abituate a consumarlo e l’American Heart Association segnala che la caffeina può comunque aumentare altri battiti prematuri provenienti dai ventricoli.

I benefici potrebbero non dipendere solo dalla caffeina

Una parte dell’effetto potrebbe essere collegata ai polifenoli, sostanze presenti anche nel decaffeinato e studiate per le loro possibili proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

Questo spiegherebbe perché alcuni vantaggi vengono osservati anche bevendo caffè senza caffeina. Le prove sui meccanismi biologici, però, sono meno solide rispetto ai dati raccolti sulle popolazioni e serviranno ulteriori studi per separare gli effetti della caffeina da quelli degli altri composti.

Più caffè non significa più protezione

Superare la quantità moderata non sembra aumentare i benefici. Secondo l’American Heart Association, oltre le quattro tazze giornaliere il possibile effetto protettivo tende ad attenuarsi e, in alcuni studi, è emerso un aumento del rischio di insufficienza cardiaca.

Conta anche come si prepara il caffè. Espresso, moka, French press e caffè turco non vengono filtrati attraverso la carta e possono contenere più cafestolo, una sostanza associata all’aumento del colesterolo LDL.

Zucchero, sciroppi e grandi quantità di panna possono inoltre ridurre i vantaggi di una bevanda altrimenti poco calorica.

Non vale per tutti

La soglia dei 400 milligrammi riguarda gli adulti sani. In gravidanza, l’EFSA indica un limite di 200 milligrammi al giorno da tutte le fonti. Chi soffre di patologie cardiovascolari, assume farmaci o avverte palpitazioni, ansia e disturbi del sonno dovrebbe invece confrontarsi con il proprio medico.

Gli energy drink, infine, non possono essere messi sullo stesso piano del caffè: possono concentrare dosi elevate di caffeina e altri ingredienti, con possibili aumenti della pressione e alterazioni del ritmo cardiaco.

E non è certo un caso che in UK siano stati messi al bando tra gli under 15.

La conclusione, quindi, non è che il caffè curi il cuore. Per la maggior parte degli adulti, però, berlo con moderazione non rappresenta il pericolo che si pensava e potrebbe inserirsi senza problemi in uno stile di vita sano. Quantità, preparazione e condizioni personali fanno la differenza

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