Illustrazione di una donna che inserisce una moneta in una ciotola accanto a un portafoglio
Immagine realizzata con AI

"Ti daranno un bonus una tantum". Bene, ma quando? Ogni tanto, magari una volta all'anno? Non proprio. Perché, nonostante possa sembrare un modo più elegante per dire "una volta ogni tanto", l'espressione "una tantum" ha un significato completamente diverso. Anzi, quasi opposto.

La incontriamo nei contratti di lavoro, nelle notizie economiche e nei provvedimenti del Governo, spesso associata a bonus, contributi o indennità. Eppure, dietro queste due parole dall'aria solenne si nasconde un concetto molto semplice, che può fare una bella differenza quando si tratta di capire quanti soldi riceveremo (o dovremo pagare).

Indice

  1. Cosa vuol dire una tantum
  2. Una tantum e ogni tanto: la differenza
  3. Da dove arriva e come si scrive

Cosa vuol dire una tantum

La definizione è secca: "una tantum" significa una volta soltanto. Chi la legge come un modo elegante per dire "una volta ogni tanto" le dà un senso quasi opposto a quello vero.

Il vocabolario Treccani la colloca soprattutto nel linguaggio giuridico, amministrativo e burocratico. Lì indica un pagamento straordinario, fatto una sola volta, senza alcun obbligo di ripeterlo a scadenze fisse.

Per farla breve: un contributo di 200 euro una tantum arriva in un'unica occasione. Non c'è continuità. E vale anche al contrario, quando i soldi li devi tirare fuori tu. Una quota di iscrizione una tantum, per esempio, si paga una volta e basta, invece che periodicamente.

Una tantum e ogni tanto: la differenza

Dire che si riceve un premio ogni tanto significa che può ripetersi nel tempo, anche senza una frequenza precisa. "Vado al cinema ogni tanto" vuol dire andarci di rado, ma più di una volta.

Con "una tantum" la musica cambia: il bonus è un pagamento singolo, non ricorrente. L'equivoco nasce tutto qui, perché l'espressione descrive un intervento unico e non qualcosa che capita raramente.

Un esempio dal mondo del lavoro: un'azienda riconosce ai dipendenti un premio di 500 euro una tantum. Quella somma viene versata per una specifica occasione e non entra automaticamente nello stipendio mensile.

Stesso discorso per i contributi pubblici straordinari: un bonus una tantum previsto da un provvedimento non arriva ogni mese né ogni anno. Per sapere come viene erogato, bisogna controllare le regole del singolo intervento.

Attenzione però a un dettaglio. Una misura una tantum non esclude che in futuro venga approvato un nuovo intervento simile: semplicemente, il pagamento in questione non prevede da solo alcuna ripetizione automatica.

Da dove arriva e come si scrive

Sembra latino classico, ma la storia è un'altra. Secondo l'Accademia della Crusca l'espressione è nata nel linguaggio giuridico e burocratico ed è considerata latino moderno, se non addirittura pseudolatino.

La costruzione è particolare: "una" viene letto come abbreviazione di "una volta", mentre il latino "tantum" significa "soltanto". Il risultato è proprio "una volta soltanto".

La Crusca ha trovato la formula in documenti ufficiali italiani già precedenti alla Prima guerra mondiale, legata soprattutto ad atti amministrativi e provvedimenti economici. Nel Novecento entra nei dizionari, e da lì stabilmente nel nostro vocabolario.

Sulla grafia nessun margine: si scrive "una tantum", in due parole separate e senza trattino, mai "unatantum". Si usa per qualificare un pagamento ("un contributo una tantum") oppure come sostantivo femminile ("è prevista un'una tantum").

Occhio a non confonderla con "un tantum": è una forma latinizzata di "un tanto", che indica una certa quantità o somma. Morale: quando leggi di un bonus una tantum, la volta è una sola.

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