Le batterie al litio si rovinano anche quando il dispositivo resta spento in un cassetto: se rimangono troppo a lungo completamente scariche o sovraccariche, perdono capacità e possono diventare un problema di sicurezza.
Può succedere con droni, aspirapolvere, telecamere e altri apparecchi che in casa restano fermi per anni. Poi, proprio quando servono, non si accendono più oppure si presentano gonfi.
Contano due cose: la percentuale di carica a cui le lasci e l'ambiente in cui le tieni. I segnali da riconoscere sono il gonfiore e i danni fisici.
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Una batteria ferma si degrada comunque
Lasciare un apparecchio inutilizzato sembra il modo più sicuro per conservarlo. Con le batterie agli ioni di litio la chimica interna continua a lavorare anche a riposo, e i due nemici sono gli estremi: il pieno e il vuoto.
La sovrascarica provoca danni irreversibili agli elettrodi, fa aumentare l'impedenza e riduce in modo sostanziale la capacità che la batteria riesce a recuperare.
Il risultato? Una batteria che, quando la rimetti in carica, tiene molto meno di prima o non riparte affatto. In più, il degrado delle prestazioni porta con sé un rischio nascosto per la sicurezza.
Anche l'eccesso opposto fa danni. Se si verifica una sovraccarica, nel breve periodo aumenta il rischio di guasti e di perdita di capacità, mentre peggiora la stabilità termica dei separatori, ossia gli strati che mantengono separati gli elettrodi.
Poi c'è l'invecchiamento, che avanza comunque. Con il tempo cresce la resistenza interna, la batteria conduce peggio ioni ed elettroni di litio e la sua durata si accorcia.
La temperatura accelera tutto questo. Il caldo fa invecchiare prima la batteria e può causare danni irreversibili, mentre ricaricarla al freddo può provocare la placcatura di litio, con perdita di capacità.
Carica tra il 40 e il 60 per cento e ambiente fresco
La regola d'oro per lo stoccaggio è una carica intermedia. Lo stato di carica indicato come migliore da SmartPropel è tra il 40% e il 60%: abbastanza per evitare la scarica completa, senza lo stress del pieno.
C'è anche un motivo di sicurezza. In diverse chimiche agli ioni di litio, uno stato di carica più alto è associato a una maggiore produzione di gas, e nei test di compressione le batterie più cariche mostrano rischi di fuga termica più intensi.
Le condizioni ideali indicate da SmartPropel cambiano a seconda di quanto a lungo la batteria resterà ferma:
- fino a tre mesi: temperatura tra 20 e 35 °C;
- fino a tre mesi: umidità relativa tra il 45% e l'85%;
- oltre tre mesi: temperatura di 20 °C, con una tolleranza di 5 gradi in più o in meno;
- sempre: ambiente fresco e asciutto, con la batteria solo parzialmente carica.
Conta anche il posto in cui la riponi. La batteria va tenuta lontana dall'acqua e da fonti di calore come fiamme, stufe, microonde o recipienti ad alta pressione.
Occhio ai posti "comodi" che comodi non sono. Vanno evitati la luce forte e i luoghi dove la temperatura sale molto, come l'abitacolo di un'auto parcheggiata al sole.
I segnali di una batteria da mettere da parte
Prima ancora di chiederti se ricaricarla, guardala bene. Il primo campanello d'allarme è il gonfiore, legato alla formazione di gas all'interno della batteria.
Nei dispositivi in cui la batteria non si vede, il gonfiore si nota dalla scocca. Tra i segnali più comuni ci sono lo schermo dello smartphone che si solleva o la tastiera del portatile che si gonfia.
Il secondo segnale sono i danni fisici. Compressioni e urti possono compromettere la struttura della cella e provocare cortocircuiti interni o, nei casi peggiori, la fuga termica.
Cosa succede dentro? Un cortocircuito interno si verifica quando il separatore tra gli elettrodi cede e i due entrano in contatto diretto. Da lì può partire la fuga termica, cioè un surriscaldamento incontrollato che può portare a incendi o esplosioni.
Ci sono poi segnali meno visibili ma altrettanto utili. Cali di tensione improvvisi e picchi di temperatura spesso anticipano un guasto imminente.
Una batteria che presenta uno di questi problemi va considerata fuori servizio.
Quando non ricaricarla
Gonfia, ammaccata, deformata? Allora niente caricatore. Le batterie danneggiate non vanno utilizzate né rimesse in carica, perché una cella già compromessa può cedere proprio mentre riceve energia.
La tentazione di aprirla per "vedere cosa c'è dentro" va messa da parte. Smontare la batteria è vietato: i danni meccanici possono favorire cortocircuiti interni e fuga termica.
Se non si ricarica o mostra segni di danno, contatta il produttore o il punto di raccolta per il riciclo per sapere come consegnarla in sicurezza. Non va buttata nei rifiuti domestici né lasciata in casa.
Anche una batteria integra va ricaricata con giudizio. Evita di caricarla a temperature sotto lo zero, una condizione che sottopone la cella a stress e può contribuire alla fuga termica.
Anche il caldo eccessivo innesca reazioni a catena che portano al surriscaldamento rapido, a incendi o a esplosioni.
Infine, attenzione a come la carichi. Meglio usare caricabatterie e accessori consigliati dal produttore ed evitare di lasciarla oltre il necessario: la sovraccarica resta tra le cause di guasti, perdita di capacità e rischi per la sicurezza.
Come gestire droni e aspirapolvere usati di rado
Droni, aspirapolvere robot, telecamere di sicurezza, utensili da giardino: possono restare inutilizzati nell'armadio per mesi. Prima di metterli via, porta la batteria a una carica tra il 40% e il 60%.
Se il dispositivo lo permette, sfila la batteria e conservala a parte. Così eviti l'assorbimento in standby dell'apparecchio, ma la batteria continua a perdere carica e va controllata per evitare la scarica completa.
Scegli bene anche lo scaffale. Lontano da acqua, fiamme e fonti di calore, al riparo da luce forte e temperature elevate: un ripiano fresco dentro casa funziona meglio di un garage che d'inverno gela e d'estate scotta.
La memoria, diciamocelo, non è un buon alleato. Un promemoria sul telefono ogni tre mesi, la soglia oltre la quale si parla di conservazione a lungo termine, aiuta a ricordarti di controllare il livello di carica.
Se hai più batterie per lo stesso apparecchio, come spesso succede con i droni, fai girare quelle che usi.
Prima di riaccendere un dispositivo rimasto a lungo in un cassetto, ispeziona la batteria. Se noti gonfiore o altri danni fisici, segnali collegati a possibili guasti e al rischio di fuga termica, non va usata né ricaricata.