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Le tribù tibetane

L’Altopiano del Tibet è abitato da un popolo piuttosto singolare formato in gran parte da monaci. La popolazione tibetana è suddivisa in tribù, alcuna delle quali conducono una vita sedentaria: vivono in case di due o tre piani, costruite con pietre cementate e con mattoni non cotti; il piano inferiore è quasi interamente privo di finestre in quanto adibito a magazzino o a stalla. Il sostentamento di queste popolazioni è tratto dall’agricoltura, dal piccolo commercio e, a volte, dalla pesca,. Altre tribù tibetane conducono una vita nomade; abitano allora in rozze tende di pelle di capra, di forma ovale o quadrangolare. Esse vivono di pastorizia, allevano gli ovini e gli yak che servono fornire il latte, la carne, il cuoio e il pelo e sono utili anche come animali da trasporto.
L’abbigliamento comune del tibetano è costituito dalla “ciubà”, un’ampia casacca di stoffa o di pelliccia che scende fino al ginocchio per gli uomini e fino alle caviglie per le donne e che viene stretta in vita con un’alta cintura. La ciubà è di colore porpora per gli uomini, turchina per le donne e rossa per i Lama, cioè i monaci buddisti. Altri elementi che caratterizzano l’abbigliamento tibetano sono gli stivali, il cappello estivo di paglia ed il berretto invernale, ornato di pelliccia.
I fedeli vengono chiamati a presenziare alle cerimonie religiose col suono di lunghe trombe, . Le popolazioni sono molto superstiziose e credono che per placare gli spiriti maligni occorra compiere sacrifici, anche cruenti. Essi credono inoltre che le divinità possano incarnarsi nei corpi umani; per questo motivo in quasi ogni monastero viene onorata una persona che si crede sia lo spirito reincarnato di qualche dio.
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