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-La ‘Terra Mobile’ di Wegener-

Il geologo ed esploratore Alfred Wegener, nato a Berlino nel 1880 e scomparso in una spedizione in Groenlandia nel 1930, credeva che le aree continentali fossero formate da sial, ossia da silicio ed alluminio ed aventi quindi una composizione granitica meno densa, e che queste galleggiassero sul sima, formato da silicio e magnesio.
Secondo la sua teoria, i grossi frammenti di crosta sialica, immersi nel sima, sarebbero andati alla deriva verso ovest, per inerzia rispetto alla rotazione della Terra verso est.
Wegener trovò diverse prove a favore di questa sua teoria.
Tra le prove geografiche e geologiche della deriva dei continenti, Wegener notò una notevole somiglianza nelle linee di costa dell’Africa e dell’America del Sud; egli riteneva che un’eventuale precedente contiguità tra Africa e Sudamerica dovesse risultare comprovata dalla corrispondenza tra gli elementi geologici e paleontologici riconoscibili sulle rocce affioranti lungo le coste dei due continenti oggi separati.

Wegener ricostruì la configurazione delle terre emerse così come doveva presentarsi alla fine dell’Era Paleozoica (circa 250 milioni di anni fa), quando si era formato un ‘supercontinente’, chiamato Pangea, circondato da un unico oceano, la Pantalassa, e delineò anche le tappe della deriva dei continenti date dalla progressiva frammentazione del Pangea.
Tra le prove paleontologiche vi era il fatto che in Brasile e in Sudafrica erano stati rinvenuti resti di un piccolo rettile e di una pianta; i resti della pianta in questione erano stati trovati anche in India, Australia ed Antartide, aree continentali oggi separate da estese superfici marine; tutto ciò fa supporre che a quel tempo le terre dovevano avere una diversa configurazione e che aree oggi separate fossero contigue.
Tra le prove paleoclimatiche, Wegener trovò similitudini climatiche tra Africa, Brasile ed India, dedotte dall’esame delle rocce della fine dell’Era Paleozoica.

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