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Cultura urbana



Fin dall’antichità gli esseri umani hanno avvertito l’esigenza di riunire le loro abitazioni in centri di dimensioni sempre maggiori: così potevano, ad esempio, accentrare le mansioni politiche, militari, commerciali e religiose di un territorio più o meno vasto in un unico luogo.
Il ruolo primario che assumeva così un piccolo centro urbano rispetto ad altri villaggi o insediamenti, è un inconfondibile elemento ereditato dalla cultura e dall'organizzazione sociale e politica dell’antica Roma.
Le principali città romane erano tutte sedi dell’amministrazione statale, avevano un presidio militare, templi e depositi per conservare le merci. Dal punto di vista urbanistico erano dotate di acquedotti, sistema fognario, strade, piazze, terme, teatri, botteghe di ogni tipo .
Con la caduta dell’impero romano d’occidente (476 d.C.), le città furono inizialmente abbandonate a vantaggio dei villaggi rurali, per poi ripopolarsi a partire dal X secolo, quando le mura cittadine ospitarono nuovamente la sede di funzioni politiche, economiche, culturali e militari.

Le città medievali, pur essendo poco più grandi di un villaggio, esercitarono un ruolo centrale per la vita del territorio: favorirono le attività commerciali e artigianali e attirarono dalla campagna molti contadini che volevano riscattarsi dalla servitù della gleba per poter vivere e lavorare liberamente. Si fondarono le università: la conoscenza fece molti progressi nei diversi campi del sapere, le arti e le professioni si svilupparono, dando origine alla così detta «cultura urbana».