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Arthur Schopenhauer

La filosofia di Schopenhauer rifiutò tutte le prospettive razionalistiche che non riescono a nascondere il dolore che pervade la vita dell'uomo e l'intero universo. Schopenhauer si interessò anche del pensiero orientale in cui trovo forti elementi di somiglianza in particolare con l'idea buddhistica della presenza del dolore nell'universo.
Il mondo è una rappresentazione del soggetto conoscente, il mondo quindi è intenso in senso fenomenico, quella che era la “cosa in se” kantiana cioè la realtà metafisica di ogni cosa e dell'intero universo, per Schopenhauer è la volontà di vivere, lo sforzo di affermarsi della volontà presente nella natura e in tutto l'universo, di cui il mondo sensibile è lo “specchio”. L'uomo e la manifestazione concreta e oggettiva della volontà universale, poiché egli stesso e volontà che opera nel corpo e sul corpo.

La volontà è un forza cieca e irrazionale(inconscia) presente nell'universo, la quale mira a realizzare se stessa. Tutta la vita, infatti, è piena di istinti e appetiti che cercano di essere soddisfatti. In questo modo si provocano ulteriore sofferenza e dolore, a causa del desiderio sempre più intenso di soddisfare ogni istinto.
Quando c'è un ostacolo sorge la sofferenza dovuta all'insoddisfazione e all'impossibilità di appagare i desideri. Ogni desiderio deriva da insoddisfazione e, a sua volta, provoca nuova insoddisfazione all'infinito. L'uomo, con il suo egoismo, si presta a questo gioco senza senso e senza nessuno scopo della volontà universale.
Spazio e tempo servono a spiegare il frammentarsi della volontà universale nella molteplicità degli esseri fenomenici. L'idea dell'uomo, la più alta e perfetta oggettivazione della volontà. Le idea vanno distinte dai concetti che sono prodotti dall'astrazione, l'idea e simile a un essere vivente, perché è un principio che rimane immobile ed eterno, e da cui si genera una molteplicità di fenomeni. L'idea può essere conosciuta solo da colui che ha saputo elevarsi al di sopra dell'individualità, liberandosi dalle relazioni con le cose, per giungere alla contemplazione intuitiva e disinteressata delle idee.
La musica, l'arte in genere, la contemplazione estetica e l'attività del genio possono permettere di conoscere meglio le idee realizzando una liberazione della volontà. L'opera d'arte isola l'idea da ogni forma di realtà sensibile. La musica è la più elevata delle arti poiché è indipendente sia dal mondo sensibile sia da quello delle idee, poiché riproduce la volontà universale direttamente: potrebbe esistere anche se non esistesse il mondo. Ma la liberazione è parziale poiché transitoria.
La liberazione totale avviene nel campo dell'etica: la morale è dunque importante, poiché permette all'uomo di sollevarsi dell'egoismo. La morale è una forma di ascesi che porta l'uomo a negare la volontà universale e avvalersi della volontà di vivere che avviene solo attraverso la comprensione della natura: comprendere che la volontà è un susseguirsi interminabile di desideri che, quando vengono appagati, sono seguiti dalla noia.
L'uomo deve cercare di eliminare il “velo della maya” cioè l'illusione del mondo concreto e fenomenico, noi crediamo reale questo mondo e ci attacchiamo alle cose del mondo a causa della nostra “sete di esistere”, ciò porta alla produzione di energia karmica che si verrà a determinare in una nuova rinascita dopo la morte e al perpetrarsi del ciclo delle nascite-morti-rinascite, definito samsara. Quindi secondo Schopenhauer il velo della maya è quel velo di illusione dato dalla rappresentazione sensibile dei fenomeni.
La noluntas, la nolontà in quanto negazione della volontà e liberazione delle negatività, si realizza in tre gradi giustizia, compassione o bontà, e ascesi.
La giustizia è una prima forma di superamento dell'egoismo poiché costringe a negare le tendenze della volontà individuale.
La compassione quando cioè l'uomo ha superato la distinzione fra sé e gli altri e sente come proprio il dolore del mondo intero.
L'ascesi è quando sentendo i dolore del mondo, l'uomo si distoglie serenamente dalla vita e dai suoi pensieri, accettando la morte come liberazione dei legami della volontà. La negazione della volontà è una conoscenza negativa che deve giungere a eliminare la volontà e la rappresentazione che abbiamo del mondo con i suoi desideri e inganni.

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