pexolo di pexolo
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Il sapere ha, nel corso del ‘600 e in tutti i settori, sempre un grande bisogno di essere comunicato, perché si è sviluppata un’idea cumulativa del sapere: mentre per tutto il Medioevo e la fine dell’età moderna il riferimento all'aristotelismo era fatto sulla forma dell’ipse dixit (non c’è nulla da aggiungere), l’uomo di lettere poteva arricchire, commentare, rivalutare delle conoscenze che comunque erano state acquisite nel passato, un corpus di saperi che proveniva dal passato e che rimaneva chiuso in se stesso.

A questa visione subentra progressivamente una visione cumulativa del sapere, cioè l’idea che le conoscenze possano essere accresciute: il primo segno di questo cambio di mentalità è la metafora dei nani sulle spalle dei giganti secondo cui, anche se “piccoli” nei loro confronti, i moderni riuscivano a vedere più lontano degli antichi; ma, nel corso del ‘600, si va oltre e non si credono più “piccoli” i moderni, ma in errore i “giganti” del passato, che il sapere può essere rifondato e che la conoscenza di uno scienziato dev'essere comunicata perché colui che si occuperà della stessa cosa non ripartirà da zero, ma dai risultati raggiunti dal predecessore (idea della cumulabilità del totale del sapere, per cui si va sempre un po’ più avanti nel sapere), nella misura in cui i risultati di una ricerca vengano pubblicati.

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