Mongo95 di Mongo95
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Giurista, produce commenti a tutte le principali opere di Aristotele, con ammirazione incondizionata: egli è un modello a cui bisogna ispirarsi, perché ha raggiunto la verità in praticamente tutti i campi del sapere. Comunque, Averroè prende delle decisioni interpretative molto personali, riguardo la dottrina dell’intelletto e la questione del soggetto della filosofia prima, che lo diventa Dio e le altre sostanza separate (le intelligenze). Quindi metafisica come teologia filosofica.
Critica al-Ghazali nello scritto “L’incoerenza dell’incoerenza”: se si rinuncia alla filosofia per far posto a pretese teologiche non sufficientemente fondate, si distrugge ogni figucia nelle possibilità conoscive dell’uomo. In ogni caso, filosofia e religione sono “sorelle”, si implicano in qualche modo a vicenda.
o L’accordo tra filosofia e religione
Nell’opera-fatwa “Trattato decisivo sull’accordo tra filosofia e religione”, si analizza appunto questo rapporto.

Secondo il diritto islamico, tutte le azioni umane si dividono in atti permessi/leciti, atti prescritti e atti illeciti. Se la filosofia non è altro se non la considerazione di tutto ciò che esiste in quanto è prodotto da Dio ed è segno di Dio, essa non è né vietata né soltanto lecita, ma prescritta dalla legge islamica come obbligatoria, o per lo meno meritoria. E anche lo studio dei filosofi del passato, anche se pagani e non musulmani, è in qualche modo obbligatorio.
Ma che fare se si registra una discordanza tra gli insegnamenti della filosofia e quelli della religione? Un contrasto effettivo o reale non può mai aver luogo: la verità non può mai essere contraria alla verità, non può mai entrare in contraddizione con se stessa. Quindi la religione e la filosofia conducono sempre entrambe alla medesima verità, che è sempre unica. I contrasti sono puramente apparenti, nel senso che una delle due ipotetiche verità in conflitto deve in realtà essere interpretata più correttamente. E dato che, per le regole dettate dal modello sillogistico, qualsiasi dimostrazione scientifica o filosofica è indubitabile, allora è il testo coranico rivelato a dover essere sottoposto a un’interpretazione che lo rende compatibile con la verità filosofica. Ciò è accettabile perché il Corano ha diversi livelli di lettura:
i. Senso letterale/ovvio: per tutti i credenti
ii. Senso metaforico/profondo: accessibile a coloro che hanno gli strumenti per interpretarlo, cioè i filosofi.
Non ci saranno mai contrasti, perché i filosofi potranno sempre trovare l’interpretazione del testo sacro che risulti compatibile con quello che è possibile dimostrare scientificamente. Ma allora la gente semplice è tenuta ad attenersi esclusivamente al senso letterale della rivelazione. Inoltre, dall’interpetazione del testo devono essere esclusi anche i teologi, perché sono coloro che non intendono attenersi solo al senso letterale, ma voglio accedere a quello profondo pur non avendone i mezzi.
L’unica maniera corretta di pervenire al senso profondo o metaforico di un passo coranico è quella di interpretarlo secondo le regole della logica e della filosofia.

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