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Natura democratica della città


Protagora sembra sostenere la tesi secondo cui tutti gli uomini sono in grado di partecipare all’attività politica, in quanto tutti possiedono la virtù politica; come si può facilmente immaginare, questa posizione è stata considerata da alcuni come una sorta di principio di legittimazione della democrazia ateniese. Anche in questo caso, noi conosciamo questa tesi attraverso l’opera di Platone: egli dedica infatti a Protagora un celebre dialogo, in cui mette in scena il grande sofista che pronuncia un magnifico discorso, in cui viene esposto il mito di Prometeo ed Epimeteo. Nell’omonimo dialogo platonico Protagora racconta che Zeus aveva affidato a Epimeteo (che significa “poco preveggente”) il compito di distribuire agli esseri viventi gli strumenti naturali con i quali avrebbero affrontato la vita. Con scarsa accortezza costui aveva esaurito tutti i doni (forza, velocità e il folto mantello per proteggersi dal freddo) distribuendole tra gli animali, e non aveva più nessuna capacità da attribuire all’uomo. Così era giunto a soccorrerlo Prometeo (colui che “vede prima” e che dunque è previdente), il quale aveva assegnato agli uomini l’abilità tecnica, che nel mito è rappresentata del dono del fuoco. Anche così, tuttavia, gli uomini non erano in grado di sopravvivere poiché non erano in grado di associarsi tra di loro formando delle comunità, e tendevano anzi a entrare in conflitto gli uni con gli altri. Interviene infine Zeus, che distribuisce a tutti gli uomini (dunque non solo ad alcuni) la giustizia e il rispetto reciproco, che costituiscono, secondo Protagora, la virtù politica.
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