Esame di stato A.S. 2013\2014
Liceo Scientifico Statale “Leonardo da Vinci”
Percorso pluridisciplinare
Xenomorfo
Candidato:
Gallo Francesco
Classe:
V F
Sommario pagina
- 1
- Storia dell’arte: Surrealismo……………………………………………………………..……...…pag.
- 4
- Fisica: la corrente elettrica…………..…………………………..……………………....……....pag. 8
- Biologia: Parassitismo………………….…………………………………..…………...…………pag.
- 11
- Scienze della Terra: Spazio cosmico……………………………………………..…………….…….pag.
- 16
- English literature: Frankenstein………………………………….………………………….……pag.
- 19
- Filosofia: l’Oltreuomo nietzscheano…...………………………………………………..…….pag. 22
- Latino: Decimo Giunio Giovenale e la xenofobia……………….…..……………….……..pag. 25
- Italiano: Kafka e la Metamorfosi……………………………………………………..……………pag.
- 27
- Storia: La Guerra fredda………………………………………………………………...……….pag. 33
- Chimica: tioli e solfuri…………………………………………………….…………………………pag. 35
- Scuola a parte … ……………………………………………………………………………pag. 38
Introduzione
Nel 1979 il regista britannico Ridley Scott diresse una pietra miliare del genere fanta-horror (genere ibrido tra fantascienza e horror): Alien. Il film narra dello sfortunato incontro dell’equipaggio di una nave spaziale con una terrificante forma di vita aliena insinuatasi di nascosto nell’astronave. Tra angosce e esitazioni, l’equipaggio cercherà in tutti i modi di stanare la creatura per scacciarla via dalla nave, ma l’alieno sembra essere invincibile e inafferrabile.
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Nel corso degli anni questo lungometraggio ha acquisito sempre più popolarità e apprezzamenti, fino a essere considerato un capolavoro del genere (tant’è vero che è il capostipite di una serie di film e fumetti). Moltissimi sono i temi filosofici nascosti nell’evento raccontato: la xenofobia (la paura per il diverso, per l’estraneo); la primordiale e efficace volontà di vivere (un istinto incontenibile alla vita che spinge l’Alieno ad eliminare l’equipaggio); la potenza e il miracolo della nascita, poiché l’Alieno ha un ciclo riproduttivo molto particolare: l’embrione viene impiantato in un ospite tramite una creatura intermedia (il FaceHugger); dopo qualche ora il bambino-alieno, pronto alla vita autonoma, “si fa partorire” sfondando la cassa toracica dell’ospite parassitato, uccidendolo. Il solo fatto che l’Alieno (chiamato anche Xenomorfo) necessiti di inseminare (e quindi uccidere) altre forme di vita per assicurare la riproduzione della sua specie, lo rende un essere angoscioso e contrario a tutte le regole dell’etica e della normale riproduzione naturale.
Il film è ambientato sulla gigantesca astronave Nostromo, buia, poco ergonomica, per nulla accogliente, asettica, artificiale, piena di lunghi e stretti corridoi con pareti quasi del tutto coperte da infiniti tubi e cavi. Lo spettatore si sente schiacciato da un senso di claustrofobia e di trappola. L’Alieno, grazie alla sua agilità, velocità e anche alla spiccata intelligenza, può nascondersi ovunque. La cosa sconfortante è che nessuno dei sette membri dell’equipaggio riuscirà veramente a vedere l’Alieno nel corso di tutto il film. Come è fatto? Nessuno riesce a rispondere perché i suoi attacchi sono rapidi e improvvisi e soprattutto inaspettati. Scott è stato un maestro nel creare questa soffocante atmosfera ostile: è come se ci dicesse di non aver paura del mostro in sé, ma della sua attesa. Il buio, emblema dell’ignoto e della paura, domina buona parte delle scene e né lo spettatore né i protagonisti riusciranno mai a vedere indistintamente gli oggetti (o un mostro) nascosti in una stanza. Per buona parte del film, penseremo che l’incontro con lo Xenomorfo sia stata una sfortunata coincidenza, ma nella parte finale scopriremo un terrificante complotto che ci porterà, a questo punto, a tifare e sperare per la sopravvivenza dei pochi superstiti e, allo stesso tempo, a provare disgusto per la totale assenza di scrupoli del genere umano.
La creatura, lo Xenomorfo, è nata dalla mente geniale di un artista surrealista svizzero scomparso il 12 maggio 2014: Hans Ruedi Giger. I suoi lavori e le sue opere hanno un forte impatto visivo ed emotivo e sono imperniate sul tema del “biomeccanico”, ossia della presenza di strutture organiche all’interno di un corpo meccanico o comunque artificiale. Tra i suoi quadri, vi era anche uno Xenomorfo
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che con qualche modifica (per renderlo più alieno e molto meno umano) è stato adattato per il film. La creatura aliena, considerata la “specie perfetta” per la sua ostilità e la sua eccezionale conformazione fisica che la rende un nemico molto difficile da sconfiggere, da più di trent’anni occupa l’immaginario di chi ha visto il primo film della saga di Alien e ne è rimasto affascinato.
Come me.
Storia dell’arte: surrealismo
Lo xenomorfo nasce inizialmente come soggetto di vari quadri del pittore surrealista svizzero Hans Ruedi Giger.
I design originali della creatura aliena si trovano nell’album Necronomicon, pubblicato da Giger nel 1977. La pittura gigeriana è sostanzialmente monocromatica, inquietante, visionaria, bizzarra, tetra.
È importante l’influenza di Salvador Dalì (maggior esponente del movimento surrealista), ma anche delle incisioni oniriche di William Blake. I disegni di Giger sono cupi ed evocativi, vere "fotografie dall'inferno" capaci di mescolare sensualità, irrealtà e orrore; gli esseri rappresentati sono chiamati biomeccanoidi, creature o macchine organiche composte da organi o membra umane e oggetti (in genere meccanici, tra cui spesso armi o oggetti di uso comune). Caratteristica del biomeccanoide è che in esso metallo e carne si fondono indissolubilmente. L’Alien, infatti, è il biomeccanoide più conosciuto, e la sua parte organica più evidente, ma anche più subliminale, è la particolare lingua dentata retrattile e rigida: riferimento sessuale all’organo di riproduzione maschile umano.
Lo xenomorfo ha anche sembianze simili a quelle degli artropodi terrestri (per i suoi emblematici movimenti e per i suoi arti spigolosi, insettoidi), ragion per cui è accostato anche agli immaginari mostri della fantascienza, basati appunto sulle fisionomie degli insetti. Poiché Giger fu un cultore dell’arte surrealista, analizzo la nascita e le caratteristiche di tale movimento pittorico.
Nel 1924 il poeta e intellettuale francese André Breton pubblicò il Primo manifesto del Surrealismo, prendendo spunto dall’Interpretazione dei sogni di Freud che aveva rivoluzionato la visione del sogno come lo strumento più adatto a ricostruire l’attività psichica inconscia. Nel manifesto, Bréton aspirava a una conciliazione tra il mondo vero, reale e conscio, quello della nostra quotidianità, e il mondo onirico e intangibile della nostra psiche. Nel sogno, infatti, noi accediamo a un’altra realtà, una realtà superiore: la surrealtà, formata dalla sovrapposizione tra esistenza reale e esistenza subconscia. Da qui nasce il Surrealismo, arte pittorica elusa da qualsiasi tipo di freno o controllo dal filtro della ragione, della morale, dell’estetica, libera di vagare e raccogliere immagini,
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idee, parole, senza costrizioni né scopi né esitazioni. La bellezza surrealista nasce spesso dal trovare due oggetti reali, veri, esistenti, di cui sappiamo a cosa servono, dove devono essere posti e in che occasioni si adoperano, che non hanno nulla in comune, ma si trovano assieme in un luogo assolutamente estraneo a entrambi. Tale visione genera un’inattesa visione che ci sorprende per la sua originalità, assurdità e il suo incomprensibile senso, che ci spiazza e fa crollare tutte le nostre certezze. Questo tipo di arte garantisce quindi una totale libertà individuale e creativa per l’artista, capace di correre senza freni di alcun genere. Infatti, nel Manifesto, Bréton dice riguardo al Surrealismo: “dettato dal pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale.”
Lo xenomorfo è proprio questo: è nato dal pensiero geniale di Giger, ha un’intelligenza totalmente fredda e priva di emozioni o rimorsi, è al di là di ogni pentimento morale o estetico. L’uomo non può vincerlo. Per questo, lo xenomorfo è considerato l’essere vivente perfetto, un superstite, a detta di Ash.
Il personaggio simbolo del Surrealismo è Salvador Dalì, morto nel 1989. La sua adesione al movimento è sincera e motivata e inventa persino una tecnica pittorica: il metodo paranoico-critico. La paranoia è una malattia mentale cronica, secondo l’artista, che crea un costante senso di delusione, con o senza allucinazioni visive. Per dipingere queste immagini suggerite dalla paranoia, l’artista deve razionalizzare il delirio (momento critico) e rappresentarlo con forme conosciute. Ecco quindi che il delirio trova le più raccapriccianti espressioni incarnandosi in esseri ripugnanti, animali mostruosi, frammenti anatomici, rifiuti d’ogni tipo, forme ambigue, figure inquietanti che, a seconda di come si guardano, possono sembrare cose diverse o più cose insieme. Si tratta di un linguaggio artistico estremamente complesso e elitario, ricco di simboli, citazioni colte e estremamente incomprensibile.
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Sogno causato dal volo di un’ape
Nel (1944) l’atmosfera cambia bruscamente diventando nitida e rilassata a dispetto dei quadri ambigui e spaventosi tipici di Dalì. Lo spunto venne all’artista dopo che un’ape lo punse mentre dormiva. Il dolore fu ingigantito dall’inconscio, provocandogli visioni e immagini surreali che subito dipinse sulla tela. In basso a destra, Gala, l’amante di Dalì, riposa sollevata magicamente da un piatto e bianco scoglio. Una baionetta sta per trafiggerle il braccio destro: siamo nell’istante che precede la sensazione di dolore, ma l’arma appuntita rappresenta anche un simbolo sessuale. La puntura comunque c’è già stata e suggerisce al cervello l’immagine di due feroci tigri che balzano fuori dalla bocca spalancata di un pesce a sua volta scaturito da una melagrana spaccata. Sullo sfondo un assurdo elefante con lunghe zampe esili da insetto trasporta sulla groppa un obelisco. Nonostante questo, la bestia cammina sullo specchio d’acqua con estrema leggerezza, senza neanche increspare la speculare piattezza d’un impossibile mare senza onde. Una visione senza significati: frammentaria, incoerente, sensazionale.
Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio, 1944, El Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
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Fisica: la corrente elettrica
Alien,
Il titolo del film, sembra riferirsi tanto all’essere alieno quanto all’ambiente entro cui si svolge la storia: la creatura diviene padrone di tutto ciò che serve al suo scopo, tanto dei corpi usati come materia prima organica quanto della base spaziale, nonostante questa sia opera degli uomini. L’angoscia generata dal film sta proprio nel disperato girovagare dell’equipaggio tra i claustrofobici labirinti dell’astronave, in cerca di un’impossibile salvezza.
Per tutto il film, l’unica fonte di luce per i protagonisti è quella generata dalla corrente elettrica all’interno dell’astronave. La fonte luminosa artificiale accresce il senso di asetticità, di innaturalità e di claustrofobia della Nostromo, in cui non c’è quasi nulla di umano, di verde, di naturale, ma solo pareti scure e indefinite, oggetti tecnologici e stanze fredde.
La luce artificiale è un elemento importante del film, pertanto
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spiego cos’è la corrente elettrica.
La corrente elettrica è un moto ordinato di cariche elettriche, il più delle volte elettroni. In un filo metallico le cariche elettriche sono elettroni negativi, ma possono esistere portatori di carica sia positivi che negativi. Un moto di cariche è simile a quello di un fluido: per far scorrere l’acqua in una conduttura deve sussistere una differenza di energia potenziale, cioè il liquido deve trovarsi a due livelli differenti; anche per far muovere cariche elettriche deve esistere una differenza di potenziale elettrico, in cui le cariche positive seguono la discesa di potenziale. L’intensità della corrente elettrica si misura in ampere (simbolo A), che equivale a 1 Coulomb\1 secondo (1 C\s), ed è uguale al rapporto tra la quantità di carica che attraversa una sezione trasversale di un filo
ΔQ
nell’intervallo di tempo impiegato. Il verso della corrente elettrica
Δt
è quello in cui si muovono le cariche positive, seguendo un’antica consuetudine. Di conseguenza, il verso della corrente è quello che fa passare i punti da potenziale maggiore verso punti con potenziale elettrico minore. La regola si applica anche a conduttori in cui non sono presenti cariche positive in movimento: se gli elettroni si muovono da destra verso sinistra, ipoteticamente il verso della corrente sarà da sinistra a destra. Una corrente si dice continua quando la sua intensità non varia nel tempo (DC, direct current), in cui la carica è direttamente proporzionale al tempo trascorso.
Come detto prima, per generare un flusso continuo di corrente occorre creare una differenza di potenziale che faccia scorrere le cariche verso punti a potenziale minore. Lo strumento che si utilizza è il generatore di tensione, un dispositivo capace di mantenere ai suoi capi una differenza di potenziale costante, per un tempo indeterminato e qualunque sia la corrente da cui è attraversato.
Collegando i capi di una lampadina ai poli di una pila con due fili di rame, otteniamo un circuito elettrico in cui la lampadina si illumina. Un circuito elettrico è un insieme di conduttori connessi in modo continuo e collegati a un generatore: se il circuito è chiuso, in esso fluisce corrente elettrica; se il circuito è aperto, in esso non c’è corrente. Esistono due tipi di collegamento: il collegamento in serie,
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in cui le lampadine sono collegate una di seguito all’altra e in esse passa la stessa corrente elettrica, e il collegamento in parallelo, in cui le lampadine hanno le prime estremità connesse tra loro e anche i secondi estremi connessi tra loro, in cui passa la stessa differenza di potenziale. Nell’impianto elettrico di casa tutti gli utilizzatori sono collegati in parallelo, in modo da funzionare tutti con la stessa differenza di potenziale, che permette di utilizzare ogni strumento in modo autonomo senza che il circuito si apra.
Sulla Nostromo tutto è collegato in parallelo.
Misurando l’intensità di corrente elettrica e l’energia potenziale in un circuito, possiamo ricavarne un grafico corrente-tensione che forma una curva caratteristica del conduttore. Esiste un’ampia classe di conduttori per i quali la curva caratteristica è una retta passante per l’origine: questi sono i conduttori ohmici, in onore dello scopritore Georg Simon Ohm, fisico tedesco. Per i conduttori ohmici vale la prima legge di Ohm: l’intensità di corrente è direttamente proporzionale alla differenza di potenziale applicata ai loro capi. Ciò è espresso nella formula: i = \ R (intensità di
ΔV
corrente uguale al rapporto tra differenza di potenziale e resistenza elettrica). La resistenza elettrica è una costante di proporzionalità che si misura in Volt fratto Ampere (V\A), che equivale a 1 ohm. I resistori sono componenti
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Introduzione Xenomorfo tesina
La seguente tesina di maturità descrive lo xenomorfo. Nel 1979 il regista britannico Ridley Scott diresse una pietra miliare del genere fanta-horror (genere ibrido tra fantascienza e horror): Alien. Il film narra dello sfortunato incontro dell’equipaggio di una nave spaziale con una terrificante forma di vita aliena insinuatasi di nascosto nell’astronave. Tra angosce e esitazioni, l’equipaggio cercherà in tutti i modi di stanare la creatura per scacciarla via dalla nave, ma l’alieno sembra essere invincibile e inafferrabile.
Nel corso degli anni questo lungometraggio ha acquisito sempre più popolarità e apprezzamenti, fino a essere considerato un capolavoro del genere (tant’è vero che è il capostipite di una serie di film e fumetti). Moltissimi sono i temi filosofici nascosti nell’evento raccontato: la xenofobia (la paura per il diverso, per l’estraneo); la primordiale ed efficace volontà di vivere (un istinto incontenibile alla vita che spinge l’Alieno ad eliminare l’equipaggio); la potenza e il miracolo della nascita, poiché l’Alieno ha un ciclo riproduttivo molto particolare: l’embrione viene impiantato in un ospite tramite una creatura intermedia (il FaceHugger); dopo qualche ora il bambino-alieno, pronto alla vita autonoma, “si fa partorire” sfondando la cassa toracica dell’ospite parassitato, uccidendolo. Il solo fatto che l’Alieno (chiamato anche Xenomorfo) necessiti di inseminare (e quindi uccidere) altre forme di vita per assicurare la riproduzione della sua specie, lo rende un essere angoscioso e contrario a tutte le regole dell’etica e della normale riproduzione naturale.
Il film è ambientato sulla gigantesca astronave Nostromo, buia, poco ergonomica, per nulla accogliente, asettica, artificiale, piena di lunghi e stretti corridoi con pareti quasi del tutto coperte da infiniti tubi e cavi. Lo spettatore si sente schiacciato da un senso di claustrofobia e di trappola. L’Alieno, grazie alla sua agilità, velocità e anche alla spiccata intelligenza, può nascondersi ovunque. La cosa sconfortante è che nessuno dei sette membri dell’equipaggio riuscirà a vedere veramente l’Alieno nel corso di tutto il film. Come è fatto? Nessuno riesce a rispondere perché i suoi attacchi sono rapidi e improvvisi e soprattutto inaspettati. Scott è stato un maestro nel creare questa soffocante atmosfera ostile: è come se ci dicesse di non aver paura del mostro in sé, ma della sua attesa. Il buio, emblema dell’ignoto e della paura, domina buona parte delle scene e né lo spettatore né i protagonisti riusciranno mai a vedere indistintamente gli oggetti (o un mostro) nascosti in una stanza. Per buona parte del film, penseremo che l’incontro con lo Xenomorfo sia stata una sfortunata coincidenza, ma nella parte finale scopriremo un terrificante complotto che ci porterà, a questo punto, a tifare e sperare per la sopravvivenza dei pochi superstiti e, allo stesso tempo, a provare disgusto per la totale assenza di scrupoli del genere umano.
La creatura, lo Xenomorfo, è nata dalla mente geniale di un artista surrealista svizzero scomparso il 12 maggio 2014: Hans Ruedi Giger. I suoi lavori e le sue opere hanno un forte impatto visivo ed emotivo e sono imperniate sul tema del “biomeccanico”, ossia della presenza di strutture organiche all’interno di un corpo meccanico o comunque artificiale. Tra i suoi quadri, vi era anche uno Xenomorfo che con qualche modifica (per renderlo più alieno e molto meno umano) è stato adattato per il film. La creatura aliena, considerata la “specie perfetta” per la sua ostilità e la sua eccezionale conformazione fisica che la rende un nemico molto difficile da sconfiggere, da più di trent’anni occupa l’immaginario di chi ha visto il primo film della saga di Alien e ne è rimasto affascinato. Come me.
Collegamenti
Xenomorfo tesina
- Letteratura inglese - "Frankenstein", the first science fiction novel.
- Italiano - "La metamorfosi" di Kafka.
- Arte - Surrealismo e Dalì.
- Fisica - La corrente elettrica.
- Letteratura latina - Decimo Giunio Giovenale e la xenofobia.
- Filosofia - L'Oltreuomo di Nietzsche.
- Storia - La guerra fredda, inizio dell'esplorazione spaziale.
- Scienze - Lo spazio cosmico.
- Biologia - Dalla predazione al parassitismo.
- Chimica - Tioli e solfuri.