La notte
Una storia infinita
Maria Ilenia Nobilione
L.G.S. Immanuel Kant (RM) – Classe V Sez. EL
A.S. 2009-2010
Introduzione
È un manto scuro che puntuale arriva alla fine di ogni giorno a coprire la città, divulgando il silenzio e invitando al riposo.
Un manto scuro che come per magia si riveste di una miriade di punti luminosi, che sembrano indicare a chi li guarda la via dei sogni. Allora i pensieri si liberano, i desideri affiorano, l’animo si apre a mostrare le sue verità.
Sotto un cielo trapunto di stelle diventiamo tutti un po’ romantici e sognatori, pronti ad affidare a questo mare oscuro e silenzioso i nostri desideri nella speranza che qualcuno li esaudisca. Il mare delle cose non dette, come qualcuno l’ha definita, dei segreti, delle speranze.
Ma dietro questa facciata complice e incantatrice si nasconde la notte tiranna, quella che per gli animi sofferenti diventa una prigione senza sbarre, che trasforma ai timorosi del buio anche il luogo più familiare in una scatola oscura brulicante di mostri, che tormentano e minacciano il sonno, costringendo alla veglia.
Eppure la saggezza popolare ci rammenta che “la notte porta consiglio”, che è lo spazio delle rivelazioni, delle soluzioni, che sovente ci permette di trovare le risposte ai nostri dubbi, a quei problemi che ci sembrano insolubili. Così, nei momenti bui, ci consola il ripeterci che “deve passare la nottata” e che l’unica cosa da fare è cercare di dormire ed attendere il risveglio.
La notte è stata da sempre la culla dell’ispirazione artistica. Con il suo fascino misterioso è stata descritta dai letterati e rappresentata da pittori e musicisti; al suo suggestivo scenario i poeti di tutti i tempi hanno dedicato i loro versi.
Metafora del male e del peccato per alcuni, per altri custode di ogni conoscenza e ancora regno di passione, che accende i sentimenti e offre ai cuori palpitanti l’occasione per furtivi incontri d’amore.
Oggi, non di rado, la notte è momento di cultura, proponendo con mostre, spettacoli, celebrazioni e iniziative varie, veglie di sapere contro il sonno dell’ignoranza.
Ma la notte, purtroppo, è anche il tempo in cui, con la complicità del buio, si consumano pericolosi agguati, omicidi e incredibili crudeltà.
In questo mio lavoro ho raccolto vari significati che può assumere la notte, traendo esempi dalle diverse discipline trattate nel corso di questo anno di studi.
“Un viaggio nel tempo e nello spazio a cavallo del raggio della luna”, così mi piace definire la mia ricerca.
Il mio percorso inizia con la descrizione della notte dal punto di vista astronomico, i suoi effetti sulla vita, in relazione ai quali ho considerato l’importanza dell’energia elettrica. Sono poi passata al Romanticismo e ho analizzato il tema della notte nella letteratura italiana, riscontrando analogie nei classici latini. Ho quindi trattato del diverso aspetto della notte nella letteratura romantica inglese e in quella spagnola. Collegando il tema della notte al sogno, ho considerato il pensiero filosofico di Nietzsche, con riferimento alla “Nascita della Tragedia”. Ho poi preso in esame il periodo del Nazismo, con particolare riferimento ai crimini avvenuti durante la notte. Tali eventi mi hanno condotta a considerare il quadro di Francisco Goya “Il sonno della ragione”, sia per l’ambientazione notturna, che per la metafora che vuole rappresentare. Dalle riflessioni su quest’opera nasce il mio collegamento della notte, come regno dell’amore, alla più recente letteratura francese.
Questa tesina è stata per me un’esperienza molto soddisfacente e costruttiva e spero che vi risulti di piacevole lettura.
Cenni astronomici
La notte è l’intervallo di tempo compreso tra il tramonto e l’alba, in cui il Sole rimane al di sotto dell’orizzonte. Il fenomeno della notte è dovuto al movimento di rotazione della Terra intorno al proprio asse, che crea l’illusione del sorgere e tramontare del Sole. Tale movimento ha la durata di circa 24 h e determina l’alternarsi di ore di luce e ore di buio durante il giorno. Poiché la Terra ha forma sferica, i raggi del Sole, che giungono paralleli fra loro, ne illuminano solo un emisfero (quello rivolto verso il Sole), lasciando l’altro al buio. I due emisferi, quello illuminato e quello al buio, risultano divisi da una circonferenza chiamata circolo di illuminazione, che non è proprio di una linea netta, ma piuttosto di una fascia in cui la luminosità compare o si attenua progressivamente e consente, quindi, il passaggio graduale dal dì alla notte.
Infatti il cielo si illumina gradualmente ancor prima della comparsa del Sole all’orizzonte e si scurisce gradualmente dopo che il sole è scomparso sotto l’orizzonte. Questo fenomeno prende il nome di crepuscolo ed è dovuto alla rifrazione e alla diffusione che subiscono i raggi solari nell’attraversare l’atmosfera, i quali, pertanto, riescono ad illuminare anche una parte di superficie terrestre che dovrebbe essere al buio.
La durata del crepuscolo aumenta con la latitudine, perché i raggi solari devono attraversare uno spessore maggiore di atmosfera.
La durata della notte varia in base al susseguirsi delle stagioni, alla latitudine, alla longitudine e al fuso orario. Nei giorni di equinozio la notte e il dì hanno, in linea teorica, la medesima durata.
Esistono due punti geografici, i poli, dove per sei mesi è notte. Ai due poli, infatti, si alternano solo due stagioni, l’estate e l’inverno, che corrispondono a sei mesi di dì e sei mesi di notte. Quando al polo nord è estate, al polo sud è inverno e, a causa dell’inclinazione dell’asse terrestre, la luce del sole non arriva. Per questo motivo, quando è estate in uno dei due poli, si parla di “sole di mezzanotte”, perché i raggi del sole arrivano per tutta la durata del giorno.
Il fenomeno dura invece per un minor lasso di tempo man mano che ci si sposta verso i due circoli polari.
All’equatore la notte e il dì hanno la stessa durata durante tutto l’anno.
Poiché il fenomeno della notte è dovuto alla rotazione assiale dei corpi celesti e avendo ogni corpo una propria velocità di rotazione, la durata della notte varia da pianeta a pianeta. Diversa è anche l’atmosfera di ogni corpo celeste.
Esistono pianeti e satelliti praticamente privi di atmosfera, dove è netta e visibile la linea di demarcazione tra notte e dì.
In alcune lingue, fra cui quella francese e quella italiana, si è soliti definire la prima parte della notte, quella antecedente la mezzanotte, con un termine specifico, e cioè “sera”.
Effetti sulla vita
La notte influisce sugli esseri viventi. Le piante per esempio di notte non sono in grado di compiere la fotosintesi clorofilliana, mentre la maggior parte degli animali utilizza la notte per riposare. Gli animali notturni, come ad esempio i pipistrelli, hanno invece il loro periodo di veglia durante la notte e sono attivi dopo il tramonto e prima dell’alba.
Fino all’invenzione e allo sviluppo della corrente elettrica e dell’illuminazione artificiale la notte era per l’uomo considerata esclusivamente un periodo di riposo. Successivamente invece l’attività notturna è cresciuta, con un impatto significativo sull’economia.
Oggi le metropoli di notte sono illuminate come se fosse giorno e le molte attività esistenti, come nightclub, pub, discoteche hanno trasformato la notte da momento di esclusivo riposo a possibile momento di svago.
Fisica
La corrente elettrica
*
Prima e seconda legge di Ohm
Più di 2000 anni fa i Greci rilevarono una particolare proprietà dell’ambra che, se strofinata con un panno di lana, era in grado di attirare pezzetti di carta, fili di stoffa e pagliuzze leggere. Dal nome greco dell’ambra, elektron, questo fenomeno fu definito elettrizzazione e dall’ambra deriva la parola elettricità.
L’elettricità è una proprietà fondamentale di tutti i corpi, in quanto è una forza naturale presente negli atomi della materia. Gli atomi, infatti, elettricamente neutri, sono comunque costituiti di particelle dotate di carica elettrica: i protoni, positivi, localizzati nel nucleo insieme ai neutroni, neutri, e gli elettroni, negativi, in orbita intorno al nucleo. Normalmente ogni atomo contiene un numero uguale di protoni e di elettroni; ogni qualvolta viene meno questo equilibrio, cioè quando gli atomi perdono o acquistano elettroni, la forza da essi esercitata di attrazione verso cariche di segno opposto o di repulsione verso cariche dello stesso segno, genera fenomeni elettrici.
Lo spazio entro cui una carica elettrica esercita la sua azione è detto campo elettrico e le direzioni lungo le quali viene esercitata questa forza sono dette linee di forza.
In alcuni materiali, in particolare i metalli, gli elettroni sono detti liberi o vaganti per la loro capacità di staccarsi facilmente dal loro atomo e spostarsi in un altro atomo. Tali materiali sono detti conduttori a differenza di altri, definiti isolanti, la cui struttura impedisce questo movimento.
Il flusso delle cariche elettriche in un conduttore, cioè lo spostamento di un elettrone da un atomo all’altro, è appunto la corrente elettrica.
Questo movimento non è spontaneo, ma è l’effetto di una forza applicata dall’esterno. La forza esterna che determina lo spostamento degli elettroni è detta forza elettromotrice, o anche tensione o differenza di potenziale.
Esistono macchine capaci di provocare questo movimento, i cosiddetti generatori di tensione.
L’unità di misura della forza elettromotrice è il volt, dal nome del fisico italiano Alessandro Volta che, nel 1800, costruì il primo generatore di tensione: la pila.
La pila realizzata da Volta consisteva in una sovrapposizione di dischetti di zinco e rame immersi in un elettrolita (una soluzione di acido solforico diluito).
L’elettrolita, infatti, ha la proprietà di sottrarre cariche allo zinco per cederle al rame, così che al polo collegato al primo disco di rame si trovano concentrate le cariche positive (polo +), mentre al lato opposto, in corrispondenza con l’ultimo disco di zinco, si concentrano le cariche negative (polo -). Collegando quindi la pila ad un conduttore ottenne il flusso di corrente.
Ogni generatore, quindi, presenta un polo positivo con una mancanza di elettroni e un polo negativo con un eccesso di elettroni. La differenza di potenziale che esiste fra i due poli del generatore è appunto la forza elettromotrice. Infatti se si collegano i poli del generatore con un filo metallico, gli elettroni in eccesso al polo negativo scorreranno verso il polo positivo per equilibrare la differenza di potenziale fra i due poli.
Per meglio spiegare il concetto di forza elettromotrice, si può ricorrere per analogia all’esempio del circuito idraulico.
Consideriamo una cisterna d’acqua situata ad una certa altezza dal suolo, collegata per mezzo di un tubo ad una bacino di raccoglimento posto più in basso. L’acqua scorrerà nel tubo ad una certa velocità e in una certa quantità in un’unità di tempo. Se aumentiamo l’altezza della cisterna, maggiori saranno la velocità dell’acqua e la quantità. L’acqua in caduta produce energia, quindi aumentando l’altezza, aumenta anche l’energia sviluppata dalla caduta.
Come nel paragone idraulico, anche nel circuito elettrico maggiore è la differenza di potenziale fra i due poli, cioè la forza elettromotrice, tanto maggiore sarà la corrente che scorre lungo il conduttore e quindi anche l’energia che è in grado di produrre. I generatori, attraverso processi interni di natura chimica o meccanica, sono in grado di mantenere la differenza di potenziale agli estremi di un conduttore così che il flusso della corrente non si arresta.
Se tagliamo il filo conduttore e colleghiamo alle due estremità, ad esempio, una lampadina, la corrente scorrerà anche dentro di essa provocando l’effetto luminoso; questo componente del circuito in cui la corrente spende la sua energia si chiama resistore o carico. Se al circuito viene applicato anche un interruttore, si potrà ottenere di interrompere o riattivare il flusso di corrente e quindi di accendere o spegnere la lampadina.
La quantità di cariche elettriche che attraversano un conduttore in un certo tempo è detta intensità della corrente e si indica con “I”. L’unità di misura dell’intensità della corrente è l’ampere, dal nome del matematico francese André Marie Ampère, e si indica con “A”.
Ha intensità di 1 ampere quella corrente in cui la carica elettrica di 1 coulomb attraversa la sezione di un conduttore in 1 secondo:
1A = 1C / 1s
Lo strumento per misurare l’intensità della corrente è l’amperometro.
Il movimento degli elettroni dentro un conduttore non è così facile come potrebbe sembrare, perché essi circolando vanno ad urtare contro le altre particelle di cui è costituito, che ne rallentano il cammino, ostacolando quindi anche il passaggio della corrente. Questa proprietà che manifestano i corpi di ostacolare il passaggio della corrente è detta resistenza. Da ciò ne consegue che in presenza di una certa differenza di potenziale, la corrente non scorre con la stessa intensità in tutti i conduttori, ma varia a seconda della resistenza che presenta il mezzo in cui scorre.
La resistenza si indica con “R” e per essa è stata stabilita come unità di misura l’ohm (Ω), dal nome del fisico tedesco Georg Simon Ohm, che studiò i principi che regolano l’intensità della corrente e la resistenza dei corpi.
Si dice che un conduttore ha resistenza di 1 ohm, se sottoposto alla tensione di 1 volt è percorso da una corrente di 1 ampere:
1Ω = 1V / 1A
Per i conduttori metallici e le soluzioni acquose di elettroliti, Ohm ricavò sperimentalmente due leggi.
La prima Legge di Ohm esprime che in un circuito elettrico, a temperatura costante, l’intensità I della corrente è direttamente proporzionale alla tensione V applicata, mentre si dimostra inversamente proporzionale alla resistenza incontrata: I = V / R
Da cui la formula derivata
R = V / I
Oppure ancora
V = I ∙ R
Questo significa che in presenza di una data differenza di potenziale, quanto più R è grande, tanto minore è la corrente che attraversa il conduttore e quindi per ottenere una data corrente in conduttori con resistenze maggiori dovremo applicare differenze di potenziale maggiori.
La seconda Legge di Ohm stabilisce che, a parità di materiale, se si fanno variare la lunghezza “L” e la sezione “S” del conduttore, la resistenza “R” del conduttore è direttamente proporzionale alla sua lunghezza e inversamente proporzionale alla sua sezione: R = pL / S
La costante “p” indica la resistenza specifica o resistività di ogni conduttore ed esprime la resistenza che un suo campione di lunghezza e sezione unitarie alla temperatura di 0° C offre al passaggio della corrente.
Dal valore della resistività di un materiale si ricava la sua capacità di condurre corrente. La resistività dei conduttori cresce con la temperatura. A temperature prossime allo zero assoluto, la resistività assume in genere valori molto bassi, mentre per alcuni materiali, detti superconduttori, si arresta del tutto.
In un circuito elettrico la resistenza di un conduttore si manifesta attraverso la parziale dissipazione della corrente sottoforma di calore per effetto Joule.
Italiano
Giacomo Leopardi
“La sera del dì di festa”
*
“Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”
Giovanni Pascoli
Il gelsomino notturno”
“ *
“ X Agosto”
Gabriele D’Annunzio
“ Notturno”
*
“La sera fiesolana”
Il Romanticismo
Tra la fine del ‘700 e la seconda metà dell’’800 si diffonde in Europa un importante e complesso movimento letterario definito “Romanticismo”. Il termine romanticismo deriva dall’aggettivo inglese romantic, che a sua volta trae origine dalla parola romance, che significa cosa fantastica, irreale, proprio come quelle che avvengono nei romanzi. Servì quindi a definire sia una disposizione d’animo fantasioso e sentimentale, sia i paesaggi solitari e pittoreschi che la stimolavano.
Il Romanticismo nasce in opposizione all’Illuminismo, periodo precedente che aveva esaltato la ragione come facoltà sovrana, rivendicando il valore del sentimento come mezzo conoscitivo della realtà della vita universale.
Tale movimento si sviluppa dapprima in Germania, poi in Inghilterra, in Francia e infine in Italia. I diversi movimenti romantici hanno comunque in comune l’ideale della libertà creativa e della spontaneità, fuori da ogni modello e da ogni regola prestabilita, la concezione di una letteratura e di una poesia come libera espressione del sentimento individuale, l’esaltazione della fantasia, ma soprattutto l’esaltazione e il trionfo delle tematiche negative, quali il dolore, il mistero, l’oscuro, il rifiuto della realtà, il desiderio di evasione, il vagheggiamento della morte.
Gli autori romantici rifiutano l’idea illuministica della ragione.
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