Estratto del documento

White Album

Dal bianco al bianco

Federica Viara

Istituto Magistrale Statale “Edmondo de Amicis” - Cuneo

Liceo delle scienze umane

Classe 5H

Anno scolastico 2014-2015

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I Beatles sono stati una band attiva dal 1960 al 1970, formata da John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.

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Bianco

Il bianco è un colore che vediamo ogni giorno, in ogni luogo, è sempre presente intorno a noi. Per essere precisi, il bianco non è classificato come colore, infatti è un non-colore: il bianco non è niente. Una copertina, un muro, un foglio di colore bianco possono non comunicarci nulla e lasciarci indifferenti, perché qualcosa di bianco è spesso visto come qualcosa di vuoto da riempire. Davvero? Sicuri che il bianco non sia nulla? Io credo che il bianco non debba essere chiamato nulla, né non-colore, ma nemmeno colore in realtà, perché il bianco è tutto.

Ognuno di noi ha presente quell'esperimento che si faceva alle elementari: una piccola trottola dei colori dell'arcobaleno che quando gira diventa bianca. Il bianco è l'unione di tutti i colori, di ciò che vediamo, l'unione di tutto il nostro mondo. Pur essendo già tutto esso stesso, il bianco ha il potere di essere arricchito da ciò che abbiamo dentro: possiamo colorare un foglio, riempire le pareti di una stanza di parole o di pensieri... possiamo racchiudere un arcobaleno di musica, di fantasie, di storie diverse all'interno di un disco dalla copertina totalmente bianca. Il bianco può racchiudere di tutto dentro di sé e aspetta solo che qualcuno scopra questo tutto... che spesso si trova proprio a portata di mano.

L'album bianco, il doppio bianco o il White Album dei Beatles è chiamato da tutti così, ma in realtà ognuno può chiamarlo come vuole, non solo perché la sua copertina è totalmente bianca, ma soprattutto perché non ha in realtà nemmeno un nome suo: presenta semplicemente la scritta The Beatles in rilievo, poco a destra e più in basso rispetto al centro.

Quelle due parole, anche loro in bianco, ovviamente, sono il suo nome ufficiale, ma sembrano arrivate lì per caso: sono leggermente storte, come se fossero un suggerimento scritto in fretta, una piccola nota: “Qui può esserci tutto, potresti esserci anche tu... cerca solo di ricordarti che all'inizio c'eravamo noi, ci siamo noi”.

È vero. Nel White Album ci sono i Beatles, ma non quelli che si conoscevano fino a quel 22 novembre 1968, quando l'album fu pubblicato: i Beatles del White Album sono ancora un gruppo, un gruppo però non più di membri, ma di persone. Se da una parte si può infatti dire che il White Album è il lavoro di una band che dà segni di scioglimento, dall'altra si può affermare con certezza che in esso si sentono davvero i quattro Beatles, che hanno più voglia che mai di essere John, Paul, George e Ringo. Cosa vediamo se apriamo l'album? Non più una sola grande foto che li ritrae insieme, com'era successo per i nove album precedenti, ma quattro piccole foto in un ordinato equilibrio sul bianco assoluto. Quattro semplici ritratti di

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quattro visi, quattro sguardi, così simili e allo stesso tempo così diversi e lontani tra loro, che ci fissano senza mai stancarsi, che ci seguono se decidiamo di spostarci. I Beatles dei White Album sono più diretti e genuini che mai.

Poi c'è la musica: trenta tracce in due dischi. Ascoltare il White Album significa fare un viaggio, per alcuni addirittura un'esperienza trascendentale in un altro mondo, incredibilmente ricco e variegato: nel gran numero di brani si trovano infatti tantissime immagini e temi diversi, tipici o meno dei quattro di Liverpool, oltre che un'incredibile varietà di suoni, dai più classici ai più sperimentali.

Quando si ascoltano i Beatles o anche quando semplicemente si parla di loro, viaggiare nel tempo e nell'immaginazione è quasi obbligatorio. Parlando del White Album, toglierei il quasi.

Io sono pronta ad intraprendere questo viaggio, sempre uguale ma sempre diverso, dal bianco che è nulla al bianco che è tutto. Spero che lo siate anche voi.

Se sì, allora step right this way!

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Bianco come un'ala di gabbiano

Non tutti gli album sono in grado di colpire senza essere ascoltati, o senza nemmeno essere toccati. Il White Album non solo è stato in grado di farlo, ma lo ha fatto in un anno in cui stupire era obbligatorio: il 1968.

Una copertina totalmente bianca, un album senza nome, che contrasta palesemente con le opere psichedeliche e piene di colori che l'hanno preceduto, come Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, album davvero colorato, sia da vedere che da ascoltare. Il White Album avrebbe potuto essere completamente viola, rosso, verde, azzurro, invece è di un bianco puro e assoluto, di un bianco che spiazza lo spettatore, perché spetta a quest'ultimo scoprire ciò che la band non gli suggerisce nemmeno. Il bianco può spiazzare, ma può anche consolare e confortare; può essere una macchia di chiarezza e di pace, comparsa in un periodo di scontri e disordine, ma anche di grandi conquiste.

Il colore bianco ha, è ormai quasi ovvio affermarlo, un'importanza fondamentale per l'album: gli ha dato un nome e gli dà tutt'ora un carattere. È tuttavia curioso notare come la parola white non compaia mai, nemmeno una volta, né sulla copertina, né sul poster di cui l'album è provvisto, né in nessuno dei versi di nessuna delle trenta canzoni, le cui parole sono riportate nel libretto contenuto all'interno. Il colore bianco è, insomma, talmente presente ed immediato che non ha nemmeno il bisogno di essere menzionato: C'è e basta avranno pensato i Beatles e tutti ve ne accorgerete.

Il White Album si presentò dunque con semplicità, la quale però si scoprì presto essere non soltanto spiazzante, ma anche presunta, in quanto bastò appoggiare la puntina sul disco per capire subito le grandi novità che quell'album avrebbe (ed ha) portato con sé.

Molto spesso è successo che opere non solo musicali, ma anche artistiche e letterarie si siano presentate con curiosa semplicità, la quale, dopo uno sguardo un po' più attento, avrebbe liberato tutte le novità che teneva nascoste dentro di sé. La semplicità, del resto, attira il pubblico, e lo spinge ad addentrarsi nell'opera, per scoprire tutto ciò che essa ha da offrire.

Un valido esempio di come la semplicità formale può essere accompagnata da straordinari cambiamenti e novità è l'operato del grande poeta italiano di fine Ottocento Giovanni Pascoli.

Giovanni Pascoli è da molti soprannominato il poeta delle piccole cose proprio perché si lasciò

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ispirare da tutto ciò che lo circondava; spesso non aveva bisogno di avvenimenti straordinari o di pagine e pagine piene di versi: gli bastavano la sua realtà e poche parole scritte su un foglio per trasmettere a tutti il suo messaggio, semplice e complesso allo stesso tempo.

Non è tuttavia solo la presunta facilità la ragione per la quale ho voluto collegare la copertina bianca dei Beatles con la poesia di Pascoli: infatti ho deciso di farlo soprattutto perché, in una delle più famose composizioni del poeta, il colore bianco ha un ruolo fondamentale, pur non essendo scritto da nessuna parte...

La raccolta Myricae fu pubblicata da Pascoli nel 1891 e fu poi ripubblicata e rivisitata, fino all'ultima versione, risalente al 1900. È importante ricordare che i testi compresi in questa versione definitiva furono composti nell'arco di oltre un ventennio: tra il 1877 e il 1900.

A Pascoli, infatti, non interessava raggruppare le sue poesie a seconda del loro periodo di composizione, ma a seconda, invece, della loro metrica, della forma e talvolta anche a seconda del loro contenuto. Myricae, una delle sue raccolte più famose, contiene dunque dentro di sé poesie appartenenti a periodi della vita dell'autore anche molto diversi e lontani tra loro. Tuttavia, tutti e 156 i componimenti sono caratterizzati da tratti comuni: con uno stile frammentario e guidato dal tema portante, quello della natura, un Pascoli simbolista e decadente descrive, in modo assolutamente non oggettivo, paesaggi suggestivi, semplici solo apparentemente. La natura e gli elementi descritti in Myricae sono molti: ogni immagine, ogni colore e ogni parola ha un significato ben preciso per l'autore, significato che molto spesso conduce a pensieri negativi, tristi, pessimisti. Il poeta si relaziona con una natura che appare bella ed armoniosa, la quale però è anche piena di misteri e carica di immagini minacciose, che in un attimo possono diventare simboli di morte, malinconia e solitudine. Per tutta la vita, Pascoli scrisse restando, più o meno volontariamente, legato al passato, legato alle terribili esperienze che da bambino lo avevano segnato; una su tutte, la tragica ed improvvisa morte del padre, che portò

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via con sé anche il nido familiare che suo figlio cercò per tutta la vita di ricostruire.

L'immagine del nido, l'immagine della casa sono le uniche luci di speranza all'interno della realtà scura e desolata descritta in Myricae. Queste immagini riescono a dare conforto al poeta: anche se sono come piccole visioni, sfuggenti e destinate ad essere inghiottite dall'oscurità, il bianco puro che le contraddistingue riesce ad illuminare, anche per un solo attimo, l'intero componimento con la luce della speranza...

Temporale

Un bubbolio lontano...

Rosseggia l'orizzonte

come affocato, a mare:

nero di pece, a monte

stracci di nubi chiare:

tra il nero un casolare:

un'ala di gabbiano.

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Sintesi

Introduzione White Album, tesina

La seguente tesina parla del White Album, pubblicato dai Beatles nel 1968. Ho parlato del colore bianco e poi ho analizzato tre delle canzoni del disco, collegando tutto con alcune materie d'esame.

Collegamenti

  • Italiano - Pascoli
  • Storia - Guerra fredda ed era Gorbaciov
  • Pedagogia - Montessori
  • Inglese - Victorian compromise
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