Introduzione
Seppure ogni singola emozione sia importante e permetta a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni che lo facciano star bene e lo appaghino. In una parola esso è continuamente “alla ricerca della felicità”. Molte ricerche, infatti, mettono in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi cognitivi, nonché sul benessere generale della persona.
La felicità è dunque una condizione di benessere dell'essere umano, ed esso è portato, fin dalla sua comparsa, a ricercare questa condizione. Questo tema appassiona da sempre l'umanità: scrittori, poeti, filosofi, ma anche persone comuni. Ognuno si trova a pensare, descrivere e cercare questo stato di grazia.
Secondo teorie contemporanee, la felicità sta nel provare ciò che di più bello esiste nella vita. Non è un’emozione oggettiva ma una capacità individuale. Non è casuale, come un evento del destino, ma bisogna scoprirla ed imparala. Bisogna, infatti, imparare ad essere felici.
Purtroppo il periodo storico che abbiamo come sfondo, non è dei migliori, ed a tutto ci spinge tranne che ad essere felici. È possibile dunque parlare di felicità in tempo di crisi? A parer mio sì, possiamo e dobbiamo, proprio per ricordarci che bisogna superare questo periodo.
In linea con questo pensiero quest’anno l’ONU ha istituito la prima giornata mondiale della felicità, da segnare alla data 20 marzo. ACT è la sigla che racchiude tutte le attività promosse in onore di questa giornata:
A
FFAR THE PLEDGE – Affermare il proprio impegno
C
HEERS THE HAPPY HEROES – Celebrare gli eroi delle felicità
T
AKE PLACE – Partecipare attivamente per diffondere la felicità
Le iniziative dell’ONU auspicano una felicità collettiva, ma ognuno di noi deve imparare ad essere felice, per contribuire al benessere altrui. Bisogna trovare e seguire la propria essenza, quell’IO che spesso si nasconde anche da noi, perché percorrendo questa strada troveremo la felicità. 2
Fisica: ideale & reale
Spesso siamo portati alla ricerca estenuante di una felicità ideale, che probabilmente non avremo mai e che ci fa sfuggire la felicità reale, che è fatta anche di piccoli attimi quotidiani. Sono tanti i casi è validità questa disequazione:
Ideale reale.
≠
In fisica per esempio, parlando di circuiti elettrico, in merito all’impossibilità di avere una generatore ideale di tensione, corrente continua si è introdotto il concetto di che è un ipotetico dispositivo in grado di mantenere una tensione costante fra i suoi capi, indipendentemente dall'intensità di corrente, per un tempo indeterminato.
Un generatore di tensione può essere indicato con uno dei seguenti simboli:
Simbolo di un generatore di tensione ideale Simbolo di una pila
Il secondo simbolo viene in particolare utilizzato per indicare una pila. Il segno "+" si riferisce al polo positivo (a potenziale più alto), mentre il segno "-" si riferisce al polo negativo (a potenziale più basso).
La forza capace di creare questi dislivello elettrico è detta: W
FORZA ELETTROMORICE = q
Il lavoro W è compiuto da forze non elettrostatiche, interne al generatore; ad esempio nella pila sono forze chimiche e nella dinamo sono elettromagnetiche.
L’unità di misura di questa forza è il volt (V), in nome di Alessandro Volta:
[1 ]
J
[1V] = [1C ]
f ∆V
In un generatore IDEALE em =
f ∆V
In in generatore REALE em = massima
∆ V
La massima , in un circuito, si ha quando questo non eroga corrente, cioè è aperto. <
∆ V f em
Se circola corrente
Per descrivere questa diminuzione di tensione è stata associata ad ogni GENERATORE REALE un nuova grandezza caratteristica, chiamata RESISTENZA INTERNA (r), che misura l’impedimento al moto delle cariche in un generatore reale. Questo viene quindi modellizzato come un generatore ideale collegato in serie ad un opportuna resistenza interna. GENERATORE IDEALE r
Italiano: Pascoli – “Allora…”
Capita di congelare nella nostra memoria un momento della nostra vita, in cui ci sembrava tutto perfetto e forse lo era davvero, quello diventa la FELICITÀ IDEALE. Dopo quel momento, tutto ciò che differisce da esso viene visto come imperfetto e inutile. Niente di più sbagliato, dobbiamo sempre apprezzare ciò che la vita ha da offrirci.
Pascoli, uno dei maggiori poeti italiani della seconda metà dell'Ottocento, ha deciso, dopo la morte del padre, di negarsi ogni felicità.
Vita
Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855. Il padre, che è amministratore di una tenuta agricola, viene ucciso in un agguato lasciando orfani i suoi otto figli. Pascoli ha allora dodici anni e sta seguendo gli studi in un collegio di Urbino; a questo lutto si sommarono altre tragedie familiari (tra cui la morte della madre) che influenzarono profondamente la sua vita, la sua visione del mondo e la sua poetica.
A Bologna, dopo la laurea, si avvicinò a gruppi anarchici e socialisti ma, in seguito ad una esperienza di tre mesi carcere che lo segnò in maniera pesante, abbandonò la politica attiva. Scrive e pubblica componimenti sparsi e riuniti in cicli, che confluiranno in MYRICAE (1891).
Decise di dedicarsi all'insegnamento universitario non tralasciando mai, però, la sua unica passione: la poesia. Pubblica “Canti di Castelvecchio” e “Primi poemetti”.Nel 1905 succedette a Carducci alla cattedra di letteratura italiana all'università di Bologna.
Nel frattempo trova il suo rifugio ideale dagli affanni della vita nella casa di Castelvecchio di Barga nella Carfagnana, dove vive anche la sorella Maria. Muore nel 1912, all’età di 57 anni, di cirrosi epatica.
Myricae
Myricae è il primo libro poetico di Pascoli. Il titolo viene ricavato da un verso della quarta egloga di Virgilio (“arbusta iuvant humilesque myricae”: piacciono gli arbusti e le umili tamerici) ed è carico di valori:
- 1. Valore simbolico = vuole rappresentare gli aspetti più semplici, propri dell’umile mondo bucolico
- 2. Valore affettivo = le tamerici abbondano nella natia San Mauro ed il poeta parlerà delle proprie poesie come di tamerici (anche nella prefazione ai “canti di Castelvecchio”, opera che va letta in continuità con Myricae) e si augura che fioriscano intorno alla tomba della madre. 4
La raccolta è attraversata da un vasto repertorio di immagini e situazioni che appartengono alla biografia del poeta e al mondo della campagna.
Nella rappresentazione dei quadri naturali il poeta si concentra su un particolare minimo in cui è possibile riconoscere il tutto, il macrocosmo si riflette nel microcosmo, nell’umile oggetto della quotidianità si può incontrare il sublime.
Fra i temi più ricorrenti:
- 1. Memoria volontaria – scorrere continuo tra passato e presente;
- 2. Nido - simbolo di una sicurezza spesso minacciata;
- 3. La siepe – elemento che isola e protegge dal male, dal dolore e dall’intrusione di elementi ostili;
- 4. Riflessione sulla poesia - unica forma di consolazione e rifugio;
- 5. I morti - spesso incontrati in situazioni oniriche e visionarie
Allora…
Allora... in un tempo assai lunge A
felice fui molto; non ora: B
ma quanta dolcezza mi giunge A
da tanta dolcezza d'allora! B
C
Quell'anno! per anni che poi D
fuggirono, che fuggiranno, C
Introduzione
- Fisica - Generatori ideali e reali
- Italiano - Pascoli, “Allora…”
- Storia dell’arte - Renoir, “Moulin de la Galette”
- Inglese - Gandhi, “Salt March”
- Filosofia - Kierkegaard
- Scienze - I moti dei pianeti, Keplero e Newton
- Matematica - Gli asintoti
- Latino - Sant’Agostino - “L’estasi di Ostia”
- Storia - La nascita della Repubblica 1946