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Vincitori e vinti

Tesina

Rossana Passaro

5C IGEA

Anno scolastico 2012/2013

Indice

1. ITALIANO

Giovanni Verga; Il ciclo dei vinti

2. STORIA

La guerra mondiale

II°

3. DIRITTO

La Costituzione

4. SCIENZE DELLE FINANZE

Il bilancio dello Stato

5. ECONOMIA AZIENDALE

Il bilancio; Le imprese eccellenti

6. MATEMATICA

La ricerca operativa

7. INGLESE

Il ritratto di Dorian Gray

8. FRANCESE

Madame Bovary

9. GEOGRAFIA

Le risorse energetiche

Italiano

Giovanni Verga

Gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, il dito piccolo deve far da dito piccolo. Per raggiungere un obiettivo occorre la collaborazione di tutti coloro che vi sono coinvolti. (I Malavoglia).

Questa frase tratta dai Malavoglia rispecchia appieno il pensiero di Giovanni Verga.

Giovanni Verga nacque a Catania. Da ragazzo entrò nella scuola di don Antonio Abate, un sacerdote laico che ebbe una notevole influenza sulla sua formazione culturale. Don Antonio, amante della rivoluzione americana faceva leggere ai suoi allievi, non solo i classici italiani (Dante, Manzoni, ecc), ma gli scritti infarciti di patriottismo. Verga ha scritto Amore e Patria e i Carbonari della montagna. Si iscrisse alla facoltà di legge a Catania, ma interruppe gli studi per arruolarsi nella Guardia Nazionale. Dopo quattro anni lasciò e si dedicò alla vocazione letteraria. Nel 1865 si recò per la prima volta a Firenze e pubblicò i primi romanzi. Trascorse venti anni a Milano, partecipò attivamente alla vita mondana e fece amicizia con la contessa Maffia. Verga si ritirò in seguito a Catania dove morì il 27 gennaio del 1929.

L'attività letteraria di Verga può essere divisa in tre fasi:

  • La narrativa storico-patriottica degli esordi;
  • I romanzi mondani;
  • La produzione verista.

In Sicilia ebbe una formazione letteraria provinciale, come si nota leggendo i suoi tre romanzi giovanili:

  • Amore e Patria – È un'opera ambientata al tempo delle guerre d'indipendenza americana. Essa è piena di eroi, traditori, fuorilegge, ecc.
  • I Carbonari della montagna – Racconta la cospirazione dei carbonari e la lotta antifrancese dei calabresi al tempo di Gioacchino Murat.
  • Sulle lagune – Narra l'amore di una donna italiana e di un ufficiale ungherese.

Fondamentale nel suo cambiamento di interessi fu l'abbandono dell'isola nel 1865, quando Verga partì per Firenze. Qui si dedicò allo studio della vita borghese che aveva davanti agli occhi, con particolare interesse per le figure femminili e vicende sentimentali, come si può capire dai titoli dei romanzi che scrisse in questo secondo periodo “mondano”:

  • Una peccatrice – Racconta la storia di Pietro Brisio, uno scrittore siciliano che fallisce nella sua carriera di scrittore, analogo fallimento lo ha in amore. La “dama di lusso” che egli è riuscito a far innamorare di sé, pian piano giunge alla disperazione e alla morte.
  • Storia di una capinera – È la storia di una ragazza costretta a stare in un convento; ella scrive delle lettere ad un'amica. Tornata a casa in seguito ad un'epidemia di colera, conosce finalmente la libertà e l'amore. Ritorna in convento, ma dopo la monacazione, la ragazza impazzisce e muore.
  • Eva – Eva è una ballerina. Errico, giovane siciliano riesce a conquistarla, ma poi ella abbandona il lavoro per la gelosia dell'amato e così si perde. Anche l'uomo, passando di errore in errore, pone fine alla sua vita.
  • Tigre reale – Giorgio, giovane diplomatico siciliano ama Nata, una donna raffinata, ma perversa nobildonna russa.
  • Eros – In quest'opera si parla di sentimenti d'amore.

La svolta letteraria cioè il passaggio dal Verga mondano e scapigliato al Verga verista si può datare al 1874, l'anno in cui Nedda fu pubblicata una novella intitolata definita dall'autore “bozzetto siciliano”. L'ambiente non è più urbano ma rurale; la storia non è più ambientata al Nord ma in Sicilia, i protagonisti sono umili contadini. Anche qui protagonista della vicenda è una donna, ma la sua situazione è tragica e concreta, non astratta e sentimentale. Da quel momento in poi la Sicilia contadina con la sua antica cultura fu al centro del lavoro dello scrittore catanese, sia nelle novelle, sia nei romanzi. I due volumi di Vita dei campi e Novelle rusticane contengono racconti e alcuni dei capolavori verghiniani, testi divenuti celebri come La lupa, Rosso Malpelo, Cavalleria Rusticana.

Il verismo di Verga non fu una fredda, distaccata riproduzione del reale, ma una personale visione del mondo, il forte sentimento di dolore e di tristezza di fronte alla vita.

Non è la Sicilia che parla attraverso il poeta, ma è Verga a proiettare sullo sfondo della Sicilia e dei suoi abitanti, la propria visione del mondo e della storia.

Verga ebbe una concezione dolorosa e tragica della vita. Egli pensava che tutti gli uomini fossero sottoposti ad un destino crudele e impietoso, che non solo li condannava all'infelicità e al dolore, ma ad una condizione di immobilità cioè senza via d'uscita. Chi cerca di uscire dalla condizione in cui si trova, per colpa del destino non solo ci riesce ma addirittura va incontro a pene maggiori, come succede a “Ntoni Malavoglia e a Mastro Don Gesualdo”. L'uomo non può ribellarsi al destino: peggiorerebbe la sua condizione se lo facesse. L'uomo non può staccarsi dal mondo in cui vive: morirebbe (Idea dell'ostrica).

La visione verghiniana del mondo sarebbe la più squallida e desolata di tutta la letteratura italiana, se non fosse confortata da alcuni elementi. Il primo elemento è il sentimento della grandezza e dell'eroismo umano: i suoi personaggi hanno sempre una virile rassegnazione sopportando con eroismo e coraggio le sventure (Padron 'Ntoni dei Malavoglia). Altro elemento positivo è la fede in alcuni valori che sfuggono alle ferree leggi del destino e della società, religione della famiglia e della casa, dedizione al lavoro, senso di onore e dignità. Fedeltà alla parola data. Chi accetta la vita per quello che è, riesce ad attingere da essa le gioie semplici del lavoro, della famiglia, dell'onore.

I personaggi dei due romanzi “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo”, sono anche essi dei vinti. Il Verga in questi romanzi parla di gente umile. La conoscenza del mondo contadino risale all'infanzia di Verga, quando ebbe dei compagni (bambini poveri) imparò così ad amare queste persone e nello stesso tempo comprenderli.

I Malavoglia

Nei Malavoglia si narra di una famiglia di pescatori (i Toscano, detti i Malavoglia) composta dal nonno padron Ntoni, dal figlio Sebastianazzo con la moglie Maruzza (detta la longa) e da cinque nipoti: Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Il loro patrimonio è costituito da una grande barca “la Provvidenza” e dalla casa detta la “Casa del Nespolo” perché si trovava vicino ad un albero di nespolo. Padron Ntoni, per migliorare le condizioni della famiglia, poiché il nipote è partito per fare il militare, acquista una partita di lupini che Sebastianazzo imbarca sulla Provvidenza per andare a venderli a Riposto. Durante il tragitto una tempesta provoca la perdita dei lupini e la morte di Sebastianazzo, a questa morte seguono altre disgrazie: la morte di Luca nella battaglia di Lissa, la morte Maruzza per il colera, la perdita della casa per il debito e soprattutto il traviamento di Ntoni. Ntoni, tornato dal militare si unisce ad una brutta compagnia e ferisce con una coltellata il brigadiere don Michele. L'avvocato difensore per alleggerire la posizione dell'imputato, insinua il sospetto che Ntoni ha ferito il brigadiere perché se la intendeva con la sorella Lia. Lia, non sopportando le critiche della gente del paese, si perde sui marciapiedi della città. Intanto Alessi sposa la Nunziata e riscatta così la casa, e ritorna con Mena, che però rifiuta di sposare Alfio. Ntoni torna a casa ma, si sente colpevole per aver violato il patto di onestà e di amore verso i suoi cari. Decide così di andare via di casa.

A vivere le vicende dei Malavoglia è tutta la gente del paese.

Per quanto riguarda la lingua usa un linguaggio semplice e chiaro.

Mastro Don Gesualdo

In quest'opera si parla di un ex muratore Gesualdo Motta che con la sua tenacia del lavoro è riuscito ad arricchirsi.

Recupera il “Don” sposando Bianca Trao, una nobildonna decaduta. Il matrimonio di Bianca non porta a “Mastro-Don Gesualdo” la sperata soddisfazione. Ha il “Don” però si sente escluso non solo dalla plebe, ma anche dal mondo aristocratico. Il dolore maggiore, però, gli deriva dal fatto che non è amato né dalla moglie, né dalla figlia Isabella (non sua figlia, perché nata dalla relazione di Bianca con il suo vecchio fidanzato). Mastro Don Gesualdo fa studiare la figlia nelle migliori scuole. La fa sposare al Duca di Leyra. Mastro Don Gesualdo perde la moglie, si ritrova, malato di cancro nel palazzo della figlia, dove assisterà allo sperpero di tutte le sue ricchezze. Muore solo e abbandonato da tutti.

I due romanzi hanno un comune tema di fondo, il ciclo dei vinti.

Che mette in evidenza il movente dell'agire umano che genera il progresso. Nei Malavoglia ciò che mette in moto le vicende è il bisogno di uscire dalla miseria. In Mastro-Don Gesualdo c'è il desiderio di ricchezza e dell'ascesa sociale. Diverso è il pessimismo che domina nei due romanzi. Nei Malavoglia questo pessimismo è lenito dal conforto della religione della casa e della famiglia. Nel Mastro-Don Gesualdo è la smania delle ricchezze e dell'ascesa sociale che sembra una legge del mondo, chiude il cuore dell'uomo, lo rende opportunista, calcolatore, vile e spietato.

Storia

La guerra mondiale

II°

Hitler, a riparo da sorprese militari sul versante orientale grazie al patto di non aggressione con l'Urss il 1° settembre 1939 decise di invadere la Polonia, suscitando finalmente la reazione di Francia e Inghilterra: aveva così inizio la “Seconda guerra mondiale”. Contro la Polonia la macchina bellica nazista utilizzò la tattica di sfondamento della guerra-lampo, coadiuvata dal contemporaneo attacco delle armate sovietiche (17 settembre 1939). L'esercito hitleriano occupò poi la Danimarca, la Norvegia, l'Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, mentre i russi ponevano sotto il loro controllo le repubbliche baltiche e la Finlandia. Sul fronte occidentale i tedeschi aggirarono la linea fortificata di Maginot e nel giugno del 1940 invasero la Francia, dove venne creato un governo fantoccio (governo collaborazionista di Vichy).

Allo scoppio del conflitto e fino alla prima metà del 1940 l'Italia aveva proclamato la sua “non belligeranza” e quindi il non intervento nella guerra, riscuotendo il plauso del pontefice Pio XII e dell'opinione pubblica pacifista. Questa scelta era stata determinata da tre importanti motivi:

  • L'impreparazione dell'esercito, logorato dalle campagne di Etiopia e di Spagna;
  • Le insufficienti risorse industriali e la conseguente dipendenza dell'Italia da quelle estere;
  • Infine, un accordo segreto fra l'Italia e la Germania che prevedeva un rinvio della guerra di almeno tre anni e che Hitler non aveva rispettato, prendendo l'iniziativa senza nemmeno consultare il Duce.

La posizione dell'Italia tuttavia cambiò di fronte all'improvvisa disfatta francese e alle fulminanti vittorie di Hitler: Mussolini a quel punto non seppe resistere alla tentazione di poter sedere come vincitore al tavolo della pace, che sembrava a molti ormai vicina. Pertanto il 10 giugno 1940 dichiarò guerra alla Francia e all'Inghilterra.

Hitler diede quindi il via al piano d'invasione dell'Inghilterra, anticipato da massicci bombardamenti su tutte le città inglesi. La battaglia d'Inghilterra, tuttavia, si rivelò un fallimento, grazie alla capacità di reazione dell'aviazione britannica.

Contemporaneamente, la guerra giunse anche in Africa, dove gli Italiani iniziarono un'offensiva contro le colonie inglesi.

Alla fine del 1940 Germania e l'Italia strinsero con il Giappone il Patto tripartito (27 settembre 1940), che prevedeva l'impegno da parte dei tre contraenti di creare un “ordine nuovo” in base al quale esercitare un vero e proprio predominio su tutti gli altri popoli asiatici ed europei.

In vista di un inevitabile attacco all'Unione Sovietica, Hitler cercò di trasformare i Balcani in una regione satellite della Germania, suscitando la preoccupazione di Stalin. In quel momento Mussolini, desideroso di emulare il dittatore tedesco, decise di attaccare la Grecia (28 ottobre 1940). L'offensiva, pur essendo del tutto inaspettata, fu un insuccesso e Hitler fu costretto a giungere in soccorso dell'alleato italiano: fu così che dopo aver occupato la Iugoslavia, la Germania invase la Grecia (aprile 1941). Anche l'offensiva italiana nel Mediterraneo e in Africa si stava rivelando fallimentare: perciò fu inviato da Hitler un corpo corazzato guidato dal generale Rommel, grazie al quale fu possibile rioccupare la Cirenaica.

Nel giugno del 1941, Hitler decise l'invasione dell'Unione Sovietica (operazione Barbarossa). I tedeschi giunsero in breve tempo nei pressi di Mosca e di Leningrado, ma furono bloccati dal sopraggiungere dell'inverno, che dette il tempo all'Armata russa di riorganizzarsi. I russi ricevettero inoltre preziosi aiuti dagli Stati Uniti che, pur restando su una posizione isolazionista, approvarono la cosiddetta “legge affitti e prestiti” con cui fu possibile inviare aiuti degli Stati in lotta contro il nazismo. Dopo poco tempo, anche il presidente Roosevelt si convinse della necessità di sconfiggere il nazismo: perciò egli si incontrò con il primo ministro inglese Churchill e firmò la Carta atlantica, una dichiarazione congiunta dove venivano ribaditi i fondamentali principi delle libertà e della democrazia (14 agosto 1941).

Il 1941 terminò con l'attacco a sorpresa della base navale statunitense di Pearl Harbor sferrato dal Giappone (7 dicembre), che provocò l'ingresso degli Stati Uniti nel conflitto. L'attacco fu motivato dalla volontà di costruire una “Grande Asia” sotto l'egemonia giapponese, progetto ostacolato in maniera sempre più aperta dagli Stati Uniti.

Nonostante l'ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, nella primavera del 1942 le potenze dell'Asse ripresero con successo l'iniziativa: i giapponesi occuparono molti importanti territori in Estremo Oriente, mentre in Africa settentrionale una controffensiva italo-tedesca riuscì a giungere fino a El-Alamein (Egitto). Nell'estate del 1942 le truppe naziste avanzarono in Unione Sovietica, occupando la Crimea e giungendo a Stalingrado. Questi successi ebbero però un aspetto negativo, in quanto allargarono eccessivamente il fronte, rendendo difficili i contatti e i rifornimenti. A minare l'efficienza delle forze hitleriane contribuirono inoltre consistenti aiuti dagli Americani, che in tempi brevi riuscirono a mobilitare quattordici milioni di uomini e a inviare su tutti i continenti enormi quantitativi di viveri e di materiale bellico.

I primi segni di un'inversione di tendenza a favore degli Alleati si ebbero sul fronte russo, a Stalingrado. Qui la popolazione resistette eroicamente all'assedio per 180 giorni, permettendo all'esercito sovietico di contrattaccare e costringere la sesta armata tedesca alla resa (febbraio 1943). Nella disastrosa ritirata che seguì, le truppe italo-tedesche vennero annientate dal freddo e dalla fame. Fu l'inizio del tracollo delle ambizioni imperialistiche di Hitler.

Gli americani avevano iniziato la loro controffensiva anche in Estremo Oriente, riconquistando via via le isole del Pacifico: i giapponesi furono sconfitti nelle battaglie navali delle isole Midway (giugno 1942) e di Guadalcanal (agosto 1942-febbraio 1943). In Africa, nel frattempo, la controffensiva britannica portò allo sfondamento del fronte italo-tedesco a El-Alamein mentre gli statunitensi sbarcavano in Marocco e in Algeria (novembre del 1942).

Intanto in Italia, dove il regime fascista era sempre più debole, venne aperto un secondo fronte con lo sbarco alleato in Sicilia (10 luglio 1943), deciso da Roosevelt e Churchill nel corso della conferenza di Casablanca (gennaio 1943). Di fronte alla caotica situazione determinata dallo sbarco anglo-americano, il Gran consiglio del fascismo decretò la fine del regime fascista (24-25 luglio 1943), mentre il re fece arrestare Mussolini. Venne formato un nuovo governo guidato dal generale Badoglio, accordatosi segretamente con gli Alleati per trattare una pace separata. A quel punto l'Italia diventava una nemica per Hitler, che inviò dieci divisioni nella penisola. Quando l'8 settembre venne reso noto l'armistizio firmato con gli anglo-americani, l'esercito italiano, abbandonato dal re e da Badoglio, si trovò in balia dei tedeschi, i quali occuparono in poco tempo l'intera penisola non ancora liberata.

Mussolini, liberato da paracadutisti tedeschi, venne posto a capo della Repubblica Sociale Italiana, con sede a Salò.

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Sintesi

Materie e argomenti

  • 1. Italiano: Giovanni Verga; Il ciclo dei vinti
  • 2. Storia: La II° guerra mondiale
  • 3. Diritto: La Costituzione
  • 4. Scienze delle finanze: Il bilancio dello stato
  • 5. Economia aziendale: Il bilancio; Le imprese eccellenti
  • 6. Matematica: La ricerca operativa
  • 7. Inglese: Il ritratto di Dorian Gray
  • 8. Francese: Madame Bovary
  • 9. Geografia: Le risorse energetiche
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