Death Note
Quello che ho intenzione di proporvi oggi è una realtà letteraria che molto spesso viene declassata se non del tutto ignorata dalla critica, ma che in realtà rappresenta una chiara espressione delle paure e delle repressioni contratte dal tipo di società in cui sono nate: sto parlando del manga, il fumetto giapponese; portando alla vostra attenzione l’esempio di un cult del genere, il manga Death Note distopico.
Note che per il momento mi limiterò col definire
Quella che vi sto per raccontare è una storia che vede come protagonista un quaderno, il Death Note (ovvero il Quaderno della Morte). In un giorno, apparentemente come gli altri, un giovane studente modello appartenente alla middle class di Tokyo, rinviene nel cortile della propria scuola il suddetto quaderno, il quale sarebbe in grado di dare al possessore dei poteri demoniaci, grazie al quale Light Yagami, il bishōnen che ha ritrovato il quaderno, è in grado di uccidere le persone soltanto tenendo a mente il nome e il volto di quest’ultime.
Non solo è in grado di uccidere, ma anche di decidere in che modo: infatti se entro 40 secondi vengono indicate le cause della morte, questa avverrà nella maniera stabilita, altrimenti con semplice attacco cardiaco. E questa è solo una delle regole che contiene il quaderno usato da Light per fare piazza pulita delle persone ingiuste che popolano la Terra.
Perché è questo l’intento di Light Yagami (a sinistra): costruire una società ideale fatta di buoni e giusti,
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priva di criminali e di coloro che causano incidenti e malattie al prossimo. Ed è proprio in questo momento che ci terrei ad evidenziare una certa analogia tra il presente manga e la Germania nazista del Novecento; non a caso l’intento principale di tale opera sia ammonire le dittature, gli idealismi e le utopie eccessive. E, in particolar modo, soffermarsi su come l’eccessivo potere possa deviare la mente umana in maniera del tutto irreversibile, al punto da perdere di vista ogni morale o crearne una propria, completamente distorta dalla follia.
Hitler & Light Yagami
Inizialmente l’intento di Kira, nomignolo affidato a Light Yagami
killer),
(traslitterazione della parola era quello di punire gli ingiusti, stanco di un mondo tormentato dagli omicidi e di una giustizia incapace di compiere il proprio dovere, ma successivamente egli
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sposta la sua mira anche a coloro che osano mettersi sulla sua strada, agli inutili e ai disoccupati e sottolinea più volte come si senta il “Dio” del nuovo mondo dove tutti gli sono fedeli e devoti. Questo è particolarmente visibile quando si inizia a parlare di Regno di Kira.
sopprimere anche chi non contribuiva al
Passiamo ora alla Germania nazista: si parla di una nazione di forti, una razza pura, priva di cospiratori, dove vengono valorizzati ideali come la “lealtà della causa nazista” e il lavoro. Chi sceglie di non sottostare al regime, viene ucciso dal dittatore, Hitler.
Adolf Hitler è stato definito per troppo tempo, con facile e pericoloso quanto diffuso luogo comune, un “pazzo capace, non si sa come, di contagiare con la sua follia un popolo intero”.
La Germania nazista
Man mano che ci allontaniamo dal periodo nazista diviene sempre più pressante la necessità di considerare l’ascesa, il trionfo e la caduta non più solamente come il frutto della pazzia di un demone uscito dalle tenebre della storia ma, di comprendere i meccanismi individuali e collettivi innescanti un fenomeno che portò indubbiamente l’uomo sbagliato al momento sbagliato ad una posizione di assoluto dominio e all’annientamento di interi popoli.
Al centro di tale potere vi fu Adolf Hitler, la cui figura è stata più
Friedrich
volta sottoposta a numerosi tentativi di interpretazione.
Nietzsche scrisse che se si osserva troppo a lungo l’abisso, l’abisso finirà col guardarci. È ciò che capita a chi si accosta al nazismo e al suo capo, si viene colti da una vertigine che minaccia in ogni momento la serenità di giudizio. È tale l’enormità dei crimini commessi in nome di Hitler che la tentazione di allontanarsene, è sempre in agguato.
Eppure le intenzioni iniziali del führer, come anche quelle di Kira, erano delle più nobili. Entrambi credevano nell’utopia di una società perfetta e si sono fatti portavoce di un ideale impossibile, in cui hanno creduto troppo ciecamente, soccombendo alla follia, diventando spietati e privi di ogni riguardo verso la vita umana.
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Al centro della teoria di Hitler si pone il “mito del sangue” ovvero la
ariana,
convinzione che solo la cosiddetta razza di cui il popolo tedesco rappresenterebbe la più pura espressione, sia in grado di tramandare la civiltà e quindi, abbia il diritto di guidare i destini dei popoli. Questa tematica non è nata con il fuhrer poiché già diffusa nell’Ottocento, ma viene trasformato da egli in uno strumento di propaganda attraverso l’utilizzazione della polemica antisemita.
Egli era convinto di aver trovato la chiave per comprendere un mondo estremamente complesso;