“La razza non consiste nella lingua, bensì nel sangue”
(Adolf Hitler)
Discipline coinvolte
- Francese
- Filosofia
- Storia
- Inglese
Candidato
Cognome: nome:
Fragnito Lorella Carla
Classe: anno scolastico:
5 CL
2011/2012 Il concetto di superiorità
“La razza non consiste nella lingua, bensì nel sangue”
(Adolf Hitler)
Letteratura inglese
Il “Mein Kampf” di Adolf Hitler
Rudyard Kipling “Lispeth” (1886)
Filosofia
Friedrich Nietzsche (1844-1900)
Arthur de Gobineau - “Essai sur l’inégalité des races humaines” (1853)
Il superuomo
- La volontà di potenza
- L’eterno ritorno
Storia
Il Partito Nazionalsocialista
La Germania Nazista
Il “Mein Kampf”
Alla base dell’ideologia nazionalsocialista sta il mito del sangue, cioè la convinzione che solo la razza indoeuropea, o ariana, di cui il popolo tedesco sarebbe la più pura espressione e diretto erede, sia in grado di tramandare la civiltà e, quindi, abbia il diritto di guidare i destini dei popoli.
Nell’ideologia hitleriana queste componenti si uniscono in modo tale da creare una miscela esplosiva: l’ebreo viene considerato come il principio del male, in perenne lotta contro la razza ariana e la sua civiltà; alla lotta di classe dei marxisti Hitler contrappone una “lotta di razza”, fondata sull’odio e sull’invidia del proletario ariano nei confronti dell’ebreo ricco e borghese.
Il mito del sangue è la teorizzazione del concetto di superiorità che Hitler fa nel suo libro, il “Mein Kampf” (“La mia battaglia”).
Hitler scrisse il suo libro durante la permanenza nella fortezza carceraria di Landsberg, situata a circa ottanta chilometri da Mosca, dall’11 novembre 1923 al 20 dicembre 1924. A partire dall’estate del 1924 trascorse molte ore al giorno dettando opinioni al proprio segretario personale Rudolf Hess che avrebbe dattiloscritto il suo resoconto.
2
Il titolo originario sarebbe dovuto essere, per diretto volere di Hitler, “Quattro anni e mezzo di lotta contro le menzogne, la stupidità e la codardia”, ma il suo manager ed editore Max Amann lo accorciò in “Mein Kampf”.
Fino al 1930 il libro si presentava in due volumi separati, ma poi venne riunito in un unico tomo, in edizione popolare a 8 marchi a copia. Entro il 1945 furono smerciate circa 10 milioni di copie e il manoscritto fu tradotto in 16 lingue diventando una delle opere più famose al mondo.
Lo stile di questa opera è profondamente aggressivo e propagandistico, la prosa è ricercata, ripetitiva e pomposa e abbonda di metafore. La sintassi è sgraziata e contorta, resa ancora più ampollosa dalle ripetizioni superflue e dai repentini cambi di direzione e dai pensieri dissociati dell’autore. Nonostante tutte queste complicazioni nella struttura, che fanno sì che il libro diventi anche abbastanza difficile nella lettura, non bisogna dimenticare che la sostanza del “Mein Kampf” divenne una politica nazionale quando Hitler ottenne il potere.
All’inizio il “Mein Kampf” è salutato dall’entusiasmo di un piccolo gruppo di iniziati, i quali vi vedono il nuovo Vangelo politico.
Successivamente, mano a mano che il partito nazionalsocialista prendeva piede, insieme con lui anche il libro acquistava popolarità diventando la Bibbia dei sostenitori del partito. Quando poi Hitler divenne cancelliere del Reich vennero venduti 800mila esemplari del libro. Inoltre lo stesso autore durante il periodo in cui fu al potere riprese e ampliò i temi in migliaia di discorsi pubblici.
Per Hitler la cancelleria non era altro che un metodo per passare dalla teoria alla pratica, per realizzare, attraverso tappe progressive, la teoria, il programma interno ed esterno esposto chiaramente nella sua personalissima opera.
Certo è che una volta conquistato il potere il “Mein Kampf” divenne obbligatoriamente il libro prediletto di ogni tedesco, volente o nolente. Ognuno doveva possederne una copia almeno e leggerlo, agli sposi novelli in occasione del matrimonio veniva regalata una copia.
In questo libro Hitler aveva indicato fin nei particolari il tipo di Germania che egli si proponeva di costruire, nonché l’ordine mondiale che intendeva istituire per mezzo delle armi tedesche.
Le idee contenute nell’opera costituiscono quei principi politici che Hitler non sentì mai il bisogno di modificare, nemmeno durante il periodo in cui fu al potere.
In quest’opera il futuro Führer teorizza il mito della superiorità ritraendosi come il solo uomo in grado di risollevare la Germania dalla miseria dell’epoca per condurla alla gloria.
Anche la grande massa della popolazione tedesca riconosce in Adolf Hitler il suo più grande esponente, il Führer, la guida che avrebbe portato il popolo ariano alla massima glorificazione con la fondazione del Terzo Reich, il terzo Impero tedesco dopo l'Impero germanico medioevale e quello proclamato alla riunificazione della Germania. L'intera nazione tedesca era catturata dalla potenza di Hitler e credeva ciecamente nelle sue parole e nelle sue azioni.
I punti principali dell’opera
1. Il concetto di razza superiore
La razza superiore era un concetto del misticismo nazista tedesco che includeva teorie razziali e mitologiche secondo le quali i popoli germanici o più in generale la razza nordica fossero i diretti discendenti di una arcaica razza ariana, simbolo di perfezione psicofisica e di purezza di sangue.
Di tutte le razze, quella cosiddetta "ariana" o "nordica" era, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, l'unica alla quale spettava il diritto di dominare il mondo; le altre nazioni dovevano sottomettersi alla razza ariana, in virtù della sua conclamata superiorità, destinata a regnare sul mondo intero.
L'ideologia del nazionalsocialismo ha interpretato così il termine "ariano" come razza dominante puramente germanica, la cui missione era di sottomettere o estinguere tutti i presunti popoli inferiori. I nazionalsocialisti hanno così giustificato la catalogazione di semiti e di slavi come subumani (Untermenschen).
2. Il ruolo dello Stato per la conservazione della razza
Lo Stato ha fra le sue funzioni la conservazione della razza germanica. La germanizzazione è possibile per la terra, ma non per gli uomini. Si può cioè occupare un territorio, imporre la lingua tedesca e le sue leggi, ma non per questo si creerà un nuovo popolo tedesco. La razza si tramanda col sangue e non con la dominazione politica o con la lingua comune.
<< Lo Stato non rappresenta un fine, ma un mezzo. Esso è la premessa della formazione di una civiltà umana superiore, ma non è la causa di questa. La causa è riposta solo nella presenza di una razza idonea alla civiltà. Quand’anche si trovassero sulla Terra centinaia di Stati modello, nel caso si spegnesse l’Ariano portatore di civiltà non sopravvivrebbe nessuna civiltà rispondente all’altezza spirituale degli odierni popoli superiori. La premessa dell’esistenza di un’umanità superiore non è lo Stato ma la nazione >>
Si può vedere dunque come il nazismo poneva come priorità assoluta la razza. Essendo la razza l’elemento essenziale della storia e della società, lo Stato doveva essere lo strumento, “la condizione essenziale per creare una superiore civiltà umana”.
3. Le minoranze agguerrite
Il concetto di minoranza agguerrita è dominante. È la natura stessa a fornire a questa minoranza le armi per la vittoria. Solo gli individui di pura razza ariana possono avere le qualità necessarie alla lotta: i “bastardi” saranno sempre sconfitti perché il loro sangue annacquato li rende pavidi e vili. Lo Stato Nazionale ha il dovere di tutelare la razza pura e far sì che l’evoluzione della specie faccia sì che il sangue germanico resti incontaminato. Va da sé che lo Stato deve prevedere la limitazione delle nascite come atto dovuto nei confronti di una “sana” umanità. Lo Stato Nazionale ha il dovere di vietare la procreazione agli individui deboli o malati.
- Letteratura francese: Arthur de Gobineau (Essai sur l’inégalité des races humaines);
- Letteratura inglese: Rudyard Kipling (Lispeth);
- Filosofia: Friedrich Nietzsche (Il superuomo, la volontà di potenza, l’eterno ritorno);
- Storia: il Partito Nazionalsocialista, la Germania Nazista.