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Gli uomini e il potere: ovvero i totalitarismi e il mito del superuomo

A cura di Elena De Maso

Introduzione

  • Storia – Fascismo, Nazismo, Stalinismo
  • Pedagogia – A.S. Makarenko
  • Storia dell’arte – Guernica, P. Picasso
  • Latino – Tacito
  • Filosofia – F. Nietzsche
  • Italiano – G. D’Annunzio
  • Biologia – Apparato locomotore
  • Inglese – G. Orwell
  • Matematica – Massimi e minimi di una funzione

Nel corso dei miei studi ho avuto modo di conoscere le dittature del ‘900 ma anche, purtroppo, le conseguenze che hanno prodotto: basta citare l’Olocausto per essere tutti concordi nel condannare tali forme di governo che, nella maggior parte dei casi, a causa della concentrazione del potere nelle mani di un unico soggetto, il dittatore appunto, hanno finito per compiere gli eccidi più terribili.

Tuttavia, pur non misconoscendo la portata catastrofica di tali eventi, senza giungere al negazionismo storico di alcuni filosofi moderni; mi sono sempre chiesta come mai interi popoli si siano abbrutiti a tal punto. Come mai interi popoli non si siano ribellati a ideologie folli, lesive di ogni diritto umano. Come mai intere nazioni abbiano taciuto e acconsentito al radicamento di tali presupposti.

Esiste forse un leader carismatico, capace di conquistare le folle, una sorta di Superuomo?

Esiste una propaganda tanto forte da abbindolare nazioni di uomini e di donne?

E quale effetto hanno sulla psiche umana questi input? Possono trasformarsi in archetipi e in veri e propri culti della personalità? Ma questa stessa volontà di potenza non è la molla che spinge al progresso?

La risposta a tutti questi interrogativi mi è stata fornita, nel corso degli anni, dal mio curricolo socio-psico-pedagogico che mi ha permesso di conoscere i meccanismi che guidano la psiche nel rapporto con gli altri, a livello dell’Io, dal punto di vista dell’alunno e dell’istituzione Scuola. Grazie a queste discipline ora sono in grado di comprendere meglio gli accadimenti storici e a riconoscere nel quotidiano elementi che invece passerebbero indisturbati, veicolati dalla televisione e in genere dai mass media, e influenzerebbero la mia mente senza passare attraverso il filtro “critico” della mia personalità.

Tutti questi interrogativi e queste scoperte ho deciso di analizzare e raccogliere nella mia tesina.

Nel programma che ci ha occupato quest’anno scolastico, abbiamo approfondito tre dittature abbastanza diverse fra loro: il nazismo, il fascismo e lo stalinismo. Il filo conduttore delle mie ricerche è stato il concetto di potere, cosa permette e cosa può provocare. Pertanto ho creato un video introduttivo in cui ho raccolto dalle conquiste tecniche e scientifiche dell’uomo moderno, che raccontano un potere positivo, che si configura come progresso e conquista; all’esibizionismo delle dittature del secolo scorso, nelle quali si mescolava ideologia, propaganda, mito, … ma soprattutto voglia di potere. Ma facciamo il punto sul concetto: cosa significa il termine “totalitarismo”?

Quando si parla di totalitarismo si intende un’ideologia e un sistema politico caratterizzati dal completo controllo da parte dello stato sulla società e sugli individui.

E si ritiene in particolare che tre regimi politici del Novecento - il fascismo, il nazismo e lo stalinismo – possano essere definiti totalitari.

L’aggettivo «totalitario» fu coniato negli anni venti dagli antifascisti italiani per definire la dittatura mussoliniana. Poi il termine fu utilizzato dallo stesso fascismo con riferimento al primato assoluto dello stato rispetto agli individui. Successivamente il termine fu utilizzato in funzione polemica verso l’URSS.

Negli anni cinquanta studiosi come Hannah Arendt (Le origini del totalitarismo, 1951) definì in modo convincente i caratteri di un regime totalitario:

  • Presenza di un’ideologia ufficiale assoluta e indiscutibile
  • Potere assoluto di un partito unico di massa e del suo capo
  • Uso sistematico del terrore poliziesco
  • Monopolio dei mezzi di comunicazione di massa a fine propaganda
  • Controllo di ogni settore della vita quotidiana
  • Obiettivo di forgiare società di uomini «nuovi»

Per il fascismo si può dire che fu un totalitarismo imperfetto perché rimasero attivi altri due centri di potere – Chiesa e Corona – e non avvenne l’identificazione tra «italiano» e «fascista».

«Il dominio totale, che mira a organizzare gli uomini, nella loro infinita diversità e pluralità, come se tutti insieme costituissero un unico individuo, è possibile soltanto se ogni persona viene ridotta a un immutabile identità di reazioni, in modo che ciascuno di questi fasci di reazioni possa essere scambiato con qualsiasi altro. Si tratta di fabbricare qualcosa che non esiste, cioè un tipo umano simile agli animali, la cui unica libertà consisterebbe nel preservare la specie.»

H. Arendt

Storia

Come affermava nel Rinascimento Machiavelli “historia magistra vitae”, io ho deciso di iniziare la mia disamina storica trattando appunto di questa materia. Nel corso degli studi ci siamo occupati di varie dittature: a partire da quella di Cesare, pescando nella latinità, passando per quelle recentemente scomparse, ricordiamo la caduta dell’U.R.S.S. o di quella più recente in Libia, a finire con quelle odierne di Paesi come Cuba o la Corea del Nord, quest’ultima teatro di scontri all’ordine del giorno.

A questo punto è opportuno trattare dei diversi tipi di totalitarismo del Novecento.

Il fascismo

Gli anni dell’immediato dopoguerra in Europa furono attraversati da una fase di acuta crisi economica e sociale. Essa era in primo luogo una crisi di legittimazione delle istituzioni liberali prebelliche. Infatti, la guerra aveva impresso una brusca accelerazione a quel processo di mobilitazione politica delle masse cominciato già negli ultimi decenni dell’Ottocento.

Nasce il Partito Popolare, primo partito di massa di ispirazione cattolica fondato dal sacerdote Luigi Sturzo che si afferma con il Partito socialista nelle elezioni del 1919.

Intanto, nel marzo dello stesso anno, veniva fondato in P.zza San Sepolcro a Milano il movimento dei Fasci di combattimento da Benito Mussolini.

Due elementi ne consentirono il decollo: una conversione a destra e l’impiego su larga scala della violenza politica.

Fu verso l’autunno del 1920 che incominciarono le spedizioni delle squadre d’azione fasciste contro esponenti e sedi del movimento socialista. Successivamente furono impiegate («camicie nere») dagli agrari per stroncare il movimento contadino.

«Se la legalità è l’essenza del governo non tirannico e l’illegalità quella della tirannide, il terrore è l’essenza del potere totalitario.»

H. Arendt

Nelle elezioni del 15 maggio 1921 i fascisti furono chiamati a presentarsi all’interno delle liste di blocco nazionale con i liberali, che potevano avere la maggioranza solo in tal modo. Questo ne accrebbe il peso politico.

Mussolini a questo punto doveva trasformare il movimento in una vera forza politica.

Nel novembre 1921, al congresso dei Fasci nacque il Partito nazionale fascista che serviva per operare sul piano della legalità politica.

Il programma era molto diverso da quello del 1919: prevedeva uno stato forte e la limitazione dei poteri del parlamento, esaltava la nazione e la competizione fra le nazioni, proponeva la restituzione all’industria privata di servizi essenziali gestiti dallo stato, come le ferrovie e i telefoni. Era un programma di impronta nettamente conservatrice e nazionalista, che rassicurava la borghesia.

La cosiddetta «marcia su Roma» fu effettiva il 28 ottobre 1922 quando colonne fasciste entrarono nella capitale.

Il re Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare il decreto di stato d’assedio e diede a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo.

Mussolini presentò il suo governo al Parlamento con il celebre «discorso del bivacco».

Questi due eventi segnano il crollo delle istituzioni liberali e democratiche.

Nel 1923, con una nuova legge elettorale maggioritaria (legge Acerbo) si assicurò la maggioranza in parlamento.

Il Partito fascista si presentò così nel cosiddetto «listone» che ottenne un grande successo (65% dei voti).

Matteotti, deputato al Parlamento, denunciò i brogli elettorali: fu rapito e ucciso da una squadra fascista. Questo scosse profondamente l’opinione pubblica, aprendo una grave crisi politica: le opposizioni parlamentari, per protesta, decisero di non partecipare più ai lavori delle camere (secessione dell’Aventino).

L’epilogo fu il famoso discorso del 3 gennaio 1925, con cui Mussolini si assunse la responsabilità politica del delitto Matteotti.

Così, anche se nulla formalmente era cambiato, il parlamento veniva di fatto esautorato e la legalità costituzionale sospesa.

Mussolini mirò alla fascistizzazione dello stato e della società civile con le leggi dette «fascistissime» del 1925-1926:

  • Il capo del governo fu reso responsabile solo di fronte al re
  • Il parlamento non poteva discutere nessuna legge senza previo consenso del governo
  • Furono soppressi tutti i partiti politici, a eccezione di quello fascista
  • Furono soppresse le autonomie locali sostituendo ai sindaci i podestà nominati dal sovrano
  • Tutta la stampa fu sottoposta a un severo controllo
  • Fu istituito il Tribunale speciale

Con gli anni trenta il fascismo venne assumendo le caratteristiche di un regime totalitario con iniziative volte a mobilitare il consenso della popolazione (controllo dell’informazione, Istituto Luce, ministero della cultura popolare). L’iscrizione al Partito divenne obbligatoria per i dipendenti pubblici, ma d’altronde era necessaria per ottenere agevolazioni.

Il partito controllava diverse organizzazioni di massa per educare la gioventù ai valori del fascismo, organizzazioni che confluiranno poi nella Gioventù italiana del Littorio.

L’Opera nazionale dopolavoro organizzava il tempo libero dei lavoratori con gite, gare sportive, spettacoli.

La ricerca del consenso e della stabilità politica guidò anche lo sforzo di Mussolini di giungere a una conciliazione fra stato e chiesa che sanasse la frattura apertasi nel 1871, con l’annessione di Roma al nuovo stato unitario.

L’11 febbraio 1929 la Santa Sede e il governo italiano sottoscrissero i Patti lateranensi; Mussolini si presentava così, dinanzi all’opinione pubblica, con tutte le carte in regola, come l’uomo che aveva sanato, dopo decenni, il dissidio con la Chiesa.

Tuttavia, nel 1938 si apre un nuovo capitolo buio: furono approvate le leggi razziali nei confronti degli ebrei. Ma questo non è soltanto il frutto della profonda dipendenza di Mussolini nei confronti di Hitler, ma rientrava pienamente in quella mentalità antidemocratica e antiegualitaria distintiva dell’ideologia fascista.

Il nazismo

Nell’ottobre 1918 in Germania reparti dell’esercito si ammutinarono chiedendo la pace immediata e le dimissioni dell’imperatore. Migliaia di consigli operai controllavano in armi i centri nevralgici del paese.

Allora venne proclamata la repubblica di Weimar.

Tuttavia, l’equilibrio raggiunto dalla repubblica fu presto spezzato quando gli effetti della crisi del ‘29 si abbatterono sul paese.

In questo quadro si colloca l’ascesa di Hitler.

Con le SA tentò un colpo di stato: ma questo fu sventato ed egli fu condannato a 5 anni di carcere. Tuttavia, il processo gli diede il modo per propagandare le sue idee contenute nel libro Mein Kampf con un’intensa opera di agitazione politica.

«I movimenti totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo dovunque ci sono delle masse che per una ragione o per l’altra si sentono spinte all’organizzazione politica, pur non essendo tenute unite da un interesse comune e mancando di una specifica coscienza classista, incline a proporsi obiettivi ben definiti, limitati e conseguibili.»

Hannah Arendt

Più che un programma politico, egli offrì ai tedeschi una prospettiva di radicale mutamento, il sogno di un risorgimento della Germania unita dall’odio contro chi ostacolasse questo progetto. Temi che fecero larga presa in un elettorato eterogeneo e diffuso in tutto il paese.

Nel contempo Hitler riuscì a proporsi come l’uomo che avrebbe potuto stabilizzare in senso autoritario il governo del paese, preservandolo da avventure rivoluzionarie.

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Sintesi
  • Storia – Fascismo, Nazismo, Stalinismo
  • Pedagogia – A.S. Makarenko
  • Storia dell’arte – Guernica, P. Picasso
  • Latino – Tacito
  • Filosofia – F. Nietzsche
  • Italiano – G. D’Annunzio
  • Biologia – Apparato locomotore
  • Inglese – G. Orwell
  • Matematica – Massimi e minimi di una funzione
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