Logos: l’ambiguo e relativo universo delle parole
Michela Casale-Rossi
Liceo Ginnasio Statale “Giuseppe Parini”
Anno scolastico 2010/2011
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Indice
Introduzione ............................................................2
Logos:
I. Il fascino seducente di questa potente signora....................4
II. L’uso del Logos all’interno dei totalitarismi...................11
III. Il ruolo del linguaggio nei romanzi distopici di Orwell e Huxley ...16
IV. La retorica dannunziana...........................................20
V. Il movimento futurista.............................................23
Bibliografia e sitografia.............................................26
Parole e potere
Lo stretto rapporto che intercorre fra questi due termini è ciò su cui per anni ci si è interrogati:
la parola e il potere, la parola è potere. 1
L’oratore a cui è svelato l’arcano ordine che regola il misterioso ed oscuro universo delle parole sarà colui dai cui discorsi, e dalle cui gesta, dipenderanno milioni di anime anelanti.
Tramite un processo di distorsione e deformazione del linguaggio, quelli che una volta erano precisi concetti, ora diverranno termini confusi, e, a causa di questi ultimi, si creerà un mondo governato da illusioni.
Fin dall’antichità, gli esseri umani hanno sempre subito il fascino delle illusioni, fossero esse di tipo filosofico o religioso, sociale o politico; pur essendo mero inganno, tanto dei sensi quanto della ragione, l’illusione indusse gli uomini a creare tutto ciò che di artistico possiamo trovare nel mondo.
Avere il controllo sul linguaggio, e di conseguenza sulle illusioni, equivale quindi ad avere il controllo sulle menti delle persone.
L’animo, generalmente, tende ad essere persuaso dal fascino e dall’inganno delle parole, come possiamo ben notare nell’esemplare vicenda di Elena, mitica causa della guerra di Troia.
Ella, stando a ciò che scrisse il sofista Gorgia, fu indotta dai discorsi del principe troiano Paride a fuggire con lui verso la città di Troia, abbandonando così il marito Menelao e la terra natia.
Se, con un salto cronologico di qualche migliaio di anni, ci spostiamo poi intorno agli anni ’20 e ’30 del ventesimo secolo, subito la nostra attenzione sarà rivolta a quei regimi dittatoriali che, durante questo periodo, reggevano dispoticamente il potere in paesi quali la Russia, sotto il totalitarismo comunista di Stalin, la Germania, dominata dal nazista Hitler, e l’Italia, al cui governo vi era Mussolini, fondatore del fascismo.
I tre demagoghi sopracitati intuirono perfettamente l’ambigua natura della Parola, considerata da Gorgia “una potente signora, che pur dotata di un corpo piccolissimo e invisibile, compie le opere più divine”, e riuscirono a sfruttare tale natura per conseguire i propri obiettivi, assoggettando così milioni di individui al proprio volere.
Il poeta polacco Milosz, il quale fu perseguitato dal regime nazista e costretto in seguito all’esilio a causa di contrasti con quello sovietico, osservava: 2
“chiunque detenga il potere può controllare anche il linguaggio”.
A mio parere, l’ordine delle parole potrebbe opportunamente essere capovolto, in modo da formare la seguente frase:
“chiunque controlli il linguaggio può detenere anche il potere”. 1
Il fascino seducente di una potente signora: il Logos
1 “Mani che disegnano” di M.C. Escher 3
Caratteri generali della sofistica
Intorno alla metà del V secolo a.C. si diffuse, nel mondo greco, e soprattutto ad Atene (divenuta, dopo la vittoria del 480 a.C. contro i persiani a Salamina, il centro politico, economico e militare della Grecia) una nuova corrente di pensiero, radicalmente opposta alla tradizionale “cultura del mito”: la sofistica (σοφιστής=sapiente).
Con l’avvento di questa nuova filosofia, la civiltà greca subì una graduale trasformazione, durante la quale valori religiosi o legati al mito, predominanti fin dai tempi dell’età arcaica, furono criticati e messi in dubbio da un ridotto nucleo di intellettuali e maestri del pensiero.
Questi ultimi, tramite un’osservazione analitica della vita associata e politica (l’età classica fu il periodo di massima fioritura della πόλις) e ad un innovativo concetto di sapienza, svolsero il ruolo di “educatori di una generazione nuova.”
Oggetto del loro interesse fu la società in tutte le sue sfumature (l’uomo, le leggi, il progresso..) ma, in particolar modo, i sofisti si interrogarono sulla retorica, ovvero la forza persuasiva della parola, del λόγος.
In un contesto sociale quale una democratica πόλις ἰσονομία, al cui interno vigevano i principi di ἰσηγορία (eguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge) e (libertà di espressione), la parola era il principale mezzo tramite il quale i liberi cittadini, i πολῖται, potevano far valere le proprie ragioni e argomentare le proprie opinioni in tribunale o in assemblea.
Il λόγος, quindi, divenne la vera e propria ἀρετή del cittadino del V secolo a.C., il quale, grazie agli insegnamenti dei sofisti, apprese l’arte del convincere e di sconfiggere l’avversario presentando argomentazioni più convincenti, indipendentemente dal contenuto.
Quest’ultimo, infatti, venne considerato assolutamente ininfluente: ciò che contava era la bravura nel riuscire a sopraffare le ragioni dell’opposizione.
I sofisti, quindi, non trasmisero ai concittadini un sistema di valori, bensì tecniche e strumenti retorici per mezzo dei quali divenisse possibile autoaffermarsi all’interno della πόλις.
Nel corso del V secolo a.C. si andarono a delineare, grazie ai Sofisti, i principali concetti di una vera e propria scienza del linguaggio, con particolare attenzione alla grammatica e alla retorica.
Protagora
Protagora (il primo e più importante esponente della sofistica), ad esempio, con un’attenta analisi della grammatica greca, spiegò come il linguaggio non fosse altro che un insieme di simboli convenzionali adottato dagli uomini al fine di comunicare, e come esso non fosse indenne da errori o imprecisioni. 4
Il retore, e il sofista, secondo Protagora, devono essere capaci di manipolare il linguaggio, correggendone gli errori, affinché esso diventi lo strumento con il quale affascinare e persuadere gli ascoltatori.
Non è necessario badare al contenuto della tesi esposta: quanto più esso sarà ambiguo e vago, tanto più il retore avrà la possibilità di “rendere più forte l’argomento più debole”.
Dissoi logoi
Un insigne esempio di relatività dei contenuti possiamo riscontrarlo nei cosiddetti Dissoi logoi (ragionamenti doppi), uno scritto anonimo del V sec. su argomenti di carattere etico.
Si ritiene che esso sia un’esercitazione retorica fondata sullo schema sofistico dell’antilogia, ovvero sulla capacità di dimostrare come delle stesse cose possano venire presentate in modo opposto: belle o brutte, giuste o ingiuste, buone o cattive.
Questo testo viene generalmente considerato una summa dell’insegnamento sofistico; nella seconda parte, inoltre, viene trattato ciò che è attualmente chiamato “relativismo culturale”, cioè il riconoscimento della disparità dei valori che presiedono alle diverse civiltà umane.
“Presso i Macedoni si ritiene bello che le fanciulle prima di sposarsi amino e si congiungano con un uomo, e dopo le nozze, brutto; presso i Greci, è brutta l'una e l'altra cosa. Gli Sciti ritengono bello che uno, dopo aver ammazzato un uomo e averne scuoiata la testa, ne porti in giro la chioma posta dinanzi al cavallo, e dopo averne indorato il cranio, con esso beva e faccia libagioni agli dei; invece, presso i Greci neppure si vorrebbe entrare nella casa di uno che avesse compiuto tali cose.
I Massageti squartano i genitori e se li mangiano, perché pensano che l'esser sepolti nei propri figli sia la più bella sepoltura; invece se qualcuno lo facesse in Grecia, cacciato in bando morirebbe con infamia, come autore di cose turpi e terribili.
I Persiani reputano bello che anche gli uomini si adornino come donne, e si congiungano con la figlia, con la madre, con la sorella; per i Greci son cose turpi e contro legge.
Presso i Lidi, che le fanciulle si sposino dopo essersi prostituite per denaro, sembra bello, presso i Greci, nessuno le vorrebbe sposare.
Anche gli Egizi non s'accordano con noi su ciò che è bello; qui è ritenuto bello che siano le donne a tessere e filar la lana; lì invece gli uomini, e che le donne facciano quel che qui fanno gli uomini.
Impastare l'argilla con le mani, e la farina coi piedi, lì è bello, ma per noi è tutto il contrario”
Non sono rari nel mondo greco, e in particolar modo in ambiente sofistico, concetti di questo genere, i quali ci portano a percepire l’inconsistenza e l’opinabilità delle valutazioni morali.
Diels-Kranz 90,2
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Gorgia da Lentini
L’altro grande esponente, oltre a Protagora, della sofistica fu Gorgia da Lentini (485-375 a.C. circa), discepolo di Empedocle e frequentatore della scuola di retorica siciliana.
Con questo filosofo, lo studio del λόγος raggiunse il suo apice.
Egli riprese le grandi scoperte sofistiche riguardo all’importanza della parola e ai suoi problematici rapporti con la verità e la realtà e, partendo dall’antilogia protagorea (che, di fatto, non ruppe totalmente la connessione linguaggio-realtà), arrivò a concettualizzare la parola come qualcosa di completamente autonomo tanto dall’una, quando dall’altra: in mancanza di criteri di giudizio extra-linguistici, il λόγος è tutto ciò di cui abbiamo bisogno se vogliamo far prevalere le nostre idee.
È proprio con Gorgia, inoltre, che venne approfondito anche lo studio della retorica, quale “arte del parlare bene” e “arte della persuasione”.
Peculiarità del buon retore, secondo il filosofo siciliano, è la capacità di servirsi della parola in tutte le sue sfumature, in modo da indurre il pubblico a ritenere vera ogni sua affermazione, giusta o sbagliata che sia.
Dal punto di vista di Gorgia, il quale riprese comunque idee di sofisti precedenti (come Protagora), la retorica era da considerare una vera e propria forma di suggestione, estranea ad ogni necessità di informazioni esatte o di prove a favore della tesi esposta.
Il λόγος, infatti, nell’Encomio di Elena, viene descritto dallo stesso filosofo come 3
“una potente signora, che pur dotata di un corpo piccolissimo e invisibile, compie le opere più divine: può far cessare il timore, togliere il dolore, produrre la gioia e accrescere la compassione”
Con questa frase, Gorgia vuole sottolineare la sconfinata capacità della parola, la cui duttilità è in grado di esercitare un’azione irresistibile sull’interlocutore o, in particolar modo, su un uditorio composto da molti individui.
L’influenza del λόγος non si fonda su un’operazione di convincimento diretta alle facoltà razionali dell’ascoltatore, bensì sulla sua abilità di affascinare e sedurre la componente emotiva dell’anima, ovvero essa si fonda sulla funzione psicagogica (in greco ψυχαγωγεῖν = trascinare le anime).
Certamente, ciò che la parola crea dimostrandosi 6
tanto più forte della ragione non è altro che illusione, anche se piacevole e seducente.
Nel sopracitato Encomio di Elena, Gorgia spiega come la moglie di Menelao non sia colpevole di adulterio, bensì del tutto innocente, e fornisce a prova di questa sua tesi quattro motivazioni:
- Elena abbandonò Menelao per il principe troiano Paride poiché o costretta ad ubbidire alla volontà divina, o forzata e sedotta o, infine, poiché persuasa, dalle parole dello stesso Paride, ad innamorarsi di lui.
Viene così analizzata la forza irresistibile della parola e la misteriosa energia che essa suscita sull’anima umana, seducendola.
La seduzione, dice Gorgia, non è solamente caratteristica di Eros (quarta motivazione dell’innocenza di Elena), ma anche, se non soprattutto, di Logos.
Quest’ultimo, inoltre, è strettamente correlato anche alla violenza (seconda motivazione), in quanto avente lo stesso obiettivo: la sopraffazione. 4
Che cosa esclude, dunque, che anche Elena, sebbene non più giovane, sia stata vittima della
“parola allo stesso titolo che se fosse stata rapita con la violenza? La persuasione ha, infatti, lo stesso potere della costrizione, anche se non ha lo stesso discredito”
Viene in seguito esemplificato, nell’Encomio di Elena, il potere della parola attraverso due tipi specializzati di discorso, la parola poetica e la parola magica.
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- Greco: V secolo, Sofistica, Protagora, Gorgia, Dissoi Logoi, Oratoria, Isocrate;
- Storia: Fascismo, nazismo (stile di Mussolini);
- Inglese: G. Orwell, A. Huxley;
- Italiano: Gabriele D'Annunzio;
- Storia dell'arte: Futurismo.