Liceo linguistico Eugenio Montale 5BL
La fatuità dell’esistenza
borghese
Viaggio nella Roma dell’avidità dei sensi
Antea Gambicorti
A.S. 2013/2014
[La fatuità dell’esistenza borghese] A.S. 2013/2014
Scopo della tesi
La tesi che si va ad esporre indaga essenzialmente la società italiana degli ultimi due secoli ed in particolar modo l’universo aristocratico fine ottocentesco, passando per la borghesia indifferente e accondiscendente del secolo delle due guerre, per poi riallacciarsi alla realtà contemporanea, come sintesi di un processo di lento degrado sociale.
Il filo conduttore che si vuol creare è quindi l’evoluzione inarrestabile e ormai radicata nella Città eterna di un mondo che ha deciso di abbandonare la vita più pura e sincera per dedicarsi a nuovi valori che ruotano in linea massima attorno al sesso e al denaro, intesi come nuovi punti di riferimento utili per la scalata sociale.
Il tutto è contornato dalla figura imponente e protagonista di Roma, che non si figura come la semplice cornice delle vicende, ma assume carattere centrale nei vari episodi, divenendo così il palcoscenico reale della storia italiana degli ultimi due secoli. Una storia che riflette le aspirazioni spassionate di una società persa nella frenetica ricerca della bellezza e del lusso, ma che termina col trovarsi completamente scarna di vitalità e in preda alla totale indifferenza e noia.
In primo luogo quindi si analizzerà la figura emblematica di Andrea Sperelli, protagonista de “Il Piacere” di D’Annunzio e incarnazione perfetta del dandy di fine Ottocento che, circondato da lussi e bellezze, vive in continua alternanza fra vita mondana e vita dello spirito nella Roma aristocratica di fine Ottocento, carica di frivolezze e scandali mondani. Il ritratto dell’Italia umbertina che emerge è quindi quello di un mondo mediocre ed edonista, in cui lo stesso protagonista vive mostrando atteggiamenti ambivalenti, che lo fanno apparire vincitore ed inetto nella duplice conquista di Elena Muti e di Maria Ferres.
I salotti aristocratici, descritti con un linguaggio aulico e solenne, alle volte ridondante, lasceranno il posto all’ambiente borghese del periodo fascista e quindi alla narrazione di un giovanissimo Moravia che ritrae lo sfacelo di una famiglia che potremmo definire della “bonne bourgeoisie” e di un’Italia che dopo il delitto Matteotti del 1924 sembra essersi affievolita e gettata nella più totale indifferenza. Con “Gli indifferenti” riusciamo ad entrare all’interno dell’universo vuoto ed apparente della famiglia Ardengo, dove Michele e Carla sono due giovani incapaci di provare sentimenti, annientati dall’ambiente sterile in cui vivono, per cui il loro dramma risiede proprio in questa inettitudine di fronte alla vita, accentuata dal clima totalitario imposto da Mussolini.
Successivamente, con “La dolce vita” di Fellini ci immergeremo nella Roma di fine anni Cinquanta, la Roma bene, fatta di salotti, dive, night club e immagini che ci impediscono di comprendere ciò che distingue il vero dal falso, ma anche qui, come nei precedenti ambienti analizzati, la noia sarà la costante dell’esistenza di Marcello, giovane scrittore di Cesena arrivato nella Capitale proprio con l’intento di trattare e di entrare a far parte della vita mondana della città.
L’Urbe felliniana, con la sua commistione di religione e scandalo, di sacro e di profano, di splendore architettonico e di degrado morale, sarà poi ripresa e riaggiustata in chiave moderna da Sorrentino ne “La grande bellezza”, ultimo punto cardine di questa tesi e che vede concludere il nostro excursus nella figura di Jep Gambardella, giornalista di costume e critico teatrale navigato, che non solo voleva diventare un “mondano” ma “il re dei mondani” e con la sua volontà di potenza ci è riuscito. Alla luce però del suo sessantacinquesimo compleanno qualcosa cambia: un’analisi profonda e malinconica della sua vita lo porta a ricercare l’innocenza e la spontaneità perduta. La figura di Jep rappresenta così l’uomo di oggi, quello che è la nostra società, quello a cui l’individuo medio aspira, anche inconsciamente. Tuttavia, il suo personaggio si figura estremamente complesso, forse il più completo di tutti quelli presentati.
Il suo sguardo apparentemente cinico, ma in realtà estremamente sensibile, nell’analizzare il mondo che lo circonda ha suscitato l’interesse di intraprendere questo percorso, di vedere come la borghesia moderna e la perpetua devozione per l’apparenza e la mondanità siano la risultante di vari fattori sociali, economici e di pensiero che hanno caratterizzato tutta la storia italiana da dopo l’Unità e che hanno reso Roma eterna indiscussa protagonista di un mondo al confine tra bellezza e decadenza. Liceo linguistico Eugenio Montale 5BL | Antea Gambicorti 2
[La fatuità dell’esistenza borghese] A.S. 2013/2014
Indice
- Andrea Sperelli: incarnazione di una società perbenista e famelica ………………………………… 4
- Il fascismo ed il consenso borghese ………………………………………………………………….... 5
- “Gli indifferenti”: ritratto dell’ipocrisia e dell’apatia del periodo fascista …………………………. 6-7
- Roma: capitale de “La dolce vita” ………………………………………………………………………. 8-9
- Roma oggi: “La grande bellezza” ……………………………………………………………………… 10-12
- “La vita è un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore”……………………………………………… 13
- “Gli sparuti sprazzi di bellezza”: conclusioni …………………………………………………………. 14
- Bibliografia, filmografia, fonti online ………………………………………………………………….. 15
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[La fatuità dell’esistenza borghese] A.S. 2013/2014
Andrea Sperelli: incarnazione di una società perbenista e famelica
Ne “Il Piacere” D’Annunzio regala ai suoi lettori un ritratto denso di lusso, scandalo e amore della Roma del governo Depretis, una Roma che ha partorito una generazione sterile di valori, puerilmente debole e capace esclusivamente di mascherare questa sua inettitudine attraverso feste mondane, atteggiamenti frivoli, amori snaturati e sperdute ricerche di ricchezze utili per aumentare la smania di apparenza.
Proprio in questa atmosfera di sfacelo generale si delinea la figura dell’esteta Andrea Sperelli, uomo ambiguo e raffinato nella sua continua aspirazione verso il bello, l’arte e le opere letterarie, nonché fine poeta. La sua vita trascorre essenzialmente tra un salotto ed un altro, conquistando e facendosi amanti molte delle donne che lo circondano. Tuttavia la sua è una vicenda triste e logorata dal continuo alternarsi del grandioso e del meschino, al punto che finisce per abbandonarsi definitivamente al mondo del Piacere, non riuscendo quindi a far prevalere su di sé il riscatto di una possibile redenzione.
La presenza di due donne completamente differenti tra loro, la passionale Elena Muti e la pura Maria Ferres, accentuano ancor più il dilemma esistenziale che attraversa il protagonista.
Elena rappresenta la parte più vera dell’animo ambizioso di Andrea ed insieme condividono la stessa realtà sociale, lo stesso impeto bramoso verso la vita e verso il piacere carnale. Ciò nonostante, proprio l’indole volubile della donna sarà la causa della fine della loro relazione e del matrimonio di convenienza tra Elena e Lord Heathfield.
Con l’abbandono da parte della femme fatale e la grave ferita subìta a duello contro un rivale, il protagonista trascorre alcuni mesi di convalescenza lontano da Roma, presso la villa della cugina, dove conosce Maria Ferres, emblema di bellezza spirituale. Il suo essere riservato e onesto suscita in Sperelli un nuovo sentimento di amore, che lo allontana momentaneamente dall’ipocrisia dell’ambiente in cui vive, proiettandolo in un universo più puro e sincero, al punto che anche i suoi intenti sembrano prendere una nuova direzione verso una condizione più elevata di spirito.
Il ritorno nell’Urbe lo rigetta nuovamente nel gran cerchio mondano e l’incontro inaspettato con Elena Muti fa rinascere in lui il desiderio di possederla, tuttavia la donna sembra non voler più riallacciare alcun rapporto con il vecchio amante e Andrea Sperelli sfocia così nella più totale decadenza.
Nel bel mezzo di alcune ore stanche di solitudine si delinea il senso di nausea e di amarezza che avvolge il protagonista, in preda alla rassegnazione più cupa, come un malato che ha perduto ogni fiducia di guarire ed è disposto ormai a vivere del suo proprio male, a sprofondare nella sua miseria mortale. Proprio il senso di vacuità e la certezza di quanto tutto ormai sia irreparabile suscitano in lui una collera disperata e un disprezzo folle di se stesso. Incalzato dall’implacabile passione per la vita si vede di fronte al bivio supremo di salvezza o perdizione, ma il coraggio di salvarsi con un atto volontario gli va a mancare e pur essendo in balia del dolore, preferisce non agire per non provare un dolore più virile. Sacrifica così definitivamente quel che gli rimaneva di fede e di idealità per gettarsi a pieno nella vita, come un’avventura esente di scopo, verso la ricerca del godimento, dell’attimo felice, affidandosi unicamente al destino. Con il suo atteggiamento cinico spera perciò di arginare i suoi dolori più intimi, le sue emozioni più recondite, ma in realtà i bisogni ed i disgusti aumentano senza fine.
Il ritorno sulla scena di Maria, giunta nella Roma tanto amata, accende nell’uomo un nuovo desiderio, ovvero quello di conquistare entrambe le donne e di alternare le due visioni, culminando nella fantasia di possedere immaginariamente Elena attraverso la figura di Maria.
Il suo spirito si va ad adattare così completamente alla mostruosa commedia, che quasi non riesce a concepire altro modo di piacere e di dolore. Tutto è divenuto un’abitudine di vizio, un bisogno incessante e imperioso che culmina con il grido del nome di Elena nel momento d’impeto di passione con Maria.
Il senso del “Piacere” che traspare nelle ultime pagine del romanzo è quello di una fiamma incapace di riprodursi e di mantenersi eterna, in quanto il piacere vero è legato esclusivamente all’amore verso ciò che si possiede senza avere la pretesa di possederlo per sempre.
Introduzione universo borghese, tesina
La seguente tesina di maturità tratta del tema dell'universo borghese.
La tesi che si va ad esporre indaga essenzialmente la società italiana degli ultimi due secoli ed in particolar modo l’universo aristocratico fine ottocentesco, passando per la borghesia indifferente e accondiscendente del secolo delle due guerre, per poi riallacciarsi alla realtà contemporanea, come sintesi di un processo di lento degrado sociale.
Il filo conduttore che si vuol creare è quindi l’evoluzione inarrestabile e ormai radicata nella Città eterna di un mondo che ha deciso di abbandonare la vita più pura e sincera per dedicarsi a nuovi valori che ruotano in linea massima attorno al sesso e al denaro, intesi come nuovi punti di riferimento utili per la scalata sociale.
Collegamenti
Universo borghese, tesina
- Italiano: "Il piacere" di D'Annunzio, "Gli indifferenti" di Moravia.
- Storia: il fascismo ed il consenso borghese.
- Filosofia: Schopenhauer "la vita è un pendolo che oscilla tra la noia ed il dolore"
- Cinema: "La dolce vita" di Fellini e "La grande bellezza" di Sorrentino