Estratto del documento

Alessia Fancelli

Liceo Scientifico Carlo Botta – Ivrea

Classe III C

“Umili” e devianti nella letteratura tra ‘800 e ‘900

Abstract

In questo lavoro presenterò tre personaggi minori della letteratura italiana tra ‘800 e ‘900, che mi permettono di prendere in considerazione la rappresentazione degli umili per quanto riguarda l’idea di poetica dei loro autori e il contesto storico in cui scrivono, con una particolare prospettiva, cioè quella della devianza.

Infatti questo sguardo mi permette di analizzare i miei personaggi secondo questa ipotesi iniziale: che sia possibile individuare nella descrizione di personaggi “umili” di romanzieri italiani tra ‘800 e ‘900 alcune teorie sulla devianza, che sorsero nel contesto culturale di quei romanzi.

I personaggi che prendo in considerazione sono Franti, ‘Ntoni e Riccetto, rispettivamente appartenenti alle tre opere Cuore di Edmondo de Amicis, I Malavoglia di Giovanni Verga e Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini.

Il mio interesse per l’argomento ha avuto origine in primo luogo dalla lettura del romanzo Ragazzi di vita di Pasolini. Essendo rimasta molto colpita dai personaggi di questo romanzo, mi sono domandata se, nella letteratura italiana precedente, fossero individuabili altri esempi simili.

Sommario, giugno 2011

  • 1 Introduzione
  • 1.1 Contesto storico e sociale
  • 1.2 Cultura letteraria
  • 1.3 La rappresentazione degli “umili”
  • 2 Edmondo de Amicis
  • 2.1 Franti
  • 2.1.1 L'elogio di Franti (Umberto Eco)
  • 3 Giovanni Verga
  • 3.1 ‘Ntoni
  • 4 Pier Paolo Pasolini
  • 4.1 Riccetto
  • 5 Un destino deviante
  • 5.1 La nascita delle scienze umane
  • 5.2 Franti in rapporto a una teoria ereditaria
  • 5.3 Gli sviluppi successivi delle scienze umane
  • 5.4 La consapevolezza di ‘Ntoni
  • 5.5 Riccetto e le interpretazioni moderne

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1 Introduzione

1.1 Contesto storico e sociale

Possiamo partire dalla considerazione che nella letteratura tra ‘800 e ‘900 vi sia un interesse nuovo per la vita delle classi più basse della società. Queste non erano mai rientrate prima nell’interesse degli scrittori. Questo interesse per gli “umili” trova le sue cause nella situazione di industrializzazione e inurbamento che si viene a creare tra la fine dell’ ’800 e l’inizio del secolo successivo, anche se bisogna tener conto delle differenze tra l’Italia e il resto d’Europa. Il processo di industrializzazione infatti era più marcato in paesi quali Inghilterra, Francia, Belgio, Paesi Bassi, e in misura minore in alcune zone dell’Italia settentrionale, dell’Austria e della Boemia.

La seconda rivoluzione industriale ha costituito l'approdo a cui ha portato l'aumento di conoscenze scientifiche sul mondo naturale, e sulle sue caratteristiche, derivante dalla Rivoluzione scientifica. Essa comporta una profonda trasformazione del sistema economico nel suo insieme e di conseguenza anche del sistema sociale. L'apparizione della fabbrica e della macchina modifica i rapporti fra gli attori produttivi; nasce la classe operaia.

Nell’Europa orientale e nella zona del Mediterraneo la persistenza del latifondo di origine feudale, delle antiche gerarchie sociali e della povertà dei coltivatori costituiscono tuttavia ancora ostacoli insormontabili per l’innovazione tecnologica e gli investimenti sulla terra. Nelle strutture economiche l’Italia, all’indomani dell’unificazione, è un paese ancora fortemente arretrato rispetto ad altri paesi europei quali Inghilterra, Francia e Germania, lontana da una rivoluzione industriale paragonabile a quella già subita dalle nazioni più progredite. La classe dirigente del nuovo stato unito non possiede né la forza né i mezzi (a causa anche della scarsità di materie prime) per avviare il paese alla competizione con gli altri stati. I governi sia di destra che di sinistra si impegnano soprattutto sul fronte dell’agricoltura, con l’adozione di strategie che tuttavia vedono l’effetto collaterale di impoverire ulteriormente le campagne del mezzogiorno. I ceti popolari sono ancora composti in prevalenza di contadini, dato lo scarso sviluppo industriale; queste masse rurali, soprattutto al sud, sono spesso totalmente estranee al nuovo stato unitario. Nonostante ritardi e limiti comunque alcuni centri della penisola, come Torino, si avviano verso uno sviluppo più moderno.

1.2 Cultura letteraria

La cultura del Positivismo diviene egemone in questo periodo; affermatasi prima in ambito europeo, nelle nazioni economicamente più avanzate, nella seconda metà dell’ ‘800 si impone anche in Italia. Essa ha alla base una visione progressista del genere umano e del mondo, basata sulla fiducia nello sviluppo tecnologico come continuo miglioramento delle condizioni di vita. Di qui l’importanza che esso attribuisce alla scienza e l’impulso di uno studio scientifico anche per quanto riguarda la letteratura.

Nella seconda metà dell’ ‘800 i letterati iniziano a scrivere operando come scienziati. La loro ricerca si pone l’obiettivo di rispondere alla domanda di fondo: quali sono le regole che determinano l’agire umano? Si concentrano così in particolare sulle problematiche della vita associata, lavorando sull’uomo inserito all’interno di un contesto sociale più che sull’interiorità di un individuo. Si tratta di un contesto disagiato: la narrazione si incentra su personaggi provenienti dagli strati più bassi della popolazione, toccati dai cambiamenti apportati dall’industrializzazione e dal conseguente inurbamento, che causano una vita in ambienti sovraffollati e la diffusione di malattie e alcolismo.

In Francia nasce la scuola Naturalista, le cui linee-guida vengono tracciate dai fratelli De Goncourt nella loro Prefazione al romanzo Germinie Lacertaux. Ma il massimo esponente del Naturalismo è Zola: il suo romanzo Therese Raquin narra la vicenda di adulterio: la storia di Therese, donna affetta da isteria, dominata dai nervi, e il suo amante, uomo violento e brutale; lo scopo è studiare i comportamenti umani, nella convinzione che alla loro base vi sia principalmente un fattore di ereditarietà dei caratteri. La volontà dei naturalisti è quindi di rappresentare la vita “vera”.

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Le problematiche della vita associata riguardano l’uomo inserito all’interno di un contesto sociale più che l’interiorità di un individuo. Si tratta di un contesto disagiato: la narrazione si incentra su personaggi provenienti dagli strati più bassi della popolazione, toccati dai cambiamenti apportati dall’industrializzazione e dal conseguente inurbamento, che causano una vita in ambienti sovraffollati e la diffusione di malattie e alcolismo.

1.3 La rappresentazione degli “umili”

Per quanto riguarda la rappresentazione del Vero nella letteratura italiana, e di conseguenza anche dei suoi strati sociali più umili, già nel 1820 Manzoni afferma, nella sua lettre a Monsieur de Chauvet, che “quelle narrazioni tradizionalistiche in cui la storia si presentava come l’opera di pochi individui privilegiati, di cui il letterato indagava l’animo, erano false e superficiali”; aveva accertato, con le sue riflessioni, che per trovare la vera realtà storica, occorreva spostare l’indagine “da quei pochi individui sui quali si concentra la lode e il biasimo dei posteri alla massa grande e oscura degli umili che nessun ricordo hanno lasciato di sé e di cui nessuno parla”.

Il romanzo de I promessi sposi rappresenta un lavoro coerente con il principio espresso: la storia viene indagata non più attraverso le gesta di grandi personalità storiche, ma attraverso le vicende apparentemente insignificanti di gente del popolino lombardo.

Nel 1878 poi, con la pubblicazione del racconto Rosso Malpelo, assistiamo alla nascita del Verismo. Verga trae dalla lettura di Zola l’idea di una rappresentazione letteraria oggettiva della realtà, sviluppando una tecnica di scrittura del tutto innovativa, che prevede la regressione del narratore, che non interviene più all’interno delle vicende narrate, cosicché queste sembrino quasi “essersi fatte da sé”.

Già Flaubert nel 1857 aveva teorizzato (e non pienamente realizzato nel suo romanzo Madame Bovary) uno stile espressivo nel quale la voce narrante non si manifesti apertamente nel testo; secondo Flaubert, il narratore deve essere “come Dio nel mondo”: non si vede, ma “tiene le fila del creato” e manifesta i suoi effetti.

Verga però, a differenza di Zola e Flaubert, applica pienamente nelle sue opere questo principio del non intervento del narratore. Si tratta di una sperimentazione letteraria che si esplicita nella rappresentazione degli strati più bassi della società (o, nel caso del Mastro Don Gesualdo, della piccola borghesia), sebbene l’intento originario del Verga fosse quello di partire dalle classi più umili per risalire poi la scala sociale, rappresentando anche l’aristocrazia (ma è significativo che gli altri tre romanzi previsti dal “Ciclo dei vinti”, La duchessa De Leyra, L’onorevole Scipioni e L’uomo di lusso, non furono mai scritti).

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A questo punto entriamo nel vivo della ricerca facendo la conoscenza dei personaggi oggetto della nostra indagine.

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2 Edmondo de Amicis

Cuore, 1886

Il romanzo, scritto venticinque anni dopo la nascita del Regno d’Italia, è stato, almeno fino agli anni Cinquanta, un testo immancabile nella formazione di intere generazioni. Questo romanzo ha significato il tentativo di un’unificazione nazionale attraverso un’opera letteraria, attraverso la proposta di un linguaggio accessibile a tutti e di un sistema di valori comune, facilmente assimilabile ma nello stesso tempo in grado di farsi carico di quella carica ideale necessaria al costituirsi di una nuova nazione. L’esito di questo lavoro fu straordinariamente positivo, tanto che il suo ruolo potrebbe essere paragonato a quello che poi avrà in Italia la televisione nel secondo dopoguerra.

Il libro è costruito come un diario, composto da Enrico, un alunno della terza elementare; alle annotazioni del bambino si intercalano interventi sotto forma di lettera da parte dei genitori e della sorella, oltre a nove racconti, dettati mensilmente dal maestro ad edificazione della giovane scolaresca. Protagonisti di ciascuno di essi sono sempre i fanciulli, ogni volta provenienti da un diversa regione del Regno d’Italia, chiamati a gesti di eccezionale abnegazione o addirittura di eroismo, a difesa della patria, della famiglia o di qualche particolare valore come l’onestà o l’altruismo. In questa cornice la storia si dipana seguendo i ritmi e le scansioni dell’anno scolastico. Ma, al di là di questo sviluppo narrativo tutto in superficie, i piccoli protagonisti rimangono statici e perennemente uguali a se stessi, al ruolo particolare che a ciascuno di essi è stato affidato: Enrico, quieto eroe della medietas borghese; Garrone, incarnazione della bontà semplice e sincera del popolo; Franti, il reietto, il peccatore; e così via. Va sottolineato che questi piccoli modelli di vita incarnano l’ideologia e i valori della borghesia in un’ottica laica: si esprimeva in questo modo il concetto di Stato che era venuto formandosi dopo l’Unità, e le cui basi erano state poste da Cavour proprio in quel Piemonte che fa da sfondo alle vicende.

2.1 Franti

Per una descrizione del personaggio è interessante prendere in considerazione alcuni passi dell’analisi che ne fece Umberto Eco, scrivendone un “elogio”.

2.1.1 L'elogio di Franti (Umberto Eco)

"E ha daccanto una faccia tosta e trista, uno che si chiama Franti, che fu già espulso da un'altra sezione."

Così alla pagina di martedì 25 ottobre Enrico introduce ai lettori il personaggio di Franti. Di tutti gli altri è detto qualcosa di più, cosa facesse il padre, in che eccellessero a scuola, come portassero la giacca o si levassero i peluzzi dai panni: ma di Franti niente altro, egli non ha estrazione sociale, caratteristiche fisionomiche o passioni palesi. Tosto e tristo, tale il suo carattere, determinato al principio dell'azione, così che non si debba supporre che gli eventi e le catastrofi lo mutino o lo pongano in relazione dialettica con alcunché. Franti da Franti non esce; e Franti morirà: "ma Franti dicono che non verrà più perché lo metteranno all'ergastolo", si scrive il lunedì 6 marzo, e da quel punto, che è a metà del volume, non se ne farà più motto.

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Questo il clima: ed Enrico ne era l'esponente medio, paro paro. Da un ragazzo di quella fatta non possiamo aspettarci qualche lume su Franti: anzi doveva esistere tra i due una sorta di incomprensione radicale

…

L'unica volta che Enrico si tradisce e ci mostra la madre di Franti che si precipita in classe a implorare perdono per il figlio punito, affannata "coi capelli grigi arruffati, tutta fradicia di neve", avvolta da uno scialle, curva e tossicchiante, ci lascia capire che Franti ha dietro di sé una condizione sociale, e una stamberga malsana, e un padre sottoccupato, che spiegano molte cose. Ma per Enrico tutto questo non esiste

…

Franti non ha sostrato, non si sa come nasca e come muoia, egli è l'incarnazione del male?

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Sintesi

Italiano

Edmondo De Amicis (Cuore), Giovanni Verga (I Malavoglia), Pier Paolo Pasolini (Ragazzi di vita), Naturalismo francese (Zola, fratelli De Goncourt, Flaubert), Alessandro Manzoni, Umberto Eco;

Storia

Unità d'Italia;

Filosofia e scienza

Positivismo, Naturalismo, Scienze Umane (sociologia, antropologia con particolare riferimento a Cesare Lombroso).

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