Estratto del documento

I sette vizi capitali

Sebastiano Di Gregorio

VB Liceo Scientifico A. Manzoni

I sette vizi capitali: gli abiti dal male

I sette peccati o vizi capitali derivano dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di “abito” che lo inclina in una certa direzione. I vizi sono visti come un’opposizione della volontà umana alla volontà divina; quindi diventano malattie dello spirito.

I sette vizi capitali sono:

  • Superbia (sfoggio della propria superiorità rispetto agli altri).
  • Avarizia (mancanza di generosità, chi è taccagno, ma in origine indicava la tendenza all’accumulo eccessivo e ingiustificato, la tesaurizzazione).
  • Lussuria (dedizione al piacere e al sesso).
  • Invidia (desiderio malsano verso chi possiede qualità, beni o situazioni migliori delle proprie).
  • Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).
  • Ira (il lasciarsi facilmente andare alla collera).
  • Accidia (la pigrizia, l’ozio, la poca voglia di fare, l’apatia, il disinteresse verso gli altri, verso se stessi e verso la vita).

Pochi sanno che durante il medioevo la Chiesa aveva incluso nei peccati capitali anche la tristezza, poiché questo sentimento indicava il non apprezzare le opere che Dio aveva compiuto per gli uomini; oppure che secondo la Chiesa il peggiore dei sette peccati capitali è la superbia, poiché con questo sentimento si tenderebbe a mettersi sullo stesso livello di Dio, considerarlo quindi inferiore a come dovrebbe essere considerato. Infatti, è proprio la superbia, il peccato di cui si sono macchiati Lucifero, Adamo ed Eva.

Nella società moderna, spesso l’uomo si sente protagonista del mondo, invincibile; il peccato nasce allora forse nelle convinzioni sbagliate che l’uomo considera e accetta come giuste. Siamo tutti vittime o carnefici dei sette peccati capitali, ma per noi peccare è diventata quotidianità, abitudine e non facciamo caso né tanto meno poi lo ammettiamo!

Superbia

Superbia

Si intende l’ipervalutazione della propria persona e delle proprie capacità.

Il superbo tende a comportarsi in maniera scorretta perché ritiene di essere migliore degli altri. La superbia è da considerare il peggiore dei peccati capitali, poiché il superbo, innamorato di se stesso, si sente al centro del mondo e assume un atteggiamento “di superiorità” verso gli altri considerati inferiori; tutto questo lo porta a identificarsi con Dio o addirittura come un essere superiore a lui.

Un uomo che nella storia è certamente vissuto di superbia è Adolf Hitler. La sua superbia non è riferita alla sua persona, ma a un’intera popolazione: quella tedesca.

Hitler non ebbe un’adolescenza facile: la morte dei suoi genitori e la respinta dell’Accademia di Belle Arti a Vienna gli portò un periodo oscuro, cinque anni di vagabondaggio e decadimento fisico e sociale. Comunque la sua passione per il mondo della politica era rimasta accesa e ciò che più provocava la sua collera era la teoria dei marxisti che rifiutava i valori della società borghese e del lavoro capitalista. Poi scoprì che dietro a queste teorie c’era anche l’ebraismo. Così nacque il suo odio per gli ebrei: essi erano coloro che si nascondevano dietro al marxismo. Infatti, molti ebrei appartenevano alla borghesia benestante e questo suscitava rancore e invidia nella popolazione.

Al centro della teoria di Hitler sta appunto l’idea della razza. Tutta la storia, dice Hitler nel suo libro “Mein Kampf” (1925), è solo espressione dell’eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l’espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare e la guerra è l’unica cosa che può dare un senso più nobile all’esistenza di un popolo. Di tutte le razze quella cosiddetta “ariana” o “nordica” è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, in fondo l’unica cui spetta il diritto di dominare il mondo. L’unico scopo dello Stato è mantenere sana e pura la razza; Hitler indicava negli ebrei i maggiori colpevoli della presunta contaminazione della razza tedesca: mescolandosi con gli altri popoli, gli ebrei cercano di imbastardirli, distruggendo la purezza della razza ed eliminando così la propria forza, necessaria per la lotta e per la supremazia.

“L’Ebreo è chi avvelena tutto il mondo. Se l’Ebreo dovesse vincere, allora sarà la fine di tutta l’umanità, allora questo pianeta sarà presto privo di vita come lo era milioni di anni fa”.

Così Hitler, Führer della Germania dal 1934 al 1945 del Partito Nazista e il principale ideologo del nazionalsocialismo, cominciò la sua persecuzione antiebraica: nel 1939 entrarono in vigore le prime leggi razziali contro gli ebrei. Questa non si limitò all’esclusione dalle cariche pubbliche o all’obbligo di portare una stella gialla sui vestiti, perché contro gli ebrei è stata impiegata anche la violenza. Per avere il sostegno della popolazione tedesca alla persecuzione degli ebrei, Hitler accusò questi ultimi di tramare un complotto internazionale per preparare una guerra contro la Germania. Col tempo il suo odio andava sempre più crescendo fino a diventare intenzione di “sterminio”. È probabile che l’idea di eliminarli tutti sia nata nel 1941, nel corso della II guerra mondiale. Fu proprio in questo periodo che Hitler si rivelò un abilissimo organizzatore della persecuzione: furono formati dei gruppi d’azione. Giunti in una località, si facevano indicare gli ebrei del posto e il rabbino, al quale affidavano l’incarico di costituire un Consiglio ebraico.

L’indomani, o qualche giorno dopo, il Consiglio ebraico era avvertito che la popolazione ebraica doveva essere registrata in vista di un trasferimento verso un “territorio ebraico”. Il Consiglio era pertanto incaricato di convocare la popolazione. Data la rapidità dell’operazione, l’ordine in genere era eseguito dagli abitanti, perché non ancora informati dei metodi tedeschi. Gli ebrei venivano caricati su autocarri, talora su vagoni merci e trasportati a qualche chilometro dalla città, verso un burrone o un fossato. Spogliati del loro denaro, degli oggetti di valore e spesso dei loro stessi abiti, uomini, donne e bambini venivano immediatamente fucilati sul posto. Le fucilazioni non erano l’unico sistema cui ricorsero i soldati. Si ebbero sulle rive del Mar Nero degli annegamenti collettivi, vi furono anche casi di ebrei bruciati vivi e di ebrei asfissiati negli “autocarri a gas”. Il genio tecnico dei tedeschi permise loro di organizzare nel giro di pochi mesi un’industria della morte, razionale ed efficace. I Lager, campi di sterminio, erano sorti, con installazione dapprima rudimentale, poi via via più perfezionata, e il sistema di sterminio scelto fu l’asfissia per acido prussico e per ossido di carbonio. Ogni campo di sterminio era dotato di un locale chiuso ermeticamente che veniva trasformato in “doccia di ossido di carbonio”; oltre alle camere a gas, le stazioni erano provviste di forni crematori ove venivano bruciati i cadaveri. È difficile dire una cifra esatta, ma si può calcolare che nei campi di concentramento siano morti da quattro a sei milioni di ebrei, in parte per gli stenti e per la fame, in parte uccisi dai gas tossici.

Questi avvenimenti saranno sempre ricordati nella storia come la più grande distruzione di massa. I caratteri grandiosi di questo sterminio hanno addirittura portato a coniare un nuovo termine: il termine Olocausto (dal greco Holos “completo” e Kaustos “rogo”), per riferirsi allo sterminio sistematico di milioni di ebrei, un vero e proprio genocidio (dal greco Ghénos “razza” e dal latino Caedo “uccidere”) che rivela l’intenzione di eliminare un’intera popolazione.

Tutto a causa di un uomo che pecca di superbia!

Avarizia

L’avarizia è la scarsa disponibilità a spendere e a donare ciò che si possiede.

L’avarizia può essere ritenuta dannosa per la società, poiché può danneggiare il benessere degli altri a favore del proprio. Si crede che l’avarizia sia basata su una scorretta associazione tra benessere materiale e felicità. Essa è provocata da una visione illusoria che esagera gli aspetti positivi di un oggetto.

Una figura che presto associamo a quella del “tirchio” è lo Zio Paperone di Walt Disney: un uomo che viveva un attaccamento smodato con il denaro. Zio Paperone riprende perfettamente le sembianze di Scrooge, protagonista di A Christmas Carol, Canto di Natale: una delle opere più belle e popolari dello scrittore inglese dell’800 Charles Dickens.

Racconto fantastico sulla conversione dell’arido e tirchio Ebenezer Scrooge visitato nella notte di Natale da tre spettri preceduti da un’ammonizione del defunto amico e collega Marley, il Canto di Natale unisce al gusto del racconto gotico l’impegno nella lotta alla povertà e allo sfruttamento minorile. Il romanzo è uno degli esempi di critica che Dickens fa alla società, dove l’avarizia è vista come un male del suo tempo.

A Christmas Carol is one of Charles Dickens’ masterpieces. It is the story of a mean financier called Ebenezer Scrooge that hates all the festivities, particularly Christmas, because during holidays he can’t earn any money. Angry for this reason, he obliges his employee Bob Cratchit to work the day after Christmas too.

Moreover, he reacts badly to the wishes of the people and especially of his grandchild Fred, son of his dead sister. Scrooge’s only important companionship is his strong-box, and for this attachment to money, the people of the city don’t like him. The night before Christmas the ghost of his friend and associate Marley, barred with balks and padlocks, visits the financier, advising him that if he doesn’t change his lifestyle he will have very heavy and long sufferings. Then, Marley announces the visitations of 3 ghosts: the spirit of the past, the spirit of the present and the spirit of the future Christmases. The passage to the future Christmas is important; here Scrooge assists at his funeral and finally apprehends that his maniacal love for money will bring him the hate of all the people in the city. From all of these events, a message arrives at Scrooge’s heart: his avarice will be the reason of his loneliness and of his affliction. The compunction is completed.

Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 19
Sette vizi capitali - Gli abiti del male Pag. 1 Sette vizi capitali - Gli abiti del male Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sette vizi capitali - Gli abiti del male Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sette vizi capitali - Gli abiti del male Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 19.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sette vizi capitali - Gli abiti del male Pag. 16
1 su 19
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi