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Le droghe: da Baudelaire al ‘68

“Soltanto il poeta può conferire ordine a un universo che appare confuso, disgregato, indecifrabile”

Baudelaire

Alessandro Taveri

Classe V°At

“Ipssar M.G. Apicio” di Anzio

A.S. 2007/2008

Introduzione

Una droga è una sostanza di origine naturale o sintetica, che agisce sull'organismo di un soggetto modificandone le sensazioni e il comportamento. Il problema della droga è il problema, secondo me, più frequente e più pericoloso fra i giovani. Si inizia per gioco e si arriva fino alla tossicodipendenza.

I giovani di oggi non si drogano per fare un dispetto ai genitori o semplicemente per farsi notare, ma si drogano perché trovano una specie di rifugio in queste sostanze. Infatti si drogano soprattutto quelli che hanno carenze culturali, difficoltà di inserimento, drammi personali e perché soprattutto hanno un carattere molto fragile, facilmente influenzabile. Questi ultimi sono soprattutto gli adolescenti che non sanno a cosa vanno incontro.

Esistono due tipi di droghe:

  • Le droghe leggere (hashish, marijuana ecc.).
  • Le droghe pesanti (cocaina, eroina, crack ecc.).

Queste ultime costano moltissimo, fino ad arrivare a più di 100.000 mila euro al kg, e questo porta i giovani senza soldi, che non possono fare a meno della droga, a rubare nelle case e nei negozi, facendo di loro dei delinquenti.

Le conseguenze della droga, oltre a quelle elencate, sono moltissime e vanno dalla sterilità ai problemi psicologici, dalla mancanza di forze al senso di stanchezza e di ebbrezza. È facile entrare nel mondo della droga, ma il difficile è soprattutto uscirne.

Sebbene esistano molte comunità dove i tossicodipendenti possono curarsi e che si preoccupano del loro recupero lavorativo e culturale, il giovane drogato non sempre accetta di entrarvi o, se pure spesso, non riesce a sopportare il cambiamento di vita e fugge via.

È importante perciò per il giovane adolescente trovare al più presto dei punti di riferimento degni di valore a cui ispirarsi per indirizzare al meglio la sua vita. Molti psicologi infatti dicono che uno dei problemi che rende fragili i giovani d'oggi è che “Sono molto informati ma poco formati…..”.

In Cina il colonialismo europeo non ebbe come scopo la conquista militare del territorio: sarebbe stato impossibile, infatti era troppo grande e troppo popolata. Lo scopo del colonialismo europeo fu la conquista commerciale di quell'enorme mercato.

All'inizio dell'Ottocento, gli inglesi erano interessati ad acquistare dai cinesi tè, seta, tessuti di cotonina, broccato e porcellane. Ai cinesi invece interessava acquistare l'oppio, una droga la cui vendita era vietata dal governo cinese.

Ignorando questo divieto, gli inglesi cominciarono a vendere l'oppio ai cinesi illegalmente, cioè di contrabbando. Di fronte al crescere di questo traffico illegale e pericoloso per la salute dei suoi abitanti, la Cina reagì. Ne seguì una sporca guerra, la guerra dell'oppio, dal 1839 al 1842.

La vittoria inglese ebbe gravi conseguenze per il Paese: essa non solo fu costretta ad accettare il libero commercio dell'oppio, ma dovette anche cedere agli inglesi la città di Hong Kong. Liberi di commerciare sul territorio cinese, gli inglesi in pochi anni trasformarono la Cina in un mercato per le loro merci. Non si limitarono cioè soltanto a vendere droga.

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L’uso della droga e la tossicodipendenza

L'uso della droga, soprattutto se frequente, può provocare danni più o meno gravi per la salute fisica e psichica dell'individuo, nonché alterazioni di un normale rapporto sociale.

Che cosa si intende per drogato? Drogato è un termine di uso comune che indica l'assuntore di droghe ed ha acquisito un significato negativo ed emarginante. Il termine drogato non ha un significato preciso; è preferibile sostituirlo col termine “tossicodipendente”, il cui significato è più esatto.

È tossicodipendente ogni individuo che, avendo fatto uso di una qualsiasi droga, manifesta una dipendenza fisica o psichica, oppure tutte e due insieme.

Si può constatare, per esempio, che un fumatore occasionale di hashish, di cui si sentirà dire che è un drogato, non è necessariamente un tossicodipendente, mentre lo è una persona che fa uso smodato di alcool, perché è incapace di farne a meno.

Che cos'è la dipendenza? È l'impossibilità di fare a meno di una droga. Essa comporta due tipi di dipendenza, fisica o psichica.

Le sostanze stupefacenti comprendono una vasta gamma di sostanze; alcune sono legali (barbiturici, alcool, tabacco), altre sono illecite, come la “cannabis” e i suoi derivati (hashish e marijuana), l'oppio e i suoi derivati (cocaina, crack), ed alcune sostanze sintetiche come l'ecstasy.

La Cannabis sativa è coltivata sia per le fibre tessili sia per i semi oleosi; la varietà Cannabis indica è nota per le sue capacità stupefacenti, di cui sono dotate le foglie (marijuana) e la secrezione dei peli ghiandolari delle infiorescenze femminili (hashish).

Il cannabismo è l'intossicazione derivata dall'uso di hashish e marijuana, le cosiddette droghe “leggere”. Dopo breve tempo dall'assunzione tramite fumo, compare uno stato euforico che può sfociare in uno stato semiconfusionale. Segue uno stato di “serenità” e di sonno.

Per queste droghe non è stata dimostrata una vera dipendenza fisica, ma creano tuttavia una dipendenza psichica per le piacevoli sensazioni che provocano, per cui il soggetto non riesce a farne a meno.

In particolare, per quanto riguarda l'hashish (già conosciuta nell'antichità), è stato notato che, mentre in piccole quantità produce euforia, con quantità maggiori induce distorsioni percettive, ed aumentando ancora il quantitativo provoca episodi psicotici. Gli effetti psicologici, comunque, sono strettamente legati alla cultura personale del soggetto.

Mappa concettuale

Inglese:

Francese: The hippies

Paul Verlaine

Storia: La contestazione giovanile del 1968

Lettere: Il simbolismo e i poeti maledetti

Le droghe: da Baudelaire al ‘68

Etat: sviluppo del costo del viaggio ad Amsterdam

Ricevimento: Itinerario turistico ad Amsterdam

Geografia: La Colombia

Lettere: Il simbolismo e i Poeti Maledetti.

Il simbolismo

Il simbolismo è movimento poetico fiorito in Francia nell’ultimo ventennio del XIX secolo in opposizione al realismo e al naturalismo, da un lato, e per saturazione del parnassianesimo, dall’altro.

Esprimendo la fase più intellettuale del decadentismo, i simbolisti teorizzavano una pratica letteraria che fosse insieme una riflessione sulla poesia, sulla sua funzione conoscitiva e sui modi impiegati per produrla.

Orientati verso la ricerca di una bellezza assoluta, essi tentarono di ricavare dallo scenario della realtà una rete di “simboli”, per poi ridefinire il mondo e la sua essenza misteriosa, accentuando le aspirazioni del linguaggio a farsi musica, per mezzo di associazioni e allusioni simboliche che inseguivano le tracce della bellezza nei legami ritmici delle parole.

Il loro procedere attraverso i simboli e attraverso le capacità evocative loro connesse era indice di una tensione metafisica verso una bellezza atemporale: essa, intesa anche come purificazione interiore, finiva poi per coincidere con la poesia stessa.

I simbolisti, quindi, perseguendo una poesia che in ultima istanza aveva per oggetto la poesia stessa, sondarono il fondo misterioso e segreto della realtà per individuare i legami nascosti tra le cose e instaurare un percorso ritmico e conoscitivo insieme.

Al poeta era assegnato il compito di decifrare e tradurre, e non già di raccontare (da qui le ragioni del distacco dei simbolisti dalle variegate e intense esperienze del realismo).

Per affrontare questo compito era necessario che il poeta si liberasse dalle convenzioni imposte dalla tradizione; ciò spiega l’uso del verso libero, applicato e teorizzato in particolare da Gustave Kahn.

I maestri del simbolismo furono gli stessi dei poeti decadenti: Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé; quest’ultimo fu anche la figura più rappresentativa del gruppo.

Per individuare meglio l’ambito storico del gruppo dei simbolisti, si può fare riferimento alla pubblicazione dei loro testi teorici, cioè il Manifesto del simbolismo, pubblicato da Jean Moréas nel 1886 su “Le Figaro”, e, sempre dello stesso anno, il Trattato della parola di René Ghil, anche se i programmi restarono alquanto aleatori.

Il movimento fu accompagnato e sostenuto da alcune riviste: “La revue wagnérienne”, 1885; “Le symbolisme”, 1886; “La plume”, 1889; “Le Mercure de France”, 1890, che sarebbe diventato l’organo ufficiale del simbolismo; “La revue blanche”, 1891.

Charles Baudelaire

Baudelaire, Charles (Parigi 1821-1867), poeta e critico francese. Ebbe un'infanzia difficile, segnata dalla morte del padre e dall'insofferenza per il patrigno.

La vocazione poetica, che si manifestò precocemente, fu avversata dai genitori i quali, per sottrarlo alla vita disordinata che conduceva, nel 1841 lo indussero a compiere un viaggio in India, dal quale il giovane Baudelaire fece ritorno ancor prima di essere giunto a destinazione.

Fu durante questo viaggio che compose una delle sue poesie più famose, L'albatros. Riprese allora la sua vita di dandy e di esteta, sperimentando i “paradisi artificiali” (questo il titolo di una sua raccolta di saggi pubblicata nel 1861) dell'hashish, dell'oppio e dell'alcol, procurandosi fama di eccentrico e immorale e dissipando ben presto il patrimonio paterno, cui aveva avuto accesso con la maggiore età.

Questo periodo di libertà assoluta e di ricerca del piacere coincise con una fase creativa molto feconda, da cui nacquero le sue poesie più celebrate. Costretto dalle preoccupazioni finanziarie, intraprese l'attività giornalistica.

Le sue prime pubblicazioni di una certa importanza furono due volumetti di critiche d'arte sui Salons (1845-46). Il riconoscimento della sua abilità di scrittore giunse nel 1848, quando furono pubblicate le traduzioni di opere di Edgar Allan Poe, scrittore con il quale Baudelaire condivideva una profonda inquietudine.

Nel giugno del 1857 Baudelaire fece pubblicare dall'editore Poulet-Malassis, suo amico, la raccolta I fiori del male, che affiancava inediti a poesie già comparse in rivista.

In agosto l'opera fu sequestrata e all'autore fu intentato un processo per oltraggio alla morale pubblica. Pochi mesi prima, la stessa sorte era toccata a Madame Bovary di Gustave Flaubert, ma, al contrario di quanto avvenne per il romanzo flaubertiano, lo scandalo segnò negativamente la fortuna dei Fiori del male.

Benché l'élite letteraria francese si fosse schierata in sua difesa, il pubblico ministero comminò a Baudelaire una pena pecuniaria e ordinò la soppressione di sei componimenti, che furono riabilitati solo nel 1949.

Dopo lo scandalo, sempre per far fronte ai debiti, continuò a pubblicare sulle riviste testi critici e traduzioni di Poe, a cui presto si aggiunsero i “poemetti in prosa” che sarebbero stati raggruppati e pubblicati postumi in forma definitiva con il titolo Lo spleen di Parigi (1869) e con i quali l'autore riprendeva in una sensuale, musicale prosa poetica temi e motivi dei Fiori del male.

Nella primavera del 1866, già malato, si trovava in Belgio per tenervi un ciclo di conferenze; in luglio, colpito da un attacco di paralisi e di afasia, dovette essere ricondotto a Parigi, dove morì il 31 agosto.

I Fiori del male

Capolavoro di Baudelaire, la raccolta poetica reca fin dal titolo il segno di un'estetica nuova, “moderna”, in cui, grazie alla poesia, le realtà più banali o volgari della natura e della carne (il “male”) possono acquistare bellezza ed elevarsi al sublime (i “fiori”).

Applicando a questo materiale “basso” di ispirazione un meticoloso lavoro sul linguaggio poetico, con l'utilizzo di forme metriche tradizionali quali il sonetto e il verso alessandrino, Baudelaire rivoluzionò l'universo estetico non soltanto superando l'idea tradizionale che l'arte sia tanto più riuscita quanto più la materia è nobile, ma soprattutto realizzando una sintesi tra due scelte estetiche fino ad allora inconciliabili: il lirismo romantico e il formalismo.

Nella versione definitiva, la raccolta si compone di sei parti: Spleen e ideale, Quadri parigini, Il vino, Fiori del male, Rivolta e La morte.

La prima parte, che nel titolo prosegue l'ambivalenza del titolo generale della raccolta, mette in scena lo spleen, ossia l'angoscia metafisica di cui soffre il poeta, e la sua aspirazione a un “ideale”, infinito sublime dove regna la pienezza dell'essere.

È la stessa tematica ambivalente alimenta l'intera raccolta, che tratta il conflitto eterno tra spirito e carne, e il tormento del poeta lacerato tra il sublime e il sordido, attratto nello stesso tempo da Dio e da Satana.

Spleen è una parola inglese che significa “milza”, l'organo che, nella teoria degli umori di Ippocrate, secerne la bile nera, responsabile del carattere malinconico.

Per Baudelaire, spleen si traduce nei concetti di noia e di generalizzato disgusto per la vita e il solo modo di sfuggirvi è il ricorso alla poesia, capace di generare senso e di trasmutare le realtà più umili e banali.

Corrispondenze Il sonetto mostra che, per l'autore, le immagini non sono simboli convenzionali, ma rivelano un rapporto assoluto tra le cose e il loro significato, illustrando la legge dell'“analogia universale”.

Soltanto il poeta, grazie alla sua immaginazione capace di creare immagini e di cogliere corrispondenze tra le cose, può conferire ordine a un universo che all'uomo comune appare confuso, disgregato, indecifrabile.

Paul Verlaine

La vita di Verlaine fu un continuo alternarsi di momenti di abiezione e di pentimento ascetico.

Dopo un periodo di delusioni amorose e di vita disordinata, incontrò la giovane Mathilde Mauté, che celebrò come artefice della propria redenzione nelle poesie della Buona canzone (1870).

Nel 1870 si sposò, ma due anni dopo lasciò la moglie per viaggiare e vivere con l'allora giovanissimo Arthur Rimbaud. Fu una relazione burrascosa, al punto che, nel 1873, Verlaine fu condannato a due anni di prigione per aver ferito Rimbaud con una rivoltellata durante una lite.

Nel 1886 Verlaine, pensando che Rimbaud fosse morto, pubblicò le Illuminazioni, raccolta di poesie in prosa e in versi liberi che, cristallizzando esperienze vissute e letture, sensazioni e visioni, formano un quadro dell'universo interiore del poeta.

La novità di queste poesie risiede nella deliberata incoerenza delle immagini, nelle costruzioni spezzate, nell'utilizzo sistematico di figure retoriche fino ad allora desuete, come ad esempio l'ossimoro, e infine nella preferenza accordata alla paratassi a scapito dell'ipotassi: le Illuminazioni, decisive per la direzione che doveva assumere l'intero movimento simbolista e in seguito ammirate dai surrealisti, sono uno dei primi testi dove il significante prevale sul significato, dove il potere evocativo dei suoni, degli accenti e del ritmo contribuisce, più del significato delle parole, alla sostanza poetica.

A questo episodio e all'esperienza del carcere si ispira la raccolta di poesie Romanze senza parole (1874), composte durante la reclusione.

Nello stesso periodo Verlaine maturò una crisi religiosa che lo riavvicinò al cattolicesimo dell'infanzia e gli dettò i versi edificanti raccolti in Saggezza (1881).

Dopo essere stato abbandonato dalla moglie, dal 1875 al 1877 insegnò francese in Inghilterra e poi, ritornato in Francia, insegnò inglese per un anno.

L'ultimo decennio fu segnato da nuovi dolori: quello per la prematura scomparsa di Lucien Létinois, con il quale aveva avuto una relazione e che gli ispirò numerose elegie della raccolta Amour (1888), e poi quello per la morte della madre.

Intanto Verlaine si era affermato come uno degli scrittori più ammirati della sua generazione.

Le raccolte giovanili, Poèmes saturniens (1866) e Feste galanti (1869), risentono dell'influenza della poesia antiromantica parnassiana, più attenta alla tecnica di scrittura che all'espressione delle emozioni; ma già vi si delineano i tratti di sensualità e malinconia che sarebbero stati propri della produzione successiva.

Fu soprattutto con il componimento Arte poetica, scritto nel 1874 e pubblicato nel 1884 nella raccolta Jadis et Naguère, che Verlaine si impose come caposcuola dei primi simbolisti.

Nell'Arte poetica è esposta in versi la poetica verlainiana, che può essere riassunta nel principio “la musica prima di tutto”: la musicalità del verso di Verlaine deriva dalla costante attenzione al suono e al ritmo, dalla ripetizione, quasi incantatoria, di suoni o di versi o di strofe, sostenuta da una versificazione che disgrega la sintassi della frase per distribuirla su versi brevi e dispari – giudicati da Verlaine più musicali e più leggeri – ricchi di allitterazioni, assonanze ed ellissi.

Verlaine lasciò anche scritti autobiografici in prosa, fra i quali Le mie prigioni (1893) e Confessioni (1895), e un'importante raccolta di saggi critici su poeti come Rimbaud.

Arthur Rimbaud

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