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ISISS Teodosio Rossi

Priverno LT A. S. 2008/2009

Alunna Ilaria Masci

Sez. 5°A Scientifico

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Cos’è la vita?

Una domanda alla quale l’uomo cerca di sempre di rispondere.

Che senso ha? Perché viviamo?

Forse è impossibile dare una risposta oggettiva o universalmente valida a questi quesiti.

Il mio intento, in questo percorso, è di provare a rintracciare quei piccoli frammenti di risposta che hanno costituito la storia fino ai nostri giorni attraverso un excursus sulle varie materie, guidata da alcuni versi dell’Inno alla vita di Madre Teresa di Calcutta.

Inno alla vita

La vita è un’opportunità, coglila

La vita è bellezza, ammirala

La vita è una sfida, affrontala

La vita è un mistero, scoprilo

La vita è tristezza, superala

La vita è gioia, gustala

La vita è un’avventura, rischiala

La vita è la vita, difendila

Cos’è la vita?

La vita è opportunità, coglila

T

Seneca: protinus vive, ars vivendi

 N

O

I

La vita è bellezza, ammirala N

G

Oscar Wilde: il ritratto di Dorian Gray L

 E

S

E

S

La vita è sfida, affrontala T

O

Resistenza italiana durante la II guerra R

 I

mondiale A

I

La vita è un mistero, scoprilo T

A

Montale: Meriggiare pallido e assorto L

 I

(Ossi di seppia) N

O

F

La vita è tristezza, superala I

L

Schopenhauer: vie di liberazione dal O

 S

O

dolore F

I

A

A

La vita è gioia, gustala R

T

E

Matisse: La gioia di vivere

 G

La vita è un’avventura, rischiala E

O

Viaggi nello spazio, altre forme di vita? A

 S

T

R

O

La vita è la vita, difendila

Aborto: Lettera a un bambino mai nato

 (Oriana Fallaci)

Conclusioni personali

Seneca: protinus vive

protinus vive

Il di Seneca può essere considerato il corrispondente del carpe diem oraziano. Entrambe le affermazioni sono collegabili al “tempo”, inteso come momento da vivere nella sua pienezza, considerato che per Seneca “dopo la morte non vi è nulla, e la stessa morte è nulla, ultima meta di un rapido percorso il tempo avido e il caos ci divorano”.

De brevitate vitae

Nel “ ”, da cui la frase è tratta, Seneca parla della brevità della vita, inizialmente distinguendo tra diu vivere e non diu esse, ossia vivere a lungo e non stare al mondo a lungo: è la qualità e non la quantità della vita quello che realmente conta.

Seneca in ciò è stoico e come gli stoici sa bene che non c’è differenza tra un giorno e un secolo.

vita, si uti scias, longas est

― ‖ la vita, a saperla usare, è lunga (De brevitatae vitae)

Sapientes/occupati: “solo coloro che si dedicano alla conquista della saggezza sono nella quiete, solo essi vivono” mentre gli occupati stanno nella vita ma non la vivono, non hanno consapevolezza del proprio esistere.

ars vivendi

In quest’ottica la filosofia diventa un’ , cioè teoria e pratica del vivere e serve a migliorare la vita dei singoli e della società.

Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray

Il ritratto di Dorian Gray si configura come un eccellente capolavoro della letteratura inglese e come una vera e propria celebrazione del culto della bellezza. Una ‘professione di fede’ che Wilde tende a fare propria e a perseguire nell’arco della sua intera esistenza, sia attraverso la sua produzione artistica che per mezzo della sua condotta decisamente anti-Vittoriana e anti-conformista, sprezzante del buonsenso e dei canoni della morale borghese.

La vita per Wilde, si configura infatti come un’opera d’arte ben riuscita. Wilde opta quindi per il rovesciamento del principio secondo cui è l’arte che imita la vita, trasformandolo nel presupposto per il quale è la vita ad imitare l’arte. La vita è pertanto prodotto e risultato dell’arte. Di qui l’importanza attribuita all’apparenza e al dominio dei sensi, che perviene quindi all’estetismo (dal greco ‘percezione con i sensi’), atteggiamento tipicamente wildiano (ma anche dannunziano) e caratterizzato dalla concezione di un’arte fondamentalmente fine a sé stessa (art for art’s sake).

Un’esperienza, quella estetica, che non sempre si rivela giusta e retta. La visione della vita come arte implica, infatti, da un lato la ricerca del piacere, ossia l’edonismo, dall’altro uno stile di vita disinibito e dissoluto che porta allo sfacelo morale e, nel caso di Dorian Gray, al crimine.

La storia di Dorian è la storia di un ragazzo particolarmente bello, il quale, proprio in virtù del suo straordinario fascino, viene dipinto in un quadro dal pittore Basil. Dorian viene però anche plagiato e iniziato al culto della bellezza dall’esteta Lord Henry, il quale gli spalanca contemporaneamente le porte del Male, ribadendogli più volte: «La vita ha in serbo tutto per voi. Non c’è nulla che voi non possiate ottenere, con la vostra straordinaria bellezza.» Mentre Dorian contempla la sua bellezza fedelmente raffigurata nel quadro esprime, quasi innocentemente il desiderio che il dipinto possa portare al suo posto i segni del passare del tempo, in modo che la sua bellezza originaria si possa mantenere per sempre intatta e inalterata. Il ‘patto col diavolo’ però si realizza e, mentre il quadro porta i segni dell’età che avanza, l’anima di Dorian porta quelli della progressiva decadenza morale, alla quale l’eccessiva dedizione al culto del bello lo ha condotto. Scrive Wilde nel romanzo:

«Niente ti rende così vanitoso come sentirti dare del peccatore»; e ancora: «Il peccato è una cosa che si legge nel volto di un uomo. Il peccato non si può nascondere.»

Wilde descrive in queste righe la decisione di Dorian di coprire una volta per tutte il quadro, orrenda testimonianza della dissolutezza e della bruttezza morale del suo soggetto.

«[...] uno splendido tessuto del tardi settecento veneziano [...] poteva servire ad avvolgere quell’orrore [il quadro]. Ora avrebbe coperto una cosa che aveva una putredine propria, più decomposta di un cadavere – che avrebbe nutrito orrori, e non sarebbe mai morta. Quello che i vermi sono per il cadavere, i suoi peccati sarebbero stati per l’immagine dipinta sulla tela. Avrebbero invaso la sua bellezza, e ne avrebbero divorato la grazia. L’avrebbero deturpata, e resa ripugnante. Tuttavia la materia avrebbe continuato a vivere. Sarebbe vissuta in eterno.»

Dorian è completamente dedito ad un culto estetico che si traduce in uno stile di vita vizioso e depravato, e che lo porta a compiere nequizie d’ogni genere, culminanti nell’omicidio di quello che Dorian ritiene essere il colpevole della sua depravazione, ovvero l’artefice del dipinto, Basil. Non sopportando più di scorgere nel quadro, da anni segretamente riposto in soffitta, il ghigno maligno della sua dissoluzione decide di disfarsi anche di esso ma, quando pugnala la tela, cade a terra morto. Distruggendo il quadro Dorian pone fine all’altra parte inseparabile di sé, e quindi anche alla sua stessa vita, ricongiungendosi infine con la sua anima abietta e maligna. Basil è ciò che penso di essere.

Riguardo al romanzo Wilde avrà occasione di dire, in una lettera del 1894: ―

Henry è ciò che il mondo pensa di me. Dorian è ciò che io vorrei essere ‖. Ed è proprio in queste poche righe che si cela il quanto mai misterioso messaggio di Wilde, secondo cui, in definitiva, il solo personaggio del romanzo non è altro che lui stesso.

Resistenza italiana durante la II guerra mondiale

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