Indice
- Considerazioni personali............................................................... pag. 3
- Prefazione da “Il ritratto di Dorian Gray........................................ pag. 4
- Capitolo I - Maneggiare con cura................................................... pag. 5/6
- Capitolo II - Un'arte filosofica......................................................... pag. 7/10
- Paragrafo I - Una trovata geniale................................................ pag. 7
- Paragrafo II - Il dolore della vita e l'arte redentiva Schopenhauer...................................................... pag. 7/9
- Paragrafo III - L'arte perduta Nietzsche............................................................ pag. 9/10
- Sotto-paragrafo - Apollo e Dioniso.............................................. pag. 9/10
- Capitolo III - La musica dell'avvenire Richard Wagner........................................................ pag.10/11
- Capitolo IV - La vita è bellezza...................................................... pag.11/13
- Paragrafo I - L'arte e il nuovo secolo......................................... pag.11/12
- Paragrafo II - L'estetismo D'Annunziano.................................... pag.12
- Paragrafo III - Il piacere............................................................. pag.13
- Capitolo V - L'arte in pratica..................................................... pag. 14
- Paragrafo I - Una nozione più ampia di arte.............................. pag. 14/15
- Paragrafo II - Creazione ludica.................................................. pag. 15
- Paragrafo III - L'arte comunicativa............................................. pag. 15
- Paragrafo IV - L'arte e la cultura................................................ pag. 16
- Paragrafo V - L'arte come patologia.......................................... pag. 16/17
- Fonti..................................................................................... pag. 18
Considerazioni personali
Nessuno di noi ha ben chiaro cosa voglia significare essere vivi, essere qui, proprio in questo istante e poter annusare l'aria calda di giugno che ci avvisa dell'incombere di un'estate ancora più calda; guardare dalla finestra gli alberi carichi di fiori colorati e di uccellini che si apprestano a nascere; udire le grida felici dei bambini, ormai in vacanza, nel parchetto dietro l'angolo; toccare i tessuti leggeri che ci vestono e le bucce morbide e setose dei nuovi frutti estivi da gustare.
È probabile che il solo motivo della vita possa essere quello di donare ai nostri sensi degli attimi di puro piacere, delle sensazioni inebrianti che ci concedano di respirare la bellezza e la magnificenza del mondo che ci circonda. Oppure è possibile che i sensi siano il modo migliore per sfuggire alla tragicità della vita che nessuno di noi ha chiesto di ottenere.
Sì, siamo tutti qui per caso, perché qualcuno prima di noi ci ha aspettato, ci ha programmato e, perché no, ci ha anche odiato.
Allora c'è miglior modo al mondo per allietare i sensi se non attraverso l'Arte?
Questa tesina è il risultato delle esperienze sensoriali che in venti anni ho potuto piacevolmente o spiacevolmente percepire.
Piangevo di gioia nel guardare anni fa i primi boccioli spuntare sugli alberi dei viali, mentre mi accompagnava la musica di chi sa quale magnifico artista.
Ero felicemente confusa nell'osservare per la prima volta un'opera artistica ad una distanza così ridotta.
Desideravo con tutte le mie forze partecipare alla creazione dell'abito da damina che vedevo nascere giorno dopo giorno dalle magiche mani di mia nonna.
Ho sognato per anni un pianoforte tutto mio per poter riprodurre quei suoni che mi hanno cullato per così tanto tempo nelle notti tristi... Chopin, Verdi, Mozart o più banalmente Allevi.
Avrei donato qualsiasi cosa per poter fermare il tempo in quegli attimi che mi hanno dato modo di rendermi conto di essere viva.
Questo è ciò che mi spinge ad affrontare un discorso, spero piacevole, sull'Arte.
L'artista è il creatore di cose belle.
Rivelare l'arte senza rivelare l'artista è il fine dell'arte.
Chi può incarnare in una forma nuova, o in una materia diversa, le proprie sensazioni della bellezza, è un critico.
Tanto la suprema, quanto la infima forma di critica sono una specie di autobiografia.
Coloro che scorgono cattive intenzioni nelle belle cose sono corrotti, senza essere interessanti. Questo è un difetto.
Quanti scorgono buone intenzioni nelle belle cose sono spiriti raffinati. Per essi c'è speranza.
Eletti son gli uomini ai quali le belle cose richiamano soltanto la bellezza.
Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene, o scritti male. Questo è tutto.
L'avversione del secolo diciannovesimo per il realismo è la rabbia di Calibano che vede riflesso il proprio viso in uno specchio.
L'antipatia del secolo diciannovesimo per il romanticismo è la rabbia di Calibano che non riconosce il proprio viso quando è riflesso in uno specchio.
La vita morale dell'uomo è materia d'arte, ma la moralità artistica consiste nell'uso perfetto di un imperfetto strumento.
Nessun artista aspira a provare alcunché. Perfino la verità può essere provata.
L'artista non ha preferenze etiche. Una preferenza di tal genere costituirebbe per un artista un manierismo stilistico imperdonabile.
L'artista non è mai morboso. L'artista può esprimere tutto.
Il pensiero e il linguaggio sono per l'artista gli strumenti dell'arte.
Il vizio e la virtù sono per l'artista materia d'arte.
Dal punto di vista formale l'arte suprema è quella del musicista. Dal punto di vista del pathos, tipico è il mestiere dell'attore.
Ogni arte è nel tempo stesso realistica e simbolica.
Chi varca i limiti di tale apparenza lo fa a proprio rischio e pericolo.
Chi intende il simbolo lo intende a suo rischio.
L'arte in verità non rispecchia la vita, ma lo spettatore.
Il contrasto delle opinioni suscitate da un'opera d'arte indica che l'opera è nuova, complessa, vitale.
Quando i critici dissentono tra loro, l'artista è d'accordo con se stesso.
Possiamo indulgere verso un uomo che abbia fatto qualcosa di utile, purché non l'ammiri. Ma chi ha fatto una cosa inutile può essere scusato solo se egli l'ammira enormemente.
Tutta l'arte è completamente inutile.
Prefazione tratta da: Il ritratto di Dorian Gray
Oscar Wilde
Capitolo I
Maneggiare con cura
Personaggio eccentrico e raffinato, Oscar Wilde è considerato il massimo esponente del Decadentismo inglese. Fu il prototipo del Dandy, ovvero colui che scandalizza l'opinione pubblica con i suoi atteggiamenti contrari alla morale comune, con il suo modo di vestire e di comportarsi, alla ricerca di una fama che sia preludio del successo artistico.
“La bellezza è l'obiettivo della letteratura e della vita. Questa deve essere la più grande opera d'arte.” Oscar Wilde
Il concetto è alla base del romanzo “The Picture of Dorian Gray” (1890) in cui l'affascinante protagonista, spinto dai consigli di Lord Wotton, dedica l'esistenza alla ricerca del piacere e del bello assoluto, senza rispettare alcun vincolo morale.
Di tutte le sue colpe si macchia il ritratto che l'amico Basil gli ha donato e quando finalmente Dorian si accorge del mostro che è diventato, squarcia il dipinto che ritorna alla purezza di un tempo, mentre Gray morente, si trasforma nel vecchio deformato dai vizi e dai peccati che avrebbe dovuto essere.
L'arte mostra così di essere superiore alla realtà e la sua bellezza trionfa sulla morte.
Per secoli l'uomo ha tentato infatti di sfuggire alla vita tramite l'utilizzo di una realtà artificiale che potesse concedergli qualche breve, ma significativo distacco con il mondo, in evidente declino, che lo circondava.
L'arte è la fantastica intuizione che questo o quell'individuo ha donato a Gaia.
Essa racchiude quanto di meglio l'uomo abbia da offrire alla vita, ciò che i sensi non sarebbero in grado di afferrare senza la sua esistenza.
L'arte è il fantastico mezzo che ha concesso a noi tutti di poter esprimere le nostre più recondite fantasie, il nostro ideale di bellezza.
L'arte ci ha guidato in una dimensione parallela capace di allietare i dolori da cui costantemente siamo bombardati.
Nell'opera di Wilde è evidente come il protagonista abbia basato tutta la sua esistenza sull'apparenza, sulla bellezza, sulla ricerca efferata di qualcosa che potesse affascinarlo sempre di più, fino a giungere nel peccato.
Già il ritratto in sé era per l'amico Basil il risultato di una così estrema passione che avrebbe potuto rovinargli l'esistenza. E così è stato. Quel ritratto tanto fascinoso portava in sé il peccato dell'amore rovente per un essere fuori dalla portata di qualsiasi altro uomo.
Ed è proprio a causa di quel dipinto che il pittore esala il suo ultimo respiro.
Era insopportabile per Gray accettare quanto fosse stato corrotto, ascoltare la voce dell'amico che senza freni gli sbatteva in faccia la realtà. Lui era il dipinto. Il Dorian che poteva ammirare allo specchio era semplicemente una maschera, ma questo sarà chiaro al protagonista solo nel capitolo XX, quando egli si guarderà nuovamente e vedrà l'inganno che per anni ha portato sul suo volto:
[...] “La bellezza l'aveva rovinato, la bellezza e la gioventù che aveva invocato. La bellezza era stata solo una maschera.” [...]
Letteratura inglese
Il ritratto di Dorian Gray
Filosofia
Schopenhauer - L'arte come via redentiva, Nietzsche e l'arte (musica)
Musica
Wagner e la musica dell'avvenire
Italiano
Gabriele D'Annunzio, Il piacere
Scienze sociali
Definizione dell'arte, l'arte come patologia, l'arte secondo Freud