I.I.S. "Giovanni Giorgi"
A. S. 2012/2013
V A Ragioneria Serale Progetto Sirio
Indirizzo Giuridico Economico Aziendale
Candidato: Renan Contareli L do Amaral 1
Sommario
Introduzione ..........................................................................................03
Capitolo 1
1. I crimini degli Alleati in Sicilia e a Napoli nella
2ª Guerra Mondiale...........................................................................04
2. Il disagio socio-economico...............................................................05
3. Le strane alleanze che si formarono in occasione
dell'invasione del territorio nazionale...............................................08
Capitolo 2
Monografia - Curzio Malaparte
1. La vita................................................................................................10
2. La poetica..........................................................................................11
3. La pelle..............................................................................................12
Capitolo 3
1. La storia del vending ........................................................................13
2. Il settore.............................................................................................15
2.1 I dati del settore (anno 2012).......................................................15
2.2 Alcuni dati significativi del settore (triennio 2009-2011)...........16
3. I gruppi del vending in Italia.............................................................19
4. Le parole del vending........................................................................20
Capitolo 4
1. Il franchising.....................................................................................21
Capitolo 5
1. Il PIL (Prodotto Interno Lordo)........................................................23
Bibliografia, sitografia e filmografia........................................ 26
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Introduzione
La continua ricerca in campo economico di nuovi canali di distribuzione commerciale ha portato, soprattutto negli ultimi anni, anche in Italia, ad un notevole incremento della cosiddetta “distribuzione automatica” che esprime il bisogno di rispondere in modo pratico ad alcune esigenze di carattere commerciale che male si adattano alla gestione ed ai costi di un classico punto vendita.
La nuova realtà dei traffici commerciali, infatti, ha favorito lo sviluppo di nuove formule contrattuali, più rapide e dinamiche, rispetto al classico scambio di proposta e di accettazione; le vendite di massa giungono, infatti, a manifestarsi in modo così semplificato da superare, ma non da sopprimere, il passaggio costituito dal reciproco scambio delle dichiarazioni contrattuali ed il fenomeno sempre più diffuso delle vending machine è assolutamente significativo al riguardo.
La distribuzione automatica nasce negli Stati Uniti e arriva in Italia nel 1945 quando le vittoriose truppe americane dotate della famosa bibita Coca-Cola sono accolte come liberatori. Sull’onda della passione degli italiani per tutto ciò che è americano, una cultura meno radicata nelle tradizioni e più propensa a modernizzazioni tecnologiche, Coca-Cola diventa uno dei simboli della nuova vita dopo gli anni bui della guerra. Dalle navi arrivano a terra anche le macchine per i più innovativi impianti di imbottigliamento che sorgono in breve tempo su tutto il territorio.
Il termine “vending” non deriva dall’inglese. Deriva probabilmente da una latinizzazione del termine ufficiale (dal latino “venditum”: vendita), che designa l’automatic retail, ovvero la vendita di prodotti e servizi attraverso macchine attivate dall’introduzione di monete, banconote, carte di pagamento, gettoni o altri metodi di pagamento cashless. Nonostante l’opinione pubblica e i mass media definiscano ancora oggi il settore del vending come quello della “macchinetta”, utilizzando un termine in modo riduttivo, questo si qualifica come uno dei settori più vitali dell’economia italiana grazie alla forte innovazione, all’accresciuta qualità sia del servizio che dei prodotti, alle soluzioni tecnologiche all’avanguardia adottate rispetto alle macchine distributrici e ai sistemi di pagamento.
Il vending è oggi formato da oltre 2000 realtà, distribuite un po’ in tutta Italia, ma prevalentemente nelle regioni del Nord e nei luoghi definiti ‘protetti’, destinati cioè all’attività lavorativa: uffici e fabbriche hanno infatti il 90% delle macchine da caffè. 3
Capitolo 1
1. I crimini degli Alleati in Sicilia e a Napoli nella 2ª Guerra Mondiale
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio iniziava lo sbarco Angloamericano nella cuspide meridionale della Sicilia. Vide impegnate la 7ª Armata del generale americano George Patton e l’8ª Armata del generale britannico Bernard Montgomery contro il 6° Corpo d’armata italiano, comandato dal generale Alfredo Guzzoni, coadiuvato da 3 Divisioni tedesche e dal 3° e 4° Reggimento paracadutisti. Nonostante la dura resistenza, le numerose perdite, gli innumerevoli atti d’eroismo e l’ottima tattica di sganciamento e ripiegamento attuata dai reparti dell’Asse, specie dai tedeschi, gli Alleati, entrando il 17 agosto a Messina finirono la campagna. Avevano speso più tempo del previsto e ben più di quanto avevano impiegato i tedeschi a conquistare la Francia, la Polonia e la Iugoslavia.
L’enunciazione del nuovo principio della resa incondizionata provocò l’incattivirsi della guerra, della volontà di resistenza dei nemici e una decina di milioni di morti in più. Prima della conferenza di Casablanca le Potenze durante una guerra cercavano di giungere a un compromesso che chiudesse in anticipo un conflitto in corso. Dopo Casablanca la pace significava la sconfitta totale del nemico.
Nella campagna di Sicilia, le perdite nelle truppe dell’Asse furono consistenti.
Nei primi giorni dopo lo sbarco i comportamenti degli invasori furono molto duri verso i prigionieri e verso i civili. Compirono numerose stragi, completamente ignorate dalla storiografia ufficiale che solo da qualche anno sono state portate alla luce da alcuni studiosi indipendenti. Dopo (,), l’atteggiamento nei confronti degli italiani cambiò: non potevano a sangue freddo assassinare migliaia di prigionieri di guerra. Le rappresaglie potevano colpire anche i loro uomini. E le voci di stragi contro i civili o militari dell’Asse già cominciavano a circolare. Meglio smettere.
Ai militari alleati furono consegnati due manuali nei quali i siciliani erano dipinti come semibarbari e arretrati. Mi riferisco al Soldier’s Guide to Sicily, destinato ai soldati, e al Sicily Zone Handbook 1943, riservato agli ufficiali.
Gli alleati temevano di più i tedeschi, di meno gli italiani. Li avevano visti all’opera sui vari fronti e ne avevano apprezzato il coraggio. Ma sapevano delle deficienze di comando e di armamento del Regio Esercito. Dopo alcuni vergognosi episodi – ad esempio la caduta della piazzaforte di Augusta e le diserzioni di massa di alcuni reparti delle unità costiere, costituiti principalmente da militari anziani, i difensori nell’Isola ebbero una triste sorte: se si arrendevano senza combattere, li disprezzavano inglesi e tedeschi; ma se si facevano ammazzare in battaglia, allora quel sacrificio appariva inutile! Per motivi vari molti avevano l’interesse parlare male delle truppe italiane impiegate in Sicilia. Una parte del Fascismo repubblicano, ad esempio Farinacci, vide in certi vergognosi episodi accaduti in Sicilia il tarlo che avrebbe portato poi alla crisi dell’esercito dell’8 settembre. L’antifascismo vincitore non poteva esaltare i caduti di una guerra fascista, e furono date disposizioni per limitare il numero delle onorificenze per la Campagna di Sicilia. La pubblicistica anglosassone spesso e volentieri ignora la presenza di truppe italiane durante i combattimenti, e anche quando furono impiegati solo reparti italiani parla di tedeschi. Sicuramente la preponderanza delle forze nemiche spinse numerosi militari siciliani, specie quelli dei reparti costieri e delle classi anziane, a sbandarsi e tornare a casa, ma tanti altri impugnarono le armi contro i nemici. Numerosi furono i civili che parteciparono ai combattimenti. E numerosi furono quegli che poi aderirono ai gruppi del Fascismo clandestino, costituitisi già l’indomani dell’occupazione dell’Isola.
Indubbiamente il discorso di Patton agli ufficiali in Algeria alla vigilia dello sbarco contribuì al compimento di alcune stragi. Del resto gli angloamericani venivano per occupare una terra nemica: la Sicilia, l’Italia. La loro parola d’ordine al momento dello sbarco era: “Uccidi gli italiani”.
La strage di Vittoria, la strage di Piano Stella di Caltagirone e la strage di Canicatti' sono esempi di episodi contro i civili in cui le truppe dei ‘liberatori" si macchiarono di crimini di guerra durante l'invasione della Sicilia, altri sono contro i militari italiani come la strage dei Carabinieri di Gela, le stragi di Biscari e le stragi di Comiso
In un rapporto del Ministero della Difesa del 18 ottobre 1947 sul Comportamento delle truppe alleate in Italia, si vede come l’occupazione fu critica per molte regioni della Penisola. I dati – sottorappresentati se confrontati con i minuziosi e rapporti mensili che le autorità periferiche inviavano ai superiori comandi – testimoniano che nel periodo compreso tra l’Armistizio e il 30 giugno del 1947 i reati commessi dai militari alleati in Italia furono 23.265. Erano così suddivisi:
- Omicidi (589)
- Ferimenti (1956)
- Aggressioni, risse, violenze (2390)
- Furti e rapine (7699)
- Incidenti automobilistici (morti 1159 - feriti 6138)
- Violenze carnali (consumate 1159 - tentate 291)
Oltre ai furti e alle razzie, anche le diffuse violenze sessuali dimostrano quanto i militari stranieri fossero non solo “liberatori” ma conquistatori pronti a profanare il corpo delle donne italiane vinte, una maniera come un’altra per dimostrare l’impotenza virile dei loro uomini, deboli, impotenti, incapaci di difenderle. Le regioni più colpite furono Campania, Toscana e Lazio.
2. Il disagio socio-economico
L’arrivo degli angloamericani provocò nelle città italiane un’ondata di criminalità e degrado. La fame e la miseria, la pratica scomparsa dello Stato in molte parti del Regno del Sud, la voglia di sopravvivere alla bufera della guerra e di arricchirsi, l’allentamento dei freni morali, furono tutti fattori che provocarono il crollo di un mondo e dei suoi valori. A Napoli si toccò il fondo della crisi.
Napoli fu una delle città italiane che più subì offese nella II guerra mondiale. È stata, inoltre, la città più condizionata dall'esperienza dell'occupazione. Sotto certi aspetti lo è ancora. Dipese da diversi fattori: 1) il lungo periodo in cui la città fu sottoposta al governo militare d’occupazione (dall'ottobre 1943 al gennaio 1946); 2) la forte presenza delle truppe straniere; 3) le conseguenze sulla sua economia dell'enorme quantità di beni in transito; 4) la notevole domanda di manodopera da parte del governo d’occupazione; 6) le consistenti commesse anglo-americane all'industria locale; 7) il rilevante contributo dato dai gangster americani alla rinascita della camorra.
Anche a Napoli la guerra fu “sentita” dalla maggioranza dei cittadini. Si era convinti che la vittoria avrebbe comportato un eccezionale periodo di prosperità per l’Italia, risolvendo molti problemi che da secoli affliggevano il nostro popolo. L’intervento dei volontari, nel solco della tradizione risorgimentale, si sublimò in un corale patriottismo che avrebbe meritato d’essere coronato dalla vittoria, fu massiccio.
Anche Napoli pagò caro l’arrivo degli americani sullo scacchiere mediterraneo. La loro “selvaggia” tesi del “bombardamento a tappeto” s’impose agli inglesi. Le città italiane dovevano essere “arate” meticolosamente dalle “fortezze volanti”. Quartiere dopo quartiere. Fino alla primavera del 1943, i bombardamenti erano stati mirati agli obiettivi d’interesse militare e industriale, cercando di risparmiare, per quanto possibile, il resto. Ora i raid erano diretti a colpire, oltre ai primi, indiscriminatamente, le case, le chiese, le banche, gli ospedali (quello dei Pellegrini fu distrutto il 6 settembre 1943, solo due giorni prima della comunicazione dell’Armistizio). Si voleva esasperare e terrorizzare la popolazione, indebolirne il morale, disgregare le basi di massa del Fascismo, provocare la caduta del Regime e facilitare gli sbarchi in preparazione. 5
Naturalmente, come sempre avviene in ogni cambio di regime, ai disordini parteciparono, oltre agli idealisti, i teppisti, la delinquenza spicciola, e, nel nostro caso, almeno una squadra di mafiosi, tra cui il famoso Tommaso Buscetta.
La storia di Napoli dalle cosiddette “quattro giornate” alla fine della guerra fu per colpa di una minoranza un calvario umiliante. La città, utilizzata come retrovia dello sforzo bellico anglo-americano, divenne nota nel mondo come la “Shanghai del Mediterraneo”. Durante questo vergognoso periodo la delinquenza, giunta con le salmerie delle truppe angloamericane, spadroneggiò. Le province del "Regno del Sud" erano inoltre flagellate dall'inflazione galoppante provocata dalle Am-lire, stampate senza alcun limite dagli "Alleati". Ufficiali e soldati alleati, in combutta con camorristi, mafiosi e profittatori nostrani, partecipavano alla big robbery. Vendevano tutto, tutto si avviava al mercato nero, tutto si poteva comprare, ma a caro prezzo. Eroismi, idealismi, moralismi che avevano guidato il comportamento delle persone negli anni precedenti, furono seppelliti da un mare di fango e di moneta d’occupazione. Per sopravvivere in quel duro periodo bisognava rinunziare a dettami etici ormai "antiquati", superati dalla "nuova civiltà" democratica. Era una quotidiana, contaminante lezione di vita. Una lezione in negativo che fece smarrire la via a molti. Chi non volle o non seppe scendere a patti con la propria coscienza, per sopravvivere dovette sacrificare quel che aveva ereditato o conquistato in una vita d’onesto lavoro e di pesanti sacrifici. Ci furono moltissime famiglie costrette a vendere tutto, fino all'ultimo anello, all'ultimo lenzuolo, all'ultima coperta. I bambini erano gracili e avevano il ventre gonfio, causato dalla denutrizione. Molti vecchi erano seduti davanti alla porta del “basso”, silenziosi, indifferenti, ad attendere la morte, godendosi l’ultimo sole.
Nell’agosto del 1944 un militare alleato poteva portare a letto una ragazzina di 12 anni regalandole una coperta: equivaleva alla paga settimanale di un operaio.
Il piacere intenso della vittoria, l’ebbrezza che portava i soldati vincitori a lasciarsi andare, anche perché la morte poteva giungere poco dopo, e la fame dei napoletani, che induceva taluni a far qualsiasi cosa pur di guadagnare una scatoletta di corned beef o di razioni k, faceva a molti dimenticare ogni tabù, infrangere ogni legge, lacerare principi e sentimenti tradizionali. Gli occupanti apparivano sempre allegri, puliti, profumati, ben nutriti e orgogliosi; percorrevano le vie di Napoli, fendendo la terribile folla, malinconica, sporca, affamata, vestita di stracci. I vincitori, appartenenti a tutte le razze del mondo, urtavano e ingiuriavano, in tutte le lingue e in tutti i dialetti del pianeta, i napoletani.
Protagonisti delle strade di Napoli erano tanti bambini e tante giovani donne, diventati ora sciuscià e segnorine. 6
Bande di ragazzini con i vestiti sbrindellati, inginocchiati davanti alle loro cassette di legno, ricoperte di scaglie di madreperla, di conchiglie marine, di pezzi di specchio, battevano le loro spazzole sul coperchio delle cassette, urlando: "sciuscià! sciuscià! shoe-shine! Shoe-shine!" e intanto, con la scheletrica, avida mano, afferravano al volo i pantaloni dei soldati che passavano.
Una schiera infinita di bambini cenciosi riempiva la città dall’alba a notte fonda. Compravano e vendevano con astuzia da adulti, servili e superbi, seducenti o maligni, secondo il caso. Giravano con la cassetta delle mercanzie a tracolla. Offrivano di tutto. Tutto era in vendita. Tutto si poteva trovare. Bastava chiedere e poi pagare. A qualcuno di questi scugnizzi d’otto nove anni finirà bene: imbrogliando, commerciando, rubando; affittando stanze, offrendo zie e sorelle, faranno un sacco di soldi senza nemmeno saperli contare. Qualcuno si presentò in banca, chiedendo: "Scusate, signò, quanto fanno mille vote mille lire?" Molti soldati alleati salvarono la vita grazie ad un dollaro speso acquistando un coppo di pidocchi da uno scugnizzo: invece dell’inferno di Cassino andarono in ospedale.
Non tutte le segnorine erano prostitute professioniste. Centinaia di donne si mischiavano alla folla di Via Toledo, in bilico sui tacchi, masticando chewing gum, per portare da mangiare ai figli.
Passeggiavano a coppie; abbordavano i militari alleati con il lurido frasario dei bassifondi americani appreso frequentandoli. Segnorina era la merce offerta da un compiacente marito vicino al basso dove la moglie attendeva riscaldandosi davanti ad un braciere di carbonella: non era la regola, ma faceva colpo. Segnorina era la vedova di guerra costretta dal bisogno a prostituirsi al soldato che indossava la stessa divisa di chi aveva ucciso il marito. Segnorina era la poveretta caduta nelle grinfie dei soldati coloniali francesi. Segnorina era la verginella chiassosamente dipinta pronta a prestazioni stravaganti. Segnorina era l’ex venditrice di “sigarette con lo sfizio”, passata a più lucrosi affari.
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Sintesi tesina sul vending
In questa tesina di maturità viene trattato il tema del vending, la nuova attività commerciale che consente alle persone di comprare determinati prodotti attraverso delle macchine di distribuzione a pagamento. È possibile collegare, nella seguente tesina, la pratica del vending con altri argomenti, come per esempio in Storia, affrontando argomenti come la Seconda guerra mondiale, i crimini perpetrati dagli Alleati in Sicilia e a Napoli.
In Italiano vi è una breve descrizione della biografia di Curzio Malaparte, della sua poetica. In Inglese invece viene presentato il franchising e infine in Scienze delle finanze viene preso in esame il PIL.
Collegamenti
Tesina sul vending
- Storia - I crimini degli Alleati in Sicilia e a Napoli nella Seconda guerra mondiale; Il disagio socio-economico; le strane alleanze che si formarono in occasione dell'invasione del territorio nazionale.
- Italiano - Curzio Malaparte.
- Economia - Il vending.
- Inglese - Il franchising.
- Scienze delle finanze - Il PIL.