Corsinovi Andrea VA
L’utopia
Per utopia si intende un progetto apparentemente irrealizzabile basato su dei principi giudicati universalmente giusti, e l’utopista è colui che non parte dallo studio della realtà, ma decide di voler seguire un ideale che ritiene giusto pur sapendo che questo ideale resterà irrealizzato.
Il termine fu coniato da Thomas More, successivamente latinizzato in Tommaso Moro, filosofo e statista inglese del XVI secolo, nella sua opera più famosa, “Utopia” (1516 circa), con il gioco di parole greche ou + topos (luogo che non c’è) ed eu + topos (luogo felice): entrambi i significati possono essere compresi nell’accezione di Tommaso Moro, in quanto si trattava di un’isola fantastica, quindi non esistente, ma dove regnava la concordia, la tranquillità e il benessere tra i cittadini e nella quale i critici hanno riscontrato l’esatto opposto di quella che era la sua Inghilterra, ma più in generale tutta l’Europa.
Si può capire quindi come l’utopia possa nascere dal rifiuto del mondo reale e dalla costruzione di un mondo parallelo, perfetto, da provare a raggiungere.
Platone e lo Stato perfetto
Tornando indietro nei secoli, è anche il caso di Platone, il filosofo ateniese che, dopo aver tentato di far diventare filosofo il tiranno di Siracusa senza riuscirci, arrivò ad affermare che uno stato perfetto, in questo mondo, mai c’è stato né mai ci sarà, e l’unica cosa saggia che si possa fare è provare a tratteggiarne uno, assolutamente ideale, che serva da modello e, al contempo, da critica a quello reale.
Ed è su questi presupposti che ebbe origine la “Repubblica” (scritta approssimativamente tra il 390 e il 360 a.C.), il poderoso scritto in cui Platone tracciava uno stato perfetto, destinato ad essere preso a modello per interi secoli.
La società aperta di Popper
Solo il filosofo austriaco Karl Popper (1902-1994) si accorse delle insidie che si annidavano nello scritto platonico, cogliendo in esso una forma di “società chiusa”, che, in quanto già perfetta, non ha alcun bisogno di “aprirsi” al confronto con altre società.
Dal canto suo, invece, la “società aperta” non è perfetta, ma ha coscienza della propria imperfezione ed è perciò stimolata al confronto con le altre società, per potersi così perfezionare incessantemente.
Popper, in “La società aperta ed i suoi nemici” (1945), si è soffermato soprattutto sul possibile binomio utopia/violenza, sulla necessità, secondo lui imposta dall’utopia, di ricorrere alla violenza per la sua realizzazione, aprendo così una nuova critica a Marx e al suo comunismo, visto come un regime tirannico da dover raggiungere anche con la violenza.
Il solo modo, a suo parere, per migliorare effettivamente le condizioni della vita umana, è quello di combattere i mali concreti che sorgono di volta in volta, senza lasciarsi trascinare da miraggi utopici abbaglianti.
Nello scritto “Miseria dello storicismo” (realizzato a partire dagli anni ’20) Popper intende l’utopia come il sogno di portare sulla terra il paradiso.
Secondo lui, facendo ciò, riusciremo soltanto a trasformare la terra in un inferno. Perché ciò non accada dobbiamo abbandonare il sogno di un “mondo perfetto”.
Di qui la definizione del suo “razionalismo critico”: la ragione non può avere una funzione rigorosamente dimostrativa, ma unicamente un compito critico.
“Considero l’approccio critico come un dovere. Ogni altro atteggiamento è megalomane e irresponsabile, anche se ispirato alle migliori intenzioni”.
Ernst Bloch e l’utopia concreta
Lo scrittore e filosofo tedesco Ernst Bloch (1885-1977), al contrario di Popper, interpretò l’utopia non come un contenuto utopistico, vale a dire impossibile perché privo di una qualsiasi base reale, senza un’effettiva possibilità di realizzazione, ma un contenuto utopico, non chiaramente determinabile di per sé, ma possibile, indicante la strada da percorrere per raggiungere un obiettivo lontano ma conseguibile.
Nel suo celebre saggio “Il principio speranza”, l’esigenza che viene fatta valere è quella di non rinunciare a combattere per un mondo migliore, di fronte ad ogni evidenza dell’impossibilità di farlo.
Sintesi tesina sull'Utopia
La seguente tesina di maturità descrive il tema dell'utopia, un tema ricorrente in numerosi filosofi e scrittori mondiali, come Thomas More che scrisse anche un'opera che analizza questo argomento. Il concetto di utopia viene anche descritto da Platone, Popper, Bloch. In ambito artistico e letterario invece viene descritta, all'interno della tesina, la corrente futurista, il suo sviluppo, i suoi principali esponenti. In fisica invece vi è l'analisi del moto perpetuo.
Collegamenti
Tesina sull'Utopia
- Filosofia - Moro, Platone, Popper, Bloch.
- Arte - Il futurismo in pittura e architettura.
- Italiano - Il futurismo in letteratura.
- Fisica - Il moto perpetuo.