Homo homini lupus
Luca Cadili IIIF
Homo homini lupus
«T. Hobbes»
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Homo Homini Lupus significa letteralmente l’uomo è lupo per l’uomo. La scelta di questa tesi è nata dalla curiosità di questa citazione «forte» che mi ha fatto pensare/ragionare portandomi a una conclusione ….
- Allora, Professore? - chiese il Generale con un moto di impazienza. - Allora LA che? - disse il professor Ka. Ma si vedeva che voleva temporeggiare. - È cinque anni che voi lavorate quaggiù, e nessuno vi ha mai disturbato. COSA Abbiamo avuto fiducia in voi. Ma non possiamo fidarci eternamente della vostra parola. Occorre vedere, ora. C’era una sfumatura di minaccia nella voce del Generale, e Ka ebbe un gesto di stanchezza, poi sorrise: - Mi avete colto proprio nel punto più debole, Generale – disse. - Volevo aspettare ancora, ma ora mi avete provocato. Ho fatto qualcosa - la sua voce si fece quasi un sussurro. – Qualcosa di grosso... E, per il Sole, bisogna pure che lo si sappia!
Fece un gesto come per introdurre il Generale nell’interno della caverna. Lo guidò verso il fondo, in un punto illuminato da una lama di luce che entrava da una stretta apertura nella parete. E qui, su di un ripiano levigato, gli mostrò la Cosa. Era un oggetto a forma di mandorla, tendente al piatto, con la superficie lavorata da tante piccole sfaccettature, come un grosso diamante, ma opaco, dai riflessi quasi metallici.
- Bene - fece perplesso il Generale. - È un sasso. Il Professore ebbe un lampo di malizia negli occhi celesti, sormontati da un cespuglio di sopracciglia ispide e incolte: - Sì - disse - è un sasso, ma non da lasciare per terra, tra gli altri sassi. È da impugnare. - Da im...? - Da impugnare, Generale. In questo sasso c’è tanta potenza quanta mai l’umanità abbia sognato, c’è il segreto dell’Energia, la forza di un milione di uomini.
Guardate... Piegò le dita a uncino e inarcò il palmo della mano posandoli sul sasso sino a far presa su di esso, quindi sollevò la mano e il sasso con essa. La mano aderiva al sasso, la parte più massiccia di esso aderiva al palmo e alle dita, mentre la punta ne usciva e si protendeva verso il suolo, verso l’alto, verso il Generale, a seconda che il Professore movesse il polso.
Il Professore agitò il braccio con violenza, e la punta del sasso segnò una traiettoria nello spazio. Il Professore vibrò il braccio dall’alto al basso, sino a che la punta del sasso incontrò la roccia friabile del ripiano. E allora avvenne il prodigio: la punta colpì la roccia, vi penetrò a fondo, la scalfì, la scheggiò. Come il Professore reiterava il gesto, la punta mordeva la roccia e vi praticava un avvallamento, poi un buco, infine un vasto cratere, ferendola, spezzandola, polverizzandola.
Il Generale guardava con gli occhi sbarrati, trattenendo il respiro: - Fenomenale - mormorò a mezza voce, inghiottendo la saliva. - E questo è nulla - disse il Professore con aria di trionfo - questo è nulla, anche se con le dita voi non sareste mai riuscito a far nulla di simile. Guardate ora! - Prese in un angolo una grande noce di cocco, ruvida, dura, inattaccabile, e la porse al Generale.
- Su - disse il Professore - serratela con ambo le mani, spezzatela! - Via, Ka - disse il Generale, con la voce che tremava - sapete bene che non è possibile, sapete bene che nessuno di noi ne sarebbe capace... Solo un dinosauro riesce, con un colpo di zampa, e solo il dinosauro può mangiarne la polpa e berne il succo...- Ebbene, a voi ora - la voce del Professore era satura di eccitazione – guardate!
Prese la noce e la pose sul ripiano, nel cratere appena scavato; afferrò il sasso dalla parte opposta, impugnandolo per la punta e vibrandone il fondo massiccio. Il suo braccio compì un movimento rapido, apparentemente senza sforzo, e il sasso andò a colpire la noce frantumandola. Il liquore si sparse sulla roccia, e nell’incavo rimasero pezzi di guscio che mostravano la polpa interna, bianca e rugiadosa, fresca, invitante.
Il Generale afferrò uno di questi pezzi e lo portò avidamente alla bocca. LA Guardava il sasso, Ka, quella che era stata una noce di cocco, e sembrava incapace di parlare. - Per il Sole, Ka! Questa è una cosa meravigliosa. Con COSA questa "Cosa" l’uomo ha centuplicato la sua forza, può tener testa a qualsiasi dinosauro... È diventato padrone della roccia e degli alberi, ha acquistato un braccio in più, ma che dico... cento braccia, un esercito di braccia! Dove l’avete trovato?
Ka sorrise compiaciuto: - Non l’ho trovato. L’ho fatto. - Fatto? Cosa vuol dire? - Vuoi dire che prima non esisteva. - Siete pazzo, Ka - disse il Generale tremando. - Deve essere caduto dal cielo, deve averlo portato qui un emissario del Sole, uno spirito dell’aria... Come è possibile fare qualcosa che prima non esisteva!? - È possibile - disse Ka con calma.
- È possibile prendere un sasso, battervi contro con un altro sasso sino a ridurlo nella forma voluta. È possibile costruirlo in modo che la mano possa impugnarlo. E con questo in mano sarà possibile farne molti altri più grandi, più appuntiti. L’ho fatto io, Generale.
Il Generale sudava copiosamente: - Ma bisogna dirlo a tutti, Ka, tutta l’Orda deve saperlo, i nostri uomini diverranno invincibili. Non capite? Possiamo affrontare un orso, ora: lui ha gli artigli, ma noi abbiamo questa Cosa, possiamo dilaniarlo prima che ci abbia dilaniato, tramortirlo, ucciderlo! Possiamo uccidere un serpente, schiacciare una tartaruga, uccidere... gran Sole! ...uccidere ... un altro uomo! - il Generale si arrestò folgorato dall’idea.
Poi si riprese con una luce di crudeltà negli occhi: - È così, Ka, potremo attaccare l’Orda di Koammm, essi sono più grandi, più forti di noi, ma ora saranno in nostro potere, li distruggeremo sino all’ultimo! Ka, Ka! - lo afferrava violentemente per le spalle. - È la vittoria! Ka stava serio, guardingo; ora esitava a parlare.
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