Integrazione culturale e società multietnica
Viviamo in un mondo che si fa sempre più piccolo grazie alla rapidità dei mezzi di comunicazione e all’intrecciarsi dei rapporti internazionali, per cui etnie e culture diverse non solo convivono in uno stesso territorio, ma cominciano anche a mescolarsi all’interno dei Paesi europei, dove va intensificandosi la presenza di minoranze etniche consistenti.
Nascono pertanto difficoltà e conflitti tra persone e gruppi, che assumono proporzioni diverse, fino a minacciare la pacifica convivenza all’interno delle comunità e a far sorgere idee e movimenti razzisti. Si tratta quindi di realizzare un’effettiva integrazione fra persone diverse, tenendo conto della dignità e dello sviluppo della persona e applicando il principio della solidarietà, che richiede reciprocità.
Essa impegna, cioè, non solo il Paese di accoglienza, ma anche coloro che vengono accolti, per arrivare gradualmente alla conoscenza reciproca, alla comprensione della lingua, alla sicurezza delle condizioni primarie di sussistenza, alla chiarezza delle regole che guidano la nostra società e che indicano i diritti e i doveri di ciascuno.
Il diffondersi del fenomeno dell’immigrazione sta trasformando la nostra società da “nazionale” in “multietnica”, cioè in una società dove sono presenti gruppi appartenenti ad etnie diverse e culture diverse.
L’insediamento stabile di popolazioni immigrate sta creando problemi molto complessi, che non si risolvono soltanto con l’integrazione dei lavoratori immigrati nel settore economico.
La permanenza di situazioni di disuguaglianza può infatti mettere in discussione la concezione e la qualità stessa della democrazia nella nostra società: la democrazia sociale, intesa come superamento delle disuguaglianze fra le classi e i gruppi sociali; la democrazia politica, intesa come accesso di tutti alla gestione della comunità; la democrazia culturale, concepita come superamento del dominio della cultura maggioritaria su quelle minoritarie.
Una risposta a queste esigenze di integrazione può venire dall’adozione di un modello di società interculturale, che non si limiti al riconoscimento dell’esistenza di più culture al proprio interno, ma imposti anche lo scambio e la reciproca integrazione fra tali culture, scegliendo la via della convivenza e del dialogo.
Per conseguire questi risultati non sono sufficienti i provvedimenti attivati al momento dell’accoglienza degli immigrati (alfabetizzazione e formazione linguistica, formazione generale e tecnica di base, formazione professionale in un determinato settore produttivo); occorre un vero e proprio inserimento, capace di dare una risposta a quel bisogno di “socialità” che è proprio di ogni essere umano, moltiplicando le occasioni d’incontro e di relazione fra cittadini e stranieri, i momenti di comunicazione e di scambio sia tra singoli soggetti, sia tra le rispettive comunità di appartenenza.
È evidente che un ruolo determinante in questo processo interculturale deve essere affidato alla scuola, attraverso un adeguato progetto educativo, tenendo conto delle difficoltà dovute al fatto che i bambini e gli adolescenti immigrati provengono spesso da un mondo culturale e religioso completamente diverso, vivono situazioni familiari difformi dalle nostre, hanno modi di vita, costumi e abitudini alimentari differenti.
Gli immigrati devono inoltre superare le barriere linguistiche e compiere notevoli sforzi per assimilare i nuovi modelli culturali.
Il problema dell’integrazione culturale attraverso la scuola è stato preso in esame anche dal Consiglio d’Europa, che ha indicato le direttrici a cui i vari sistemi educativi dell’Unione Europea dovrebbero uniformarsi:
- Rivedere l’insegnamento, soprattutto della storia e della geografia, orientando in maniera meno eurocentrica, integrando con l’analisi critica dei pregiudizi razziali, lo studio dell’interdipendenza fra le nazioni, gli apporti delle diverse civiltà e culture.
- Mettere in evidenza, attraverso l’antropologia culturale, i processi di formazione e di sviluppo delle varie culture e religioni nei diversi contesti storici e geografici.
- Attivare la conoscenza dei meccanismi di funzionamento, del ruolo sociale ed economico, dei linguaggi usati dai mass media per consentire all’alunno di riceverne i messaggi con spirito critico.
- Arrivare ad una conoscenza approfondita dei diritti dell’uomo, con l’individuazione delle fonti dell’intolleranza e della xenofobia.
- Considerare la conoscenza del fenomeno religioso come essenziale per dei cittadini che vivono in società pluriconfessionali e che devono pertanto far proprio il valore della reciproca tolleranza.
- Sviluppare l’attitudine alla comunicazione e alle relazioni interpersonali per scoprire ed apprezzare la natura, il carattere e il valore degli “altri”.
- Promuovere lo “spirito critico” nei confronti delle proprie componenti religiose, nazionali, etniche e culturali per conoscere la loro evoluzione storica, i mutamenti verificatisi nel tempo, i rapporti e gli scambi con le altre culture.
Quadro: caratteri culturali degli immigrati
Le lingue e religioni più diffuse tra i gruppi etnici immigrati
| Gruppo etnico | Lingua orale | Lingua scritta | Altre lingue | Religione |
|---|---|---|---|---|
| Marocco | arabo marocchino | arabo classico | francese; berbero | musulmana |
| Tunisia | arabo algerino; berbero | arabo classico | francese | musulmana |
| Algeria | arabo egiziano | arabo classico | francese | musulmana |
| Egitto | arabo egiziano | arabo classico | inglese | musulmana – cristiano-copta |
| Etiopia | tigrino; amharico | tigrino | italiano | cristiano-copta – musulmana |
| Somalia | somalo | somalo | arabo; italiano | musulmana |
| Senegal | wolof – lingue locali | Wolof | francese | musulmana |
| Ghana | twi – lingue locali | Twi | inglese | cristiano – protestante – musulmana |
| Capoverde | creolo | Creolo | portoghese | cattolica |
| Filippine | tagalog; spagnolo | tagalog | inglese | cattolica |
| Sri Lanka | singalese – tamil | singalese – tamil | inglese | buddista (singalesi) – induista (tamil) |
| India | hindi – lingue nazionali | Hindi | inglese | induista – buddista |
| Pakistan | urdù | Urdù | inglese | musulmana |
| Cina | Lingue nazionali | mandarino | - | confuciana |
| Perù | spagnolo – lingue locali | spagnolo | - | cattolica |
| Brasile | portoghese | portoghese | - | cattolica |
| Salvador | spagnolo | spagnolo | - | cattolica |
| Albania | albanese – lingue locali | albanese | - | Musulmana – cattolica – cristiano-copta |
| Polonia | polacco | polacco | - | cattolica |
| Nigeria | Lingue nazionali (più di 260 lingue e alcune locali) | inglese | Hausa – yoruba - Igbo | musulmana – cattolica – protestante – alcune pratiche religiose tradizionali |
Il numero dei figli degli immigrati nella scuola italiana è cresciuto notevolmente negli ultimi anni e raggiungerà un milione tra il 2018/19. Siamo di fronte a giovani che coltivano sogni, aspirazioni, desiderio di avere un lavoro dignitoso e di conquistarsi un posto nella società civile.
Si tratta di dare una risposta positiva a queste attese anche fornendo un’adeguata formazione scolastica che favorisca l’integrazione, il superamento di pregiudizi razziali, gli ostacoli derivanti da conflitti familiari e sociali, da forme di integralismo religioso o politico, da situazioni di emarginazione o sfruttamento.
Naturalmente la situazione è complessa e presenta alcune difficoltà da superare, perché a seconda dei Paesi di provenienza i bambini hanno più o meno difficoltà nell’apprendere la lingua italiana anche se hanno conoscenze linguistiche uguali agli alunni italiani (spesso parlano oltre alla lingua madre anche l’inglese, il francese o lo spagnolo, inoltre eccellono nello studio della matematica e delle scienze).
È necessario puntare su di un’azione educativa che tenga conto della valorizzazione culturale dei bambini e passi attraverso “una doppia azione didattica, una parte assieme ai loro compagni di scuola italiani, un’altra dedicata alla conservazione del patrimonio d’origine, l’unica strada per una vera integrazione culturale reciproca.
Ultimamente, durante le notizie del TG del giorno 09/07/12, ci è stato riferito che la pagella di una bambina di nome “Blessing” (che significa benedetta), di origine nigeriana, è stata la migliore della classe in quanto “dieci” in tutte le materie, non è stata ritirata perché i genitori della bimba probabilmente non avevano il permesso di soggiorno!
Storie di immigrati
Diane: ghanese (prima clandestino, poi immigrato in regola)
Racconta che quando era partito da Dakar aveva pochi spiccioli, un sacchetto di collanine, che non aveva nessun valore, che faceva nel suo Paese e il biglietto di sola andata per Siviglia in Spagna.
Parlava francese, meglio il dialetto twi, per niente lo spagnolo. Per vivere girava i mercati del Sud con una Renault 12 che andava per miracolo (di quelli che di solito in inglese viene detto “push and start” = “spingi e comincia”), vendendo la sua merce su un cofano.
Dormiva dove poteva, più che altro stava attento che non gli rubassero la roba. Ma a questo era già abituato a Dakar, dove vendeva alimenti ai mercati assieme a suo fratello.
Non che gli mancassero i soldi, ma certo l’Europa era un’altra cosa per non parlare degli altri parenti, voleva avere una vita tutta sua. Due anni dopo emigra in Italia.
Alla frontiera di Ventimiglia, dove passa in auto, non gli fanno storie e meno male perché non ha nemmeno un documento. Finisce a Catania, dove però non se la passa bene perché non vuole vendere accendini ai semafori come tanti suoi connazionali.
Abita in monolocale che divide con altri tre ragazzi. Una volta gli sputano addosso da un’auto in corsa.
Quando gli dicono che al Nord si sta meglio, va a Como dove trova lavoro come falegname. E poi viene assunto come saldatore in un’officina, dove rimane per tre anni, lavorando nove ore al giorno, sabato compreso.
Prendeva una paga di circa 800 euro al mese senza assicurazione, ma quasi 450 euro se ne vanno solo per l’affitto. In una fabbrica di serramenti di alluminio diventa capo officina.
È un lavoro duro, lo ammette, ma lui stringe i denti perché vuole mettere da parte i soldi per lavorare in proprio che è il suo sogno. Oggi il suo sogno si è realizzato in quanto ha aperto un negozio per telefonate internazionali alla periferia di Milano.
Ronaldo: clandestino poi diventato in regola
Racconta che quando era nel suo Paese i 150 dollari al mese che guadagnava come chirurgo al pronto soccorso li lasciava alle suore dell’ospedale della sua città. Meglio allevare gamberi, come facevano tutti lungo la costa.
Nel 1997, purtroppo, un’epidemia gli ha portato via l’allevamento. Ha dovuto vendere tutto, lo stabilimento, due camion, il Ford Brenco 4x4, 10 mila galline da uova.
Licenziati i tre dipendenti, ha perso anche la famiglia. Ronaldo con un visto turistico è finito in Spagna. Per sei mesi ha lavorato come giardiniere e aiutante falegname.
Nel 98 è arrivato in Italia, sempre da clandestino, assieme alla sorella. Per vivere, insegna lo spagnolo, assiste un anziano che ha l’Alzheimer, pulisce gli uffici.
Per dormire, divide una stanza con altre sei persone, tre per letto. Più della metà dei soldi che guadagna se ne vanno per i pochi centimetri di materasso.
Adesso fa l’infermiere, lavora nel carcere di Monza. Gli danno 9 euro l’ora, il 20% se lo tiene l’agenzia, ma alla fine del mese ne guadagna quasi 1500 euro.
Anche se è medico chirurgo e ha eseguito oltre 600 interventi, la sua laurea in Italia non vale niente. Ha chiesto il riconoscimento, ma sta aspettando una risposta del Ministero della Sanità.
Gli piacerebbe tornare a fare il medico. Infatti, quando legge che in Italia mancano specialisti negli ospedali gli viene un po’ di rabbia. Intanto si accontenta di fare iniezioni e cambiare le flebo.
Gli piacerebbe anche tornare a fare l’imprenditore, ritentare magari con i gamberi, ma sa che ci vogliono troppi soldi. Inoltre sta risparmiando per comprarsi una macchina un giorno.
Vorrebbe tornare nel suo Paese per rivedere i suoi figli, ma non si può. Anche se il Paese è ricco di risorse, la corruzione si porta via tutto.
Un libro che si basa sulla storia vera di un immigrato è “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Enaiatollah Akbari.
Le trasformazioni sociali
Le migrazioni hanno sempre avuto un ruolo importante nello sviluppo economico, politico e sociale della popolazione europea. Tuttavia, un’immigrazione massiccia e incontrollata può avere gravi ripercussioni sociali e politiche per la maggior parte dei Paesi di accoglienza, provocando tensioni etniche e religiose, disagi e scontri anche a livello politico.
Non è quindi sufficiente adottare misure a favore dell’integrazione, ma è indispensabile fronteggiare e spegnere fiammate xenofobe e razziste.
Il fenomeno migratorio verificatosi nell’Europa occidentale ha determinato il formarsi di un nuovo pluralismo etnico e culturale con la presenza di minoranze religiose (musulmana, induista, buddista) che hanno trasformato la società europea da multiconfessionale (cattolica, protestante, ortodossa) in plurireligiosa.
Parallelamente a queste trasformazioni a carattere culturale e religioso, si è verificato in Europa la ripresa di una cultura razzista con atteggiamenti di xenofobia ed intolleranza, che nel passato erano stati condannati ed ampiamente rifiutati, per cui si pensava fossero scomparsi dalla società occidentale.
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Il razzismo del Duemila
Questa forma di razzismo si basa soprattutto sull’esaltazione delle differenze fisiche e culturali: è in base ad esse che viene identificato il “diverso”, visto come un nemico da fronteggiare e rendere “innocuo” seguendo una pericolosa spirale di violenza.
Vi è poi una minoranza che esalta la superiorità della propria etnia, della propria cultura, della propria identità nazionale, che vanno “difese” con qualsiasi mezzo.
Questi gruppi minoritari di fanatici dividono la società in “buoni e cattivi”, “amici e nemici”, “bianchi e neri”, senza accettare la presenza di altri gruppi etnici, né tantomeno l’idea della convivenza.
Esiste infine una più vasta categoria di persone che, di fronte al fenomeno dell’immigrazione, prova smarrimento, irritazione e paura: smarrimento nei confronti di chi è “diverso” per colore della pelle, cultura e religione; irritazione verso chi “invade” il nostro “territorio”, verso chi non rispetta le regole tradizionali della nostra società e infrange le norme del mercato del lavoro; paura verso chi viene ritenuto socialmente pericoloso.
Queste persone propendono per una rigorosa chiusura delle frontiere e per l’espulsione degli stranieri, senza tradurre le loro preoccupazioni nella richiesta di soluzioni concrete e praticabili, capaci di promuovere la politica dell’integrazione.
Esiste però anche una minoranza di un certo rilievo che, pur riconoscendo le difficoltà connesse alla realizzazione di nuove forme di convivenza, ritiene necessario impegnarsi per arrivare ad un’integrazione culturale e sociale fra gruppi etnici diversi.
In ogni caso il fenomeno del razzismo, dell’intolleranza, del disagio sociale va collocato in un più ampio contesto, che comprende le profonde trasformazioni del nostro tempo, di cui siamo contemporaneamente spettatori e protagonisti: i cambiamenti verificatisi dell’Est europeo, i conflitti connessi ad un rinascente e pericoloso nazionalismo, il degrado ambientale e sociale, i meccanismi di interdipendenza economica che si stanno sviluppando a livello planetario, il crescente divario fra Paesi ricchi e Paesi poveri.
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Italiano
Verso una società multietnica; il ruolo della scuola
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