II metà dell’Ottocento
Nel Secondo Ottocento, in Europa si verificarono numerosi cambiamenti che stravolsero la società e il modo di vivere delle persone. Dopo la vittoria della Prussia sull’Austria, l’Impero Austriaco si sgretolò, formando due nuovi Stati: l’Italia e la Germania.
Intanto lo Stato del Vaticano, privo della protezione dei francesi, sconfitti dai prussiani a Sedan nel 1870, s’indebolisce e consente all’Italia di impadronirsi di Roma e di nominarla capitale.
L’Italia è unita, ma è uno Stato fragile, composto da popolazioni molto diverse. I primi governi sono accentrati, per paura di perdere l’unità e l’indipendenza appena conquistate. Il meridione, in una condizione nettamente arretrata, si ribella ed esplode il brigantaggio, sedato con la forza dall’esercito. Questa reazione indigna ulteriormente gli abitanti del Sud Italia, che non riusciranno mai più a raggiungere l’uguaglianza con i connazionali del Nord.
La seconda rivoluzione industriale
Dal punto di vista tecnologico ed economico, alla fine dell’Ottocento in Europa si verificò un grande processo di sviluppo chiamato Seconda Rivoluzione Industriale, che rivoluzionò e modernizzò la vita delle persone. Venne considerato una trasformazione economica che portò da un sistema agricolo-artigianale-commerciale ad un sistema prettamente industriale.
Venivano utilizzate macchine azionate da energia meccanica, nuove fonti energetiche e mezzi di produzione concentrati nella fabbrica. La grande innovazione della seconda rivoluzione industriale fu l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.
Nacquero nuove classi sociali quali gli operai, che ricevevano un salario per il loro lavoro, e il capitalista industriale. Crebbe anche il sistema ferroviario, che portò ovviamente come conseguenza uno sviluppo dei commerci.
Si svilupparono anche le navi; furono infatti costruiti, grazie allo sviluppo della metallurgia, scafi in ferro e in acciaio. Nel 1869 fu creato il canale di Suez, che permise il traffico tra l’Atlantico settentrionale e l’oceano Indiano. Le fabbriche e i capitali cominciarono a concentrarsi nelle mani di poche grandi società, danneggiando ovviamente quelle più piccole.
Un altro aspetto che caratterizzò questa rivoluzione fu il progressivo prevalere del capitalismo finanziario rispetto a quello industriale, con quindi l’intrecciarsi di interesse tra banche e industrie.
Un periodo molto importante permise agli operai di cominciare a protestare e opporsi alla classe borghese, protesta che, si può dire, continua ancora oggi.
L’impressionismo
L’impressionismo in arte
Il movimento impressionista si formò a Parigi tra il 1860 e il 1870 e si presentò per la prima volta al pubblico nel 1874 con una mostra d’artisti indipendenti, organizzata da Degas. Il termine “Impressionisti” risale alla definizione ironica e spregiativa che un critico d’arte francese formulò di fronte al quadro “Impressione, levar del sole”, di Claude Monet, presentato appunto nella Mostra Collettiva del 1874.
Altre figure emergenti, oltre a Monet, erano: Renoir, Degas, Cézanne, Pissarro, Sisley.
Gli impressionisti cercavano di fissare sulla tela la variabilità delle impressioni: paesaggi e figure acquistano, infatti, nuovi aspetti nei diversi momenti della giornata e in diverse condizioni d’illuminazione. La mano del pittore deve dipingere quello che vedono gli occhi e la pittura ha il compito di rendere con immediatezza lo splendore della luce e i suoi effetti sulla natura e sulle persone.
Per realizzare tali obiettivi, gli impressionisti dovettero combattere non solo i modi di dipingere tradizionali, ma anche i procedimenti. Essi dipingevano all’aperto, a contatto diretto con la natura, per cogliere l’emozione e la bellezza dell’attimo che passa. Il soggetto non aveva grande importanza, a differenza delle impressioni di luce e di colore riprodotte sulla tela.
Per costruire questa “pittura di luce” gli impressionisti abolirono i contorni netti e accostarono sulla tela una miriade di piccoli tocchi di colore seguendo le teorie scientifiche elaborate dai loro contemporanei, secondo le quali la luce, colpendo gli oggetti, si scompone nei colori dello spettro creando i colori delle cose.
Un altro problema affrontato dal gruppo fu quello delle ombre. Nella pittura tradizionale le ombre venivano realizzate scurendo il colore con il nero, ma così facendo si toglieva splendore al dipinto. Gli impressionisti, dopo discussioni, ricerche ed esperimenti, realizzarono le ombre colorate, adoperando per lo più colori complementari in modo da rendere la tonalità del quadro più brillante e luminosa.
Gli impressionisti non furono un vero e proprio gruppo artistico unito; infatti, non avevano un orientamento politico-ideologico coerente e, dopo il 1880, anche le loro ricerche pittoriche presero strade differenti.
Grazie alle diverse e fondamentali tematiche e innovazioni tecniche-formali dell’Impressionismo, che scandalizzarono la società del tempo, si svilupparono in seguito le così dette avanguardie artistiche del ‘900.
L’impressionismo di Pierre-Auguste Renoir
La caratteristica dei lavori di Renoir è la capacità straordinaria di utilizzare gli effetti di luce e ombra per ammorbidire i soggetti, sfumando i solidi nello spazio, nella luce.
Con gli amici impressionisti condivide il piacere di dipingere scene tratte dalla vita della classe media urbana, esaltando il tempo libero e la gioia della convivialità, unici valori positivi che la rivoluzione industriale aveva regalato alla società borghese.
Nella primavera del 1864 Renoir, con Claude Monet, Frederic Bazille e Alfred Sisley, comincia a sperimentare il metodo, poi denominato en plein air.
Alla fine degli anni 1860 comincia a dipingere paesaggi e scene di fiume in cui cerca di registrare i colori naturali, solari e brillanti, con discreti tocchi di pennello con colore puro, anche contrastante, evocando così le variazioni di colore.
Uno dei soggetti più utilizzati da Renoir è una donna, con un viso rotondo, un corpo dalle forme piene, occhi a mandorla e un’aria innocente e misteriosa.
L’impressionismo musicale
Nel panorama del decadentismo anche la musica, come le altre arti, ebbe il suo ruolo e fu inizialmente quello dell’impressionismo. Dalla classicità, la metrica precisa con le sue scale maggiori e minori, e la sua precisa retorica, passò a musica atonale (senza scale di riferimento), a sperimentalismi di ogni genere, a nuovi suoni e strumenti musicali, dai bidoni delle immondizie ai più sofisticati strumenti, dal minimalismo con brani di poche note a brani molto più complessi.
L’impressionismo è una corrente musicale sorta in Francia tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, capeggiata da Claude Debussy. Influenzato dai dipinti degli impressionisti francesi e dalla poesia di Verlaine, Baudelaire e Mallarmé, l’impressionismo musicale dava maggior peso ai timbri e alle atmosfere che alle strutture formali quali la sonata o la sinfonia.
Debussy, critico militante oltre che compositore, vide nell’impressionismo una reazione al rigore formale dello stile classico e alla tendenza sentimentale del romanticismo. A questo scopo, Debussy sviluppò nella sua musica una combinazione di vecchi e nuovi espedienti.
Da una parte usò la scala di toni interi e intervalli complessi e inusuali, come quelli di nona e tredicesima; dall’altra tornò alle quarte e alle quinte parallele della musica liturgica medievale.
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