ITE e LL “Domenico Romanazzi” - Bari
Esame di Stato 2013
Alunno: Marco Sassanelli
Classe V sez. D
Anno scolastico 2012/2013
Hopeless - Senza speranza
Fotografia del politico italiano Aldo Moro, scattata durante la sua prigionia dalle Brigate Rosse.
Materie coinvolte
- Italiano
- Storia
- Diritto
- Scienze delle finanze
- Economia aziendale
- Informatica
- Inglese
Italiano
Leonardo Sciascia
E “L'Affaire Moro”
Storia
Matematica: l'Italia dal 1968
La ricerca operativa al 1978
Diritto
Inglese: Hopeless
Il DPR 616/1977
Samuel Beckett
Senza speranza
E “Waiting for Godot”
Istituzione degli enti locali
Informatica, economia aziendale e scienze delle finanze
Le reti informatiche
L'etica aziendale
Il contenzioso tributario
Introduzione
Il percorso d'esame si sviluppa sul tema della mancanza di speranza di rinnovare il sistema e di tutti gli ostacoli designati come tali negli anni '70, a partire dal movimento studentesco del 1968 all'omicidio di Aldo Moro nel 1978, confermato da Leonardo Sciascia in “L'Affaire Moro”. Verrà presa in esame come la speranza, in “Waiting for Godot” di Beckett, è un valore su cui si potrebbe concentrare la vita in attesa di qualcuno che la cambi o che cambi interamente il sistema politico e amministrativo.
Inoltre, sul piano economico, la speranza rappresenta un elemento fondamentale in quanto è il fattore che muove il settore impresa-ambiente nel rispetto di quest'ultima. Sul piano giuridico è esaminata la normativa del DPR 616/77 e il contenzioso tributario nato in quegli stessi anni come soluzione a disguidi di imposizione tributaria. Sul piano tecnologico, la speranza di nuove tecnologie, come Internet, aiutino a comunicare con l'intero globo.
La letteratura italiana
Il bisogno di creare qualcosa di nuovo, di più conforme alla società che stava nascendo verso la fine degli anni Cinquanta, nasceva dalla crisi di quel movimento che aveva dominato la scena letteraria (e non solo), dal dopoguerra fino alla metà degli anni '50 circa: il Neorealismo.
La crisi del neorealismo
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel campo letterario si è notevolmente estesa la “cultura dell'impegno”, che ha portato alla nascita di una classe di intellettuali “impegnati”. Essi hanno fatto del rinnovamento della coscienza e della lotta ideologica il punto di base delle loro opere letterarie. In particolare, in Italia, l'impegno neorealistico ha fortemente contribuito alla nascita di un modello di intellettuale, che ha fatto della letteratura uno strumento per indagare sul reale e cercare di migliorarlo.
Il concetto di letteratura impegnata, “militantistica” (elaborato nel decennio 1945-55 attraverso il dibattito critico e la produzione narrativa) si è ormai definitivamente logorato e svuotato. Si è infatti assistito al progressivo orientarsi della narrativa verso toni elegiaci o memoriali che sono la conseguenza di uno spostarsi dal piano della rappresentazione storica al piano della rappresentazione esistenziale. A questo si aggiunga la polemica di Pasolini contro il prospettivismo connesso ai canoni del neorealismo, contro cioè un'arte falsata da volontaristiche fiducie, un po' troppo meccanicamente “positiva” e didascalica. E ancora il prepotente interesse al linguaggio e alla componente stilistico-formale dell'opera.
Ma questa crisi del neorealismo, questo rifiuto, che assumerà sempre maggiori polemiche, di una linea narrativa che solo pochi anni prima era stata quella dominante, sono da collegare anche ad un complesso processo di revisione ideologica che agita e sommuove le forze di sinistra (e non solo in Italia). Non si tratta solo di una crisi circoscritta al piano della prassi politica o dell'ideologia, ma di una crisi di vasta portata culturale che investe anche la critica letteraria e la concezione dell'arte.
Ossia: attraverso un intenso dibattito condotto soprattutto su riviste, vengono discusse e superate le imposizioni critiche della sinistra culturale dal 1945 in poi, e cioè: la battaglia per il realismo; la valutazione del prodotto artistico fortemente condizionata da preoccupazioni di impegno ideologico-politico; la polemica contro temi e moduli del decadentismo; il concetto dell'arte come rispecchiamento (ossia che l'opera d'arte esprima le condizioni storiche e sociali da cui trae origine).
Si coglie in questi dibattiti la volontà di tentare metodologie nuove, una disponibilità sempre maggiore a “sperimentare”, l'impegno di arricchire e di aggiornare, al passo con la cultura straniera, ed un certo rigorismo marxista ufficiale. Le principali riviste di questo tipo: Officina, Rendiconti, Il Menabò, Il Verri, I Quaderni Piacentini.
Per concludere: si possono capire il '68 e le laceranti trasformazioni verificatesi nel decennio che l'ha seguito solo rifacendosi al travaglio, alle polemiche, ai processi di revisione ed alla volontà di riformulazione che sono già ben evidenti fra il '55 ed il '60.
Potere economico e letteratura
Questo fermento di dibattito politico-culturale, questa fitta trama di ricerche e di aggiornamento nascono dalla necessità di trovare nuovi ed adeguati strumenti che permettano di conoscere la realtà sociale italiana che ora è ben diversa da quella che dieci anni prima si presentava agli intellettuali del Politecnico.
La società italiana, infatti, vive in quegli anni (approssimativamente dal 1954-55 al 1960-63) quel periodo che è stato definito del boom economico: la ripresa produttiva che si verifica non elimina i vecchi squilibri né porta ad uno sviluppo omogeneo delle varie regioni italiane, ma permette però, specie nelle zone storicamente “privilegiate”, quindi sedi già della concentrazione industriale, un livello di vita ed una quota di benessere che sono fatti nuovi nella storia italiana.
Il capitalismo, lungi dall'avviarsi a quella crisi mortale ipotizzata da Marx, dimostra una sorprendente capacità di sviluppo, ed anziché adottare le vecchie tecniche dello scontro frontale col proletariato, ricorre ad una strumentale invischiante strategia che alterna il pugno di ferro col guanto di velluto.
Le profonde trasformazioni che questo stato di cose apporta anche nel settore culturale sono già state precedentemente prese in esame: la reificazione del prodotto culturale e la sua riduzione a merce; il conseguente condizionamento dell'artista costretto a rispondere alle esigenze dei consumatori che chiedono prodotti d'intrattenimento, fruibili con facilità; la vischiosa serie di legami tra editori e grandi organi d'informazione, tra autori e critici, tra case editrici e giudici dei premi letterari, tra artisti e mercanti d'arte.
Questa situazione ripropone il problema di venti anni prima, sia pure in termini diversi, dei rapporti fra letteratura e potere. Allora erano le ideologie ed il potere politico a minacciare un pesante condizionamento, mentre ora era il potere economico, meno clamorosamente visibile ma più corruttore.
Leonardo Sciascia
Leonardo Sciascia è nato a Racalmuto in provincia di Agrigento l'8 gennaio del 1921.
Ha dalla famiglia un'educazione laica ed aperta. Durante le Magistrali a Caltanissetta, dove ha la fortuna di avere come maestro Vitaliano Brancati, si avvicina all'antifascismo e legge molto gli autori nordamericani, specie Dos Passos, Caldwell, Steinbeck.
Nel 1943 lavora come impiegato negli uffici per l'ammasso obbligatorio del grano, attività che porta Leonardo Sciascia ad incontrare la realtà del mondo contadino e poi inizia ad insegnare (senza troppo entusiasmo), alla scuola elementare di Racalmuto.
Durante il suo lavoro di maestro elementare Sciascia comincia a scrivere all'insegna dell'impegno poetico “Favole della dittatura”, nel 1950, “La Sicilia, il suo cuore” nel 1952, per dedicarsi poi alla saggistica in forma di racconto.
Nel 1957 Leonardo Sciascia abbandona l'insegnamento per dedicarsi a tempo pieno, come scrittore e come organizzatore culturale. “Le parrocchie di Regalpetra” vengono pubblicate nel 1956, “cronache” su un immaginario paese della Sicilia, quattro racconti de “Gli zii di Sicilia” nel 1958, “Il giorno della civetta” nel 1961, giallo di ambientazione contemporanea, “Il consiglio d'Egitto” nel 1964, “Morte dell'inquisitore” (1964), sulla figura di un frate finito sul rogo nel Seicento, “I pugnalatori” (1976), rievocazione di un complotto contro lo Stato ordito a Palermo nel 1862, “A ciascuno il suo” nel 1966, romanzo centrato sulla mafia e sui suoi delitti.
Notevoli i suoi studi su Pirandello che si realizzano prima con “Pirandello e la Sicilia” (1961) e poi con “La corda pazza” (1970).
Negli anni Settanta Sciascia si impone all'attenzione per il vivace dibattito politico seguito alla pubblicazione di ognuna delle sue opere: “Il contesto” (1971), “Todo modo” (1975), “L'affaire Moro” (1978), “Relazione sul caso Moro” (1982), “Dalle parti degli infedeli” (1979), che si distinguono sempre per lucidità intellettuale e anticonformismo.
A questa letteratura di impegno civile e politico Sciascia affianca i romanzi polizieschi “La scomparsa di Majorana” (1975), “Il teatro della memoria” (1981) e raccoglie il suo «diario in pubblico» “Nero su nero” (1979).
Con “Occhio di capra” del 1985 torna nel mondo siciliano per registrare, attraverso un dizionario dei «modi di dire», gli aspetti magici ed evocativi della sua terra.
Leonardo Sciascia scrive la sua ultima breve opera, “Una storia semplice”, poco prima di morire a Palermo il 20 novembre 1989.
L'Affaire Moro (1978)
Il libro si apre con una dotta ed interessante introduzione: cita l'“articolo delle lucciole” di Pasolini, che illustra il contesto di quegli ultimi anni '70.
Inizia così un'analisi appassionata, che se da un lato ha il rigore di un'indagine, dall'altro non prescinde dalla pietà verso il dramma. E, soprattutto, è un'analisi molto convincente: Sciascia esplora il significato delle parole di Moro, illustra il contesto, legge tra le righe, fa emergere talvolta anche quanto non esplicitamente riferito.
La chiave di lettura è chiara: ogni tentativo di lucida e razionale mediazione proposto da Moro si andava infrangendo contro una ferrea e inflessibile “ragion di Stato” che non accettava alcun compromesso.
Nelle parole di Moro vi è tutta la lucida presa di coscienza del pericolo, la tenera preoccupazione per i propri cari, la rabbia e l'impotenza verso il partito, i colleghi e amici, chiusi dietro un muro di gomma.
In una lettera si chiederà: “Vi è forse nel tener duro contro di me, una indicazione americana o tedesca?” E attenzione, è una domanda rivolta al suo partito, non ai brigatisti, una domanda che suona quasi retorica per chi sa come funzionano certi meccanismi. E li può rivelare.
Il libro si conclude con la “Relazione di minoranza presentata dal deputato Leonardo Sciascia, in qualità di membro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla strage di via Fani, il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, la strategia e gli obiettivi perseguiti dai terroristi”.
Storia
Tra l'immediata ricostruzione postbellica e le soglie degli anni '70, da paese ancora essenzialmente agricolo l'Italia si era trasformata in uno dei primi paesi industriali del mondo.
Si erano in tal modo verificate una crescita eccezionale del prodotto interno (tra il 1958 ed il 1963), della produttività media del lavoro ed una consistente accumulazione di capitali utilizzati negli investimenti; e si era impennato anche il reddito medio per abitante, con un innalzamento del tenore di vita che segnava per l'Italia l'ingresso nella civiltà dei consumi.
Questi mutamenti strutturali, con le correlative modificazioni culturali e di costumi, incisero a fondo anche sul tessuto della società civile. Questa divenne più variegata e manifestò esigenze di partecipazione democratica, d'ammodernamento del sistema politico e dell'amministrazione pubblica, di ampliamento delle libertà civili e di maggiore giustizia sociale, che non sempre furono fatte proprie con la necessaria prontezza da Stato e governi.
Proprio questo distacco fra società civile e società politica fu alla radice delle laceranti tensioni che percorsero il paese tra il 1968 e la fine degli anni '70.
L'autunno caldo del 1969
La tensione sociale toccò il culmine nell'autunno del 1969, il cosiddetto “autunno caldo”, quando s'inasprì la vertenza dei metalmeccanici (la categoria operaia più forte) per il rinnovo del contratto di lavoro.
A questo punto ebbe inizio la “strategia della tensione” che, con l'utilizzo sapiente di apporti diversi e mai chiariti, mirava al ripristino dell'ordine anche mediante il ricorso ad attentati sanguinosi da addebitare ai sessantottini.
Alla strage milanese di piazza Fontana, dove il 12 dicembre una bomba ad alto potenziale esplosivo collocata nella Banca dell'Agricoltura provocò 16 morti (subito attribuiti dalle autorità e all'unisono dalla stampa agli anarchici, ma la versione ufficiale si sgretolò rapidamente, mentre sospetti più fondati si addensavano su gruppuscoli di neofascisti collegati ai servizi segreti), seguì l'accordo sindacale che poneva fine alla vertenza dei metalmeccanici: “il contratto nazionale dei metalmeccanici”.
Esso fu assai favorevole per la classe operaia in discussione, e servì da modello per i contratti via via conclusi dalle altre categorie. Il contratto garantiva aumenti salariali uguali per tutti, ed un miglioramento delle indicizzazioni della scala mobile.
Fu introdotta inoltre la settimana da quaranta ore e vennero ridotte le differenze tra le varie categorie di lavoratori, con l'abolizione di quelle più basse.
Infine vennero riconosciute dagli industriali le forme organizzative emerse nelle lotte, come i Consigli d'azienda e le assemblee.
A coronamento della loro azione vittoriosa, i sindacati ottennero nel 1970 l'emanazione di una legge, lo “Statuto dei lavoratori”, che allentava il controllo dei datori di lavoro sui dipendenti, riduceva la possibilità di comportamenti antidemocratici degli imprenditori ed introduceva il principio della “giusta causa” per i licenziamenti.
La riconquistata stabilità sociale (che pur tuttavia apriva lacerazioni in seno al movimento operaio, i cui vertici sindacali divenivano oggetto di contestazione da parte di numerosi settori di base) segnò anche l'indebolimento del movimento studentesco, al quale del resto venivano forniti alcuni riconoscimenti come la liberalizzazione degli accessi universitari, la liberalizzazione dei corsi e dell'esame di maturità, il diritto di assemblea nelle superiori.
I difficili anni '70
“L'esplosione salariale” del 1969-73 conseguente all'autunno caldo ampliò la quota del lavoro dipendente nella ripartizione del reddito nazionale. Il sistema retributivo italiano si allineò così a quello dei paesi più avanzati dell'Europa occidentale, e per converso si ebbero una compressione dei profitti ed una riduzione degli investimenti.
Di conseguenza si abbassò il tasso di crescita medio del reddito nazionale e peggiorò la bilancia dei pagamenti, soprattutto in seguito alla crisi petrolifera iniziata nel 1973; si ebbe poi un'impennata dell'inflazione dovuta alla tensione dei prezzi dell'energia e delle materie prime d'importazione.
Il periodo tra il 1969 e l'inizio degli anni '80 fu quindi critico sul terreno monetario e finanziario e vide un alternarsi sussultorio di fasi di ristagno e di ripresa; nel complesso però, si trattò solo di un rallentamento, non di un'interruzione della crescita dell'economia del paese.
Tuttavia nel vissuto collettivo e nella memoria storica degli italiani quella fase fu considerata come un intermezzo oscuro ed inquietante, anche perché le tensioni sociali ed economiche non trovarono una risposta valida da parte dei governi, che tra 1968 e 1976 continuarono generalmente ad avere una fisionomia di centro-sinistra.
L'insicurezza e le difficoltà furono poi accentuate dal dispiegarsi della sopracitata “strategia della tensione” che prese l'avvio con la strage di piazza Fontana a Milano.
Il “terrorismo nero” proseguì negli anni seguenti con uno stillicidio di attentati mirati a seminare il panico tra la popolazione, che culminarono nella strage di piazza della Loggia a Brescia (nel maggio 1974 dove, durante una manifestazione antifascista, esplose una bomba che fece otto morti), nell'attentato al treno Italicus nell'agosto 1974 (dodici morti) e nella gravissima esplosione avvenuta nell'agosto 1980 nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria di Bologna, che fece ottantacinque vittime.
Il terrorismo
Ad acuire l'atmosfera di disagio e di tensione sopravvennero poi la nascita e gli sviluppi del “terrorismo rosso”, che reclutò i suoi aderenti nei gruppi più estremisti della sinistra extraparlamentare.
Secondo l'analisi ideologica-dottrinaria dei leader di queste frange della contestazione, il PCI aveva tradito la causa della rivoluzione, era divenuto riformista, ed andava combattuto allo stesso modo del sistema capitalistico e dei partiti della borghesia.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Italiano - neorealismo, Sciascia e L'affaire Moro
- Storia - l'Italia dal 68 al 78
- Diritto - il DPR 616
- Scienze delle finanze - il contenzioso tributario
- Economia aziendale - l'etica aziendale
- Informatica - le reti
- Inglese - Samuel Beckett e Waiting for Godot
- Matematica - la ricerca operativa