Alunna: Pisanello Anika
Classe: V°a TST
Anno corso: 2007/2008
Percorso pluridisciplinare
Indice degli argomenti sviluppati:
Italiano
- Cenni sul Decadentismo
Luigi Pirandello, vita e opere:
“Uno, nessuno e centomila”;
Storia
- L’ascesa del fascismo.
Geografia
- L’Africa.
Inglese
- Tourism and Forms of tourism;
- International tourism;
- Regular business travel.
Francese
- Le tourisme dans le monde;
- Le differenti forme di tourisme;
- Les offices de tourisme et les agences de voyages.
Economia aziendale
- Il marketing.
Cenni sul Decadentismo
Il passaggio dall’Ottocento al Novecento fu segnato da una reazione ai valori del verismo e alla pretesa di spiegare e conoscere la realtà umana, così complessa, solo mediante la scienza. Al movimento che si contrappose al Verismo è stato dato il nome di Decadentismo.
Il Decadentismo, nato come “un’età della crisi che aveva alle spalle tante crisi”, ebbe origine in Francia e si sviluppò in Europa e rappresenta una reazione decisa agli aspetti ideologici, morali e letterari del Positivismo. Il termine “decadente” ebbe, in origine, un senso negativo; fu infatti rivolto contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori di fine Ottocento, ma questo giudizio negativo fu totalmente ribaltato e trasformato in privilegio dello spirito, in emblema di libertà creativa.
Due sono gli aspetti fondamentali della spiritualità decadente: il sentimento della realtà come mistero e la scoperta di una nuova dimensione nello spirito umano, quella cioè, dell’inconscio, dell’istinto, concepita come anteriore e sostanzialmente superiore alla razionalità.
Le opere dei decadenti trattano temi come l’inconscio e il sogno, la memoria e l’infanzia, l’angoscia e il senso della morte.
Il prototipo del “poeta maledetto”, (il termine si deve a Paul Verlaine), fu Charles Baudelaire che, con “Le fleurs du mal” (I fiori del male), rappresentò un simbolico viaggio all’inferno, ove egli coglie tutto il male presenti nelle ramificazioni dell’anima umana e lo trasforma nei fiori, nello splendore e nella forma levigata della sua poesia.
Un libro che si può considerare il manifesto del decadentismo è Controcorrente di Joris-Karl Huysmans. Il romanzo racconta lo squisito stile di vita del protagonista, Des Esseintes, un sofisticato e perfezionista intenditore d’arte che vive in campagna isolato dal mondo. In Inghilterra Oscar Wilde costruì un personaggio altrettanto individualista nel Ritratto di Dorian Gray (1891), dove un cultore delle apparenze, innamorato della propria eccezionale bellezza, tenta di conservare per sempre la gioventù.
Un importante esempio del Decadentismo italiano ci viene fornito dalla produzione di Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, che si incontrano entrambi nella comune tendenza all’evasione dal reale.
Un altro aspetto del nostro Decadentismo si ha con la figura dell’inetto, l’uomo di ogni giorno, diverso dal Superuomo dannunziano, ma a questo accomunato dall’incapacità di aderire alla quotidianità di vivere.
La coscienza della crisi e della complessità dell’uomo fu al centro delle opere di Luigi Pirandello (1867-1936) e di Italo Svevo (1861-1928). Nel romanzo “Uno, nessuno, centomila” (1925), ad esempio, Pirandello sottolineò che ciascuno di noi è visto e giudicato dagli altri in numerosi modi diversi.
Luigi Pirandello
(1867-1937)
La vita
1.
Luigi Pirandello nacque nel 1867 ad Agrigento (chiamata Girgenti fino al 1927) in una villa paterna detta “Il Caos” (assumendo spesso il nome della villa e definendosi “figlio del caos”), da Stefano Pirandello – garibaldino durante la spedizione dei “mille” – e da Caterina Ricci Gramitto – di famiglia tradizionalmente antiborbonica.
Nel 1880 si trasferì a Palermo dove frequentò gli studi liceali e dove la famiglia si era trasferita dopo un dissesto finanziario.
Dopo il liceo si iscrisse contemporaneamente sia alla facoltà di legge che alla facoltà di lettere a Palermo e nel 1887 si trasferì alla facoltà di lettere a Roma, dalla quale fu costretto ad allontanarsi dopo un diverbio con il preside.
Si iscrisse allora all’università di Bonn dove si laureò nel 1891; in questa città, nel 1890, conobbe ad una festa in maschera Jenny Shultz-Lander (alla quale poi dedicò il volume di poesie intitolato “Pasqua di Gea”), una ragazza di cui si innamorò e che rivestirà una parte importante nella sua vita in quanto gli rimarrà per sempre dentro l’amarezza di un amore non realizzato.
Nel 1891, anno della sua laurea, si trasferì a Roma ottenendo dal padre un assegno mensile. Nel 1892 ebbe i primi contatti con il mondo letterario grazie a Luigi Capuana. Cercò di superare le difficoltà economiche attraverso la collaborazione con varie riviste (ad esempio “Marzocco” e “Nuova antologia”).
Nel 1894 si sposò con Maria Antonietta Portulano, figlia di un socio del padre (era in realtà un matrimonio combinato), e l’anno seguente nacque il primo figlio Stefano.
Nel 1897 ottenne l’insegnamento presso l’Istituto Superiore di Magistero a Roma.
Nel 1897 e nel 1899 nascono i figli Rosalia (Lietta) e Fausto.
L’allagamento della zolfara del padre (1903), nella quale lo scrittore aveva investito i propri averi e la dote della moglie, lo fece precipitare in un gravissimo dissesto finanziario. La Portulano entrò in depressione fino ad essere ricoverata in una casa di cura per malattie mentali, dove sarebbe rimasta fino alla morte.
Pirandello, con il successo de “Il fu Mattia Pascal”, collaborò con il “Corriere della sera”. Scriveva intanto “L’Umorismo” ed “Arte e Scienza”, che gli favorirono il ruolo di Prof. Universitario di lingua italiana, stilistica e precettistica.
Con gli anni della guerra passò dalla parola scritta alla parola recitata.
Anno triste fu il 1915, sia per l’entrata in guerra dell’Italia, sia per il figlio Stefano che partì volontario per il fronte, dove venne fatto poi prigioniero, sia per la morte della madre.
Dal 1925 al 1928 fu direttore artistico del Teatro D’Arte a Roma, anni nei quali si distingueva l’attrice Marta Abba, cui lo scrittore si sarebbe legato vedendola come musa ispiratrice. Al teatro consegnò i capolavori: “Sei personaggi in cerca d’autore”, “Enrico IV”, ed ebbe successo anche a New York, Tokyo e Buenos Aires.
Nel 1926 pubblicò il romanzo “Uno, nessuno e centomila”, qualche anno dopo ricevette a Stoccolma il Premio Nobel per la Letteratura e nel 1936, dopo due anni dal premio, morì a Roma, lasciando incompiuta “I giganti della montagna”.
Le sue ceneri, come aveva scritto nel suo testamento, vennero sepolte sotto il pino della villa del “caos”.
I temi dell’arte pirandelliana
2.
Il punto di partenza per la comprensione dello scrittore è la poetica (perché ruota sul concetto di umorismo) e l’estetica (perché fondata sull’origine irrazionale dell’opera d’arte).
Dalla fusione di questi due concetti hanno origine i temi dell’arte pirandelliana, che sono:
- La denuncia della coscienza smarrita dell’uomo moderno, vittima di lacerazione e conflitti irrisolti;
- Lo sdoppiamento dell’“io”, con la creazione all’interno di sé di personalità multiple e contrastanti (es: “Io e l’ombra mia”);
- La dialettica tra finzione e realtà, tra essere ed apparire;
- Il tema della pazzia, emblemizzato nella grandiosa figura di Enrico IV (non è difficile accomunare Enrico IV alla moglie di Pirandello);
- Il difficile rapporto con la vita;
- L’irrisolto conflitto tra la vita e la forma e la ricerca della vita potenziale (es: “La Carriola”);
- La caduta di ogni realtà oggettiva, la vuota astrazione delle parole, l’incomunicabilità, il relativismo (es: “La composizione e scomposizione dell’io”);
- La presenza di dimensioni surreali;
Le novelle per un anno
3.
Pirandello divise la sua vasta produzione di novelle in quindici libri: voleva scrivere 365 novelle, ma ne scrisse solo 250.
Ne è fuoriuscito un frammentato serbatoio di casi umani, situazioni paradossali.
Le novelle, focalizzate su un’umanità contadina e popolare siciliana, si aprono ad un arco di scrittura quarantennale.
I temi sono:
- Il tema del caso della vita come “grande pupazzata”;
- La falsità dei rapporti sociali e la crudeltà delle convenzioni;
- Un destino violento che infrange le illusioni umane;
- Il vano tentativo di ribellione alle ingiustizie di una società ipocrita;
- La pena di esistere.
Pirandello romanziere
4.
A differenza delle novelle, il romanzo appare più analitico. A monte rimane sempre l’umorismo dello scrittore e la disgregazione del personaggio.
Il primo romanzo, “Marta Jola”, fu pubblicato con il nome “L’esclusa”. La vicenda siciliana tratta la storia di una donna accusata ingiustamente di adulterio dal marito, e poi riammessa in casa quando l’adulterio era stato realmente consumato.
Pirandello è interessato all’ottusità provinciale. “Il Turno” è basato sulla comicità paesana e con “Il fu Mattia Pascal” si supera il naturalismo e si libera l’umorismo.
“I vecchi e i giovani” è di tema storico sui giovani che colpirono la Sicilia. Mettendo a fuoco le vicende della nobile famiglia di Girgenti, i Laurentano, Pirandello mette a confronto la generazione dei vecchi e dei giovani. Don Cosmo Laurentano guarda i fatti della vita con “un cannocchiale rivoltato”.
“Si gira” ha un impianto diaristico, in cui la voce narrante coincide con il protagonista.
Con “Uno, nessuno e centomila” Pirandello affronta l’incomunicabilità, l’astrazione delle parole, la nullificazione dell’io, il relativismo e la mancanza della verità oggettiva.
La stagione teatrale e il successo internazionale
5.
Il teatro pirandelliano, a differenza di quello dannunziano, ebbe un gran successo sia in Italia sia all’estero e le sue opere furono rappresentate anche durante la vita dell’autore.
Soltanto intorno al 1910 Pirandello si decise ad affrontare anche le scene, pur avendo scritto fin dall’adolescenza testi teatrali, ma l’anno decisivo per la notorietà fu il 1921, quando, per la sua audacia sperimentale, ottenne a Milano un clamoroso successo, che proseguì subito dopo in America.
I principi fondamentali del teatro pirandelliano sono:
- Autonomia del personaggio rispetto all’autore.
- Dissacrare il momento artistico mediante l’arte stessa.
Pirandello mette, infatti, al centro della scena i personaggi, mentre l’intreccio diventa secondario; non si limita a rappresentare una scena, ma contesta il teatro attraverso il teatro ponendo l’accento sull’elemento artificioso (mostrando, ad esempio, la scena), sulla maschera e l’invito agli spettatori di diffidare di ciò che vedono (v. “Sei personaggi in cerca d’autore”). Questa tecnica in letteratura è definita costruzione an en abîme (in abisso).
“Sei personaggi in cerca d’autore” fa parte della trilogia definita “Teatro nel teatro” (“Ciascuno a modo suo” e “Questa sera si recita a soggetto”). Con questa trilogia Pirandello vuole dare agli spettatori l’idea che siano essi stessi gli attori, così il teatro è realtà e la finzione è ciò che c’è attorno.
Pirandello raggiunge gli obiettivi teorici che si era preposto: l’autonomia dei personaggi è spinta al massimo, l’autore non c’è e di conseguenza non c’è nemmeno un significato della scena, ma tanti significati quanti sono i personaggi.
La novità di “Sei personaggi in cerca d’autore” sta nel modo in cui Pirandello immagina il dramma, organizzato in tre piani in conflitto tra loro:
- I fatti accaduti in passato.
- I personaggi presenti che interpretano in modi diversi i fatti passati.
- La storia interpretata dagli attori.
Le prime opere teatrali di Pirandello (La morsa, Lumie in Sicilia) rientrano ancora nell’ambito del teatro veristico-naturalistico, ruotante sull’adulterio, sulle oppressioni della famiglia e sui problemi economici. Ad esse si affianca una produzione dialettale, poi riproposta in lingua (Liolà, Pensaci, Giacomino!, Il berretto a sonagli).
Fra il 1917 e il 1918 vanno in scena tre commedie finalizzate a mettere in crisi il mondo borghese: “Così è (se vi pare)”, “Il piacere dell’onestà”, “Il giuoco delle parti”.
Queste opere sono esempio di funzione dell’umorismo, con il grottesco della rappresentazione.
“Maschere nude” è l’esplosione di tutte le contraddizioni che lacerano il personaggio. Di un anno dopo è “Enrico IV”, momento di passaggio dal personaggio umoristico al personaggio tragico.
Le sue opere furono e sono poste tuttora in scena a Parigi, Atene, Londra e New York.
Il linguaggio pirandelliano
6.
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