Estratto del documento

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di Conte Roberta Cl. 5 D

Liceo scientifico G. dal Piaz

Anno 2008/2009

要約

Indice

Introduzione

イントロダクション

Tesina: cultura e cerimonia del tè giapponese pag. 1

テストしてください:日本のお茶の文化と式典

Botanica: la pianta pag. 1

植物学:プラント

Geografia e la storia del tè: origine nella notte dei tempi pag. 2

地理と歴史のありがとうございます¨:時の夜の起源

La storia pag. 4

歴史

Alcuni tipi di tè pag. 8

いくぶんありがとうございますタイプ¨

Tè e salute pag. 11

お茶と健康

Il tè ed i suoi personaggi pag. 12

お茶と(彼・それ)らの性格

La cerimonia del tè (cha no yu) pag. 16

式典のありがとうございます¨

Il giardino pag. 22

庭

Gli utensili e gli oggetti pag. 23

ツールとオブジェクト

Cucina pag. 24

彼

Bibliografia, siti e filmografia

文献目録、ウェブサイトとムービー

Tesina: la cultura e la cerimonia del tè giapponese

(semplicità e meditazione per trovare l’armonia)

Introduzione e scelta dell’argomento 2

Ho scelto questo tema, alquanto insolito, perché da qualche anno si è fatto strada in me un vivo interesse per la cultura e il popolo orientale. Il mondo dell'Est, giapponese e cinese in particolare, mi ha sempre affascinato, sia per la cultura, sia per il pensiero, ma allo stesso tempo per la semplicità e la laboriosità, mista a tenacia, che questi popoli dimostrano ed hanno dimostrato. A colpirmi è stato anche come queste civiltà siano riuscite a mantenere i loro antichi valori senza sopprimerli a vantaggio del cosiddetto “progresso”, ma che li abbiano integrati con la modernità stessa in un connubio mistico tra antico e nuovo.

Ciò che mi ha spinto a scegliere come argomento per la tesina un soggetto così inconsueto, però, è stato anche lo scoprire come una bevanda così consumata ed usata nel mondo sia nata.

Interessante è stato anche inoltrarmi in quelle culture così diverse dalla nostra ed allo stesso tempo così misteriose ed accattivanti.

Questa bevanda ha mille volti e storie e può essere guardata da infiniti punti di vista. Lo si può trovare come oggetto o soggetto nell’arte, nella musica, nella letteratura, nella medicina, nel cinema, nella pittura, nella storia, nella cultura, nella poesia…

Grazie all’apprendimento scolastico, ho potuto notare, inoltre, come già molti letterati ottocenteschi e novecenteschi avessero spesso fatto riferimento a questa bevanda. Un esempio è riscontrabile ne “Il piacere” di Gabriele d’Annunzio in cui il tè assume addirittura un connotato seduttivo, o ancora, ne “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carrol in cui si mette in evidenza il tema dell’imperialismo inglese o ne “Un amore di Swann” Marcel Proust in cui il tè è presentato come giustificazione dell’amore.

Il tè, dopo l’acqua, è la bevanda più consumata al mondo. Bisognerebbe chiedersi il perché. Chi non ha mai provato l’intimo piacere di un attimo di relax, magari dopo una giornata faticosa o particolarmente impegnativa, davanti ad una tazza di tè con dei buoni biscotti o una fetta di torta?

Riferimenti nell’introduzione

“Il piacere”, G. D’Annunzio

[Elena]

«Accese la lampada sotto il vaso dell’acqua, aprì la scatola di lacca, dov’era conservato il tè, e mise nella porcellana una quantità misurata d’aroma; poi preparò due tazze. I suoi gesti erano lenti e un poco irresoluti, come di chi operando abbia l’animo rivolto ad altro oggetto; le sue mani bianche e purissime avevano nel muoversi una leggerezza quasi di farfalle, non parendo toccare le cose ma appena sfiorarle; dai suoi gesti, dalle sue mani, da ogni lieve ondulamento del suo corpo usciva non so che tenue emanazione di piacere e andava a blandire il senso dell’amante…»

[Maria]

"Ti farò il tè" disse. Egli s'accendeva, vedendola sul divano, tra i cuscini. [...] Parlava d'un tè prezioso, giuntole da Calcutta, ch'ella aveva donato ad Andrea il giorno innanzi. [...] Ella versò in una tazza la bevanda e gliela offerse, con un sorriso misterioso.

"Bada, c'è un filtro".

Egli rifiutò l'offerta.

"Perché?"

"Dammi tu da bere".

“Alice nel paese delle meraviglie”, Lewis Carrol

C'era un tavolo apparecchiato sotto un albero davanti alla casa, e la Lepre Marzolina e il Cappellaio vi prendevano il tè: tra loro c'era un Ghiro profondamente addormentato, e se ne servivano come di un cuscino appoggiandovi i gomiti e parlando sopra il suo capo. "Molto scomodo per il Ghiro", pensò Alice; però, visto che tanto dorme, non gli dà fastidio".

Il tavolo era grande, ma i tre stavano pigiati in un angolo. "Non c'è posto! Non c'è posto!" si misero a gridare quando videro Alice farsi avanti.

"Ce n'è moltissimo invece!" disse Alice indignata, e si sedette in una grande poltrona a capotavola.

"Prendi un po' di vino", disse la Lepre Marzolina in tono incoraggiante. Alice si guardò intorno dappertutto, ma non vide altro che tè.

“Un amore di Swann”, Marcel Proust

Odette fece a Swann il “suo” tè, gli chiese: "Panna o limone?" e, avendole lui risposto "Panna", gli disse ridendo: "Una nuvola!". E, quando lui lo trovò buono: "Vedete che so quel che vi piace".

Quel tè, infatti, era parso a Swann qualcosa di prezioso, come a lei; e l'amore ha un tal bisogno di trovarsi una giustificazione, una garanzia di durata, in piaceri che invece non esisterebbero senza di esso e con esso finiscono, un tal bisogno che per tutto il percorso in carrozza lui aveva continuato a dirsi: "Come sarebbe piacevole avere una personcina da cui poter trovare una cosa tanto rara, un buon tè".

La cultura e la cerimonia del tè giapponese

(semplicità e meditazione per trovare l’armonia)

La parola tè deriva da un carattere cinese pronunciato “tei”. Da questa pronuncia ne deriva la parola “tè” spagnola, inglese, italiana, francese e in generale di tutta la zona occidentale della Terra.

Un’altra resa di quel carattere, però, è il cantonese “cha”: da questa lettura, ne deriva la pronuncia giapponese, persiana, araba, russa, tibetana, slovacca, turca e portoghese.

Botanica: la pianta

Il tè è una pianta sempreverde appartenente alla famiglia delle Camelie. Nella produzione commerciale si riconoscono tre varietà: la Camellia sinensis (Cina, Giappone, Tibet), la Camellia assamica (India) e la Camellia assamica lasiocalyx (Cambogia). Oggi vi sono sostanzialmente tre tipi di pianta del tè: China o Sinensis, Assam e Cambogia.

Il primo è un arbusto sempreverde che ramifica, ma quasi mai oltre i tre metri. Gli altri due crescono come albero da fusto. Tra queste varietà sono importanti anche la “camellia sasanqua” e la “camellia oleifera”. Le differenze tra i tipi di tè dipendono dai periodi, dai luoghi e dai modi di raccolta, oltre che dalle lavorazioni.

Il primo a descrivere la pianta del tè fu Carl Von Linne (Linneo) nel 1753, che la chiamò “Thea Sinensis”, cioè “Tè Cinese”. Tuttavia il nome venne cambiato in “camellia sinensis” in onore del gesuita italiano Padre Camelli che, di ritorno dai suoi viaggi nell’estremo oriente, importò in Europa il fiore e portò un grande contributo alla scienza.

Anche l’importazione della prima camelia in Europa ha la sua leggenda.

Le foglie della camellia sinensis sono brevemente picciolate, ellittiche, ottuse, cuneate alla base, generalmente lunghe dai cinque ai dieci cm, grossolanamente seghettate, lucide e color verde scuro, allo stadio giovanile ricoperte di una patina bianca e setosa. I fiori sono inclinati, i gambi robusti e verdi, le radici forti. La corolla può essere bianca o gialla, con sette od otto petali. I semi devono essere molto freschi perché deperiscono rapidamente e devono essere seminati in luoghi caldi.

I semi possono essere spremuti per ottenere un olio dolciastro usato in cucina. Il frutto è simile alla noce moscata.

Questo tipo di camelia è originario della parte continentale del Sud e Sudest Asiatico, ma oggi è coltivata in tutto il mondo, soprattutto in regioni a clima tropicale e subtropicale nelle quali le precipitazioni possono raggiungere i due metri l’anno.

Note

1. I loro fiori secchi vengono usati dai cinesi per profumare il tè. In alcuni casi si potevano vedere delle siepi di queste varietà poste a confine dei campi di tè perché i cinesi pensavano che la fragranza dei loro fiori si sarebbe comunicata alla pianta del tè.

2. Botanico svedese ideatore della tassonomia ancora oggi in uso.

3. Sembra che i cinesi avessero ingannato gli europei che volevano esportare la pianta del tè, sostituendovi la camelia da fiore per impedire che il loro prodotto più prezioso fosse coltivato altrove.

Il terreno più adatto è quello acido e permeabile, senza ristagni d’acqua. Allo stato naturale può crescere ben oltre i due metri, ma per facilitarne la coltivazione generalmente si mantiene a dimensioni di cespuglio sempreverde o di piccolo albero.

Era molto nota già nella botanica e nella medicina antiche poiché le si attribuivano importanti proprietà terapeutiche quali: offrire sollievo alla fatica, allietare l’animo, rafforzare la volontà, guarire problemi di vista; talvolta le sue foglie venivano somministrate per uso esterno, sotto forma di impacchi, per alleviare dolori di origine reumatica.

La geografia e la storia del tè: l’origine nella notte dei tempi

La cultura del tè nasce in Cina che è il luogo più remoto in cui si sono potuti documentare i primi usi di questa pianta. Riguardo alla scoperta/creazione della bevanda si sono prodotte numerose leggende.

Leggende cinesi

Un’antica mitologia cinese afferma che il tè fu scoperto nel 2700 circa a.C. da Shen Nong, uno dei tre imperatori della dinastia San Huang.

In un giorno d’estate, l’imperatore, visitando una regione antica e sperduta del suo impero, per dissetarsi mise dell’acqua a bollire; mentre preparava l’acqua, delle foglie secche caddero da un cespuglio e finirono nel bollitore realizzando una nuova infusione. Quando provarono ad assaggiare quel preparato, lo trovarono dissentante, rinfrescante e delizioso. Esterrefatto dall’effetto piacevole ed eccitante esclamò: “T’sa”, che significa “il divino”. Ancora oggi il tè in cinese si chiama “Cha”.

Quel momento dovrebbe mitologicamente segnare la scoperta del tè.

Un’altra storia, invece, racconta che tanto tempo fa, in Cina, ci fu un lungo periodo di siccità a causa del quale scoppiò un’epidemia di peste che fece morire molte persone. Quando la situazione diventò drammatica, alcuni anziani raccontarono dell'esistenza di una pianta il cui succo poteva curare gli ammalati e far divenire fertile la terra. La pianta si poteva trovare su una montagna nei dintorni di una fonte custodita da un drago.

Dei giovani coraggiosi si recarono sulla montagna per prenderla, ma non tornarono, poiché il drago li aveva presi. Decisero di partire altri tre fratelli, due ragazzi ed una ragazza. Il fratello maggiore partì per primo, ma non tornò; partì allora il secondo, ma nemmeno lui tornò. Partì per ultima la ragazza.

Quando questa raggiunse la fonte, si accorse che il drago aveva trasformato in pietre tutti quelli che lo avevano affrontato. Non volendo fare la stessa fine, invece di avvicinarlo, da lontano, lo colpì con una freccia. All'oscuro del suo avversario, il drago fu colpito a morte.

La ragazza fu così in grado di raccogliere i germogli della pianta sacra; li annaffiò con l’acqua della fonte e, con sua sorpresa, questi diventarono immediatamente piante adulte. Raccolse i semi e li spremette sulle pietre; ad ogni goccia che cadeva una persona ritornava alla vita.

Ritornati a casa, i fratelli piantarono altri semi sul pendio di una collina: altre piante nacquero subito. Con le foglie i ragazzi prepararono un infuso e lo diedero da bere a tutti. Le persone ammalate guarirono, la pioggia tornò a cadere e la terra fu di nuovo fertile. Da allora nessuno smise più di bere il sacro infuso del tè.

Leggenda indiana

Per gli indiani a scoprire il tè fu il figlio del re delle Indie, il Bodhidharma. Questo venerabile principe venne in Cina per raggiungere il regno Wei del Nord. Predicò il buddismo e raccomandò la meditazione, la cultura dello spirito ed il superamento di tutte le illusioni materiali per la salute dell'anima.

Bodhidharma aveva fatto voto nella sua vita di riuscire a non dormire per almeno sette anni durante la sua meditazione. Dopo qualche anno, però, la concentrazione venne meno lasciando il posto alla sonnolenza. Preso dall’istinto, raccolse delle foglie da un cespuglio e, per recuperare le forze e tenersi sveglio le masticò: in quel gesto trovò forza e nuova concentrazione. Quella era la pianta del tè.

Leggenda giapponese

I buddisti giapponesi hanno apportato una variante particolare alla leggenda indiana. Essi raccontano che Bodhidharma dopo tre anni di veglia ininterrotta si lasciò prendere dal sonno sognando alcune donne che aveva amato in gioventù. Al suo risveglio furioso per la sua debolezza, per punirsi si tagliò le palpebre e le sotterrò.

Ripassando dopo qualche anno nello stesso luogo si accorse che dove aveva sepolto le sue membrane, era cresciuto un arbusto selvatico le cui foglie producevano una bevanda che donava forza ed aveva la proprietà di aiutare a mantenere gli occhi aperti durante le lunghe veglie di meditazione.

La raccomandò ad amici e discepoli: nacquero così l'uso e la coltivazione del tè. Per il gusto squisito e l’aroma eccezionale questa bevanda fu considerata un dono “divino” ed ancora oggi i giapponesi per indicare le palpebre ed il tè, usano lo stesso simbolo.

Leggenda sul più famoso dei tè bianchi: il Pai Mu Tan

Un tempo, un giovane ufficiale dell'esercito, stanco della corruzione del governo, decise di partire per altri luoghi in compagnia della madre. Nel corso del suo viaggio, un giorno, fu colpito da una fragranza presente nell'aria. Si fermò e chiese spiegazioni ad un anziano del luogo.

L'anziano gli spiegò che, poco distante c'era un piccolo lago; in mezzo c'erano diciotto fiori di peonia. Erano questi a diffondere l'aroma. L'uomo e la madre raggiunsero il lago e, attratti dalla situazione, decisero di stabilirsi in quel posto.

Dopo un po’ che vi si erano stabiliti, la madre si ammalò. L'uomo cercò a lungo piante medicinali per guarirla, ma non ne trovò, finché, stanco e deluso, si assopì. Nel sonno gli apparve un anziano uomo che gli disse di cucinare una carpa con un tè nuovo: questo avrebbe guarito la donna.

Al risveglio, tornò a casa e, con sorpresa, seppe che anche la madre aveva fatto lo stesso sogno. Allora catturò una carpa e si mise a pensare a come trovare il nuovo tè. All'improvviso, un tuono squarciò l'aria e le diciotto peonie del lago divennero piante di tè; poiché erano state peonie, le piante avevano una superficie lanuginosa bianca.

L'uomo prese le foglie e cucinò la carpa. La madre la mangiò e migliorò immediatamente. Una volta ristabilitasi completamente chiese al figlio di prendersi cura di quelle piante così straordinarie e lui fu d'accordo. La donna divenne immortale e un giorno volò via dalla Terra, divenendo la patrona del tè del luogo.

La storia 7

Sebbene le origini del tè siano avvolte nel mistero, la sua nascita viene fatta risalire a circa 5000 anni fa in Cina.

La notizia storica più antica riguardo al tè è una lettera del 317 a.C. di un capo militare anziano che chiedeva al nipote un po’ di tè per rinvigorire il suo corpo.

Già nel III secolo il tè era diffuso e godeva anche di una considerevole popolarità tra le persone, che lo consideravano salutare e rigenerante. A poco a poco gli agricoltori aumentarono le coltivazioni finché tra il IV e V secolo il tè divenne molto popolare, anche se il suo uso era limitato ad imperatori ed a famiglie ricche ed importanti.

Durante la dinastia Tang (618-907 d.C.) nacquero le prime piantagioni e la sua popolarità lo portò a diventare importante al punto tale da essere nominato bevanda nazionale e diventare oggetto di venerazione e commercio.

Grazie alle riforme agrarie ed alla stesura di regole di raccolta e di lavorazione si aumentò la produzione ed il governo dell’epoca non si lasciò sfuggire il business delle esportazioni. Si pose maggiore attenzione alla ritualità della preparazione, ai suoi significati filosofici ed alla degustazione dell’infuso.

Iniziò anche a fiorire la produzione del corredo di servizio, di porcellane e di cucchiaini. Tutti i contadini cominciarono a coltivare le piante di tè che erano poi raccolte, tostate, sminuzzate e conservate in vasi di porcellana. Per cucinarlo era impiegata l’acqua bollente, spezie, cipolla, zenzero o arancio, che erano aggiunti ai vari infusi per creare variazioni differenti di tè.

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