Estratto del documento

I.I.S. F. Filelfo Tolentino

Sez. liceo scientifico

Il supereroe

Candidato

Mariachiara Sparvoli

Classe 5 sezione B

Anno scolastico 2008/2009

Introduzione all’argomento: il fumetto superomistico

Ho scelto preventivamente di affrontare un argomento che prima di tutto mi coinvolgesse e mi piacesse, pur non essendo necessariamente attinente al programma scolastico; ho comunque tentato di inserirlo in un contesto interdisciplinare per renderlo adatto e maggiormente interessante.

Il fumetto è una delle mie passioni, disegno da quando ero piccola e vorrei continuare a farlo anche in futuro, con un po’ di fortuna facendone la mia professione.

La figura del Supereroe è emblematica in questo campo, chi non conosce eroi come Superman, Batman o Capitan America? Ma non tutti conoscono le loro origini e la funzione che hanno svolto all’interno della società americana durante il ventesimo secolo, dalla loro nascita ad oggi.

Anche loro si sono evoluti col passare del tempo, seguendo un percorso parallelo agli eventi storici che hanno sconvolto il mondo in questo periodo; scoperte scientifiche, grandi guerre, tutto ciò trova riscontro nei fumetti di ogni epoca, in particolare in quelli di supereroi.

Analizzerò tali fenomeni e più in particolare la figura del Supereroe sotto tutti i suoi aspetti, quelli riguardanti da un punto di vista scientifico i loro “superpoteri”, che sfidano egregiamente le leggi fondamentali della fisica, e da un punto di vista umanistico la loro legge morale interiore, compiendo un breve excursus attraverso le varie interpretazioni di moralità fornite dai più grandi filosofi moderni.

Il mio lavoro si articola nelle seguenti sezioni:

  • Breve presentazione del fumetto, delle tecniche di realizzazione a partire dall’idea fino alla pubblicazione. (pag 03)
  • Focalizzazione sul genere “comics”, dalle origini ai giorni nostri, analizzandone le varie fasi di sviluppo in relazione all’evoluzione della cultura americana. (pag 06)
  • La storia nel fumetto; come i fumetti statunitensi e non, furono strumentalizzati dalla società a loro contemporanea ed influenzati dalle diverse situazioni in cui si trovarono ad affermarsi. (pag 10)
  • La scienza nel fumetto; interpretazione in chiave scientifica, con l’ausilio della fisica studiata, della capacità di Superman di “volare”. (pag 14)
  • Il Supereroe come emblema di una moralità assoluta. (pag 20)

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Il fumetto dall’idea alla pubblicazione: realizzazione e tecniche

Ogni forma d’arte nasce da un’idea. Un fumetto, puntate, tutte collegate tra loro da una trama se di qualità, può essere definito a tutti gli effetti unitaria di fondo; tale modalità di narrazione un’opera d’arte, poiché dietro ad esso si cela uno prende il nome di; perciò, dopo un quadro

serial

studio accurato ed un lavoro che richiede molto abbastanza generale della storia, il soggetto dovrà entrare nel dettaglio di un determinato episodio: qui inizia il vero e proprio lavoro di sceneggiatura, fase che vedrà l’ideazione dei dialoghi dei personaggi e delle eventuali voci di raccordo fuori campo.

È lo sceneggiatore che dà inizio al lungo percorso che vedrà il fumetto arrivare infine al commercio su larga scala.

Alla base del fumetto, in particolare quello superomistico, c’è la creazione di un personaggio protagonista, e con lui una serie di altri personaggi secondari; l’eroe viene ideato e ne viene compilato un profilo dettagliato della personalità e delle sue caratteristiche, passo fondamentale nella creazione, successiva, di una storia incentrata su di esso.

Con l’ideazione di tale storia viene completato il soggetto, che tendenzialmente rispecchia i gusti della fascia di pubblico a cui è destinato per quanto riguarda i temi ed il linguaggio da adottare: deve, insomma, individuare e tener conto del target del prodotto.

I Comix, generalmente, si svolgono in più

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Esempio di bozze a matita per l’approvazione dell’editore -4-

se vuole centrare l’attenzione sul personaggio e sull’azione utilizza una figura intera o il piano americano, mentre per mettere in risalto l’espressione del personaggio adotterà il primo o primissimo piano.

Inquadrando un dettaglio singolo di un oggetto lo si rende particolarmente significativo all’interno della narrazione, ma questo non è l’unico stratagemma possibile; inquadrando figure dal basso le si possono rendere più monumentali, mentre dall’alto si ottiene l’effetto opposto.

In questa fase gli appunti forniti al disegnatore dallo sceneggiatore sono essenziali per uno studio approfondito di ogni dettaglio del personaggio, che deve essere chiaramente caratterizzato, in modo che la sua personalità si possa cogliere soprattutto attraverso il suo aspetto fisico.

È chiaro, quindi, che in genere il fumettista lavora su commissione, e spesso in equipe, quando si tratta di fumetti di grande successo ed uscita settimanale, e che dovrà sottostare a precise indicazioni circa la quantità di vignette a disposizione e la loro realizzazione.

In una prima fase del disegno, il fumettista realizza delle proposte sotto forma di disegni a matita, che dovranno essere sottoposte all’approvazione dell’editore, il principale supervisore dell’intero lavoro.

Ciò comprende uno studio accurato delle caratteristiche dei personaggi, che il disegnatore deve riuscire a far propri in modo che non mutino le loro sembianze con lo scorrere delle vignette; un altro elemento fondamentale del disegno fumettistico è l’indispensabile utilizzo della prospettiva, in particolare nel genere dei comics americani, a due o tre punti di fuga, che riesca a rendere le ambientazioni più realistiche e suggestive possibili, rispettando proporzioni e sfruttando abilmente giochi di luci e ombre.

Una volta realizzate a matita tutte le vignette e sottoposte a cleanup, il procedimento di eliminazione delle linee spurie, il disegnatore procede all’inchiostrazione a china, utilizzando pennelli o pennarelli, a seconda delle proprie esigenze espressive.

Origini storiche del fumetto statunitense

La colorazione oggigiorno viene eseguita impiegando specifici strumenti informatici, che hanno permesso di velocizzare notevolmente il lavoro dei disegnatori e di utilizzare tecniche ed effetti molto più particolari di quelli realizzabili a mano, come avveniva negli anni precedenti all’informatizzazione della società.

Anche nella realizzazione abbiamo potuto notare dei parallelismi tra fumetto e cinema. Il susseguirsi delle vignette riprende quello delle inquadrature cinematografiche, utilizzando campi e piani finalizzati alle esigenze della narrazione.

Il linguaggio del fumetto si differenzia però da quello del cinema, oltre che per la staticità dei disegni, per il particolare codice che definisce il rapporto tra immagine e testo scritto; questo è posto nelle didascalie narrative, che riportano i commenti di un immaginario narratore esterno, o nelle nuvolette, che riportano invece discorsi diretti.

Come nella letteratura e nel cinema, anche nel fumetto si sono sviluppati vari generi: ognuno di essi si rivolge ad un determinato tipo di pubblico, che nel caso dei fumetti di supereroi spazia dall’adolescenza alle età più adulte, a causa della loro capacità di fondere temi e significati profondi ad avventure divertenti ed appassionanti.

Inoltre, per ogni genere esistono una struttura ed un ritmo narrativo ricorrenti, che nei fumetti della Marvel è spesso veloce ed incalzante.

Il linguaggio del fumetto è costituito da elementi figurativi codificati che permettono di visualizzare metafore o similitudini semplicissime ed immediatamente comprensibili dal lettore, rappresentati sottoforma di simboli o testi onomatopeici; tali simboli, che rafforzano l’espressività della scena evitando di ricorrere al linguaggio verbale, sono definiti segni convenzionali.

L’elemento fondamentale del fumetto è, però, il segno convenzionale della nuvoletta, il cosiddetto balloon dal quale prende appunto il nome il genere fumettistico, il quale, secondo alcune convenzioni, indica il tono in cui i discorsi diretti sono pronunciati dai personaggi, secondo una precisa standardizzazione degli umori.

Il genere fumettistico solitamente non prescinde da queste “regole fondamentali”, ma nel tempo si sono sperimentati stili e tecniche differenti, che variano a seconda del genere e, in alcuni casi, diventano anche caratteristiche di un determinato autore, che riesce a mettere efficacemente del suo in ciò che realizza.

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Le origini del fumetto sono da ricercarsi nei quotidiani americani, in particolare nelle cosiddette storie di “The Yellow Kid” pubblicate a partire dal 17 Febbraio 1895 da Richard F. Outcault, strisce fumettistiche stampate per la prima volta a colori, o meglio, un solo colore, il giallo, sulle pagine del “New York World”.

È ormai tradizione far coincidere la nascita del fumetto con queste pubblicazioni, nonostante il genere rimanesse vincolato al quotidiano e non riuscì a trovare il successo sperato in formato da rivista fino al 1933.

All’epoca le edicole erano piene delle cosiddette “Riviste Pulp”, brevi romanzi inediti stampati su carta di scarsa qualità, che venivano venduti a basso costo ma che, nel periodo della grande Depressione, contavano numerosi appassionati; fu proprio da tali riviste che quattro editori americani, tra i quali ricordiamo Maxwell C. Gaies, decisero di tentare la fortuna ristampando le strisce comparse in un supplemento domenicale utilizzando carta da giornale in formato tabloid standard e piegandone i fogli in un opuscolo da 16.8 _ 25.7 cm: era nato il primo albo a fumetti.

Fu subito un successo, la velocità con cui questi fumetti andavano a ruba dimostrò che gli “albi divertenti” avevano un futuro.

Ben presto le ristampe di materiale già pubblicato divennero insufficienti per soddisfare le richieste, perciò il maggior editore di fumetti, Malcom Nicholson, ingaggiò un gruppo di disegnatori e scrittori affamati di lavoro e ordinò loro del materiale originale da poter pubblicare con il nome di “New Fun Comics”.

Le storie pubblicate dalle riviste Pulp erano così diventate racconti grafici: le edicole si riempirono di fumetti che raccontavano storie di ogni genere, polizieschi, horror, gag di animali strani e divertenti, ma soprattutto avventure di nemici del crimine capaci di imprese sovraumane.

Uno di loro era particolarmente originale, proveniente da un altro pianeta, finito per caso sulla terra e in possesso di capacità molto maggiori rispetto ai comuni mortali; Superman fece il suo ingresso in scena nel 1938, ideato da Jerry Siegel e Joseph Shuster, due adolescenti di Cleveland che sognavano di trovare il successo pubblicando la loro storia che univa caratteristiche di vari personaggi già esistenti in un unico personaggio, ribaltando l’avventura di fantascienza classica: invece di un normale terrestre che sbarcava su un altro pianeta, ora la situazione veniva rovesciata.

Tale innovazione, unita alla novità della tuta colorata, forse ispirata alle uniformi indossate dagli uomini forzuti dei circhi, che diventerà poi tipica dello stereotipo di Supereroe, e all’introduzione della “doppia vita” dell’eroe stesso, che si celava dietro un’identità segreta, rendeva la striscia così rivoluzionaria che inizialmente tutti i quotidiani ai quali si rivolsero gli autori rifiutarono l’idea.

Solo quattro anni più tardi un editore di albi a fumetti decise di dare una possibilità all’idea, pubblicando una storia di tredici pagine con il nome di “Action Comics”, che arrivò in edicola nel Giugno del 1938.

Secondo la biologia evoluzionista una specie nata con mutazioni genetiche è destinata a sopravvivere e ad arrivare a dominare una nicchia ecologica se tali mutazioni presentano una capacità di adattamento maggiore rispetto ad altre all’ambiente in cui nascono.

Allo stesso modo, durante il periodo della Depressione post-bellica, gli albi a fumetti sui supereroi attraevano particolarmente l’attenzione delle masse, e ben presto le edicole si riempirono di fumetti su personaggi che vantassero i più stupefacenti poteri.

Tutti, nonostante si rifacessero all’Uomo D’Acciaio, possedevano caratteristiche abbastanza diverse dal padre dei supereroi, per non incappare in qualche denuncia per violazione del diritto d’autore, com’era capitato allo sfortunato Capitan Marvel; solitamente essi avevano un solo superpotere e molto spesso essi lo avevano ottenuto per cause “scientifiche”: incidenti di laboratorio, pillole miracolose, radioattività;

Steve Rogers, scartato dall’esercito perché fisicamente non adatto, si sottopose a una serie di iniezioni del “siero del supersoldato” e diventò così il famoso Capitan America, l’eroe che combatteva il nazismo e che rappresentava l’ideale nazionalista americano.

Il contesto culturale dell’epoca, intorno al 1940, rendeva il mondo molto più grande di quanto non lo sia oggi, perciò l’“Oriente” rappresentava un lontanissimo luogo di misteri e magia, fonte di ispirazione per i disegnatori di fumetti che vi nascondevano oggetti mistici e manufatti misteriosi, legati ai superpoteri dei loro eroi.

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Il progresso scientifico e culturale rispecchia in modo evidente la storia dei supereroi, che si evolvono con il passare degli anni adattandosi all’ambiente secondo il continuo sviluppo della società che li crea;

ciò è palese nella figura dell’Uomo Ragno, che nel 1962 acquisì i suoi poteri a causa del morso di un ragno radioattivo, mentre nella versione rivisitata del 2000 tale ragno era invece geneticamente modificato, fuggito da un laboratorio di biologia molecolare.

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