Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
Liceo scientifico statale “Pitagora”
Con annessa sezione Liceo-Ginnasio
08033 Isili (Ca)
Esame di stato 2009 – 2010
Una triste realtà:
Lo sfruttamento minorile
Prendi un sorriso, regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente, fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima, passala sul volto di chi non ha mai pianto.
Non sa lottare.
Prendi il coraggio e mettilo nell'animo di chi.
Scopri la vita raccontala a chi non sa aprirla.
Prendi la speranza e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore e donalo al mondo.
(Mahatma Gandhi) Candidata:
Fiamma Selenia Boi
Classe 5 C – Corso Tradizionale
~ 1 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile. Al mio fratellino,
perché sia a conoscenza dei
problemi riguardanti il suo mondo e
non incappi mai in certe ingiustizie.
L'immagine in copertina è di Frank Shepard Fairay, nato nel 1970. Un americano contemporaneo, un artista graphic designer e illustratore che emerse dagli skateboard scene ed è attualmente attivo in Cincinnati, Ohio. Divenne noto per delle campagne di vignette e in particolar modo nel 2008 per la campagna politica presidenziale statunitense a Obama, con il Barack Obama HOPE poster.
L'immagine denuncia l'impiego dei bambini in lavori molto rischiosi, come la produzione di armi,
~ 2 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
poiché hanno le mani molto piccole.
Sommario
- Introduzione...................................................................................................................................pag.4
- Prima parte.....................................................................................................................................pag.6
- Rosso Malpelo: non solo una novella ma una testimonianza........................................................pag.7
- Due politici italiani per denunciare una triste realtà: il lavoro dei carusi....................................pag.10
- The exploitation of pupils in Dickens Novels': Nicholas Nickleby.............................................pag.12
- Seconda parte...............................................................................................................................pag.15
- I bambini-soldato: non solo un gioco, una realtà.........................................................................pag.16
- Terza parte....................................................................................................................................pag.22
- Le rivoluzioni industriali come aumento del fenomeno dello sfruttamento minorile...................pag.23
- L'alienazione e il plus valore: la denuncia di Marx ai metodi dell'industrializzazione...............pag.26
- La situazione odierna un problema ancora da risolvere..............................................................pag.28
- Bibliografia e sitografia...............................................................................................................pag.34
~ 3 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
Introduzione
L’argomento che ho scelto, lo sfruttamento minorile, è uno dei problemi che ha da sempre toccato la mia sensibilità. Ho avuto in mente di trattare questo argomento perché a mio parere la tesina è un lavoro prima di tutto personale e quindi, nel farlo, bisogna amare il tema trattato. La conferma della mia scelta l'ho avuta quando pochi mesi fa al telegiornale ho sentito la notizia di una coppia di giapponesi che, attratti entrambi dalla passione per le tecnologie, stavano ore e ore al computer impegnati, in un gioco virtuale, ad allevare una bambina, dandole da mangiare, vestendola e offrendogli tutte le cure che due amabili genitori possono donare ai propri figli. Certo visto in questo modo sembrerebbe una cosa naturale ma questi due affettuosi genitori, concessi irrimediabilmente al loro favoloso gioco, hanno fatto perire la loro vera bambina. La piccola infatti piangeva per la fame, per essere cambiata e semplicemente voleva attirare le attenzioni dei suoi genitori; giorno dopo giorno, questa dinamica assurda l’ha ridotta a un piccolo corpicino privo di vita.
La mia domanda, dopo aver ascoltato la notizia, è stata: “ma come è possibile, che nel 2010, ci siano persone che non si curano minimamente del bene di piccole creature?”
Oggi parlare di sfruttamento minorile non significa solo discorrere di bambini sfruttati sul lavoro, ma anche di bambini dimenticati, abbandonati e costretti a crescere da soli come se fossero già adulti.
Infatti, dopo vent'anni dall'approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, si sono compiute numerose azioni e sono stati adottati molti provvedimenti in difesa dei minori ma, nonostante tutti gli interventi contro i maltrattamenti, gli abusi, i disagi, ancora centinaia di migliaia di bambini sono privati dei loro diritti, vivono in condizioni di disagio fisico e psicologico, e molti di essi non conoscono cosa sia l'affetto e l'amore dei genitori; ciò non deve esclusivamente imputarsi a genitori incoscienti che abbandonano i propri figli, come il caso citato precedentemente, ma a una grande povertà che investe gran parte dei paesi del mondo, alla violenza, ai maltrattamenti e ai traumi di una guerra.
Ebbene, nonostante siamo nell'era delle tecnologie e dell'informazione, i nuovi mezzi di comunicazione diffondono solo marginalmente questa scottante realtà; una realtà vergognosa e raccapricciante, in netto contrasto con le idilliache e paradisiache immagini che siamo abituati a vedere e a sognare e tanto più inaccettabile se messa a confronto con i grandi traguardi tecnologici e culturali che il mondo ha raggiunto.
In molti stati i bambini non sono considerati soggetto degni di diritti ma solo “responsabilità dei loro genitori”. Se non hanno genitori o hanno abbandonato la loro famiglia perché cresciuti in un ambiente troppo violento, sono costretti ad affidarsi alla miseria della strada. Viene considerato bambino di strada ogni minore per cui la strada è diventata unica dimora; da questo si può dedurre che sono bambini non sottoposti ad un'adeguata protezione e vulnerabili a ogni genere di abuso e violenza.
Migliaia di bambini inoltre vengono arruolati negli eserciti e impiegati in azioni di guerra; moltissimi vengono catturati, mutilati, feriti, uccisi. Quelli che sopravvivono si portano dietro, per tutta la vita, questo terribile e violento passato. Bisogna considerare che, anche quando la guerra termina, continuano a venire uccisi dalle mine, disseminate ovunque, perfino nei giocattoli lasciati appositamente ai bordi delle strade. Questa è la realtà dei bambini soldato, che per poter sopportare il dolore della guerra spesso vengono imbottiti di anfetamine e altre droghe.
Non bisogna tralasciare lo sfruttamento sessuale che devono subire molti minori, sotto diverse forme come prostituzione, traffico di bambini e utilizzo per uso pornografico. Spesso bambini e bambine vengono rapiti e venduti nei bordelli e sacrificati alla perversione di individui insospettabili, per lo più occidentali. Le piccole vittime sono tenute in tuguri dove raramente entra la luce, in condizioni igieniche deprecabili, minacciate e seviziate al fine di stroncare ogni possibile resistenza o tentativo di fuga. In molte regioni dell'Africa, inoltre, viene ancora praticata l'infibulazione alle bambine, in
~ 4 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
nome della tradizione.
Le conseguenze sullo sviluppo psicologico e sulla salute di questi bambini sono devastanti.
Senza considerare il lavoro minorile, che è una piaga che interessa quasi tutti i paesi del mondo, sia quelli industrializzati che quelli poveri, nei quali naturalmente il numero risulta assai più elevato. I piccoli lavoratori, costretti a lavorare per il sostentamento della famiglia, oppure venduti e affidati agli industriali dai propri genitori come pegno per piccoli prestiti o semplicemente, perché non possono avere accesso alle scuole, devono convivere con malattie, la violenza fisica e psicologica di sfruttatori che li costringono fino a diciotto ore di lavoro consecutivo in stato di vera e propria schiavitù; il caso, questo, degli ormai purtroppo tristemente noti tessitori di tappeti.
Ho deciso di impostare il mio lavoro dividendolo in tre parti:
- Verga, Dickens, Sonnino e Franchetti per denunciare gli abusi sui minori;
- La questione dei bambini-soldato;
- Il marxismo e la rivoluzione industriale. Analisi della società contemporanea e provvedimenti riguardo la violazione dei diritti dell'infanzia.
La mia tesina non vuole essere una denuncia al comportamento immorale di grandi imprenditori e capitalisti o un'esaltazione alla filosofia marxista, come qualcuno potrebbe pensare, voglio solo mettere in luce uno dei più complessi problemi che il mondo sta vivendo. Una sorta di sensibilizzazione della società, poiché se non si cerca di far capire a tutti che è una situazione che si può risolvere, tutti resteranno sempre indifferenti ai soprusi e alle ingiustizie che i bambini, nel mondo, ogni giorno subiscono, nonostante le leggi per tutelare i loro diritti.
Prima parte
~ 5 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
~ 6 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
Fotografia 1: Rosso Malpelo, tratto dal film omonimo
Fotografia 2: carusi davanti all'ingresso della cava
Immagine 1: Nicholas Nickleby mena Mr. Squeers
Rosso Malpelo: non solo una novella ma una testimonianza
Ho preferito raccontare la storia di Rosso Malpelo in prima persona perché volevo mettere in luce l'aspetto dello sfruttamento minorile. Malpelo in questo modo diventa la testimonianza di un mondo crudele, senza scrupoli, che pur di guadagnare, priva i bambini della loro libertà e felicità, senza tener conto della salute e dello stato di precarietà in cui essi si trovano costretti a lavorare, malnutriti e privi dell'affetto delle persone che li circondano. Sono bambini che, non solo, sono costretti a lavorare più o meno quanto un adulto oltre 14 ore al giorno, ma vengono sottopagati e umiliati dal resto della società. Certamente nonostante il duro lavoro a cui erano soggetti, tra loro c'era nel passato, e c'è oggi, una grande solidarietà e umanità, basti pensare alla cura che Malpelo dedicò al povero Ranocchio, quando stremato e debilitato dalle febbri malarie era in procinto di morire.
Il lavoro minorile è un “obbligo” per quelle famiglie molto numerose, o comunque povere, che non riescono altrimenti a sopravvivere come testimonia la novella, quando il piccolo Malpelo, dopo la morte del padre è stato allontanato dalla cava, ma ritorna dopo qualche giorno accompagnato dalla madre poiché “alle volte il pane che si mangia non si può andare a cercarlo di qua e di là”.
~ 7 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
Io sono Rosso Malpelo, questo non è il mio vero
nome, ma tutti mi chiamano così, anche mia madre, tant'è
che mi sono quasi dimenticato quello originale.
A raccontare la mia tragica storia è stato Giovanni Verga
nato a Catania nel 1840 da una famiglia di ricchi
proprietari terrieri. Spinto da una forte passione per la
letteratura abbandona presto gli studi di giurisprudenza
intrapresi a diciotto anni. Verga ha vissuto gran parte
della sua vita a Milano. In questa città ha pubblicato
molte opere, la maggior parte aventi come tema centrale i
problemi sociali del Sud: lo sfruttamento minorile e
l'adolescenza negata, logorata dall'ingiustizia del
Immagine tratta dal film Rosso
mondo adulto; l'emarginazione come
Malpelo di Pasquale Scimeca, nato
condizione sociale; l'interesse per il mondo dei
dall'omonima novella.
vinti dalla fiumana del progresso: contadini,
minatori, pescatori siciliani ritratti nelle loro misere condizioni economiche e affettive; la lotta per la sopravvivenza e il tema della roba, tutti i problemi riguardanti l'Unità d'Italia e il fenomeno del brigantaggio.
La mia storia la racconta nella novella omonima Rosso Malpelo1, presente in Vita dei Campi. Io sono un lavoratore anzi, sono un bambino lavoratore; sono uno di quei tanti bambini che sono stati vittime di soprusi e maltrattamenti da parte degli adulti. Ho sempre lavorato nella cava della rena rossa, tant'è che tutti la chiamano la cava di Malpelo e questo non fa molto piacere al padrone. Vengo chiamato Rosso Malpelo perché ho i capelli rossi e questo per tutti è segno di cattiveria e malvagità. In realtà non sono così cattivo come dicono, sono sempre stato buono, lavoro come un adulto e quando devo prendermi le busse le prendo senza protestare “proprio come se le pigliano gli asini che curvano la schiena”. Ho incominciato a essere malpelo, nel vero senso della parola, da quando è morto mio padre, mastro Misciu, mastro Misciu la Bestia, come lo chiamavano qua nella cava, “era l'asino da basto di tutta la cava”. Mio padre è morto da eroe, è morto perché voleva guadagnarsi quel pezzo di pane duro che il padrone ci dava quotidianamente. È morto perché aveva preso a cottimo un lavoro che tutti si erano rifiutati di intraprendere, quello di abbattere il pilastro portante della cava “era stato un magro affare e solo un minchione come mastro Misciu aveva potuto lasciarsi gabbare a questo modo dal padrone”, come dissero Zio Mommu lo sciancato e gli altri. Era morto di sabato, nella cava eravamo rimasti solo io e lui, mentre tutti erano andati via raccomandandogli di “non fare la morte del sorcio”. Tutto il tempo lui mi raccomandava di stare attento a questo o a quell'altro, poi, ad un certo punto, la sua voce si è spenta. “Quella sera in cui vennero a cercare in tutta fretta l'ingegnere che dirigeva i lavori della cava, ei si trovava a teatro e non avrebbe cambiato la sua poltrona con un trono, perché era gran dilettante”. Gli aiuti arrivarono dopo 6 ore quando ormai io, stravolto in viso, avevo tentato di liberare il babbo dalla rena che era caduta. Mio babbo era l'unico che mi voleva bene, l'unico che mi accarezzava i miei maledetti cappelli rossi. Mi aveva insegnato a lavorare e a tener duro in ogni situazione. Dopo la sua morte non ebbi più un appoggio e un punto di riferimento, ero perduto anche perché la mamma si era rimaritata e mia sorella era andata anch'essa a nozze. Non che questo fosse motivo di dispiacere per me dal momento che quando rientravo a casa il sabato, distrutto dal duro e intollerabile lavoro, oltre le mazzate che pigliavo alla cava, ricevevo bastonate e colpi pure da loro, che siccome ero malpelo, c'era il timore che sottraessi dalla paga alcuni spiccioli per i miei interessi. Da quel sabato di tutte le disgrazie che succedevano venivo incolpato io, e siccome ero
1 Il racconto fu pubblicato per la prima volta sul Fanfulla nell'agosto del 1878. Fu poi raccolto in Vita dei Campi nel 1880.
~ 8 ~ Fiamma Selenia Boi Vc
Una triste realtà: lo sfruttamento minorile
malpelo, m'impegnavo ad esserlo nel migliore dei modi; tanto non avevo altro scopo nella vita e la cava da quel giorno divenne la mia unica ed eterna dimora.
Presi simpatia per un ragazzo, Ranocchio, come lo chiamavano
qui alla cava. Lui prima lavorava fuori, al sole, dove diceva
esserci la vita. Fuori per lui era tutto stupendo e di notte
guardava il cielo, dicendo che un giorno, dopo la morte, saremo
andati lì poiché eravamo buoni. Questo per me era una grande
menzogna: la vera vita stava là sotto, nella cava dove stava
sotterrato mio padre, e dove, quando battevo la rena, temevo di
colpire il suo corpo. “Mio padre era buono e non faceva male a
nessuno, tanto che gli dicevano Bestia. Invece è là sotto, ed
hanno persino trovato i ferri e le scarpe e questi calzoni qui che
indosso io”. Tutti i suoi arnesi li conservavo con cura, quando
li guardavo o li utilizzavo sembrava che il babbo fosse lì con
me a sorvegliarmi. Con Ranocchio, mi comportavo come un
padre si comporta con il suo figlioletto. Dal momento che era
un tipo gracilino, che non avrebbe resistito a lungo nella dura
vita da minatore, gli insegnavo piccole regole di sopravvivenza.
Malpelo si prende cura di
Ranocchio investito dalle febbri.
Lo menavo per fargli capire che se non aveva le forza di
difendersi con me, che non gli volevo di certo male, con quelli
che lo menavano sul serio, non avrebbe avuto scampo. Gli dicevo che “l'asino va picchiato, perché non può picchiar lui; e s'ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe le carni a morsi”. Quando l'asino grigio morì, portavo Ranocchio a vedere le sue misere spoglie che venivano a poco a poco sbranate dai cani. Tutti fanno quella fine, anche gli uomini. La vita di Ranocchio non ebbe un destino fortunato: presto si ammalò e gli venne la febbre. Di notte questa aumentava sempre di più e io lo portavo all'aria aperta in modo che rinvigorisse, ma non c'era niente da fare. “Un lunedì Ranocchio non venne più alla cava, e il padrone se ne lavò le mani, perché allo stato in cui era ridotto era più là che qua, e sua madre piangeva e si disperava come se il suo figliolo fosse di quelli che guadagnano dieci lire la settimana”. La mia mamma non piangeva mai per me perché ero stato sano e robusto, ed ero malpelo e non aveva timore di perdermi, mentre la madre del mio amico piangeva perché era consapevole dello stato di salute del figlioletto. Ormai io ero avvezzo a tutto, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile, o di cinghia da basto, a vedermi ingiuriato e
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