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Liceo Scientifico di Stato «Nicolò

Copernico»

Viale Duca degli Abruzzi, 17 25124 Brescia

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Codice Min. BSPS070005 C.F. 98012310177

I bambini dimenticati

Candidata: Cristina Savoldelli 1

5^G Liceo Scientifico «N. Copernico» Brescia

Anno scolastico 2008/09

Indice

  • Introduzione Pag. 3
  • La situazione italiana pag. 4
  • Giovanni Verga e «Rosso Malpelo» pag. 5
  • L’inchiesta Sonnino – Franchetti pag. 6
  • Charles Dickens: «Oliver Twist» pag. 8
  • Life in workhouses pag. 9
  • La situazione di oggi pag. 11
  • Bibliografia pag. 15 2

Figura 1 Bambina impasta fango su mattoni.

Introduzione

Art. 32

«Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale.» («Convenzione sui diritti dell’infanzia» 20 novembre 1989)

«Lost and so alone

Born but never known,

Left all on their own.

Forgotten children…» («Forgotten Children»- Tokio Hotel)

L’educazione, la salute, il gioco, una famiglia. Sono questi i diritti che spettano a ogni bambino in tutto il mondo.

Purtroppo però, da sempre, a milioni di bambini sono negati questi diritti, costretti a rinunciare al periodo più bello e divertente della vita di ogni persona. Costretti a lavorare in ambienti pericolosi, in condizioni di estrema povertà e scarsa igiene, mandati sulle strade a prostituirsi, picchiati se non raggiungono gli obiettivi imposti, per guadagni miseri che mai potranno ripagare il dolore, la sofferenza, la paura che nasce in queste creature e che dovranno portarsi dentro per sempre.

Ho deciso di trattare la questione dello sfruttamento minorile perché ritengo che l’infanzia sia l’età più importante e necessaria per lo sviluppo di una persona, e che sia inaccettabile e disumano che ancora oggi, nel 2009, milioni di bambini siano sfruttati e privati della loro serenità e del loro sorriso. 3

Figura 2 Raccolta di pietre in Asia.

La situazione italiana di fine ’800

Nella storia, i bambini sono spesso stati le vittime di situazioni economiche, politiche e culturali e non sono stati quasi mai considerati «soggetti attivi e partecipanti» alla vita sociale.

Il precoce avviamento al lavoro dei minori nel passato era considerato una piaga sociale, giustificata dalla necessità di sopravvivenza, dall’inadeguatezza del reddito familiare e sia per fronteggiare i bisogni primari.

Nell’ultimo trentennio del 1800, il periodo della cosiddetta «seconda rivoluzione industriale», si ebbe in Europa uno sviluppo tecnologico senza precedenti: i settori in cui si ebbero i maggiori risultati furono il metallurgico, con l’acciaio che permise nuove soluzioni nelle costruzioni e nell’uso del cemento armato; da non scordare poi i progressi nel campo elettrico, grazie ai quali si diffuse in modo capillare la rete elettrica nelle grandi città, nelle case e nei luoghi di lavoro.

Nelle fabbriche il ritmo di lavoro era dettato dalle macchine, perfezionate e più moderne, e donne e bambini erano sempre più richiesti soprattutto perché la loro attività era sottopagata ed erano più docili e ammaestrabili. All’epoca un solo salario non bastava a mantenere la famiglia nonostante la giornata lavorativa fosse di 12-16 ore, a ritmi disumani.

Le condizioni lavorative dei minori erano più disperate soprattutto nel sud Italia dove la maggior parte dei bambini, come avvenne in Sicilia, veniva adoperata nelle miniere e nelle zolfare. 4

Figura 3 «Piccola filatrice davanti alla macchina» (Lewis Hine).

La testimonianza di Verga: Rosso Malpelo

Il caso più rilevante dello sfruttamento minorile nel sud Italia è rappresentato dalla novella di Giovanni Verga «Rosso Malpelo».

In una cava di sabbia siciliana, dove l’umile e dura vita delle persone che vi lavorano è regolata dallo sfruttamento, dalla crudeltà dei rapporti umani, si svolge la storia di Rosso, un ragazzo vittima della violenza e della comunità malevola in cui vive. Innanzitutto è definito «malpelo» a causa del colore dei capelli, simbolo per il basso livello culturale del paese, di cattiveria e sfortuna. Questo atteggiamento di usare dei soprannomi cattivi e meschini è una necessità della comunità, per etichettare e riconoscere un determinato soggetto.

Malpelo lavora nella cava insieme al padre, Mastro Misciu, che però sfortunatamente muore in un incidente lasciando Rosso orfano e mira d’insulti e prese in giro da parte degli altri lavoratori.

Il ragazzo però non ha una coscienza abbastanza forte da permettergli di ribellarsi alle ingiustizie e alle cattiverie subite.

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