Estratto del documento

Liceo Classico Virgilio di Roma

Indirizzo Scientifico Brocca

Esame di Stato

Serendipity: il caso favorisce solo le menti preparate

Maturanda: Olimpia D. Onelli

a.s. 2009-2010

Indice

  • Introduzione
  • Capitolo 1: radice, etimologia e diffusione del termine
  • 1.1 Sortes Walpolinae 2
  • 1.2 I tre principi di Serendippo
  • 1.3 Verso la notorietà
  • 1.4 Serendipity e scienza
  • Capitolo 2: filosofia del caso
  • 2.1 Introduzione
  • 2.2 Seicento e Settecento
  • 2.3 Ottocento e Novecento
  • 2.4 Serendipity oggi
  • Capitolo 3: alcuni esempi
  • 3.1 Criterio di scelta
  • 3.2 La velocità della luce
  • 3.3 Corrente elettrica e campo magnetico
  • 3.4 I raggi X
  • 3.5 La penicillina
  • 3.6 La cottura a microonde
  • Bibliografia 3

Serendipità

[ingl. serendipity, da Serendip, antico nome dell'isola di Ceylon: vc.

coniata da H. Walpole (1717-1797) con riferimento a una fiaba

persiana intitolata I tre principi di Serendip i cui protagonisti, per caso o per sagacia, scoprono continuamente cose che non stavano cercando; 1974] s. f. inv.

• Il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne cerca un'altra: la scoperta dell'America fu un caso di serendipità │ Nella ricerca scientifica, attitudine, capacità di individuare e valutare correttamente dati o risultati imprevisti rispetto ai presupposti teorici di partenza.

Anche questa tesina è figlia di un caso di serendipità. Quando nel luglio del 2009 sostenevo un esame d’inglese presso il British Council di Roma non stavo ancora cercando un argomento per la mia tesina: il mio unico interesse era, ovviamente, quello di superare il test. Ma, durante la prova di comprensione di un testo scritto, la serendipity mi fulminò: uno dei brani proposti trattava proprio questo argomento, in maniera sintetica ma abbastanza approfondita da colpire la mia curiosità.

Purtroppo il tempo a disposizione era poco, così feci in tempo ad appuntare solo qualche nome ma la decisione era presa: la serendipity sarebbe stata l’argomento della mia tesina.

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Capitolo 1: radice, etimologia e diffusione del termine

1.1 Sortes Walpolinae 6

Il romanziere gotico Horace Walpole era celebre nei salotti inglesi per la sua straordinaria abilità di conversatore e la fama del suo romanzo principale, “Il castello di Otranto” (The Castle of Otranto, 1764) era destinata ad essere parzialmente eclissata dalla pubblicazione postuma del suo vasto epistolario. Walpole amava i giochi di parole, gli arzigogoli linguistici e non disdegnava l’invenzione di nuove parole: è proprio una sua creatura la parola “serendipity”.

Nella lettera all’amico Sir Horace Mann del 28 gennaio 1754, riferendosi ad una sua fortuita scoperta riguardo allo stemma dei Capello in un libro di antichi emblemi veneziani, Walpole afferma:

“This discovery I made by a talisman, which Mr. Chute calls the Sortes Walpolianae, by which I find every thing I want, `a pointe nomm`ee, whenever I dip for it. This discovery, indeed, is almost of that kind which I call Serendipity, a very expressive word, which, as I have nothing better to tell you, I shall endeavour to explain to you: you will understand it better by the derivation than by the definition. I once read a silly fairy tale, called "The Three Princes of Serendip;" as their Highnesses travelled, they were always making discoveries, by accidents and sagacity, of things which they were not in quest of: for instance, one of them discovered that a mule blind of the right eye had travelled the same road lately, because the grass was eaten only on the left side, where it was worse than on the right--now do you understand Serendipity? One of the most remarkable instances of this accidental Sagacity, (for you must observe that no discovery of a thing you are looking for comes under this description,) was of my Lord Shaftsbury, who, happening to dine at Lord Chancellor Clarendon’s, found out the marriage of the Duke of York and Mrs. Hyde, by the respect with which her mother treated her at table.”

“Questa scoperta l’ho fatta grazie a un talismano, che Mr. Chute definisce Sortes Walpolianae, che mi permette di trovare tutto quello che voglio, ‘a pointe nomm’ee, dovunque affondi la mia mano. Questa scoperta, infatti, è del tipo di quelle che io chiamo Serendipity, una parola molto espressiva, che, visto che non ho meglio da raccontarti, cercherò di spiegarti: la comprenderai meglio tramite la derivazione che tramite la definizione. Una volta lessi una stupida tavoletta, intitolata “I tre principi di Serendippo”; viaggiando i principi facevano continuamente nuove scoperte, per caso e per acume, di cose che non stavano cercando. Ad esempio, uno di loro scoprì che un mulo cieco dall’occhio destro era appena passato per la loro stessa strada poiché l’erba che vi cresceva ai lati era stata mangiata solo a sinistra, dove era più brutta…adesso capisci che cosa è Serendipity? Uno degli esempi più notevoli di questa sagacia casuale, (perché devi notare che nessuna scoperta di una cosa che stai cercando riguarda questa descrizione) è quello di Lord Shaftsbury, che, cenando presso Lord Chancellor Clarendon’s, scoprì il matrimonio tra il duca di York e Mrs. Hyde, dal rispetto con cui quest’ultima veniva trattata dalla propria madre.”

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Walpole, da subito, mette in luce i tre punti cardine della serendipità: il caso, lo spirito d’osservazione e la sagacia. Ma qual era l’argomento della favola citata?

1.2 I tre principi di Serendippo

La storia dei tre principi di Serendippo è una storia antica, che, dopo essersi diffusa dalla Persia all’Europa con molte variazioni e contaminazioni approda in Italia pubblicata da Michele Tramezzino nel 1557 a Venezia. Tramezzino sostiene di aver riportato fedelmente la traduzione dal persiano di Christoforo Armeno anche se oggi si tende a pensare a un lavoro a più mani. La storia, che verrà di seguito riassunta, non ispirò esclusivamente Horace Walpole ma diversi intellettuali: primo fra tutti Voltaire (si veda, ad esempio, il capitolo “Il cane e il cavallo” dello “Zadig”) e, più recentemente, Umberto Eco nel libro “Il nome della rosa” (il “buon Adso” viene stupito dal grande acume del frate Guglielmo sin dalla prima ora del primo giorno).

"Fu anticamente nelle parti orientali, nel paese di Serendippo, un grande e potente re, nominato Giaffer, il quale ritrovandosi tre figliuoli maschi...".

Così inizia a narrare Cristoforo Armeno, chiarendo sin dal principio che Serendippo, o meglio Serendib, è un luogo, identificabile con l’isola di Ceylon, l’odierno Sri Lanka. La novella continua con la descrizione del re Giaffer, il quale, avendo tre figli maschi educati dai

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