Estratto del documento

Introduzione

L’argomento di questa ricerca è la rivoluzione russa del 1917. Questo sarà il filo conduttore del mio lavoro attraverso il quale svilupperò collegamenti e approfondimenti in tutte le materie dell’anno scolastico appena terminato.

Partirò affrontando il tema della censura, una delle condizioni che caratterizzava la società russa nel periodo prerivoluzionario, e che mi permette di affrontare la tematica dell’informazione e del giornalismo (italiano).

A questo seguirà una panoramica della storia russa.

Inizierò quindi ad affrontare il tema centrale della rivoluzione del 1917 (storia).

La descrizione della religione ortodossa e la sua repressione in seguito alla rivoluzione saranno l’argomento che tratterò per religione.

Entra quindi in gioco il petrolio russo, preziosissima risorsa economica (tecnica), la cui storia ha subito con la rivoluzione profondi cambiamenti.

Dalla mappa delle principali risorse energetiche russe, trarrò spunto per trattare la geografia di questo paese. Parlerò anche di un aspetto significativo della geografia umana della Russia, cioè delle attività sportive e della ginnastica ritmica in particolare (educazione fisica): uno degli sport maggiormente praticati.

Sempre nell’ambito sportivo prenderò in esame il grave problema del doping, passando così a scienze, dove mi soffermerò sul tema delle droghe e, in modo specifico, sul loro effetto sul cervello.

Riprendendo la rivoluzione russa, parlerò dello sviluppo in quegli anni delle varie forme espressive (educazione artistica), e in particolare tratterò l’astrattismo, nato con l’artista russo Vasilij Kandinskij.

Quest’ultimo teorizzò il collegamento tra pittura e musica, e mi permetterà di presentare la grande scuola musicale russa di fine ’800 (educazione musicale), che vede in Piotr Cajkovskij una delle sue massime espressioni.

Trattando di musica, presenterò la traduzione dalla lingua tedesca di una canzone contemporanea (tedesco).

Per quanto riguarda le tradizioni russe, esporrò le abitudini alimentari e i principali piatti della cucina russa, confrontandoli con la cultura del fast food (inglese), sviluppato in lingua inglese.

Per concludere, visto che la Russia ha storicamente sempre avuto rapporti con l’Europa e data l’importanza di questi legami per il futuro, parlerò dell’Unione Europea.

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Storia

La rivoluzione russa

La rivoluzione russa

Italiano

- La censura di

- La censura di

Stampa

Stampa

- Il giornale

- Il giornale

Geografia: musica

La Russia. Tecnologia: musica:

La scuola musicale

La Russia. Tecnologia:

Le tradizioni e il cibo. La storia del petrolio. La scuola musicale

Russa

Le tradizioni e il cibo. La storia del petrolio.

Russo. Russa

Inglese

Something about…

Something about…

Food

Food

Educazione fisica: educazione artistica: tedesco

La ginnastica ritmica. Artistica: tedesco:

Canzone: “Und

La ginnastica ritmica. Artistica:

Il doping. Kandinskij e canzone: “Und

Wenn ein lied”

Il doping. Kandinskij e

L’astrattismo. Wenn ein lied”

L’astrattismo

Scienze

Le droghe

Le droghe

Il cervello

Il cervello 2

Italiano: la censura

Per censura si intende il controllo della comunicazione verbale o di altre forme di espressione da parte di una autorità. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato all’ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa od altri mezzi di comunicazione di massa.

Nel caso specifico della stampa, la censura riguarda appunto la proibizione di alcune forme scritte di informazione e comunicazione.

La prima censura vera e propria la ritroviamo nella Genesi biblica. Qui vi è primo tentativo di cancellare ogni traccia delle divinità matriarcali e di un passato nel quale le donne avevano pari diritti. Una censura grossolana che lascia una traccia ben visibile, quasi una cicatrice linguistica.

Questa epica deformazione appartiene a una tradizione più antica di quella ebraica ed è comune a tutti i popoli dell’area mediorientale dove il patriarcato si è instaurato in forma molto rigida.

La censura prima dei bolscevichi

In Russia la censura era stata istituita nel 1826 e abrogata nel 1906. Il 27 aprile 1917 il governo provvisorio tolse le restrizioni esistenti sulla stampa, ad eccezione di quelle inerenti la rivelazione di segreti militari.

La censura bolscevica

Appena preso il potere i bolscevichi con il decreto del 27 ottobre 1917 ordinarono la chiusura di tutti i giornali “controrivoluzionari”, come misura temporanea.

Nel febbraio 1918 il decreto venne sostituito da una legge che concedeva teoricamente ai cittadini il diritto di pubblicare. La stessa legge imponeva di notificare alle autorità i nomi degli editori e gli indirizzi delle imprese. I quotidiani vennero obbligati a pubblicare in prima pagina i decreti e i regolamenti governativi.

I commissariati della stampa

Nel frattempo il regime aveva costituito nelle città importanti i “commissariati della stampa”, organo del Sovnarkom. I commissariati potevano sospendere le pubblicazioni ostili e porre sotto sequestro le tipografie a loro discrezione. Lo stesso potere con decreto del dicembre 1917 venne esteso ai soviet.

Il tribunale rivoluzionario della stampa

Il 28 gennaio 1918 venne istituito il “Tribunale rivoluzionario della stampa” con il compito di giudicare editori e autori colpevoli di aver pubblicato informazioni “false o distorte”. Era la Ceka a fornire gli imputati al tribunale. Tra ottobre 1917 e maggio 1918 vennero chiusi 130 quotidiani. 3

Il giornale

Cos’è il giornale?

Insieme alla radio e alla televisione è uno dei mass media maggiormente diffusi.

La sua funzione è quella di informare, cioè fornire al lettore notizie sui fatti più importanti.

Se sfogliamo un quotidiano, possiamo trovare le notizie e gli avvenimenti del giorno precedente; se sfogliamo un settimanale troviamo notizie sulla settimana precedente.

Il giornale offre al lettore opportunità di riflessione sulle notizie riportate, in misura maggiore rispetto alla radio e alla TV.

I giornali infatti, giudicano, valutano ed esprimono opinioni, per questo sono anche importanti i mezzi per la diffusione delle idee, per il confronto dei punti di vista e per il condizionamento dell’opinione pubblica.

La stampa ha anche il compito di svolgere inchiesta, di richiamare l’attenzione dei lettori su alcuni problemi specifici.

Leggere il giornale dovrebbe essere un’abitudine per capire quello che accade intorno a noi o nel mondo.

Le statistiche ci dicono che neppure un italiano su dieci legge abitualmente un quotidiano.

Ogni giornale riflette la pluralità di stili e linguaggi dei giornalisti che vi collaborano.

La struttura del quotidiano

La prima pagina è la più importante, perché presenta il giornale, troviamo organizzate e presentate le notizie di rilievo; spesso si tratta dei soli titoli e sommari che si riferiscono ad articoli all’interno del giornale.

La seconda pagina contiene il seguito degli articoli contenuti nella prima, di cui amplia e approfondisce la trattazione.

La terza pagina, nella tradizione giornalistica italiana, era la pagina culturale e letteraria che riportava un articolo di fondo detto elzeviro dedicato a recensioni di opere letterarie firmato da un nome prestigioso. Oggi questi articoli si trovano in pagine diverse.

Le pagine interne contengono i vari argomenti raggruppati in sezioni che generalmente riguardano:

  • Politica interna
  • Politica estera
  • Economia e mondo del lavoro
  • Economia e finanza
  • Cronaca nazionale e internazionale
  • Cronaca regionale e provinciale
  • Cultura
  • Scienza
  • Spettacoli
  • Sport
  • Previsioni del tempo
  • Vignetta di satira politica
  • 4

Il linguaggio dei giornali

Il giornale utilizza tanti linguaggi quanti sono i settori in cui è suddiviso.

Dal momento che si rivolge ad un pubblico estremamente numeroso e vario, tende a rielaborare ed a semplificare i linguaggi specifici delle diverse discipline, per renderli maggiormente comprensibili.

In generale si può dire che: la sintassi utilizzata è semplice, costituita da periodi brevi; la paratassi (costruzione del periodo che adopera proposizioni principali coordinate fra loro) prevale sull’ipotassi (costruzione del periodo dove sono presenti proposizioni principali e proposizioni subordinate); i periodi sono strutturati ricorrendo ai modi indefiniti (infinito, participio e gerundio) che prevalgono sui modi finiti (indicativo, congiuntivo, condizionale ed imperativo); il lessico comprende termini tecnici dei vari linguaggi settoriali, parole straniere che diventano particolarmente di “moda” in un certo periodo (racket, leadership), neologismi (dribblare, crossare), parole prese in prestito da dialetti o gerghi (sfizio, schiappa, soffiata, cicchetto); lo stile è spesso caratterizzato da frasi brevi ed incisive e da un ritmo veloce, privo di ogni elemento che possa ritardare la lettura.

Il formato e la struttura grafica del giornale

Il formato del quotidiano ha due varianti: quello tradizionale di cui 56-58 cm di lunghezza per 35-41 di larghezza; e quello denominato tabloid che vuol dire tavoletta e quindi, per estensione, “di piccolo formato”.

La maggior parte dei quotidiani italiani è legata al formato tradizionale (“Corriere della sera”, “Il messaggero”) anche se, negli ultimi tempi, si tende a privilegiare il formato tabloid (“La Repubblica”).

La disposizione di articoli ed illustrazioni risponde a precise scelte, determinate dall’importanza della notizia, dall’interesse che può avere per il lettore e dal risalto che ad essa si intende dare.

La disposizione grafica dei testi, cioè l’impaginazione orienta il lettore nella scelta degli articoli.

La pagina di un giornale risulta divisa in varie parti, gli articoli e le foto collocate in taglio alto risultano più evidenziati di altri, posti in taglio basso e occupanti poche colonne. 5

La prima pagina: la vetrina del quotidiano

Nella prima pagina del giornale compaiono la notizie di maggior importanza o comunque quelle a cui si vuole dare maggior rilievo e su cui si vuole attrarre l’attenzione del lettore. Per questo è stata definita la vetrina del giornale. La scelta delle notizie da mettere in prima pagina spetta alla direzione del giornale: i criteri di valutazione cambiano da giornale a giornale. La composizione della prima pagina risponde a scelte ben definite nel menabò ossia il disegno schematico della prima pagina che serve al direttore e all’impaginatore per decidere dove e come collocare i diversi articoli.

Ogni articolo di prima pagina prende un nome diverso a seconda della collocazione.

Testata: costituisce la parte superiore della prima pagina, in essa sono indicati il titolo del giornale, il prezzo, e la data.

Articolo di fondo: collocato in alto a sinistra, esprime l’opinione ufficiale del giornale sui fatti del giorno ritenuti più importanti; generalmente è scritto dal direttore o da un collaboratore particolarmente prestigioso. Quando non è firmato viene attribuito al direttore del quotidiano e prende il nome di editoriale.

Articolo di apertura: collocato accanto all’articolo di fondo o, in alcuni casi al suo posto, presenta e si sviluppa la notizia ritenuta più importante del giorno.

Articolo di spalla: collocato in alto a destra presenta un altro avvenimento al quale si vuole dare particolare risalto.

Corsivo: un breve articolo generalmente di tono polemico o satirico stampato in corsivo, in cui si commenta qualche avvenimento politico.

Articolo di taglio medio o basso: possono essere più di uno e sono collocati nella parte centrale inferiore della pagina, in base alla valutazione dell’importanza delle notizie in essi trattate.

Civetta o richiamo: si tratta di piccoli riquadri contenenti avvisi di articoli collocati in altra pagina del giornale. Spesso sono contornati da una linea in neretto, per attrarre l’attenzione del lettore.

Foto e didascalia: interrompono la monotonia grafica della pagina e accompagnano le notizie di maggior rilievo.

Manchette: è un termine francese per indicare brevi inserzioni pubblicitarie o anche notizie che sono trattate all’interno, sono collocate accanto alla testata o negli angoli inferiori della pagina. 6

Com’è strutturato un articolo

Ogni articolo di giornale ha caratteristiche proprie, a seconda dell’argomento trattato, ma al centro di ciascun articolo c’è sempre la notizia che deve essere chiara e completa.

L’articolo del giornale, chiamato anche pezzo, servizio o reportage, in base ai principi di un corretto giornalismo, deve seguire la regola delle “cinque W più una H”, cioè deve soddisfare, sull’esempio del giornalismo inglese, i seguenti cinque interrogativi:

Who?

Chi?

  • Di chi parla l’articolo?
  • Chi è il personaggio principale?
  • Qual è il soggetto dell’informazione?
  • -

When?

Quando?

  • In che momento si è verificato o si verificherà il fatto di cui si tratta?
  • -

Where?

Dove?

  • In che luogo è accaduto o accadrà l’avvenimento trattato?
  • -

Why?

Perché?

  • Per quale causa è avvenuto il fatto?
  • -

What?

Cosa?

  • Di che cosa parla l’articolo?
  • -

How?

Come?

  • In che modo è avvenuto il fatto?
  • -

Storia generale della Russia

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Nei secoli precedenti la nascita di Cristo le vaste terre della Russia meridionale erano abitate da popoli indoeuropei (di cui erano probabilmente la terra d’origine) come gli Sciti, a cui si avvicenderanno i Sarmati e, nell’alto Medioevo, gli slavi; nell’area che poi diventerà il centro del futuro stato russo, vale a dire il bacino di Mosca, per lungo tempo prima del X secolo dimorarono genti di ceppo finnico o lituano.

Tra il III e il VI secolo dell’era cristiana, le steppe subirono, a ondate successive, le invasioni di popoli nomadi, guidate da tribù bellicose che si dirigevano verso l’Europa occidentale. Fu il caso, ad esempio, degli Unni e degli Avari. Un popolo turco, i Cazari, governò la Russia meridionale durante l’VIII secolo; furono preziosi alleati dell’Impero Bizantino e condussero diverse guerre contro i califfati arabi.

A partire dal VII secolo, gli slavi cominciarono ad avere il predominio nella Russia occidentale e pian piano assimilarono le preesistenti tribù ugro-finniche, come i Merja, i Muromi e i Mesceri; verso la fine dello stesso secolo entrarono nella scena russa anche delle popolazioni di origine vichinga, i Rus’, che sovrapponendosi e successivamente mescolandosi a questo substrato diedero successivamente origine alla Rus’ kievana.

Nel 1237, il paese fu invaso dai Mongoli guidati da Genghis Khan che fondarono il Khanato dell’Orda d’Oro localizzato tra il Don e la Volga. Negli anni intorno al 1240 compirono diverse scorrerie in tutto il territorio russo, seminando morte e distruzione; la distruzione di Rjazan’ è del 1237, l’invasione del principato di Vladimir-Suzdal’ è dell’inverno 1237-38, ed infine la messa a sacco di Kiev, la città più importante della Rus’ di Kiev, risale al 1240.

I principati russi furono ridotti in una posizione subordinata e tributaria, anche se non vi fu una pesante ingerenza nella loro organizzazione e nei loro affari interni; i mongoli si limitarono ad esigere tributi (la cui riscossione era spesso affidata a russi) e ad esercitare un controllo politico restando nella loro capitale, Saraj, situata nel basso Volga. Il dominio mongolo, o meglio il loro controllo sulla Russia, ricevette un duro colpo nel 1380, anno della battaglia di Kulikovo in cui il principe Dimitri di Russia portò i russi alla prima loro vittoria militare contro i mongoli; attraverso alterne vicende, il periodo mongolo in Russia viene considerato concluso nel 1480, quando lo zar moscovita Ivan III dichiarò decaduto ogni dovere di fedeltà verso il khan.

Nel frattempo, altre nazioni rivolgono il loro interesse alle terre russe divise e indebolite: Svezia, Livonia e Lituania. Una delle figure più famose della storia russa del periodo è Alessandro, detto Nevskij (della Neva), granduca di Vladimir e principe di Novgorod, che sconfigge gli svedesi sul fiume Neva ed i livoni nella battaglia del lago ghiacciato combattuta sul lago dei Ciudi.

Nello stesso periodo si venne affermando la supremazia dei principi di Mosca (Moscovia) che ampliarono i territori sottoposti al loro dominio anche approfittando della loro posizione di esattori dei tributi che le diverse regioni russe dovevano versare all’Orda d’Oro.

Ivan IV detto il Terribile, continuò l’espansione territoriale ed assunse per primo il titolo di zar; introdusse inoltre la servitù della gleba e la subordinazione della chiesa ortodossa all’autorità legislativa del sovrano. Questo periodo fu chiamato periodo dei torbidi soprattutto per la sconveniente presenza polacca negli affari interni russi. 8

Dopo questi anni di caos, nel 1613 il potere passò alla dinastia dei Romanov, che governò fino alla rivoluzione del 1917, guidata da Lenin, che pose fine al regno degli zar e diede il via alla dittatura del proletariato.

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