Approfondimento pluridisciplinare per l'esame di stato
Laura Palmieri Anno scolastico 2009/2010
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Inconscio, punto di vista privilegiato da cui osservare l'uomo.
Psicoanalisi e influenze nel panorama novecentesco.
Materie coinvolte: Filosofia
Letteratura italiana
Letteratura inglese
Storia dell'arte
“Le soddisfazioni personali che possono trarsi dalla psicoanalisi le ho già godute ai tempi in cui ero solo, e il fatto che altri si aggregassero mi ha procurato più fastidi che soddisfazioni. Il modo in cui la gente la accetta e la digerisce non ha mutato l'opinione che m'ero fatta in seguito al loro precedente comportamento, quando respingevano la psicoanalisi senza neppure cercare di capirla. In quel tempo dev'essersi creato tra me e loro un baratro insormontabile“ (Sigmund Freud)
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Indice generale
- Mappa concettuale pag. 3
- Premessa pag. 4
- Dall'ipnosi alla psicanalisi, Sigmund Freud pag. 5
- Psicoanalisi e letteratura, influenze novecentesche pag. 10
- Italo Svevo pag. 10
- Giuseppe Berto pag. 13
- James Joyce pag. 15
- L'arte come espressione dell'inconscio pag. 19
- Bibliografia pag. 22
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Inconscio, punto di vista privilegiato da cui osservare l'uomo.
Dall'ipnosi alla psicanalisi, Sigmund Freud.
L'arte come espressione dell'inconscio.
Psicanalisi e letteratura
I surrealisti
Italo Svevo
Giuseppe Berto
James Joyce
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“Nessuno vuole conoscere il suo inconscio e il sistema più comodo è quello di negare del tutto la possibilità della sua esistenza” (Sigmund Freud)
Premessa
Il termine psicoanalisi (psico = psiche, anima, mente e analisi = analisi della mente) viene comunemente utilizzato per indicare la procedura “esplorativa” di quei processi mentali inaccessibili ai metodi tradizionali e la particolare tecnica psicoterapeutica volta a trattare i disturbi neurologici di varie origini.
È necessario precisare che la psicoanalisi non può essere intesa come una scuola di pensiero unitaria e rigidamente istituzionalizzata, ma piuttosto come una galassia di idee e teorie pratiche che gravitano attorno alle scoperte del padre fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud.
La scelta di questo argomento deriva da una personale convinzione che si debba fare almeno un tentativo per interpretare e analizzare quei pensieri, comportamenti e azioni che sono stati, sono e saranno alla base del processo di evoluzione dell'uomo.
Non esiste fatto umano che non sia stato toccato, analizzato o influenzato dalla dottrina psicoanalitica.
Il medico viennese finì per sconvolgere ogni ambito del sapere umano.
Partendo dalla letteratura, passando per l'arte e giungendo infine alla stessa medicina, Freud rivoluzionò le antiche consuetudini, scardinò le usuali credenze e divise l'opinione pubblica dell'epoca.
Riscosse successo, ma lasciò aperte questioni e dubbi, tuttora irrisolti.
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Dall'ipnosi alla psicoanalisi, Sigmund Freud
Freud nacque in Moravia a Freiberg nel 1856 da genitori ebrei. Si trasferì successivamente a Vienna, città in cui erano presenti forti componenti antisemitiche e ciò costituì per lui un ostacolo, ma non riuscì comunque a limitare la sua libertà di pensiero. Si laureò in medicina e intraprese fin da subito gli studi del sistema nervoso.
Il suo studio parte dall'esistenza di comportamenti irrazionali apparentemente non spiegabili, delle paure, delle fobie e delle nevrosi che a rigor di logica devono avere per forza una causa.
Sulla sua esperienza influirono soprattutto gli studi effettuati da due medici, Charcot e Breuer, che, opponendosi alla medicina tradizionale ottocentesca, iniziarono ad affrontare i disturbi mentali attraverso il metodo dell'ipnosi.
La tradizione appunto non prendeva in esame quegli stati psiconevrotici in cui non fossero rintracciabili lesioni organiche corrispondenti. In particolar modo Freud, divenuto collaboratore del celebre Breuer, si interessò al caso di Anna O., una paziente malata di grave isteria. Da tale interesse derivò un'importante stimolo per la nascente psicoanalisi.
Il caso di Anna O.
La ragazza ventunenne, di notevole intelligenza e cultura, nel corso di una malattia durata due anni aveva presentato una serie di disturbi fisici e mentali; ella soffriva di una grave paralisi ad entrambi gli arti di destra, di disturbi alla mobilità oculare, con un notevole danno visivo, di turbe all'udito, di difficoltà nella postura del corpo, di forte tosse nervosa, di nausea ogni volta che cercava di alimentarsi e, una volta, di grave idrofobia (paura di bere) che la tenne lontana dall'acqua per parecchie settimane. Anche le sue capacità lessicali si erano ridotte, fino ad arrivare all'impossibilità di parlare e comprendere.
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Infine la paziente andava soggetta a momenti di afasia, nei quali alternava stati di confusione, di delirio, di alterazione di tutta la personalità.
All'esame obiettivo gli organi della ragazza risultarono perfettamente normali. I medici esclusero anche una lesione organica cerebrale, essendo propensi a quella misteriosa condizione nota come isteria, la quale è in grado di simulare tutta una serie di sintomi appartenenti a diverse malattie. Breuer riuscì ad eliminare i sintomi attraverso la pratica del metodo ipnotico. Ogni sera si recava a casa della ragazza e, dopo averla ipnotizzata, la faceva parlare. Sotto ipnosi, Anna parlava del doloroso periodo della sua vita in cui aveva dovuto assistere il padre gravemente malato, ricordando quei sentimenti, rimasti repressi, di rabbia, disgusto e paura.
Breuer notò che, raccontando l'episodio doloroso connesso all'insorgere di uno dei sintomi prima citati, Anna riusciva a vivere intensamente le emozioni provocate dal doloroso ricordo, e al termine di tale rievocazione il disturbo scompariva.
Questa terapia, definita catartica, funzionò anche con gli altri sintomi.
Freud in seguito affermerà che “l'isterico soffre di ricordi”, ovvero degli effetti dolorosi di un evento passato, apparentemente dimenticato, ma in realtà ancora “vivo” nelle profondità inconsce della mente.
Breuer, a differenza di Freud, non è arrivato ad un concetto fondamentale nella psicoanalisi, il transfert, grazie a cui si può arrivare alla liberazione del ricordo traumatico del paziente; era giunto infatti alla condizione in cui si può parlare di controtransfert, come dimostrano i sentimenti di dipendenza che provava per Anna.
Nonostante il successo terapeutico, Breuer interruppe improvvisamente il trattamento, accortosi del rapporto che andava creandosi con la paziente, spaventato dall'intensa e reciproca dipendenza affettiva che si era instaurata con Anna. Egli non colse dunque gli aspetti innovativi dell'importante metodo terapeutico, non credendo che la teoria da lui scoperta potesse essere generalizzata.
Freud, al contrario, colse elementi che andavano ben oltre il singolo caso; si era infatti accorto che il blocco di Anna era determinato da un conflitto psichico tra qualcosa che avrebbe voluto essere espresso e qualcosa che ne contrastava appunto l'espressione; la sua sofferenza è da ricondurre al fatto che inconsciamente Anna si era proibita la presa di coscienza e dunque l'esternazione di sentimenti e desideri erotici ed aggressivi inconciliabili con la sua morale, la sua cultura e la sua educazione.
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Talking cure
Il metodo psicoanalitico utilizzato da Freud si discostava di molto dai precedenti metodi di cura: se prima di Freud isteria e nevrosi erano curate con l'ipnosi o addirittura con l'elettroshock, con Freud la cura divenne decisamente meno cruenta.
Il medico viennese introdusse, infatti, la talking cure (“la cura del parlare, del discorrere”), ovvero lasciava che i pazienti, opportunamente rilassati e distesi comodamente su un divano (tramutatosi poi nell'iconografia della psicoanalisi nel famigerato lettino dell'analista), dessero libero sfogo alle parole e al flusso delle proprie idee, tentando di vincere l'azione di censura delle tradizioni, della morale e degli imperativi sociali che impedivano ai fatti raccontati di presentarsi per quello che erano.
L'azione di tali imperativi ostacolava spesso la soluzione di un trauma rimosso, il trauma incontrava resistenza nel venire alla luce: lasciando che le parole fluissero per associazione di idee, senza alcuna logica che non fosse spontanea, permetteva a Freud e al paziente di portare a galla verità che non si credevano nemmeno di avere nascoste.
Importante per tale lavoro di recupero del trauma era un certo rapporto di transfert, amore ed odio che si instaurava tra paziente e medico (il transfert, ovvero il vincolo emotivo): lungi da costituire un ostacolo alla terapia, Freud riteneva un certo grado di transfert
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