“È tutt’altro che facile
determinare se la natura
si è dimostrata per
l’uomo
una tenera madre
o una spietata
matrigna”.
Plinio il Vecchio 1
Gianfranco Causarano
V C Liceo Scientifico V.
Vecchi 2
Leopardi
Fin dalle origini, l’uomo si è interrogato sulla Natura e sul rapporto che intercorre fra sé e quest’ultima. Le visioni e le concezioni di questo rapporto si sono dimostrate essere molteplici, alcune contraddittorie, altre incapaci di giungere ad una sintesi. Ciò che accomuna tutti gli uomini, comunque, è il desiderio di comprendere se la Natura possa essere considerata madre o matrigna.
Essa è indispensabile per l’uomo, poiché è la sua generatrice e la sua nutrice ma, allo stesso tempo, spesso lo tradisce e lo fa soffrire. A mio parere, la Natura può essere raffigurata come una donna seducente ma infedele: l’innamorato non può farne a meno, nonostante i suoi continui tradimenti e le continue delusioni e sofferenze da essa generate. 3
Parlando di Natura particolarmente rilevante è la concezione del poeta italiano Giacomo Leopardi (1798 – 1937).
Nella prima fase del suo pensiero, che va sotto il nome di pessimismo storico, il Leopardi concepisce la Natura come madre benigna e provvidenziale poiché è attenta al bene delle sue creature, è conscia dell’infelicità dell’uomo e pertanto offre un rimedio: l’immaginazione e l’illusione.
Per tale ragione, gli uomini primitivi, più vicini alla Natura, erano felici; il progresso della civiltà ha allontanato l’uomo da quella condizione privilegiata. La colpa dell’infelicità presente è dunque attribuita alla storia, poiché essa si è rivelata un progressivo sottrarsi degli uomini alle leggi della Natura, pietosa e amorevole madre.
Con l’evoluzione del suo pensiero filosofico, però, Leopardi, in seguito, dal pessimismo storico approda al cosiddetto pessimismo cosmico.
Infatti, superato il momento dell’esaltazione della Natura quale madre benevola, ispiratrice di grandi ideali, di generose illusioni che nascondevano i limiti dell’esistenza, giunge alla concezione opposta della Natura matrigna, che nega all’uomo ogni possibile felicità, coinvolgendolo nel suo moto inesorabile e incomprensibile di trasformazione della materia.
La Ragione, rifiutando poco per volta le “consolazioni” dei miti e della religione e rivelando la nullità di ogni cosa, conduce il poeta verso una lucida e disincantata disperazione.
La persuasione dell’infelicità radicale di tutti gli esseri viventi fa apparire inutile e vano ogni sforzo volto a migliorare la sorte degli uomini.
Leopardi, nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, riprende il tema della nascita dolorosa e faticosa e del bambino che deve essere consolato per il fatto stesso di essere nato.
Una delle lontane radici del pessimismo leopardiano può essere ritrovata nel pensiero e nell’opera del poeta latino Lucrezio; Leopardi, del resto, conosceva bene la letteratura classica.
Tra i due si possono evidenziare delle somiglianze: entrambi denunciano la mortalità del tutto, irridono il progresso dell’umanità, rilevano la sostanziale infelicità del genere umano, contrapposta all’apparente serenità degli animali, esaltano la ragione come unico strumento dato all’uomo per elevarsi in dignità.
Per Leopardi la ragione, oltre ad essere motivo di grandezza è anche causa d’infelicità dal momento che spinge l’uomo a porsi domande a cui non sa dare risposta.
Se quindi Leopardi conclude, nella Ginestra, con l’incoraggiare la solidarietà tra gli uomini per vincere l’ostilità della natura, Lucrezio invece vuole insegnare all’uomo a non averne paura e a non ribellarsi ad essa.
“Natura. Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest’universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all’altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l’una o l’altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento”.
“Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”.
(Operette morali, Islandese”)
“Dialogo della Natura e di un
L’idea pessimistica di Leopardi della natura non fu condivisa dal poeta inglese William Wordsworth (1770 – 1850). Leopardi ci insegna come siamo deboli di fronte alla natura tiranna, Wordsworth invece come siamo uguali rispetto alla natura benefica.
La capacità di Wordsworth di trarre ispirazione dagli oggetti e dalla vita di ogni giorno lo conduce ad una sorta di mistica credenza, secondo cui l’uomo e la Natura sono differenti ma parte inseparabili dell’intero universo, un totale progetto creato da Dio.
Egli affermava che la Natura, lontana dall’essere un decorativo sfondo o semplicemente lo specchio di un particolare modo, aveva una vita propria ed era presente non solo nelle piante e negli animali, ma in oggetti inanimati, come pietre e montagne. 5
Quindi, diventava una viva presenza che parlava a tutti quelli che erano capaci di entrare nella profonda relazione con lei e che erano in grado di capire il suo linguaggio.
Wordsworth attraverso una fusione con la natura ed una contemplazione della sua bellezza, fa riscoprire all’uomo l’immagine di Dio e lo rende cosciente della propria vita interiore.
L’uomo e la natura si univano insieme perfettamente come parti di un grande animo. La natura, infatti, era un’amica e consolatrice dell’uomo, la sola grande insegnante dalla quale l’uomo poteva imparare virtù e saggezza attraverso la sua essenza divina.
La missione del poeta quindi era aprire le anime degli uomini alla realtà interiore della natura e alla quiete, e alla gioia meditativa che può offrirci.
Wordsworth's poetry is usually associated with "nature". He lived near the Lake District and the natural landscape of this region appealed strongly to his personality, and he always enjoyed close contact with nature and countryside.
Nature aroused him strong emotions and his poetic composition took place from the recollection in tranquillity of these emotions.
Wordsworth gave great importance to childhood, too. In his opinion children are closer to their divine origins as they live in an uncorrupted state.