Giovanni Verga
Verga, Giovanni, massimo esponente del verismo italiano, nasce a Catania il 2 settembre del 1840 in una famiglia di agiate condizioni economiche e di origine nobiliare.
I tipi di educazione ricevuta sono sul piano politico, patriottica e risorgimentale; sul piano letterario, sostanzialmente romantica.
Fondamentali nella sua vita sono gli anni fiorentini (1865-72), dove avviene l'incontro con Luigi Capuana, con il quale inizia un rapporto d'amicizia e un sodalizio letterario.
La sua prima formazione romantico-risorgimentale si svolse a Catania, dove, abbandonando gli studi giuridici, decise di dedicarsi esclusivamente alla letteratura.
Fra il '65 e il '71 vive a Firenze, in quegli anni capitale d'Italia, dove ebbe i primi contatti letterari e dove pubblicò con successo due romanzi: Una peccatrice e Storia d'una capinera.
Con la scoperta del naturalismo francese, soprattutto influenzato dai romanzi del naturalista francese Émile Zola, matura in Verga la svolta decisiva verso il verismo, che sarà segnato dai racconti e dai romanzi di ambiente siciliano.
Di fatto il Verga proviene socialmente da un ambiente aristocratico benestante e soprattutto egli si è formato intellettualmente negli ambienti borghesi medio-alti di Firenze e di Milano.
Solo quando questi ambienti gli sono venuti a noia, sente la necessità di ritrovare la semplicità, la spontaneità e la durezza della vita quotidiana della gente povera e decide di ritornare a Catania, dove comincia ad interessarsi delle condizioni miserevoli dei meridionali.
Agli inizi del 1900 il pessimismo del Verga diventa così cupo ch'egli praticamente smette di scrivere.
Dal 1893 sino al 1922, anno della morte, egli si ritira a Catania, dove vive in un silenzio pressoché totale, amareggiato dall'incomprensione che circondava la sua opera.
La tecnica narrativa di Verga
Verga, considerato l'iniziatore del romanzo moderno dopo Manzoni, nelle sue opere si “eclissa”, non appare cioè come un narratore onnisciente che interviene a raccontare gli artefatti o a spiegare la psicologia dei personaggi; la voce che racconta si colloca all'interno del mondo rappresentato, come se fosse un personaggio del romanzo, che però resta anonimo e si limita al racconto: il lettore riesce a trovarsi faccia a faccia con la realtà.
Questo si nota per es. nei “Malavoglia” e nelle novelle “Rosso Malpelo, La lupa, Nedda,”.
L'opera d'arte deve essere impersonale (sia per Capuana che per Verga).
Il lettore deve avere l'impressione di assistere ai fatti in prima persona e per far ciò lo scrittore deve raccontare in modo reale, documentato e deve anche eclissarsi, cioè non deve interferire con le sue riflessioni o spiegazioni.
Verga ammette che questo può causare una certa confusione nelle prime pagine, però man mano che i personaggi si fanno conoscere con azioni e parole si crea “l'illusione della realtà”.
Il narratore, dunque, è solo il mezzo attraverso cui l'opera si fa da sola.
La prima novella verista di Verga è ”Rosso Malpelo“ dove è come se a narrare fossero dei minatori, i quali non informano né sulla storia dei personaggi, né sui luoghi.
I fatti non sono interpretati dalla visione colta dell'autore, ma da una visione popolare che deforma i fatti in base ai suoi principi (si pensi a Rosso Malpelo che viene considerato cattivo solo per i suoi capelli rossi).
Anche il linguaggio è povero, ricco di modi di dire, di proverbi, di imprecazioni popolari e con una sintassi popolare talora scorretta.
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1 Con Verga si ha la definitiva scoperta del vivere quotidiano nel mondo degli umili.
Come rappresentante del verismo italiano trova maggior spontaneità nella descrizione delle passioni e dei sentimenti degli abitanti della sua Sicilia, soprattutto la vita, i costumi e la psicologia della gente contadina, un mondo di umili e di oppressi.
Un altro motivo ricorrente è quello dell'incontro-scontro tra le classi sociali, tra i ceti più umili e quelli più alti e tra il popolo e il potere costituito.
In quest'ottica troviamo la novella “Libertà” che descrive i contadini di un piccolo centro ai piedi dell'Etna mentre si ribellano ai notabili locali e, in nome di una malintesa “libertà”, ne fanno strage, per non dover sottostare alle loro angherie e per poter coltivare in proprio le terre strappate ai signori.
Il titolo dell'opera fa da filo conduttore alla descrizione degli eventi, ma proprio nell'uso del termine si può comprendere le tante sfaccettature degli stati d'animo dei protagonisti nonché il giudizio dell'autore nello svolgersi degli eventi.
Altro punto fondamentale della poetica verghiana è il metodo dell'impersonalità.
Essa consiste in primo luogo proprio nel rendere “assolutamente invisibile” “la mano dell'artista” e nel fare in modo che l'opera d'arte sembri “essersi fatta da sé, aver maturato ed esser sorta spontanea come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto con l'autore.
E' per questo che Verga introduce un narratore che osserva e riferisce con l'ottica propria del mondo rappresentato o lascia la parola ai personaggi, che intervengono in modo diretto e in tal modo portano avanti la narrazione.
Un esempio di voce narrante che non si identifica con quella dell'autore si può vedere in “Rosso Malpelo”, dove colui che parla potrebbe essere uno dei tanti compagni di lavoro del ragazzo che osservano i suoi comportamenti senza riuscire a comprenderli.
In realtà, essi non li comprendono perché non hanno strumenti per cogliere ciò che avviene nell'animo di Malpelo.
Tuttavia, il metodo impersonale riferisce anche le espressioni del pensiero del ragazzo, specialmente quando egli insegna a Ranocchio come far fronte alle situazioni della vita.
In tal modo, senza intervenire direttamente, Verga fa esplodere il contrasto fra l'accettazione senza la sofferenza dell'alienazione da parte degli altri lavoratori, e l'accettazione polemica e rabbiosa che traspare dalla “filosofia” di Malpelo.
La visione del mondo di Verga è un pessimismo pietoso.
Il pessimismo di chi vede ovunque dei “vinti”, il dolore delle creature che non possono dominare il proprio destino, bensì ne sono sempre vittime.
Il pessimismo di chi offre agli altri uomini pietà, sapendo che questo è inutile.
Tutti sono dei “vinti”: coloro che si sacrificano per la famiglia non meno di chi tenta di liberarsi del suo peso.
Appare ormai chiaro come la dorata stagione del verismo si estenda fra la prima e l'ultima delle grandi opere del Verga (1880-1906); pur trovando in questo scrittore il più alto genio, deve tuttavia il suo splendore ad altri narratori degni di nota, quali furono:
- Luigi Capuana, che come critico teorico fu il massimo esponente del verismo italiano, incoraggiò Verga a seguire la via del romanzo naturalistico, e tenne a battesimo le opere “provinciali” del Verga. L'influenza che ebbe su Verga fu estremamente benefica, con il nome di Capuana si apre dunque il verismo italiano.
- Federico De Roberto, continuatore della scuola di Verga e Capuana, scrive la sua opera più grande, “I Viceré”, nel 1894, ma aveva esordito nel 1888 con novelle molto influenzate dal Verga.
- Alfredo Oriani giunge trionfalmente al verismo con “Gelosia” (1894) seguita da “Vortice” (1892) e “Olocausto” (1902). Dunque fu contemporaneo del De Roberto anche se si staccherà maggiormente dalla “scuola catanese”.
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Il verismo italiano
1 Carattere di un'opera artistica che si propone di essere il più aderente possibile alla realtà.
Corrente letteraria italiana della seconda metà del XIX sec., caratterizzata dalla volontà di raffigurazione obiettiva del vero e della natura, influenzata dal naturalismo francese e legata alla diffusione in Italia del positivismo (entusiasmo culturale ed estrema fiducia nella scienza sopraggiunto con la seconda rivoluzione industriale).
Verso la fine degli anni '70, grazie all'impegno critico di Luigi Capuana e al genio narrativo di Giovanni Verga, si afferma il Verismo.
Fra i principali motivi che contribuirono all'affermazione di questo movimento vi fu prima di tutto la crescente attenzione verso lo sviluppo del sapere scientifico, che sembra fornire gli strumenti più adeguati all'osservazione e alla spiegazione dei fenomeni naturali e dei comportamenti umani.
Il secondo elemento determinante fu l'emergere della questione sociale in genere e in particolare, il diffondersi dell'interesse per le condizioni di vita del Meridione, un argomento che costituiva la materia privilegiata per quell'analisi oggettiva della realtà che i nuovi orientamenti della cultura consideravano un'esigenza primaria.
Un ulteriore motivo di diffusione fu la volontà di favorire la crescita del livello culturale dei ceti popolari.
Il Verismo che si diffonde in Italia deriva direttamente dal Naturalismo, ma è fedele alle indicazioni provenienti dalla Francia più nella teoria che nell'applicazione concreta.
Verismo e Naturalismo condividono una narrativa realistica, impersonale e scientifica, che non lascia trapelare nessun intervento né giudizio da parte del narratore, mentre differiscono per quanto riguarda i contesti dove sono ambientate le vicende.
Il Naturalismo si focalizzava di norma su ambienti metropolitani e classi (dal proletariato all'alta borghesia) legate alle grandi città e al loro sviluppo; il Verismo invece privilegiava le descrizioni di ambienti regionali e municipali e di gente della campagna.
La piccola provincia e la campagna, con la miseria e l'arretratezza, gli stenti e le ingiustizie sociali divennero i luoghi e i temi prediletti di esso e contribuirono in modo decisivo a svelare aspetti profondi o addirittura sconosciuti della realtà sociale.
La scelta di descrivere ambienti popolari non è una scelta politica, ma avviene solo per il fatto che in questi ambienti i sentimenti, i conflitti e le passioni sono genuini, trasparenti e non mascherati come succede negli ambienti della borghesia.
Il modello dello stile verista è costituito da G. Verga che, con una lingua arricchita di apporti dialettali, riesce a dare la sensazione che siano i personaggi stessi a raccontarsi.
I critici hanno distinto due varianti di verismo, il verismo settentrionale, nel quale prevalgono soggetti operai e piccolo-borghesi, e verismo meridionale, nel quale ricorrono soggetti rurali.
Caratteristiche fondamentali del Verismo, di cui il Verga diverrà l'artista più rappresentativo, sono:
- Descrizione di un fatto umano (realmente accaduto) che doveva servire da documento e che l'opera artistica avrebbe reso stilisticamente bello;
- Il procedimento scientifico nella narrazione dell'ambiente sociale e naturale in cui il fatto è accaduto (“far parlare le cose”, impedire che l'autore si serva dei fatti come di un pretesto per esprimere se stesso, e quindi “impersonalità” dello scrittore);
- Linguaggio aderente ai fatti, cioè vivo, immediato, spontaneo, senza retorica né formalismi, disposto ad accettare persino le espressioni dialettali;
- Regionalismo, cioè interesse prevalente per i ceti più umili di quell'ambiente popolare che lo scrittore deve privilegiare.
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La seconda rivoluzione industriale
Negli anni compresi tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento l'economia mondiale subisce una vera e propria svolta strutturale caratterizzata da innovazioni sul piano dello sfruttamento energetico, dalle scoperte ottenute dai vari settori produttivi e dai nuovi mezzi di trasporto e da un cambiamento radicale di tutta la società.
Molti furono i fattori che contribuirono allo scoppio del secondo boom dell'industria, tanto da poter definire nuovamente col termine “rivoluzione” il fenomeno che coinvolse i principali Stati europei ed extraeuropei.
Tale fenomeno si diffonde in primo luogo in Inghilterra per poi propagarsi in quasi tutta l'Europa, la Russia, il Giappone e gli Stati Uniti che diventeranno in pochi decenni una grande potenza economica.
La conoscenza del pianeta con il mondo industrializzato progredisce cambiando totalmente il modo di vita e l'uomo sembra in grado di dominare il mondo, conosce un maggiore benessere con l'impiego delle macchine e l'uso della forza motrice meccanica che gli consente di ottenere una maggiore disponibilità di materiali e prodotti.
Con l'introduzione della “catena di montaggio” il modo di produrre mutò completamente.
La scienza si applica all'industria e diviene “scienza applicata”.
Studiosi di grande prestigio lavorano per l'industria unendo scienza e tecnologia, con il mondo della produzione e dell'economia.
La ricerca si organizza nei laboratori delle grandi fabbriche, nasce la figura “dell'ingegnere”.
Innovazioni e invenzioni
In primo luogo l'ultimo trentennio dell'800 fu una fase di grande innovazione tecnologica, che riguardò sia ambiti tradizionali, come il siderurgico e il meccanico, sia nuovi settori produttivi e nuove fonti di energia.
La meccanica: vide un incessante perfezionamento dei macchinari, con l'utilizzo su larga scala di torni, alesatrici, fresatrici precisi e potenti e con la realizzazione di nuovi prodotti, quali turbine, le macchine da cucire e, fondamentale, il motore a scoppio.
Il settore siderurgico: conobbe la rivoluzione dell'acciaio: più resistente, duttile e malleabile della ghisa.
L'acciaio fu prodotto in quantità crescenti grazie a nuovi procedimenti tecnici, sostituendo progressivamente il ferro.
La sua compattezza e la sua robustezza fanno dell'acciaio un materiale adatto per navi, automobili e aerei, rendendoli più leggeri ma tuttavia più rigidi e precisi, conferendogli così maggiore velocità.
L'acciaio viene utilizzato anche nell'edilizia e favorisce la costruzione di edifici sempre più alti e stabili.
E' adatto a tagliare e forgiare altri metalli, la sua resistenza alla percussione lo rende perfetto per martelli, incudini, chiodi e rotaie.
Questo per i settori tradizionali: ma il grande salto di qualità della seconda rivoluzione industriale venne dalla chimica, dall'elettricità e dal petrolio.
La chimica: I campi di applicazione della chimica sono tra i più svariati, vanno dall'industria dei coloranti artificiali, al settore degli esplosivi (la dinamite di Alfred Nobel trovò anche impiego nello scavo di gallerie e pozzi petroliferi, nella costruzione di strade e nelle cave), alla produzione di fertilizzanti.
L'ammoniaca deve essere considerata una delle invenzioni più importanti di tutti i tempi nel settore dell'industria chimica per la fabbricazione dei prodotti base e per la produzione di nuove sostanze sintetiche (fertilizzanti, esplosivi, prodotti farmaceutici e tessili).
Dalle scoperte condotte in questi campi ne scaturirono le più sofisticate leghe d'acciaio come l'alluminio, ai più disparati tipi di vetro e di carta, il cemento, la gomma, la plastica, la ceramica, i profumi, il sapone, le pellicole fotografiche, la plastica, la benzina, e si diffuse la soda, i coloranti artificiali e i concimi.
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Nuove fonti di energia
Il petrolio: L'estrazione del petrolio iniziò negli Stati Uniti, ma solo dopo l'avvento dell'automobile acquistò un'importanza senza precedenti.
La seconda rivoluzione industriale coincide con l'era del petrolio, che viene utilizzato inizialmente solo per l'illuminazione, per il riscaldamento e per la produzione di lubrificanti, sempre più richiesto dato il numero crescente di macchine e macchinari di uso quotidiano.
Il petrolio, combustibile di alto rendimento e facile trasportabilità, consentì l'enorme sviluppo dei motori a combustione interna e del motore a scoppio: iniziava così l'era dell'automobile, che sostituì la ferrovia quale bene strategico della civiltà industriale.
Fra i derivati del petrolio, la benzina, inizialmente considerata inutile e pericolosa per la sua estrema infiammabilità, assunse invece la massima importanza all'inizio dell'900, quando inizia la produzione massiccia di automobili e di motori a scoppio.
L'elettricità: portò innovazioni in molti procedimenti tecnici industriali, e grazie all'invenzione della lampadina a filamento incandescente di Edison, fu possibile l'illuminazione elettrica delle grandi città;
Nel 1900 nelle città fecero la loro comparsa i tram elettrici che sostituiscono i precedenti bus a cavallo e l'illuminazione a gas fu sostituita con quella elettrica.
Verso la fine del ʼ800 sorsero le prime centrali elettriche pubbliche.
L'elettricità permise di spostare energia attraverso lo spazio senza dispersione notevole e la convertibilità in altre fonti di energia quali calore, luce e movimento.
Le macchine si liberano dalla schiavitù dei vincoli ambientali connessi alla disponibilità di fonti energetiche e potevano essere installate dove risultava economicamente più conveniente poiché l'energia elettrica poteva essere portata ovunque.
Nuovi mezzi di comunicazione e informazione
Radio e telegrafo: scoperta delle onde elettromagnetiche: (Hertz), radiotrasmissioni (G. Marconi);
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