Storia delle migrazioni
Con il termine migrazione vogliamo intendere lo spostamento di persone con un fine ben preciso: cercare fortuna in altri Paesi, trovare lavoro in altre nazioni più all’avanguardia e con un tasso di industrializzazione e occupazione elevato.
Le migrazioni di individui o di intere popolazioni sono state fin dall'inizio della storia dell'umanità fattori importantissimi nel determinare il popolamento del pianeta e hanno interessato in modo e forme diverse tutti i periodi. Il migrare sembra connaturato all'uomo perché sin dalla preistoria si sono verificati spostamenti migratori.
Una delle migrazioni più antiche è quella del popolo ebraico che, come ricorda la Bibbia nel Libro dell’Esodo, verso il 1200 a.C. fuggì dall’Egitto verso la Palestina per liberarsi dalla schiavitù. Nell'età antica, le difficili condizioni ambientali e l’arretratezza delle tecniche erano tra i principali fattori che determinavano spostamenti migratori.
Nell’età moderna, si possono identificare quattro fondamentali ondate di migrazioni:
- La prima ondata si colloca tra il 1500 e il 1700, per il trasferimento di uomini legato alla colonizzazione (per esempio il trasferimento di schiavi africani nelle Americhe).
- La seconda ondata risale al 1800, dovuta alla crisi economica e all'aumento demografico della popolazione europea.
- La terza ondata ha inizio poco prima della Seconda Guerra Mondiale a causa delle leggi razziali e termina negli anni '70.
- La quarta ondata risale ai giorni nostri, causata dal problema della disoccupazione.
Ogni periodo di migrazione ha avuto cause diverse, economiche, etniche, religiose, politiche.
Dal punto di vista economico, un esempio può essere la migrazione di poveri contadini europei verso le Americhe tra Ottocento e Novecento. Dal punto di vista etnico, politico e religioso, si può ricordare il caso della ex Jugoslavia, dove a causa dell’epurazione etnica milioni di persone hanno varcato la frontiera alla ricerca di una patria definitiva.
Di portata anche maggiore furono poi le migrazioni che coinvolsero l’Europa intera a partire dagli anni 30 del Novecento: le leggi razziali della Germania nazista e dell'Italia fascista privavano gli ebrei dei loro diritti e li costringevano alla fuga per scampare alle persecuzioni.
Contribuirono alle spinte migratorie anche fattori emotivi come la disperazione e la speranza; la prima convince che non c'è rimedio alle condizioni di miseria e che in patria non c'è alcuna opportunità per raggiungere un grado accettabile di benessere, mentre la seconda induce chi parte a credere che in un'altra terra la vita sarà migliore.
Questo per esempio continua a spingere i Latinos a varcare il confine tra Messico e gli USA.
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Español: frontera entre
México y EE.UU.
Debido a la proximidad de México con los EE.UU. y la notable diferencia en la calidad de vida, no es difícil imaginar por qué muchas generaciones de mexicanos han cruzado ilegalmente la frontera. Vienen para alcanzar el sueño americano.
Algunos se sienten satisfechos con solo alcanzar una pequeña parte de ese sueño porque aún esto es generalmente mejor de lo que podrían lograr en su país.
Durante los años 80 se dio un aumento significativo en la inmigración ilegal desde México y esta situación no se limitaba a una región específica, sino que venían de comunidades de todas partes del país.
La frontera es un muro largo 3000 kilómetros que divide México y EE.UU.
Lo que un emigrante hispanoamericano llega a pagar para cruzar la frontera es desde 1500 hasta 5000 dólares, que representa el ahorro de una vida.
Muchos inmigrantes ilegales ahorran y piden prestado dinero para cubrir este monto.
Están dispuestos a arriesgar sus vidas en busca de mejores oportunidades para ellos y sus familias. Una vez que un miembro de la familia puede cruzar la frontera, tiene dos objetivos principales: enviar parte de sus ganancias de nuevo a su casa a sus familias y traer a miembros de su familia a los Estados Unidos.
Eventualmente, esperan obtener la residencia permanente y posiblemente la ciudadanía estadounidense.
Hay algunos inmigrantes ilegales con otros propósitos. Vienen con el único propósito de cruzar la frontera para encontrar un empleo que les permita ahorrar suficiente dinero para comprar una casa o establecer su propio negocio cuando vuelvan a México.
Cada año 300 mil personas prueban a atravesar la frontera. Todo empezó en los años 70-80 a causa de la crisis económica en México. El número de indocumentados fue tan elevado que las autoridades estadounidenses desarrollaron una serie de operaciones de seguridad para frenar el flujo migratorio.
Es el caso de la operación “Guardian”, que significó la construcción de nuevos muros y de Patrulla Fronteriza.
Esta política antiemigrante creó una ley que convierte en delito la entrada ilegal al país; esto ha llevado a nuevas redes de “polleros” o “coyotes”, que son traficantes de personas. Estos servicios se han convertido en el segundo negocio más importante en México después del narcotráfico.
Especialmente en los meses de verano, hay un aumento en los casos de inmigrantes ilegales que intentan cruzar desde el desierto de Arizona y mueren deshidratados. Se han añadido más puntos de control con la patrulla fronteriza.
Aquí, dichos agentes pueden detener un coche y pedir documentación que verifique la residencia o ciudadanía estadounidense.
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Consecuentemente, se ha vuelto más difícil cruzar la frontera de manera ilegal.
Es necesario que México y EE.UU. hagan juntos una política de desarrollo sobre la migración para evitar que siempre más personas mueran en la búsqueda de una vida mejor o que otras personas se enriquezcan ilegalmente.
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Migrazione dall'Italia
I flussi migratori si distinguono dal punto di vista spaziale in migrazioni interne ed esterne-internazionali. Nel primo caso lo spostamento avviene dentro i confini di uno stesso Stato; nel secondo da una nazione all'altra.
Per quanto riguarda le migrazioni del nostro popolo ricordiamo quattro grandi flussi:
- I ondata: dalla metà del 1800, dopo l'unificazione dell'Italia nel 1861.
- II ondata: nel periodo tra le due guerre mondiali.
- III ondata: dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni '70.
- IV ondata: nei giorni nostri, la fuga di cervelli.
L'Italia dal 1861 agli anni ‘70 è stata definita “terra di migrazione” e si stima che gli espatriati siano stati circa 22 milioni. La “cultura della migrazione” si è propagata come una possibilità e una speranza per un nuovo, migliore futuro.
Il censimento generale del 1861 accertò l'esistenza di colonie italiane, già abbastanza numerose, sia nei Paesi dell’Europa e del Mediterraneo sia nelle due Americhe. Dai dati raccolti emergeva la seguente situazione: 77.000 Italiani in Francia; 14.000 in Germania; 14.000 in Svizzera; 12.000 ad Alessandria d’Egitto; 500.000 negli Stati Uniti; 500.000 nel resto dell’America.
Tra il 1869 e il 1875, la media delle emigrazioni si aggirava intorno alla cifra, record per quel tempo, di 123.000 unità. In questo periodo tuttavia, l'emigrazione italiana, diretta in prevalenza verso Paesi Europei, appare ancora disorganizzata e sporadica, e mantiene questo carattere, con una media di 135.000 emigrati, fino al 1880 circa; dal 1887 fino al primo Novecento, a causa del notevole incremento dell'offerta di lavoro del mercato americano, si sviluppa rapidamente l'emigrazione transoceanica e si determina così un raddoppio della media annua complessiva, che passa a 269.000 unità.
Per quanto riguarda le destinazioni privilegiate dall'emigrazione, è la Francia che tiene sempre il primo posto tra i Paesi Europei; l'Argentina e il Brasile, invece, che assorbivano la maggior parte dell'emigrazione transoceanica nei primi venti anni dall’unità d’Italia, vedono rapidamente svanire il loro primato, a causa del repentino incremento dell'immigrazione negli Stati Uniti, avvenuta verso la fine del secolo.