Six Degrees of Inner Turbulence
«Un viaggio per trovare le risposte dentro la nostra mente ingannevole»
Fabio Podda | Liceo Scientifico Leonardo da Vinci Lanusei | V A «Brocca» | A.S. 2012/2013
Indice
Introduzione ............................................................................................................................................. 2
Six Degrees of Inner Turbulence ................................................................................................. 2
Analisi della suite .................................................................................................................................. 3
- I. Overture ............................................................................................................................................... 3
- II. About to Crash .................................................................................................................................. 3
- III. War Inside My Head ........................................................................................................................ 4
- IV. The Test That Stumped Them All ................................................................................................... 4
- V. Goodnight Kiss .................................................................................................................................. 4
- VI. Solitary Shell ..................................................................................................................................... 5
- VII. About to Crash (Reprise) ............................................................................................................... 5
- VIII. Losing Time / Grand Finale ........................................................................................................... 5
La malattia mentale nella psicoanalisi freudiana ............................................................. 6
I «Ritratti di alienati»: un’indagine sulla malattia ............................................................. 8
Inettitudine e paralisi come «malattie» dell’uomo ........................................................... 9
Conclusione ............................................................................................................................................. 10
Bibliografia ............................................................................................................................................... 11
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Introduzione
L’intento di questa trattazione è quello di prendere in esame vari aspetti dello studio
della mente umana nei secoli ‘800 e ‘900, analizzando la suite «Six Degrees of Inner Turbulence» del gruppo progressive metal Dream Theater. Verranno infatti messe a
confronto personalità che, negli ultimi due secoli, hanno espresso con il loro pensiero
e la loro produzione artistica o letteraria la propria visione riguardo la condizione
umana, esaminandone spesso i casi più drastici.
La scelta di analizzare quest’opera nasce, oltre che dalla sua grande bellezza musicale
e testuale, dalla mia curiosità riguardo il tema della malattia mentale e dalla mia
generale passione per il rock e il metal, in particolare il progressive metal, genere del
quale i Dream Theater sono i più importanti esponenti.
Questo genere, nato nella seconda metà degli anni ’80, è una commistione tra heavy
metal e progressive rock. Le sue caratteristiche sono: virtuosismo ed elevata capacità
tecnica degli strumentisti (generalmente chitarrista, bassista, batterista e tastierista);
durata dei brani quasi sempre superiore ai 4-5 minuti medi, che può toccare punte di
10, 30 o perfino 42 minuti (tale è appunto la durata della suite “Six Degrees of Inner
Turbulence); utilizzo molto frequente di tempi dispari; voce pulita e di registro alto.
Tutte queste sono quindi peculiarità dei Dream Theater, nati a Boston nel 1985 e
formati dal chitarrista John Petrucci, dal bassista John Myung, dal tastierista Jordan
Rudess, dal cantante James LaBrie e, oggi, dal batterista Mike Mangini (dal 1985 al
2009 il batterista è stato Mike Portnoy). Sono annoverati tra i fondatori del
progressive metal, e grazie alla loro vasta produzione discografica (16 album),
vantano una vendita di oltre 10 milioni di dischi in tutto il mondo.
Six Degrees of Inner Turbulence
“Six Degrees of Inner Turbulence” (“Sei gradi di turbolenza interna”) è la title track
dell'omonimo doppio cd dei Dream Theater, uscito nel 2002. Tale brano è una suite
(cioè un insieme di brani, detti movimenti, correlati e pensati per essere suonati e
ascoltati in successione) di 42 minuti, che occupa interamente il secondo cd
dell'album. Il riferimento al numero “sei” è accentuato dal fatto che tale canzone sia
la sesta traccia del sesto disco del gruppo. Inoltre, una pagina del booklet riporta la
struttura muscolare di una mano che presenta sei dita.
Questa suite è il più lungo brano mai inciso dai Dream Theater. Secondo la volontà
di Mike Portnoy, doveva essere composta da un'unica traccia, in modo da essere
percepita come una singola canzone, situazione già avvenuta con A Change of
Seasons (suite del 1995 della durata di 23 minuti). Tuttavia, lo stesso Portnoy ha
deciso, per facilitarne l’ascolto, di suddividerne in tracce separate i vari movimenti
interni. Per rendere maggiormente l'idea di un'opera, la prima e l'ultima traccia sono
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state chiamate “Overture” (“apertura” o “approccio”) e “Grand Finale”, come accade
nelle opere liriche.
Il testo della canzone esplora le storie di sei persone affette da sei differenti malattie
mentali. Il titolo è un riferimento alla teoria dei sei gradi di separazione (six degrees
of separation), secondo la quale qualunque persona può essere collegata ad un’altra
attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari (il
riferimento è colto maggiormente dalle persone di lingua inglese). Anche se il
riferimento a tale teoria si ferma solo al titolo, sembra comunque che il gruppo voglia
proporre l’ipotesi secondo cui le storie di queste persone, completamente diverse e
indipendenti, possono essere ricondotte ad un unico discorso. Per comprendere
meglio l’intento del gruppo è necessario analizzare però nel dettaglio ognuno degli
otto movimenti della suite.
Analisi della suite
I. Overture
È un’introduzione strumentale che, esattamente come le ouverture operistiche,
presenta tutti i temi musicali dei vari movimenti, anche se in maniera leggermente
diversa da come questi verranno riproposti poi nelle rispettive tracce. Tale ouverture
non è mai stata eseguita dal vivo. Probabilmente questo è dovuto alle numerose
sovraincisioni di chitarre e tastiere (che rendono impossibile un'esecuzione accurata
con i soli quattro musicisti), ma anche per via della maestosità della traccia, che rende
molto più spettacolare l'ingresso della band sul palco. Pertanto, in live, “Overture”
viene riprodotta da un'intro tape registrata oppure, come nel concerto “Score” (in
occasione del ventennio di carriera della band), è eseguita interamente da
un'orchestra.
II. About to Crash = Sul punto di crollare
La traccia racconta la vicenda di una ragazza affetta da una delle malattie mentali più
note: il disordine bipolare, conosciuto anche come psicosi maniaco-depressiva.
Questo disturbo è solitamente caratterizzato da un'alternanza fra l’eccitamento