Italiano
Luigi Pirandello: illusione e realtà
Uno, Nessuno e Centomila.
Filosofia
Schopenhauer
Il Mondo come Volontà e Rappresentazione.
Kierkegaard
Gli stadi della vita.
Psicologia
Il conformismo nel gruppo.
Il gruppo dei pari nell’adolescenza.
La maschera: tra realtà e apparenza
Biologia
Il mimetismo.
Inglese
Arte
Oscar Wilde: “The Picture of Dorian Gray”.
Il surrealismo.
René Magritte: “L’uso della parola”.
“The Picture of Dorian Gray”.
Introduzione
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Il travestimento è qualcosa che non appartiene all'uomo naturalmente, ma che si assume deliberatamente in vista di qualche scopo: nell'uomo moderno questo travestimento viene assunto per combattere uno stato di paura e di solitudine. Tutti ci ritroviamo condizionati a recitare, per non stonare in un contesto armonioso già scritto dal conformismo. La cosa peggiore è sentirsi soffocati dai ruoli, ma allo stesso tempo non trovare il coraggio di contraddirli, fino ad identificarsi con essi, alienandosi da ciò che si è.
Questo non è un fatto dei giorni nostri, ma ha origini ben più profonde, interpretate e analizzate da Pirandello stesso: il continuo contrasto tra Vita e Forma, maschera e volto, apparire ed essere, contrasto che oggi viene accentuato dalla tecnologia che sostituisce alla nostra realtà quella virtuale che troppo spesso prende il sopravvento.
Questo accade sì agli uomini, ma anche agli animali, che il più delle volte sopravvivono indossando una maschera di colori e forme. Il problema della maschera dell’uomo è il problema del rapporto tra essenza e apparenza, tra ‘Volontà e Rappresentazione’ direbbe Schopenhauer, tematica che questo filosofo trovò già elaborata precedentemente.
In questo campo anche Kierkegaard se ne occupò, ma in maniera differente, analizzando infatti gli Stadi della Vita che vive ogni singolo uomo: ci sarà chi si accontenterà dell’apparenza, fermandosi allo Stadio Estetico, e chi distruggerà questa maschera, arrivando sin allo Stadio Religioso.
Nella maggior parte dei casi, l’uomo si trova ad essere ciò che non vorrebbe, e insoddisfatto per vari motivi si nasconde dietro ad una maschera, tenendo conto delle proprie possibilità e capacità: è proprio di questo che si interessa Oscar Wilde, ne ‘’The Picture of Dorian Gray’’, personificando questo nella figura di Lord Wotton che, provando invidia verso un ritratto raffigurante un ragazzo giovane e bello, stipula un vero e proprio ‘’patto con il demonio’’, grazie al quale rimarrà eternamente giovane e bello, mentre il quadro mostrerà i segni della decadenza fisica e morale del personaggio.
Questo continuo dissidio ha colpito anche il campo artistico, in particolare i Surrealisti, con René Magritte, che afferma infatti che rappresentazione non significa realtà, che l’immagine di un oggetto non è l’oggetto stesso.
Con questa tesina intraprendo quindi un semplice percorso alla scoperta e ad una prima analisi della figura della maschera, un’inevitabile divergenza tra essere e apparire, un mezzo a mio parere ambiguo dietro al quale la verità ama
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nascondersi, ma anche un modo che noi stessi inconsciamente o consciamente utilizziamo per non vedere la realtà, per sfuggire ad essa.
Il conformismo del gruppo
“Il conformista s’allena a scivolare dentro il mare della maggioranza, è un animale assai comune che vive di parole di conversazione, di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori.”
3 Giorgio Gaber
“Il comportamento sociale che definiamo conformismo è senza dubbio un modo per identificarci nel gruppo e per trovare nelle azioni degli altri degli spunti positivi da poter riutilizzare senza problemi nelle nostre interazioni in società. È un comportamento che l’uomo adotta sin dai tempi più remoti, fin da quando, nelle tribù primitive, avere un comportamento “diverso” da quello degli altri poteva portare ad essere esclusi dal gruppo sociale. In fondo si tratta di qualcosa che ha una radice molto profonda nella storia dell’umanità, che non può essere considerata staccata dal contesto sociale.”
Nel secolo scorso numerosi studi hanno concentrato il proprio fuoco di pertinenza sul fenomeno di ampio respiro comunemente chiamato influenza sociale. La psicologia sociale ha considerato questo processo meritevole di una particolare attenzione, proprio perché così spesso manifesto nella realtà quotidiana del nostro tempo, negli ambiti più disparati della società. Esso non permea soltanto i rapporti interpersonali specifici, ma dà luogo a fenomeni di massa davvero sorprendenti.
L’influenza sociale può manifestarsi con diversi gradi d'intensità: essa infatti non colpisce tutti gli individui nello stesso modo, né sempre seguendo le stesse modalità. A volte l'influenza viene esercitata da una maggioranza, ossia dal gruppo d'individui che esprime quelle idee e quegli atteggiamenti che risultano prevalenti all’interno di un contesto sociale; altre volte però la fonte di influenza è una voce unica, prestigiosa, considerata “l'Autorità”. Ben meno evidente e intensa è l’influenza esercitata dalle minoranze, che esprimono le proprie posizioni contrarie al contesto, tentando di scatenare dei processi che portino a cambiamenti sociali.
È naturale che nella vita sociale individui diversi si trovino a esprimere opinioni e punti di vista contrastanti: nascono dei conflitti che spingono alla ricerca di un compromesso, e in questo processo si verifica una molteplice influenza tra i diversi individui. Quello che accade in alcuni casi è che non assistiamo ad un’influenza reciproca tra i diversi sottogruppi, ma l’influenza si manifesta solo
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in una direzione, ossia viene espressa dal gruppo di maggioranza che “omologa” tutte le minoranze che non ne fanno parte e contrasta aspramente le opinioni avverse alla propria. Ecco allora che parliamo di conformismo.
Il conformismo è un fenomeno direttamente collegato all’influenza sociale, in quanto definibile come quella prorompente forza che, esercitata in modo non necessariamente consapevole e diretto, da una maggioranza, riesce a legare gli individui in una società, uniformando sentimenti, comportamenti manifesti, atteggiamenti emotivi e modi di pensare.
Numerose ricerche hanno indagato i meccanismi alla base di atteggiamenti conformisti. Per primo Asch, sottoponendo ad una sperimentazione un campione di soggetti, ha evidenziato una serie di fattori, individuali e di gruppo, che spingono all'adesione forzata o spontanea a tutti quei modi di pensare e di agire che risultano dominanti.
Secondo la psicologia del senso comune ciascun individuo, per quanto indipendente, è soggetto a ciò che possiamo chiamare “l'istinto del branco”. È cioè portato ad adattare il proprio comportamento a quelli messi in atto dai membri del suo gruppo di appartenenza.
Nonostante il fatto che oggi siamo portati a considerare il conformismo come un principio negativo, che uccide l’identità personale e soffoca la creatività, dobbiamo ricordare si tratta di un atteggiamento emerso fin dalla preistoria come istinto adattivo, fondamentale per la conservazione della specie umana: infatti solo agendo in gruppo, vivendo secondo principi comunitari, i singoli individui, profondamente deboli, riuscivano a sopravvivere difendendosi dai predatori e procurandosi il cibo con attività di caccia.
Oggi tuttavia il conformismo è diventato un atteggiamento dilagante in moltissimi ambiti, dalle mode e le “manie collettive” al tifo calcistico e sportivo in genere. Tuttavia, se in passato aderire ad un gruppo era sinonimo di sicurezza e costituiva una garanzia, oggi molte persone hanno preso coscienza del potere trascinante del conformismo e organizzano le cosiddette “trappole delle bolle speculative”: basti pensare all’acquisto dilagante delle azioni internet quasi dieci anni fa.
In psicologia sociale si fa spesso riferimento al concetto di “pubblico immaginario”, proposto inizialmente da Elkind per indicare l’atteggiamento dell’adolescente- ma anche dell’adulto- che cerca di prefigurarsi le reazioni e i giudizi altrui prima di agire, cercando di anticipare l’ammirazione o la riprovazione altrui, presunte che siano, sulla base di ciò che egli pensa.
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Non è forse vero che spesso ci sentiamo esposti al giudizio altrui, anche quando la nostra ragione ci fa notare come questo sia oltremodo improbabile?
Si tratta forse di una tendenza generale degli esseri umani, che attribuiscono un’importanza eccessiva ai giudizi altrui, al punto di diventare maniaci cultori della propria immagine pubblica, schiavi delle apparenze e della dimensione sociale?
Alcuni studiosi, primo tra tutti Asch, hanno cercato nel tempo di verificare in quali condizioni la pressione all'uniformità, proveniente dalla maggioranza, sia più efficace e in quali casi, invece, venga meno. In relazione a tale circostanza, si è potuto accertare che il conformismo è condizionato da 10 principali fattori di gruppo:
Dimensioni del gruppo
1. Uno dei principali fattori che agisce sulla conformità è sicuramente la dimensione del gruppo: la conformità massima è raggiunta in gruppi tra le 3 e le 5 persone. Bond (2005) ha infatti dimostrato che aumentare le dimensioni del gruppo sopra i 5 componenti non aumenta la conformità, mentre ridurre il gruppo a meno di 3 la riduce sostanzialmente.
Dissenso
2. Nel caso in cui all'interno del gruppo ci sia qualcuno in disaccordo, o che tentenna a prendere una decisione, la conformità è fortemente ridotta. Alcuni studi su compiti visivi (Allen & Levine 1971) hanno dimostrato che la conformità può essere ridotta da un punteggio iniziale del 97% ad un minimo del 36% nel momento in cui anche solo una persona (se competente) dimostra disaccordo. I dissenzienti devono comunque essere necessariamente coerenti se vogliono convincere la maggioranza.
Il senso del noi
Le persone si conformano più fortemente agli altri quando questi appartengono al loro stesso gruppo. Queste influenze sono ancora maggiori nel caso ci siano persone attraenti o che ci piacciono. La stessa dimensione del gruppo e il dissenso hanno poca presa su di noi quando le persone non appartengono al nostro gruppo.
L'umore
4. Gli stati d'animo possono avere effetti complessi sulla nostra conformità,
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ma esistono comunque prove a sostegno (Tong et al., 2007) che siamo più conformi quando il nostro umore buono rispetto a quando è cattivo.
Una vile tecnica per aumentare la conformità di qualcuno è quella di indurgli paura/terrore e successivamente alleviare la stessa, dimostrandogli che si è in grado di farlo stare meglio. Così facendo la persona è più propensa verso la conformità (Dolinski & Nawrat, 1998).
Necessità di una struttura
5. Anche se la personalità non può essere importante come la situazione in cui le persone sono inserite può comunque avere un ruolo; poiché coloro che “necessitano maggiormente di strutture” sono anche coloro che hanno più alta probabilità di conformarsi (Jugert et al., 2009).
Approvazione sociale
Le persone spesso si conformano per ottenere le grazie altrui e di riflesso, sentirsi meglio con loro stesse (soprattutto in termini di fiducia); quindi, coloro che necessitano maggiore approvazione dagli altri sono anche coloro che si conformano maggiormente. Avete mai notato che spesso chi non si conforma è meno soggetto ai giudizi altrui? Conformità e sicurezza sono inversamente proporzionali.
Cultura
7. In culture collettiviste (soprattutto orientali), a differenza di quelle occidentali, che sono maggiormente individualiste, conformarsi è necessario, poiché non farlo è interpretato come devianza (Kim & Markus, 1999). Studi (Smith & Bond, 1993) hanno dimostrato che il tasso di conformità nelle culture collettiviste è tra il 25% e il 58%, mentre in quelle individualiste è tra il 14% e il 39%.
Autorità
8. Una figura autorevole può trasformare la conformità in obbedienza. Gli studi di Milgram sull'obbedienza, nei quali figure autoritarie gestivano scosse elettriche durante la presentazione di figure ai soggetti, hanno dimostrato che non tutti seguono ciecamente quanto detto dall'autorità, ma l'obbedienza può salire dal 12% al 92% a seconda del contesto sociale (Smith & Bond, 1993). L'abuso, da parte di figure d'autorità è fondamentale nella psicologia delle truffe.
Norme sociali
9. Noi abbiamo delle responsabilità nei confronti delle altre persone, anche
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quando queste non sono presenti, ad esempio non gettiamo la spazzatura per strada o non evadiamo le tasse. Quindi il nostro comportamento (chi più chi meno) è influenzato dal pensiero di cosa avrebbe fatto l'altra persona in una situazione analoga, soprattutto in condizioni delicate (Cialdini, 2001).
Più alto sarà il livello di consenso percepito e più ne saremo influenzati; siamo anche facilmente influenzabili se non conosciamo bene noi stessi o non abbiamo il tempo per poter analizzare la situazione con calma.
Reciprocità
Il potere della reciprocità è spesso sottovalutato, ma è incredibilmente forte e influente in tutte le culture umane; nella vita quotidiana questo significa: “se io ti do qualcosa tu ti senti in dovere di darmi qualcosa in cambio.”
Conformismo: il gruppo dei pari nell'adolescenza
“È un ‘gioco organizzato’, in cui il soggetto esprime se stesso attraverso l’esercizio di una serie di ruoli e di funzioni. Spesso l’identificazione e la fusione con il gruppo rappresentano una tappa necessaria per progredire verso ulteriori forme di differenziazione”
Molti studi sull'adolescenza hanno evidenziato il ruolo che il gruppo dei coetanei riveste in questo periodo dello sviluppo.
Man mano che l'adolescente si allontana dalla famiglia ricerca sempre più attivamente la relazione con i pari e questa esperienza sembra essere talmente intensa e significativa sul piano affettivo, sociale e cognitivo da potersi ritenere una componente universale dello sviluppo. Nel gruppo l'adolescente sembra trovare un ambiente rassicurante, che favorisce il distacco dalla famiglia e la conquista dell'autonomia personale.
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Se chiediamo ad un adolescente i motivi della sua partecipazione alla vita di un gruppo, la risposta più frequente sarà: «Perché mi trovo bene, mi sento a mio agio con i compagni». Oppure: «Siamo uguali tra noi e c'è intesa». In queste parole ci sembra di cogliere non solo una percezione affettiva del gruppo di segno positivo, ma anche una componente cognitivo-sociale che qualifica l'interazione al suo interno. «I bambini e gli adulti costituiscono gruppi a sé stanti chiaramente individuabili; l'adolescente ... non desidera più appartenere al gruppo dei bambini e, allo stesso tempo, sa che non è veramente accettato nel gruppo degli adulti». Sembra cioè aver bisogno di una realtà intermedia che renda
graduale questo passaggio. Il gruppo dei coetanei risponde a questo bisogno, fornendo uno status intermedio cognitivamente strutturale e affettivamente sicuro, al cui interno il soggetto esprime se stesso attraverso l'azione.
Nell'ambito del gruppo l'adolescente può agire, affermare il proprio punto di vista, assumere una serie di ruoli o di funzioni diverse in una condizione di sostanziale parità, ma la sua azione ha valore solo in rapporto a quella determinata realtà, non può essere trasferita direttamente nella società adulta.
Il gruppo dei pari rappresenta quindi un momento importante per la formazione del Sé e la conquista dell'autonomia. Esso funziona attraverso modalità di interazione sociale di segno diverso.
Al suo interno troviamo comportamenti di identificazione, di opposizione, di confronto e di conflitto, funzionali ad un processo di progressiva differenziazione dell'azione del soggetto sulla realtà.
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Luigi Pirandello
“Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile”
Uno, Nessuno e Centomila
Luigi Pirandello nacque nel 1867 a Girgenti da una famiglia agiata. Studiò al liceo classico di Palermo, poi si iscrisse alla facoltà di Lettere. Di qui passò nel 1887 all'università di Roma, poi a quella di Bonn dove conseguì la laurea. Al suo ritorno, volendo dedicarsi alla letteratura, si stabilì a Roma dove cominciò a collaborare con poesie e scritti critici a riviste come la “Nuova Antologia” e il “Marzocco”. Nel 1894 sposò Antonietta Portulano, dalla quale ebbe tre figli.
Nel '97 gli venne conferita, presso l'Istituto Superiore di Magistero, la cattedra di stilistica e poi di letteratura italiana, che tenne fino al 1925. Seguì, a partire dal 1903, un periodo difficile per lo scrittore, a causa della rovina dell'azienda paterna e con essa del patrimonio suo e della moglie. Intanto pubblicava
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