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Il mistero della magia …

… e la magia del

mistero.

Angela Grassi

Classe V A – a. s. 2008/2009

Liceo scientifico - Ferrandina

Indice

  • Introduzione - [pag 3];
  • Italiano: il poeta veggente nel Decadentismo- Giovanni Pascoli (poesia “L’Assiuolo”) - [da pag. 4 a 7];
  • Latino: la magia in Apuleio - il “De Magia” e le “Metamorfosi” (dal classico “Il Sogno di Iside” e confronto col canto XXXIII de “La Divina Commedia”-Paradiso) - [da pag. 8 a 12];
  • Inglese: real and unreal elements in “The Rime of the Ancient Mariner” by S. T. Coleridge - [da pag. 13 a 14];
  • Inglese (lettura libera): il più famoso libro relativo alla magia: Harry Potter - J. K. Rowling - [pagg. 15-16];
  • Geografia astronomica: nascita, evoluzione e morte delle stelle - i misteri che si celano nel cielo - [da pag. 17 a 22];
  • Storia dell’arte: De Chirico (“Le muse inquietanti”) e Magritte (“Il doppio segreto”) - [da pag. 23 a 25];
  • Filosofia: “Totem e Tabù”, superstizione e magia in Freud - [pagg. 26-27];
  • Storia: Sud e magia - l’arretratezza del Sud a fine ‘800 - [da pag. 28 a 32];
  • Fisica: il triangolo delle Bermuda – mistero risolto? Le implicazioni di un potente campo magnetico - [da pag. 33 a 37];
  • I misteri più famosi: apparizioni U.F.O., l’incidente di Roswell, l’“elusiva” area 51, cerchi nei campi di grano, Atlantide, il continente scomparso - [da pag. 38 a 45];
  • Conclusione - [pag. 46];
  • Bibliografia - [pag. 47].

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Introduzione

“Ieri è storia, domani è mistero e oggi... oggi è un dono. Per questo si chiama presente”. (Kung Fu Panda)

Nello scegliere l’argomento della mia tesina mi sono trovata più volte a cambiare tema, non contenta, da volta in volta, di ciò che mi veniva in mente. L’idea, alla fine, è nata da sé quando una mia amica mi chiese quale sarebbe stato l’argomento della tesina per la maturità; la mia risposta fu: “per ora è un mistero”. Da quel momento ho cominciato a pensare al mistero come tema e filo conduttore delle varie discipline e, dato che uno degli argomenti annessi è la magia, ho creduto opportuno unire questi due temi che mi hanno sempre affascinato e che, secondo me, pervadono l’intera esistenza degli uomini (la nascita, la vita e la morte sono da sempre considerati i misteri per eccellenza).

Per iniziare ho trattato l’argomento in italiano, relativamente al Decadentismo (il poeta veggente) e Pascoli, analizzando la poesia “L’Assiuolo”. Successivamente, in latino, è stato trattato un autore studiato quest’anno, Apuleio, ritenuto da molti anche un mago, e alcune sue opere (“Le Metamorfosi” e il “De Magia”); in particolare è riportato un brano dal classico, tradotto e analizzato (la “Preghiera a Iside”) e confrontato con un passo tratto dal “Paradiso” di Dante.

In seguito ho analizzato gli elementi reali e misteriosi in inglese, soprattutto nell’opera di Coleridge “The Rime of the Ancient Mariner”, per poi passare ad un breve riassunto di Harry Potter, il libro senza dubbio più appassionante che abbia mai letto sulla magia.

Il mistero è stato poi trattato in geografia astronomica per quanto riguarda l’evoluzione delle stelle, in storia dell’arte con l’analisi di due opere emblematiche (“Le Muse Inquietanti” e “Il Doppio Segreto”), successivamente in filosofia (con l’analisi dell’opera di Freud “Totem e Tabù”), storia, relativamente alle cause dell’arretratezza del Sud, “terra di magia”, e fisica, con la descrizione del famoso Triangolo delle Bermuda e delle ipotesi fatte per spiegarne le misteriose sparizioni.

Infine ho riportato quelli che sono definiti i misteri per eccellenza, come quello del fenomeno U.F.O., di Roswell, dell’area 51, dei cerchi nei campi di grano, di Atlantide; trattando l’argomento della superstizione, inoltre, ho aggiunto una breve appendice nella sezione di storia relativa alle superstizioni più conosciute.

Spero che questo percorso, secondo me alquanto attuale, possa essere gradito. 3

Mistero e magia nel Decadentismo

Il Decadentismo si afferma in Europa a partire dalla Francia tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento (dal punto di vista storico è legato alla crisi industriale del 1873, generalmente indicata come “grande depressione” che determinò il venir meno della fiducia nelle scienze e nel progresso).

La nascita della poesia moderna è in genere collegata alla pubblicazione della raccolta poetica “I fiori del Male” di Charles Baudelaire in cui vengono espressi tre concetti fondamentali: il disagio del poeta nella società moderna, l’indolenza e la noia di vivere e le analogie fra le cose. La lezione di Baudelaire fu poi ripresa dai cosiddetti “poeti maledetti” Verlaine, Rimbaud e Mallarmé. Il termine Decadentismo nacque in senso dispregiativo per indicare i poeti del declino, del disfacimento, della decadenza, che amavano la letteratura e l’arte dei periodi successivi a quelli di splendore: secondo loro, infatti, nei periodi di decadenza si raggiungevano livelli di raffinatezza e di sensibilità notevoli e superiori ai periodi precedenti. Questi intellettuali, tuttavia, fecero una bandiera di quello che doveva essere un termine offensivo, tant’è vero che a Parigi venne pubblicato un periodico chiamato proprio “Le Decadent”. Tradizionalmente i tre maestri europei del Decadentismo sono: Wagner (per la sua concezione di “arte totale”), Schopenhauer (per la sua concezione dell’arte come liberazione), Nietzsche (perché annulla storia e tradizione per cercare la novità).

L’irrazionalismo sta alla base della visione del mondo decadente: l’artista ora ritiene che l’essenza del reale sia al di là delle cose, in una dimensione misteriosa ed enigmatica che può essere penetrata e raggiunta con l’attività onirica, con l’uso di sostanze stupefacenti, attraverso illuminazioni e folgorazioni momentanee (quindi in tutti gli stati di alterazione della coscienza). Il poeta, il pittore, il musicista diventano così “veggenti”, capaci di vedere al di là del reale. L’arte, pertanto, diventa la voce del mistero, in grado di suscitare emozioni e considerata al pari di un “paradiso artificiale” in cui gli artisti si rifugiano.

Riassumendo, i temi principali del Decadentismo sono:

  1. La centralità del simbolo (Baudelaire sosteneva che la realtà è una “foresta di simboli”);
  2. Il rifiuto della razionalità e della scienza;
  3. Il rifiuto dell’oggettività;
  4. La predilezione di tematiche quali la malattia e la morte (quindi ciò che è decadente anche in rapporto alla vita umana);
  5. L’estetismo (molti scrittori si rifugiano nel culto della bellezza);
  6. Il mito del superuomo e del santo.

Uno dei principali poeti decadenti fu proprio Giovanni Pascoli. 4

Giovanni Pascoli

Il pensiero

Pascoli ebbe una concezione della vita alquanto dolorosa, a causa soprattutto di vari lutti familiari che lo colpirono durante la sua infanzia: il dieci agosto 1867 morì il padre e il delitto restò impunito, l’anno seguente morirono la madre e la sorella primogenita, in seguito i due fratelli Luigi e Giacomo. Un altro avvenimento considerato una sorta di lutto da Pascoli fu il matrimonio della sorella Ida, che “distrusse” ancora una volta l’unità familiare. Questi lutti gli ispirarono il mito del nido familiare da ricostruire, del quale fanno parte i vivi e idealmente anche i morti, legati ai primi da una misteriosa presenza. Secondo il poeta, infatti, in una società sconvolta dalla violenza la casa è il rifugio nel quale il dolore e le ansie si placano.

Nella poesia pascoliana ogni oggetto si carica di un significato simbolico, rimanda a qualcos’altro e gran parte della produzione ruota attorno al tema del nido: questo spiega il ricorrere del tema funebre, di immagini quali la siepe, il muro, la nebbia che rimandano all’idea di un universo chiuso e protetto, dei fiori (simbolo della morte ma anche della sessualità), dei colori (che alludono alla sfera dell’eros, della morte o della madre, a seconda dei casi).

La poetica di Pascoli è, inoltre, legata al suo modo di vedere il mistero come una realtà che ci avvolge; tale mistero è, secondo l’autore, qualcosa che solo il poeta può scoprire tramite improvvise intuizioni.

Infine il pensiero di Pascoli fu anche influenzato dalla crisi del Positivismo che fece crollare i miti della scienza e del progresso; il poeta, in particolare, accusa la scienza di aver reso più infelice l’uomo.

Da un punto di vista stilistico e linguistico, l’autore mescola termini aulici (Pascoli predilige i termini tecnici, propri della botanica e dell’ornitologia) con voci semplici e umili e ricorre moltissimo alle onomatopee, usando un linguaggio definito da Contini < pregrammaticale > perché i suoni inseriti non sono classificabili in base alle leggi grammaticali. Tali onomatopee svolgono una funzione musicale e, allo stesso tempo, simbolica (si parla, a tal proposito, di “fonosimbolismo”). Da un punto di vista metrico tende a distruggere la struttura tradizionale dei versi: il periodare si presenta franto, interrotto, singhiozzante e spesso il concetto non si conclude alla fine del verso ma prosegue in quello successivo.

La poesia più emblematica per la presenza del tema del mistero è “L’Assiuolo”, appartenente alla raccolta poetica Myricae. 5

L’assiuolo

Dov’era la luna? ché il cielo

notava in un’alba di perla,

ed ergersi il mandorlo e il melo

parevano a meglio vederla.

Venivano soffi di lampi

da un nero di nubi laggiù;

veniva una voce dai campi:

chiù...

Le stelle lucevano rare

tra mezzo alla nebbia di latte:

sentivo il cullare del mare,

sentivo un fru fru tra le fratte;

sentivo nel cuore un sussulto,

com’eco d’un grido che fu.

Sonava lontano il singulto:

chiù...

Su tutte le lucide vette

tremava un sospiro di vento:

squassavano le cavallette

finissimi sistri d’argento

(tintinni a invisibili porte

che forse non s’aprono più?...);

e c’era quel pianto di morte...

chiù...,

La poesia fa parte della raccolta “Myricae”, termine tratto da un verso delle Georgiche di Virgilio (“giovano gli arbusti e le umili tamerici”); il titolo allude al carattere dominante dell’opera: la poesia è alquanto semplice e descrive oggetti e situazioni della vita quotidiana - le tamerici, infatti, sono le più “terra terra”, le più umili e povere pianticelle. Uno dei temi più importanti è quello funebre, legato anche al ricordo dei familiari morti.

La poesia è formata da tre strofe di sette novenari seguiti dal verso dell’assiuolo “chiù” che chiude ogni strofa e rima col sesto verso di ognuna. Il componimento è caratterizzato dal seguente schema metrico: ab ab cd cd. L’apertura del quadro è, all’apparenza, quasi impressionistica: descrive, infatti, un’alba lunare, col cielo 6

chiaro, la notte limpida e meravigliosa e i suoni provenienti dal mare e dai cespugli (un’atmosfera, quindi, di estasi, in cui l’assiuolo emette il suo tipico verso).

Progressivamente, tuttavia, i contorni del paesaggio sfumano e un’atmosfera di inquietudine si fa largo: il verso dell’uccello, infatti, diventa sempre più angoscioso, trasformandosi da semplice voce dei campi in un singhiozzo e poi in un vero e proprio pianto di morte, in una sorta di climax ascendente. La negatività, quindi, cresce ad ogni strofa e gli elementi positivi diminuiscono progressivamente da strofa a strofa (nella prima abbiamo quattro versi, nella seconda tre e nell’ultima solo due).

In particolare, il suono dell’assiuolo fa emergere ricordi tristi e pensieri tormentati e permette di soffermare l’attenzione su due temi principali: il mistero e l’angoscia della morte (non a caso l’assiuolo è considerato, per le credenze popolari di allora, annuncio di disgrazia e morte). L’atmosfera di mistero è creata mediante il contrasto fra immagini minacciose e serene: già nella prima strofa si nota la presenza dei “soffi di lampi” e del “nero di nubi”, che sembrano preannunciare un temporale e, quindi, suggeriscono un senso di insicurezza e pericolo proveniente da lontano che sembra attanagliare il poeta. L’inquietudine e l’incertezza, inoltre, sono espresse anche attraverso un linguaggio particolare: l’uso delle interrogative, la domanda iniziale, il ricorso ai puntini di sospensione, l’uso di avverbi come “laggiù”, “forse”, ecc. L’idea della morte è rappresentata da un’immagine particolare, quella delle cavallette che, scuotendo le loro ali, producono un suono metallico acuto simile a quello dei sistri, antichi strumenti musicali egiziani impiegati nel culto di Iside, dea dei morti che doveva promettere la resurrezione dopo la morte; l’autore, tuttavia, con l’avverbio “forse”, mette in dubbio tale resurrezione (invisibili porte che forse non s’aprono più?), dando ancora più il senso dell’ansia e dell’incertezza.

Fra le figure retoriche principali ricordiamo: allitterazione in “fr” (v. 12), in “i” e “s” (vv. 20-21), l’anafora di “chiù” alla fine di ogni strofa, onomatopee (v. 20, in più il verso dell’uccello, v. 12), metafora (vv. 2-10-18), sinestesia (v. 20), similitudine (v. 14), antitesi (tra il nero delle nubi e il bianco della nebbia).

Infine si noti l’affollarsi delle sensazioni (visive, uditive, tattili): ad esempio nella prima strofa sono ben cinque le informazioni sensoriali diverse forniteci dal poeta.

Nel testo è evidente l’accostamento di tali immagini e sensazioni come se fossero pennellate (secondo una tecnica detta, pertanto, impressionistica, tipica di tutta la raccolta): a tal proposito possiamo dire che il titolo ha un ruolo chiave per l’informazione, perché senza di esso non saremmo stati in grado di comprendere da chi provenisse la voce dai campi – questo si verifica, d’altronde, anche in altre poesie come “Patria”, in quanto, in genere, la poesia pascoliana tende ad alludere più che a spiegare. 7

La magia e il mistero in Apuleio

Apuleio è forse l’ultimo grande scrittore della tarda letteratura latina pagana, autore di molte opere ma famoso soprattutto per il suo romanzo Le Metamorfosi o l’asino d’oro, unico romanzo della letteratura latina giuntoci completo.

Apuleio fu un taumaturgo, filosofo, mago, scienziato e scrittore; nella sua vita fu accusato di magia, soprattutto dopo aver sposato Pudentilla, una ricca vedova. Al processo Apuleio si difese da solo con la brillantissima, elegante e ironica Apologia o Pro se de Magia Liber, dimostrando come le sue presunte pratiche di magia altro non fossero che studi di scienze naturali e devozioni religiose. L’odioso sospetto che avesse voluto dare la caccia all’eredità cadde anche (e forse soprattutto) grazie all’esibizione del testamento con cui Pudentilla nominava erede il figlio.

L’opera per cui, tuttavia, è maggiormente ricordato sono Le Metamorfosi, romanzo stravagante in undici libri, forse l’adattamento di uno scritto di Luciano di Samosata che, a sua volta, ha ripreso probabilmente un’altra opera di Lucio di Patre. Le Metamorfosi di Apuleio gravitano comunque nella tradizione della “Fabula Milesia”, ma anche in quella del romanzo greco, arricchito però dall’originale e determinante elemento magico e misterico (tant’è vero che i libri di cui è composto sono undici, come i giorni necessari per completare l’iniziazione dei seguaci di Iside). Il romanzo è particolarmente importante, infatti, per i complessi significati simbolici legati al culto di Iside e alle idee platoniche. In sintesi è la storia di un uomo, Lucio, che è anche voce narrante, il quale si reca in Tessaglia per affari e alloggia nella casa di una donna ritenuta una maga; vedendo che questa, con un unguento, è in grado di trasformarsi in un uccello, convince la serva Fotide di cui è innamorato a procurargli l’unguento magico. Fotide, tuttavia, scambia per errore gli unguenti e Lucio si ritrova trasformato nientemeno che in un asino (conservando, però, la sensibilità di uomo).

Quando dei ladri entrano in casa e rubano l’asino, cominciano le sue peripezie e Lucio sarà costretto ad affrontare molte avventure umilianti. Alla fine, dopo aver pregato Iside di aiutarlo, ritornerà nuovamente uomo e per la riconoscenza si dedicherà al suo culto.

Il messaggio appare chiaro: la curiositas, il desiderio irrazionale e insano di vedere e sperimentare qualcosa è un errore sciocco; la colpa primaria di Lucio, infatti, è la dissennata bramosia di conoscere e, in particolare, di conoscere attraverso la magia.

Uno dei brani maggiormente significativi de Le Metamorfosi è, dopo la fabella di Amore e Psiche, la preghiera a Iside qui riportata nell’originale latino e in traduzione.

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La preghiera a Iside

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