Liceo Statale “M. Gioia” - Piacenza
Esame di Stato
a.s. 2008/2009
Seguire l’istinto o la ragione?
Un percorso attraverso la letteratura per leggere in chiave psicoanalitica un dilemma che da sempre attanaglia gli esseri umani.
Percorso di Giulia Ghidini
Classe 5° Cl, C
Indice generale
- I. Introduzione
- II. Freud e la psicoanalisi
- III. Euripide: Medea tra furor e ratio
- IV. Apollonio Rodio: l’innamoramento di Medea
- V. Virgilio: Didone innamorata
- VI. Eveline by James Joyce
- VII. Svevo e la psicoanalisi
- VIII. Bibliografia
I. Introduzione
Durante questo anno scolastico un tema che ho incontrato in varie discipline e che mi ha particolarmente affascinata è il conflitto tra istinto e ragione, presente da sempre nell’uomo.
Mi ci sono ritrovata, personalmente, come credo la maggior parte dei miei coetanei, e credo che questo sia legato soprattutto alla nostra età: la giovinezza, infatti, è il tempo in cui si vivono le passioni con maggiore intensità e si tende a seguire l’istintualità più che la razionalità, più propria, invece, dell’età matura.
Da qui la domanda: seguire sempre il “lume” della ragione e ciò che questa ci indica essere la “retta via”, oppure abbandonarsi alle pulsioni e ai desideri propri della natura umana?
Scopo della mia tesina non è tanto dare una risposta definitiva a questo interrogativo quanto, piuttosto, partendo dal punto di vista psicoanalitico, analizzare personaggi letterari di epoche e luoghi anche lontanissimi tra loro, accomunati però, tutti, da un forte conflitto tra istinto e ragione.
II. Freud e la psicoanalisi
Il primo che, da un punto di vista psicoanalitico, ha individuato e messo in luce il conflitto istinto-ragione presente nella psiche umana è Sigmund Freud.
Vissuto tra il 1856 e il 1939, laureatosi in medicina, Freud intraprende gli studi di anatomia del sistema nervoso lavorando nel laboratorio neurofisiologico di Brucke. Per ragioni economiche intraprende la professione medica dedicandosi alla psichiatria e, insieme a Charcot, inizia a studiare i fenomeni isterici giungendo alla scoperta dell’inconscio.
La medicina ufficiale dell’800 si muoveva in un orizzonte teoretico di tipo positivistico-materialista. Essa tendeva, infatti, a interpretare tutti i disturbi della personalità in chiave somatica e a non prendere sul serio quegli stati psiconevrotici (isterie) in cui non fossero rintracciabili lesioni organiche corrispondenti.
Tuttavia, ai tempi di Freud, l’isteria aveva attirato l’attenzione di due medici, già citati, Charcot e Breuer e, mentre il primo era giunto a utilizzare l’ipnosi come metodo terapeutico e controllo dei sintomi, il secondo si serviva del metodo ipnotico non come strumento di inibizione, ma come mezzo per richiamare alla memoria gli eventi penosi, dimenticati, avendo notato che il superamento delle amnesie circa fatti spiacevoli della propria vita personale consentiva una “liquidazione” delle cariche emotive connesse ai fatti stessi.
Breuer e Freud mettono a punto il cosiddetto “metodo catartico” consistente nel provocare uno shock emotivo (abreazione) capace di liberare il malato dai suoi disturbi.
Ponendosi il problema dell’eziologia (ricerca della cause dell’isteria), Freud arriva a scoprire che la causa della psiconevrosi è il conflitto intrapsichico tra forze opposte inconsce che operano al di là della sfera di consapevolezza del soggetto, i cui sintomi risultano, quindi, psicogeni, cioè non derivanti da disturbi organici, bensì dalle traversie della mente stessa.
Rifiutando la concezione intellettualistica dell’Io come unità semplice riportabile al centro unificatore dell’io cosciente, Freud afferma che la psiche è un’unità complessa, formata da un certo numero di “sistemi”, luoghi psichici.
La prima topica psicologica
La prima topica psicologica viene elaborata da Freud nel capitolo Interpretazione dei sogni
VII dell’ e distingue tre sistemi:
- Conscio (Cs): Sistema dell’autorappresentazione consapevole;
- Preconscio (Pcs): Sistema dei fatti psichici latenti, ma suscettibili di diventare coscienti con minimo sforzo del soggetto;
- Inconscio (Ucs): Sistema del rimosso, “idee che rimangono al di fuori della coscienza”, contenuti forti e attivi, rimossi dalla coscienza contro cui la stessa coscienza attua una forte resistenza.
La seconda topica psicologica
La seconda topica viene elaborata da Freud a partire dal 1920 e distingue tre istanze (elementi/forze);
Es (pronome neutro della terza persona singolare) è l’istanza che costituisce il profondo psichico, perché concomitante con il biologico puro. È il “polo pulsionale della personalità”, la forza impersonale e caotica e - come dice Freud - “un calderone di impulsi ribollenti”.
La pulsione è un’energia psicofisica, un desiderio che tende a una meta/oggetto pulsionale ed è retta dal principio del piacere. Una volta conseguito tale piacere l’Es trova appagamento.
L’Es, in quanto energia, spinta, desiderio, forza, pulsione, è, secondo Freud, la natura originaria dell’uomo che ragiona solo sulla base del principio del piacere. Si badi bene che non c’è nessuna valutazione morale in quanto la natura originaria è al di là del bene e del male. Esso esiste al di là delle forze spazio-temporali (poiché le pulsioni rimosse vivono in una sfera senza luogo e senza tempo) e ignora le leggi della logica, per esempio il principio di non-contraddizione (tant’è che in esso “impulsi contraddittori sussistono l’uno accanto all’altro, senza annullarsi a vicenda”).
Super-Io: La coscienza morale, l’insieme dei valori, gli ideali, prodotti dall’insegnamento nella famiglia e nella socializzazione, ed instillati nell’uomo nei primi anni di vita e che poi lo accompagnano sempre, anche in forma inconsapevole.
“Il Super-Io è il successore e rappresentante dei genitori (ed educatori”) che avevano vegliato sulle azioni dell’individuo durante il primo periodo di vita; quasi senza modificarle, esso perpetua le loro funzioni”
Io: è la parte organizzativa della personalità che si trova a dover fare i conti con l’esigenza di quei tre “padroni severi” che sono l’Es, il Super-Io e il mondo esterno. In altri termini, l’Io è l’istanza che si trova a dover “equilibrare”, tramite opportuni “compromessi”, pressioni disparate e per lo più in contrasto tra loro:
“Spinto così dall’Es, stretto dal Super-Io, respinto dalla realtà, l’Io lotta per venire a capo del suo compito economico di stabilire l’armonia tra le forze e gli impulsi che agiscono in lui e su di lui; e noi comprendiamo perché tanto spesso non ci è possibile reprimere l’esclamazione: la vita non è facile!”
Nell’individuo normale l’Io riesce a padroneggiare la situazione e fornisce parziali soddisfazioni all’Es, senza violare in forma clamorosa gli imperativi e le proibizioni che provengono dal Super-Io. Ma se da un lato le esigenze dell’Es sono eccessive, o se il Super-Io è troppo debole, l’Io è condotto allora a comportamenti asociali o proibiti: il soggetto diventa un delinquente o un perverso. Oppure può accadere che il Super-Io troppo rigido provochi la rimozione, o altri processi di difesa; le istanze dell’Es, divenute inconsce, si manifestano come sintomi nevrotici.
III. Euripide: Medea tra furor e ratio
Il personaggio che, a mio parere, incarna perfettamente il conflitto tra la forza passionale ed istintiva e la ratio è Medea.
Nonostante le numerose sfumature con cui diversi autori di epoche differenti l’hanno tratteggiata nelle loro opere Medea è una donna sconvolta da una passionalità frustrata; ella ha concentrato la propria esistenza in modo maniacale in Giasone e nella dimensione erotica. In nome del suo innato desiderio d’amore ha tradito il padre dando ascolto solo alla voce del suo cuore turbato, ansante, affannato, sconvolto da impulsi contrastanti.
, presentandoci
Nel prologo della tragedia di Euripide la Medea, afferma, ai versi 6-8:
…la mia padrona non avrebbe navigato alla volta della terra di Iolco ferita nell’anima dall’amore per Giasone.
organo del sentimento, è una voce interiore,
Parola chiave è lo, irrazionale e passionale,
l’io sede delle emozioni a cui Medea dà ascolto facendolo diventare la motivazione del viaggio.
Il coro nel primo stasimo al verso 435 nomina di nuovo il cuore (in questo caso e ribadisce:
)
Tu invece (Medea) affrontasti il mare (partendoti) dalle case paterne con furente animo e abiti su una terra straniera avendo perduto l’amore del deserto talamo, misera e vilipesa, sei scacciata esule da questa terra.
Il tema dell’eccesso d’amore che non lascia scampo è () trattato dal coro nel secondo stasimo al verso 628 dove il coro celebra un amore controllato e moderato, all’insegna della (“sapere resistere a una divinità, ad una passione, ad un elemento di confusione e di disordine presente nell’anima”).
Autocontrollo ed equilibrio quindi al posto della passione, che in questo caso è causa di turbamento e disordine anche per Giasone che se ne è lasciato catturare, abbandonando moglie e figli per un nuovo matrimonio. ( = una forza esterna che afferra colui che prova desiderio ed inonda lo per sottometterlo).
Medea ora, ingannata ed oltraggiata ( dall’oggetto del suo amore è ora infelice in preda ancora al furor che la (, di porta ora al desiderio di vendetta. Medea del secondo episodio al verso 465 introduce il conflitto interno al personaggio tra ragione ed emozioni.
La divisione della sua personalità si è rivelata già poco prima nell’opera, nel contrasto tra gli anapesti che il pubblico le sente recitare fuori scena, intensamente patetici, ed il suo discorso d’esordio composto ed ordinato (v. 214). Il suo lato emozionale si manifesta nello sfogo del risentimento accumulato, mentre gli elementi di consapevolezza retorica del proemio riflettono il suo tentativo di autocontrollarsi e organizzare un discorso lucido e razionale.
Il V episodio
Già la nutrice nella parodo presagisce qualcosa di tragico quando afferma di avere visto la sua padrona infuriata come un toro ( nello sguardo come se meditasse di fare qualcosa e capisce che non avrebbe cessato allo sdegno prima di essersi abbattuta su qualcuno. Medea infatti conclude che non le resta che uccidere i figli (segno dell’oggettivazione del rapporto con Giasone). Intorno a questa non facile decisione si sviluppa il “grande monologo” del quinto episodio, tutto giocato sul conflitto tra dichiarazione del progetto e volontà di metterlo in atto da una parte, e l’esitazione propria di una madre dall’altra.
In questo lungo pezzo, che va dal verso 1021 al 1080, colpisce soprattutto il tono appassionato.
Lo strumento privilegiato è l’anafora da un verso all’altro v. 1021 (o tekna tekna, v. 1025 prin e v. 1026 prin, v. 1029 allos e v. 1030 allos, v. 1040 tì e v. 1041 ti.
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